Una cuccia in rosso

Capitolo 1: Frida.

Mi ero addormentata sentendo che l’odore dellasuasigaretta pizzicava ancora. Era lì, nell’aria.

C’era anche qualcos’altro, qualcosa di diverso, un odore mai sentito prima, acido e pericoloso.

Aprii gli occhi, mi stiracchiai rumorosamente e mi guardai attorno. Portai la lingua al naso, per pulirlo dalla polvere e dal sonno.

Ero certa di trovarla al mio fianco, come ogni mattina, ma il suo posto era vuoto. Eppure sentivo il suo profumo come se fosse stata lì fino a un secondo prima.

Non poteva essere andata lontano.

Scesi dal letto e il pavimento mi fece rabbrividire. Fuori la pioggia cadeva sulla campagna che circondava casa, e c’era profumo di terra bagnata e di gelsomini.

Scesi le scale, sperando di non incontrare quegli altri…Rognosi bastardi. Avevamo litigato un paio di giorni prima e non volevo rivolgergli la parola. Non avevo scelto io di avere quei coinquilini, sia chiaro, ma si sa che la famiglia non puoi scegliertela.

Strano. Decisamente, strano.

La casa sembrava deserta. Andai in cucina –non c’era neanche la colazione! Cose da pazzi!-, in sala da pranzo e in salone, controllai anche i bagni. Niente.

«Eih? C’è nessuno?», il mio eco rimbalzò alle pareti.

Un piccolo formicolio allo stomaco mi fece sentire a disagio, come quando restavo umida dopo il bagno. «Qualcosa non va…», uggiolai.

Uscii fuori, sentendo l’aria frizzante scorrermi sul pelo.

Annusai l’aria per bene e nella mia mente mille immagini presero forma: due tortore stavano finendo il loro nido sul pino più alto, i limoni erano ormai maturi, la pioggia non sarebbe durata a lungo, e…

Tesi le orecchie e rizzai il pelo. La coda si fermò di botto.

Sangue. C’era tanto sangue.

Corsi seguendo quella pista. Era lì, da qualche parte, verso la fossa dove i gemelli tenevano i tesori e oltre la vecchia cuccia del Gran Cane.

Ero senza fiato quando la trovai.

Eccola lì. Una enorme pozza di sangue.

Ero terrorizzata ma dovevo farlo. Avvicinai il naso, annusai per bene, immersi la punta della lingua, e ne fui sicura.

«Mia…»

Ecco perché non era con me quella mattina. La Mia Umana era ferita, in pericolo, e non sapevo dove. E gli altri umani? Dov’erano? Le scatole di ferro, lemacchine, erano lì e senza non andavano mai da nessuna parte. Non riuscivo a capire. Provai a calmarmi a riflettere, ma non tornava niente. C’era stato l’odore strano in camera, la casa vuota, non c’era la colazione e ora il sangue.

Ero certa di una cosa sola: l’orgoglio andava messo da parte.

Avrei trovato quegli altri idioti e li avrei avvisati del pericolo. I nostri umani andavano salvati.

Il problema, allora, era solo capire a chi chiedere aiuto per primo…

 

A chi chiederà aiuto Frida?

  • al boss, decisamente il peggiore di tutti. (25%)
    25
  • alla pazza... bé, si capisce. (29%)
    29
  • ai gemelli, troppo strani per essere veri, troppo veri per essere sopportabili (46%)
    46
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102 Commenti

  • Voto perché aspetti la pazza e le feci.

    Attenzione che con la prima persona del narratore “deglutì”, “schiarì” e “riuscì” non sono corretti. Ci vuole “deglutii, schiarii e riuscii”. Comunque per il resto un bel capitolo! Molto scorrevole e davvero piacevole! 🙂

  • Voto assolutamente il boss! Il più difficile da fare parlare, perchè siamo tutti coscienti che nonostante l’apparenza (e le ridotte dimensioni!), il potere è in mano sua! Tuttavia potrebbe guadagnarci anche lui dalla risoluzione di questo enigma…

  • Complimentanti, bella bellissima, triliardicarmente fantastica,,,storia.
    Bella scrittura, secca, narrante e coinvolgente senza fronzoli..
    Vorrei votare per i gemelli ma ricorda troppo ..topolino…voterei il boss ma ..è troppo abusato ….forse la pazza darebbe una spinta diversa ….ricorrendo agli altri umani nel seguito….

  • Senza dubbio alla pazza !

    Una scelta di fondo per questo racconto che mi incuriosisce…voglio vedere come la porti avanti 🙂 ti seguo 🙂

    p.s. Se il titolo è un riferimento voluto non voglio spaventarti, ma potrei mandarti una proposta di matrimonio in allegato col prossimo commento 😀

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