Gli uomini con i cappelli verdi

Cappelli verdi

“Réveiller! Réveiller!”

Ike sollevò un occhio a fatica. Si passò una mano sulla faccia e si costrinse ad alzarsi in piedi il prima possibile. 

La stanza fu subito invasa da forti schiamazzi, erano i figli di tutti gli altri raccoglitori. Nessuno era rimasto a letto, in pochi secondi si erano tutti alzati in fretta.

Ike prese il cuscino e ne estrasse dalla federa un paio di scarpe di stoffa. Cercò di coprire il nascondiglio con il corpo mentre le prendeva per evitare che altri ragazzi della camerata lo vedessero. Era già successo che durante la notte gli venisse sottratto qualcosa dai compagni di stanza.

Tutte le mattine l’uomo col cappello verde veniva a svegliarli e subito si scatenava una gran confusione. Tutti sapevano cosa sarebbe successo ai ritardatari.

Ike indossò rapidamente i vestiti sporchi di sei giorni di lavoro e si mise in fila per il pane mattutino. Ogni mattina si faceva l’appello.

Ognuno corrispondeva a un numero. Ike era il 92. Avevano dovuto imparare in fretta il proprio numero in francese, saperlo pronunciare e rispondere se interpellati.

Tutti i 114 ragazzi venivano chiamati e a ciascuno veniva data la propria razione di cibo in base a quanto aveva raccolto il giorno prima.

“91!” i nomi erano chiamati da un altro uomo, sempre con il cappello verde, quando il ragazzo chiamato si avvicinava, gli veniva parlato non più in francese, ma nel dialetto locale, da un interprete.

“91, ieri hai raccolto otto secchi di caucciù. Sai bene che questa…” l’uomo prese in mano una pagnotta e fece una pausa per dare tempo all’interprete di finire di tradurre.

“…sai bene che costa 10 secchi. Tu ne hai 8. Come facciamo?” l’uomo stava assumendo un tono dispregiativo, che l’interprete affievolì notevolmente nella traduzione.

“Per stavolta mangi, ma oggi ne dovrai raccogliere dodici. Più due, come interesse. Porta quattordici secchi o domani non mangi. Chiaro?”

Il ragazzo fece cenno di si con la testa e si allontanò di corsa. Se avesse dovuto raccogliere tutti e quattordici i secchi sarebbe stato meglio correre.

L’uomo lo segnò su un registro e andò avanti.

“92”

Ike si fece avanti.

“Ecco a te la tua pagnotta. Hai consegnato tutto. Per oggi altri dieci secchi. Il prossimo!”

Ike mangiò avidamente il suo pane. Gli avrebbe fatto da colazione e pranzo, poi avrebbe dovuto resistere fino alla cena.

Si incamminò verso la sua zona di raccolta. Entro sera avrebbe dovuto raccogliere i dieci secchi di gomma.

Nella piantagione le donne si occupavano di intagliare la corteccia degli alberi scavando intorno al tronco un piccolo canale che facesse colare la gomma dentro a un secchio.

Bambini e ragazzi dovevano occuparsi di tenere i canali puliti, raccogliere la gomma colata, e portarla al magazzino. Gli adulti maschi invece lavoravano la gomma raccolta e trasformarla in gomma vulcanizzata, pronta a essere data in pegno alla Corona Olandese e venduta.

Ike iniziò la raccolta. Passando vicino agli alberi della gomma doveva svuotare il contenuto dei piccoli secchi di ogni albero dentro al proprio finché non si fosse riempito. Inoltre ad ogni albero doveva fermarsi a pulire il piccolo canale di scolo per evitare che terra e foglie lo ostruissero.

In alcune ore aveva raccolto tre secchi pieni. Doveva passare in magazzino a consegnarli e prenderne altri tre vuoti.

Sulla via del ritorno passò davanti a uno dei capanni per la vulcanizzazione. La ciminiera vomitava un fumo nero pece. A Ike venne in mente una storia che gli veniva raccontata da piccolo che parlava di un uomo che riuscì a intrappolare una nuvola. Tutto quel fumo che usciva dal camino, però, non aveva lo stesso amichevole colore bianco.

Ormai nulla ricordava più il villaggio natale. Solo alberi della gomma e capanni con ciminiere.

Ike interruppe un momento la raccolta. Posò i secchi e si avvicinò alla porta. Non aveva mai visto cosa ci fosse in quegli strani edifici.

Aprì qualche centimetro la porta. Persino dal quello spiraglio si poteva sentire il calore delle fornaci ed esalare i miasmi della gomma che cuoce e il carbone che brucia.

Dentro c’erano gli uomini, che trasportavano carbone, secchi di gomma fusa, la versavano negli stampi e altre cose.

Tra questi uno catturò l’attenzione di Ike. Uno che sembrava non farcela più. Stava portando sulle spalle un’enorme cassa, piena di gomma grezza. Ogni respiro sembrava costargli un grosso sforzo. Non dev’essere facile lavorare tutto il giorno con quel caldo e quei gas infernali, quel terribile odore di gomma bruciata e respirando tutta la fuliggine delle fornaci.

L’uomo, con la pelle cosparsa da gocce di sudore, cadde a terra, rovesciando la cassa che portava. Uno degli uomini col cappello verde urlò qualcosa in francese. Gli altri che si erano fermati a guardare furono rimandati a lavoro. La guardia prese un frustino e urlando iniziò a fustigare il malcapitato per aver rovesciato la gomma. Ike si fece indietro. Da dentro non potevano accorgersi di lui, ma se qualcuno avesse aperto la porta lo avrebbe sicuramente visto.

Meglio andarsene da qui.

Ike si volta...

  • ...ma è troppo curioso di sapere cosa succede all'uomo nel capanno (31%)
    31
  • ...e scopre che i suoi tre secchi sono scomparsi (50%)
    50
  • ...riprende i suoi tre secchi e se ne va. (19%)
    19
Loading ... Loading ...
Categorie

36 Commenti

  • Non so, ma ho come l’impressione che dopo questo episodio si dovesse scegliere spontaneamente l’alternativa “11 secchi al giorno”… a volte mi capitano queste situazioni qui su the incipit e la mia sensazione è che si sia data una falsa scelta ai lettori.
    Io stessa scrivendo a volte mi accorgo che rischio di cadere nella stessa situazione.
    Che ne pensi?

    Al di là di questo problema amletico, mi piace molto come scrivi e ti seguo!! 🙂

    • Beh certo la scelta è indirizzata, sta al lettore essere iper partes e scegliere con la propria testa, comunque sono d’accordo con te, una delle opzioni emerge spesso come più appetitosa, come la prediletta dell’autore, la primogenita tra le opzioni partorite dalla sua fantasia … Io ho già in mente tutta la storia e se ad ogni capitolo viene votata l’opzione che dico io proseguirà senza intoppi fino al decimo capitolo, sta a voi mettermi i bastoni tra le ruote miei piccoli adepti.

  • Che tristezza la schiavitù… gli uomini dal cappello verde li ho immaginati come miliziani (basco verde) ed il tutto ambientato in un villaggio nel cuore dell’Africa.
    Ho votato 11 secchi, gli schiavisti vogliono sempre più…
    Mi è passata la voglia di usare le cose in gomma, che ipocrita che sono… 🙁

    • Infatti gli uomini col cappello verde sono militi Olandesi. La Repubblica del Congo ha realmente vissuto questo periodo all’inizio del 1900, con il mercato della gomma in espansione…
      Mi spiace che tu ti senta in colpa, ma alla fine è segno che il messaggio è arrivato 😉

  • Voto per gli 11 secchi. Complimenti per la scelta, non facile, del genere storico. Molto particolare anche l’ambientazione. Sono curioso di vedere cosa succede.

  • Uno stile gradevole, fluido. Un po’ di mistero sui personaggi e sull’ambientazione che nell’incipit ci sta bene (ma non tirare troppo la corda).

  • Ciao, non sono un fan dei racconti storici ma la tua scrittura è interessante, quindi ti seguo.
    Ho votato per la sparizione dei secchi, proprio perché è la prima cosa che ho pensato quando li ha appoggiati (prima di leggere la domanda)!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi