The fly.

Dove eravamo rimasti?

Che cos'è questo misterioso libro? È un manuale di entomologia. (43%)

• Conatus

Niente fa arrabbiare un bibliotecario come l’odore del caffè di primo mattino. Maria Alberti, la moglie di Gianfilippo, lo sapeva e per questo si alzava sempre mezz’ora prima del marito, si preparava una moka piccola e poi la sorseggiava aspirando a tratti. Spalancava le finestre per lasciar sfumare l’aroma. I vezzi di ognuno avevano portato lei ad avere dei denti ingialliti, dalle macchie di caffeina, e lui a soffrire di faringite cronica, per via dei colpi di freddo. Si salutarono sommessamente, sfiorandosi la guancia, e si avviarono, chi verso la biblioteca, chi verso le faccende.
Durante il suo percorso, Gianfilippo schivava tutti i viali che avevano un bar, una pasticceria, un qualunque negozio che diffondesse quell’odore nauseabondo nell’aria. La vitalità contenuta nella polvere di caffè, nella sfoglia calda delle brioches, nel pulviscolo odoroso mattutino, era per lui soltanto fonte di distrazione. Beveva solo the al mirtillo nero, ottimo amaro, scuro come la notte e perfetto per sprofondare nella lettura. Lo beveva alle nove, alle quindici e alle ventidue. Solo allora. Ordinava i volumi e poi si concedeva una pausa.
Quella mattina c’era un gran via vai, la sala lettura era piena di studenti indaffarati nel cercare di mantenere un pizzico di concentrazione. Qualche volta vedeva strani individui aggirarsi nella sezione di antiquariato, ma non avevano nessuna intenzione di ammirare né di conoscere né sembravano interessati ai volumi. Quando scoprì che fra gli scaffali dell’ala c’erano nascosti dei pacchettini con una strana polvere verdastra, avvertì immediatamente il caposezione che commentò pacatamente:  “Qualcuno li ha dimenticati, qualcun’altro verrà a riprenderseli”. 

Gli faceva schifo, non so se avete presente, questa sufficienza. Questa placida vergogna lo indispettiva, quei sorrisi deformi impiastricciati nella smorfia dell’indifferenza lo alteravano – e sapeva riconoscere, da questa aberrazione della morale, la vera natura delle persone. Alle volte, il rigurgito etico era così forte che avrebbe voluto chiamare le guardie, sbraitare contro i responsabili – che non si limitava ad immaginare, ma che conosceva – e chiedere, ovviamente inutilmente: perché? 

Uno di quei soggetti che si aggiravano in maniera circospetta per quella sezione calda era Mario Spasiano, 27 anni, con una barbetta incolta e una lunga cappottella scura anche col caldo. Mario si presentava il giovedì, il martedì e talvolta anche il sabato, quando la biblioteca era chiusa al pubblico ed era aperta solo per manutenzione. Entrava salutando la sig.ra Marini, sua zia, la segretaria nella hall, e si avviava a passo svelto nella saletta in fondo, scostando polvere e ribaltando croste papiracee in cerca di un pertugio nella libreria dove lasciare il bozzolo. Esatto, il bozzolo. Li chiamava così, Gianfilippo, quando mettendo in ordine li ritrovava. Sembravano crisalidi pronte a trasformarsi in falene;  erano il vettore che serviva alla malavita locale per spiccare il volo. Gianfilippo ammazzava le falene, in estate, quando si insinuavano negli angoli di casa sua. Il coraggio gli veniva fuori solo contro questi insetti che, poverini, erano capitati male.

Che cosa accade quella mattina?

  • Si presenta un corriere diverso da Mario Spasiano. (40%)
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  • La sig.ra Marini viene ritrovata morta. (60%)
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  • Gianfilippo inizia a sbraitare contro il caposezione. (0%)
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40 Commenti

  • Beh, la scena si sposta dove tutto è cominciato, ovviamente!!
    Wow, bellissimo capitolo, molto oscuro e una morte realmente orrenda… Poi una frase mi è piaciuta un sacco: “La carta antica prende subito fuoco; gli atomi che hanno una storia alle loro spalle hanno fretta di ricominciare il loro ciclo e in fretta svaniscono nella cenere.”
    Complimenti, come sempre!

  • Io invece ti faccio grossi complimenti, mi piace molto il tuo modo di dettagliare ogni scena con poche pennellate di parole. So bene (per me è un problema, spesso) che 5000 caratteri sono pochi per scendere nel dettaglio dei pensieri, del dettaglio, delle cose… Quindi bisogna arrivare al punto! E tu, finora, ci arrivi, decisamente! Complimenti!
    Voto l’indagine sulla morte della signora Marini, chi meglio di un telepate potrebbe mettere luce? 🙂

  • Mi hai contattato su twitter chiedendomi un parere su questo racconto, che ho provato a darti in privato, ma il sistema non mi ha consentito di risponderti in quella sede per mancanza di follow.

    Te lo do qui, e – poiché me lo hai chiesto – mi sento autorizzato a darti un parere che comprenda sia i chiari che gli scuri.

    Insicuro. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per quasi ogni aspetto del racconto.
    Per il personaggio, che oscilla fra pensieri, azioni, emozioni tutti mai sviluppati fino in fondo, mai portati a compimento.
    Per la prospettiva narrativa, che rimbalza fra il punto di vista accademico di una categoria astratta – i bibliotecari – e flussi di coscienza intimistici che si riflettono in dialoghi immaturi (non in senso letterario, ma narrativo).
    Per la trama, che sposta il punto di vista dall’interiorità del protagonista, alla collettività – la malavita, l’omicidio – al libro (che appare e scompare come nucleo d’attenzione fra un capitolo e un altro) e solo nel quarto capitolo scivola al soprannaturale con le abilità telepatiche.
    L’uso che fai del grassetto e del corsivo – gusto personale – non mi piace: sono usati come su un sussidiario delle elementari.
    Insomma, c’è del potenziale e una buona – migliorabile ma istintivamente efficace – capacità di raccontare per immagini, ma un certo bisogno di chiarirsi le idee.

    (Voto la passeggiata al parco).

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