The fly.

• I libri sono persone tranquille.

Una sirena sembra passare tre o quattro volte sotto il balcone della casa di Gianfilippo Meri, bibliotecario, 34 anni, sposato, residente a Castello di cisterna. Una sirena segnala ondulando il passaggio di una volante – o forse sono due, tre, pensa Gianfilippo mentre cerca di riprendere sonno. I bibliotecari restano svegli fino a tardi a parlare coi libri che portano a casa, che siano sposati e stanchi e frigidi come lo era lui oppure semplicemente no. Il suono si esaurisce solo quando la macchina è ormai in fondo alla strada e solo allora Gianfilippo può dirsi quello che pensa: sta succedendo qualcosa. Qualcosa di grosso. Se fossimo in un poliziesco, fa a se stesso, qualcuno di veramente furbo inizierebbe ad indagare. A teorizzare. A studiare una pista. Quattro incursioni in tre giorni, volanti pronte a scattare da un quartiere all’altro, silenzio omertoso agli angoli delle strade. La malavita sembra uscita di nuovo dal guscio, ma mutata, bitorzoluta, rozza e primitiva come se non conoscesse codici. Due morti, la scorsa settimana, per cause sconosciute; altri tre ritrovati mutilati, così dicevano, poco lontano da casa di Gianfilippo, al punto che la zona era stata circoscritta. Facendo il punto della situazione, sembra un semplice regolamento di conti fra fazioni camorriste; un triste scambio di favori al piombo che si svolgeva senza sforzi nella plumbea cortina cittadina.
Eppure c’era qualcosa, un dettaglio che solo i bibliotecari come lui notano: loro avevano letto quel libro. Non prendetemi in giro, sapete di che cosa parlo. Ognuno, prima di morire, ha fatto appena in tempo a restituire il volume, quel maledetto contenitore inerte di emozioni che qualcuno si è divertito a riempire con qualche porcheria voodoo. Ognuno, prima di lasciare questo mondo, aveva avuto la brillante idea di sperimentare, per quanto possibile, il ponte verso un altro, di mondo, fatto di nuovi sapori. Poi sopraggiungeva la morte, giusta e cieca, pronta a riportarli coi piedi per terra – si fa per dire.
Gianfilippo fece qualche rapido calcolo e poi sprofondò nuovamente nel sonno: avrebbe dovuto iniziare a sfoltire il reparto “romanzi rosa” , l’indomani. E infatti fu proprio così, che andò, perché lui era uno che si vantava di sapere in anticipo com’è che vanno le cose – solo, sapete, lui faceva sempre le stesse cose. Solo una cosa non sapeva – e questo, credetemi, lo mandava in bestia più di quanto non fosse disposto ad ammettere: cosa ci fosse scritto in quel libro.
L’avrebbe scoperto, controvoglia, quel giorno stesso.

Che cos'è questo misterioso libro?

  • È una raccolta di versi contemporanei. (29%)
    29
  • È un manuale di entomologia. (43%)
    43
  • È il diario di un giovane romantico. (29%)
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40 Commenti

  • Beh, la scena si sposta dove tutto è cominciato, ovviamente!!
    Wow, bellissimo capitolo, molto oscuro e una morte realmente orrenda… Poi una frase mi è piaciuta un sacco: “La carta antica prende subito fuoco; gli atomi che hanno una storia alle loro spalle hanno fretta di ricominciare il loro ciclo e in fretta svaniscono nella cenere.”
    Complimenti, come sempre!

  • Io invece ti faccio grossi complimenti, mi piace molto il tuo modo di dettagliare ogni scena con poche pennellate di parole. So bene (per me è un problema, spesso) che 5000 caratteri sono pochi per scendere nel dettaglio dei pensieri, del dettaglio, delle cose… Quindi bisogna arrivare al punto! E tu, finora, ci arrivi, decisamente! Complimenti!
    Voto l’indagine sulla morte della signora Marini, chi meglio di un telepate potrebbe mettere luce? 🙂

  • Mi hai contattato su twitter chiedendomi un parere su questo racconto, che ho provato a darti in privato, ma il sistema non mi ha consentito di risponderti in quella sede per mancanza di follow.

    Te lo do qui, e – poiché me lo hai chiesto – mi sento autorizzato a darti un parere che comprenda sia i chiari che gli scuri.

    Insicuro. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per quasi ogni aspetto del racconto.
    Per il personaggio, che oscilla fra pensieri, azioni, emozioni tutti mai sviluppati fino in fondo, mai portati a compimento.
    Per la prospettiva narrativa, che rimbalza fra il punto di vista accademico di una categoria astratta – i bibliotecari – e flussi di coscienza intimistici che si riflettono in dialoghi immaturi (non in senso letterario, ma narrativo).
    Per la trama, che sposta il punto di vista dall’interiorità del protagonista, alla collettività – la malavita, l’omicidio – al libro (che appare e scompare come nucleo d’attenzione fra un capitolo e un altro) e solo nel quarto capitolo scivola al soprannaturale con le abilità telepatiche.
    L’uso che fai del grassetto e del corsivo – gusto personale – non mi piace: sono usati come su un sussidiario delle elementari.
    Insomma, c’è del potenziale e una buona – migliorabile ma istintivamente efficace – capacità di raccontare per immagini, ma un certo bisogno di chiarirsi le idee.

    (Voto la passeggiata al parco).

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