The fly.

Dove eravamo rimasti?

Gianfilippo è morto. Dove si sposta la scena? Alla biblioteca. (50%)

Panoramica.

La scomparsa di Gianfilippo fu giustamente associata al crimine organizzato: qualcuno l’aveva visto entrare nella locanda malfamata e il fatto che non fosse uscito di lì non lasciava immaginare altro che un omicidio. Nessuno sapeva, tuttavia, a chi avesse dato fastidio: quel bibliotecario stava sempre per conto suo.

Stzzz.

Alla moglie la notizia trapelò a stento, per errore – anche perché era convinta che suo marito fosse rimasto in biblioteca e, come al solito, aveva soltanto dimenticato di avvertirla. Ebbe persino un sobbalzo di piacere, pensando al segreto che il coniuge si era portato nella tomba: nessuno avrebbe scoperto la sua voglia compulsiva per il gioco d’azzardo. 
Per prima cosa, si fece del caffè; inspirò forte col naso, appoggiandosi al muro, e coprì quella presenza un tempo scontata con l’aroma che quell’uomo odiava. 

Stzzz.

Dei poliziotti visitarono casa sua in cerca di indizi, senza successo, rompendo un soldatino a cavallo di terracotta, antichissimo ed ora praticamente senza valenza. Rivoltarono sottosopra la biblioteca e trovarono i bozzoli, quei pacchettini di droga nascosti fra gli scaffali: evidentemente li nascondeva o se n’era appropriato o comunque con quell’indizio il collegamento era bell’e pronto per i giornali. Il caposezione allontanò da se ogni sospetto e implicazione, mostrando i fogli di ferie opportunamente falsificati dai migliori ragionieri che il boss potesse pagare.

Stzzz.

Pur seguendo la pista della signora Marini, i due poliziotti che abbiamo visto poco fa non notarono che sul registro c’era segnato un volume che non figurava fra quelli presenti. Non seppero mai che entrambi, così come tanti altri in quella zona, avevano preso e tentato di leggere quel maledetto manuale di entomologia. Nessuno lo seppe mai, anche perché i registri furono fatti sparire e le indagini rimasero sospese, quasi in attesa che il caso cadesse in prescrizione.

Stzzz.

Giovanni Testuggine perse un’arma importante; nessuno seppe mai perché i morti sparati e i pezzi di braccio mezzi sciolti nell’acido erano tornati improvvisamente di moda. Tutti dissero che la camorra era impazzita e che era uscita fuori dal guscio e tutte le cose che abbiamo detto all’inizio. Nessuno si accorse della sparizione di Gianfilippo Meri. Era una persona tranquilla ed anonima, non parlava con nessuno se non con i libri, che sono gli esseri meno espansivi di questo mondo.   

Possiamo dire che Gianfilippo, semplicemente, accadde.  

Stzzz.

 “Mi chiamo Gianfilippo Meri e sono un bibliotecario.
Sono un abitudinario e nella vita non faccio che le stesse cose un giorno sì e un giorno sì. Odio l’odore del caffè e adoro il mirtillo nero. Ho sempre abitato qui e le cose mi sono sempre piaciute, perché in fondo integrarsi non è mai stato un problema: basta stare abbastanza lontano da tutto e da tutti.
Oggi ho scoperto quanto poco valga questa mia vita, quanto io sia stato lontano dal nocciolo duro ed elettrico delle cose e quanto l’energia che le persone serbano in questa città sia incarcerata in una gabbia sociale e criminale di dimensioni piccolissime. Le capacità che ognuno può sviluppare vengono frenate e tornano ad essere colpe e maledizioni, incubi che tormentano una routine malata.
Ho letto la corruzione di questo mondo, ho visto le espressioni malate e i pensieri che tormentano chi vive lontano dal suo tempo potenziale. Adesso sono morto, lontano non solo da quello che può essere, ma da quello che è stato e che sarà. Ho sacrificato tutto per sfuggire a questa spirale di corruzione morale ed ora ci sono riuscito.
Non lascerò che le cose vadano così. Mi è stata riservata una vita da schiavo: è arrivato il momento di cambiare.
Da oggi sarò il tormento reale e presente per questi uomini.  
Li sveglierò nel cuore della notte, colpendoli con le urla dei loro figli; li lascerò soli e pronti a tradirsi per un frainteso; infine, farò desiderare loro di essere morti appena un attimo prima di avergli sbattuto in faccia il motivo della loro rovina.
Ronzando attorno alle loro teste, li tormenterò. Mi riconosceranno, perché sarò sempre lì, dove si avverte il loro fetore. Mi strofinerò le zampe compiaciuto e riderò, riderò forte della loro sofferenza. Non avrò niente di umano, niente più in comune con loro, se non la stessa indifferenza per la vita. Io e questa gente non abbiamo ormai spirito, nè pudore. Siamo ciechi che si fanno strada con una lama. Siamo disumani, ma non siamo la stessa cosa.

Perché ormai io sono morto. Perché ormai sono una mosca.” 

Stzzz.

Fine della prima parte.

P.S.: ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite è puramente casuale. 

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40 Commenti

  • Beh, la scena si sposta dove tutto è cominciato, ovviamente!!
    Wow, bellissimo capitolo, molto oscuro e una morte realmente orrenda… Poi una frase mi è piaciuta un sacco: “La carta antica prende subito fuoco; gli atomi che hanno una storia alle loro spalle hanno fretta di ricominciare il loro ciclo e in fretta svaniscono nella cenere.”
    Complimenti, come sempre!

  • Io invece ti faccio grossi complimenti, mi piace molto il tuo modo di dettagliare ogni scena con poche pennellate di parole. So bene (per me è un problema, spesso) che 5000 caratteri sono pochi per scendere nel dettaglio dei pensieri, del dettaglio, delle cose… Quindi bisogna arrivare al punto! E tu, finora, ci arrivi, decisamente! Complimenti!
    Voto l’indagine sulla morte della signora Marini, chi meglio di un telepate potrebbe mettere luce? 🙂

  • Mi hai contattato su twitter chiedendomi un parere su questo racconto, che ho provato a darti in privato, ma il sistema non mi ha consentito di risponderti in quella sede per mancanza di follow.

    Te lo do qui, e Рpoich̩ me lo hai chiesto Рmi sento autorizzato a darti un parere che comprenda sia i chiari che gli scuri.

    Insicuro. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per quasi ogni aspetto del racconto.
    Per il personaggio, che oscilla fra pensieri, azioni, emozioni tutti mai sviluppati fino in fondo, mai portati a compimento.
    Per la prospettiva narrativa, che rimbalza fra il punto di vista accademico di una categoria astratta – i bibliotecari – e flussi di coscienza intimistici che si riflettono in dialoghi immaturi (non in senso letterario, ma narrativo).
    Per la trama, che sposta il punto di vista dall’interiorità del protagonista, alla collettività – la malavita, l’omicidio – al libro (che appare e scompare come nucleo d’attenzione fra un capitolo e un altro) e solo nel quarto capitolo scivola al soprannaturale con le abilità telepatiche.
    L’uso che fai del grassetto e del corsivo – gusto personale – non mi piace: sono usati come su un sussidiario delle elementari.
    Insomma, c’è del potenziale e una buona – migliorabile ma istintivamente efficace – capacità di raccontare per immagini, ma un certo bisogno di chiarirsi le idee.

    (Voto la passeggiata al parco).

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