Diario di un viaggiatore intergalattico

La stazione di rifornimento.

Dal diario di Javier. 

30 novembre 2148

In queste note lascio a chi un giorno vorrà intraprendere la mia rotta, per le future generazioni di navigatori, una mappa dello spazio per conoscere quei luoghi dove ora il commercio è proibito ma un giorno sarà accessibile forse a nuovi esploratori. 

Cinque anni prima. 20 dicembre 2139

Sono fermo su quest’isola da quarantotto ore, quarantotto ore di nebbia e umidità. Ho bisogno di un carico nuovo di carburante e dovrò aspettare fino alla prossima settimana, questo vuol dire rimanere qui almeno altre tre notti se sono fortunato. Oggi ho fatto un primo giro in città. La luce è fioca e il freddo umido è così pungente che mi è entrato fin dentro alle ossa e al cervello. Come immaginavo è una stazione quasi disabitata, molte case hanno le finestre sbarrate e le strade e i ponti sono semideserti. Mentre mi aggiravo nei vicoli vicino allo spazioporto ho incontrato solo sagome di cui non sono riuscito a vedere il volto e nessuno era interessato al mio, uno straniero non deve suscitare molto interesse qui. Non ho fatto lo stesso effetto alla ragazza del bar ieri sera. Quel suo sguardo fisso… devo piacerle parecchio. I viaggiatori si sa hanno un certo fascino sulle donne, magari per la possibilità che nasca un amore che non lascia tracce, che si perde, nel tempo e nello spazio.

 

21 dicembre 2139

Dicono che una volta, secoli fa, questa città fosse una cittadina fiorente con il più ricco porto commerciale del continente, dove potevi trovare gli oggetti più straordinari appartenenti ad ogni tipo di cultura del pianeta. Se non fossi stato costretto a fare rifornimento credo che non mi sarei mai fermato qui. La luce che emanava dallo spazio era debole, mi ha fatto pensare che la stazione indicata dall’insegna fosse stata abbandonata.

22 dicembre 2139

Ore quattro del mattino. non riesco a prendere sonno, avrei dovuto consegnare il metallo domani a Karachi. Prevedo rogne con gli indigeni.

Esco, vado verso il bar. Fortuna che il locale è ancora aperto nonostante l’ora. Due uomini solitari che bevono alcool. Mi unisco alla loro solitudine. Ordino un rum liscio. La cameriera non vedrebbe l’ora di farmi compagnia, mi guarda mentre pulisce il bancone, sento su di me i suoi occhi carichi di desiderio. Al terzo bicchiere comincio a non mettere più a fuoco bene i due uomini, l’aria si è fatta fumosa carica di troppi sigari e aria viziata. Sono confuso, esco dal bar in preda al panico, barcollando do un pugno alla porta e il silenzio della città di notte mi invade.

Corro verso la riva poco distante mi getto sulla sabbia in ginocchio, nella notte solo il mio respiro strozzato e il disco che suona nel bar EN ESTA TARDE GRIS. Non ho mai navigato in mare. L’acqua ha una apparenza così innocua e placida ma doveva essere dura la vita di chi attraversava gli oceani in balia di ogni sorta di pericolo, che venisse dalle forze selvagge della natura o dall’uomo.

 

23 dicembre 2139

Non posso ancora ripartire, il rifornimento non è arrivato. L’uomo della compagnia dice che non sarà qui neppure oggi. L’unica nave a rispondere alle mie richieste via radio è stata la Boccalon, e ci vogliono due settimane di viaggio dal pianeta Tribechi dove si trova ora per arrivare qui, in questa stazione semi abbandonata.

Sfogliando l’elenco di bordo, scopro che questa stazione non si trova più sulle rotte galattiche da almeno dieci anni. Una mattina arrivò l’annuncio dell’osservatorio spaziale della possibilità dell’impatto di un meteorite  solo quindici mila chilometri più a sud. la notizia causò un’ondata di panico. Mi dicono che in soli due giorni il porto fu abbandonato per la paura del disastro che la pioggia di detriti che si fosse abbattuta sulla zona avrebbe provocato.
Qualcuno rimase per assistere alla fine. Una fine che non era arrivata però, o almeno non in quel modo. Forse l’osservatorio spaziale si era sbagliato, comunque la città da allora rimase deserta.

Non sarei mai finito qui se non avessi dovuto fare rifornimento..

Javier è costretto a restare su un pianeta sconosciuto contro la sua volontà cosa decide di fare ora?

  • Trovare un modo alternativo per ripartire senza aspettare il carburante. (22%)
    22
  • Chiudersi in nella sua astronave in attesa del rifornimento. (11%)
    11
  • Indagare sul passato della colonia. (67%)
    67
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96 Commenti

  • (NON SONO RIUSCITA A CARICARE TUTTO IL FINALE A CAUSA DEL LIMITE DI BATTUTE, LO METTO QUI NEL COMMENTO. BUONA LETTURA A TUTT)

    Poco dopo i tre avevano risalito il lato destro della collina che dava sulla spiaggia. Ormai dovremmo esserci, pensò K. non dovrebbe essere lontana e infatti la videro davanti a loro la nave mercantile di Javier. Non fu difficile entrare, il portellone benché chiuso da di dentro, era legato al meccanismo magnetico di sicurezza interstellare, il comandante lo disattivò e immediatamente le porte si aprirono. K. fu il primo a vederlo, quel corpo rinsecchito, in posizione fetale come a proteggersi il viso, i capelli bianchi gli occhi sbarrati dalla paura.

    Maledizione, – esclamò K.

    E’ morto comandante – disse uno dei due uomini che l’accompagnavano toccandogli il polso – non c’è più niente da fare.

    Siamo arrivati troppo tardi. Di cosa è morto, dottore? – chiese K. rivolgendosi all’uomo che teneva ancora il polso di Javier tra le mani. – Questo bisognerà capirlo comandante. Sembra abbastanza vecchio. Così a prima vista direi vecchiaia – rispose il medico.

    Capisco – disse K. evidentemente sconvolto. Dalle ricerche che aveva fatto Javier Salas non poteva avere più di trent’anni.

    Torniamo alla nave e portiamo con noi il corpo per l’autopsia. – ordinò K. Comandante! – disse il terzo uomo con loro.

    Si Tenente!

    Il capitano per radio vuole informarla di un’avaria ad uno dei pistoni di accensione del motore principale, ci vorrà qualche ora forse un giorno per riparare il guasto.

    Accidenti, – pensò K. e un’ombra nera gli velò il volto.

    Va bene, – disse – digli che stiamo tornando alla nave.

    • Il finale mi piace. Hai trovato una soluzione che ci sta proprio bene e lascia aperto ad un seguito se avrai voglia di scriverlo.
      Se fosse stato un film adesso ti starei odiando perchè il finale aperto è in talmente tanti thriller/horror/ecc da rendere la cosa scontata.
      Essendo invece una storia ad episodi ci sta proprio bene.

      Nel mentre che prepari la prossima esperienza, passa dalla mia storia se ti va, sono al sesto episodio e magari riesco anche a farti fare qualche risata 😉

  • Una storia molto particolare….non mi attira molto la scrittura in stile diario ma sei riuscita a renderlo leggero e interessante.
    Sono arrivato tardi ma posso dire che la storia mi sta piacendo, questa direzione un pò “paranormale” mi da la sensazione di leggere uno di quei vecchi libri di fantascienza dove l’ambiente, le sensazioni e le interazioni erano importanti quanto gli effetti speciali.
    La seguo e spero in un finale shock!

  • Mannaggia! Sono arrivato troppo tardi per votare l’altra volta. Purtroppo non avevo un internet molto stabile. Il concetto è che è un bel racconto. Avevo letto il sesto episodio! Francamente non mi ricordo ora quale era l’opzione che avevo in mente ….

    Sì era quella che avevo in mente. Mi piace come descrivi il tuo mondo fantascientifico e la “relazione” complicata dei tuoi personaggi. mi immagino una Penelope Cruz come iris, mentre come Javier …. ci devo pensare. Forse un Tom Cruise ma è molto forse! I miei complimenti davvero visto che è una fantascienza interessante! 🙂 Provvederò a rileggerlo tutto mi sa, ma purtroppo domani ho un esame importante! 🙂 Mi attendono giorni di fuoco! 🙂 Scusami ancora se non ti ho scritto l’altra volta! 🙂 Avevo un internet davvero precario! 🙂

  • Bella … forse lo dico anche in vista dei tuoi 165 share. Ma in realtà mi prendeva anche prima. Spieghi la situazione di Javer in questo capitolo piuttosto disperata ed il desiderio di rivedere la sua amata (?).

    Sento anche un carico di fantascienza che potrebbe diventare buono se prosegue con questo modo di descriverla. Ti seguo senz’altro! 🙂

  • Ragazzi, se mi piace questo racconto! Più voti, più voti.
    Sono rare le volte che aspetti un seguito con trepidazione, questa è una di quelle. E’ un’atmosfera desolata, grigia e spettrale, è una postazione sperduta nello spazio. Neanche il destino malevolo (l’asteroide mancato) è riuscito a dare una svolta a questo luogo “pietrificato” dello spazio. Quanti interrogativi, quanti elementi irrisolti… che tensione sotto la superficie. Questo posto nasconde di sicuro un segreto!
    Adoro questo genere di narrazione, mi ricorda tanto i romanzi e i reportage delle grandi eplorazioni di fine ottocento e inizio novecento. Quante altre cose potrei dire….

    Brava brava, ti seguo anche come autore.

  • Dai… ovviamente indagare!
    Bell’incipit… anche io adoro le storie di fantascienza e per questo ti seguo. Tra l’altro vai alla grande, 40 punti e rotti con un solo capitolo, complimenti!
    Vorrei anche sapere come mai Javier ha avuto quella sorta di “attacco di panico”… se è possibile saperlo a questo punto, ovviamente! Ciao

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