The fly.

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade quella mattina? La sig.ra Marini viene ritrovata morta. (60%)

• L’erba del vicino.

I bibliotecari sono persone sensibili e, come tutte le persone sensibili, la sofferenza la avvertono più degli altri. Sentono anche meglio la gioia; anzi, più precisamente la sentono di continuo, la vedono tracciata nei gesti e nei turbini interiori delle persone, ma rimane lontana, segregata, un punto d’arrivo a metà strada fra la fede ottimista e la speranza malinconica. Gianfilippo se la sentiva finalmente addosso, questa gioia, perché era giovedì e Mario Spasiano non si faceva vedere ancora: significava forse che avevano smesso? Che avevano rinunciato a usare quel luogo sacro per i loro sudici commerci?
Si svestì praticamente un attimo dopo di quella meravigliosa e fittizia sensazione quando vide due poliziotti in borghese entrare nella biblioteca e rovistare fra le cose della sig.ra Marini come ratti fra l’immondizia. I poliziotti in borghese sono come ce li si immagina, il loro ghigno superbo è lo specchio della paura di rivelare chi sono mista alla fierezza di essere chi sembrano. Uno, in particolare, si leccava di continuo le labbra e aveva un non so che di perverso. Si chiamava Ciro Ficuzzo, 53 anni, vecchio militante e vigile mancato che ora si divertiva ad accompagnare l’incaricato di turno nei casi particolarmente strani. Questo lo sapevano un po’ tutti, tranne Gianfilippo, il quale aveva capito ugualmente con che genere di persone stava gradualmente avendo a che fare.
Restò immobile, gli si rizzarono i peli sulle braccia e sul collo. I poliziotti c’hanno il radar, c’hanno, e se ne accorsero. Dovevate vederlo, Gianfilippo, terrorizzato.
“Lei, ehi, venga qui, dobbiamo parlarle – Che volete? Non so niente, io – Venga qui – Andate via – No – Si, sono il bibliotecario – Quando ha visto la signora Marini l’ultima volta? – Chi siete? – Le ho fatto una domanda – Anch’io. Chi siete? – La signora Marini è morta questa notte. L’hanno trovata i vicini, era… guardi, le risparmio i dettagli. Dobbiamo sapere dov’è stato, lei, questa notte – La sig.ra Marini è morta… – Avanti, non ci faccia perdere tempo – La sig.ra Marini è morta… – Aeh, questo non risponde.. – La sig.ra Marini è morta e me lo dite in questo modo? – Noi…ecco, ci scusi, ma non abbiamo tempo, dobbiamo fare il più velocemente possibile – La sig.ra Marini è morta e voi non sapete chi è stato?”
Sparirono senza dire una parola, una volta capito che il bibliotecario non poteva essere loro utile a raccogliere informazioni. Le circostanze della morte restavano imprecise, perché sembrava che qualcuno avesse giocato con alcuni pezzi del suo corpo, gettando metà di una gamba chissà dove e cavandole un occhio, sapientemente spiaccicato sulla porta della stanza da letto. Non era un semplice delitto: qualcuno si era divertito. Gianfilippo aveva sentito di altre morti avvenute in circostanze misteriose, nelle settimane precedenti, ma erano sempre accompagnate da collegamenti malavitosi. Se c’erano giochi, erano vendette; se c’era sadismo, era onore. Questo sfuggiva ad ogni norma, come abbiamo detto e come Gianfilippo aveva sottoscritto. Ora, sprovvisti di una connessione plausibile, persino i poliziotti avrebbero avuto di che preoccuparsi.
Fissando la seggiola occupata dalla sig.ra Marini, adesso vuota ma ugualmente silenziosa, notò che c’era una pila di libri da riordinare e, sapete, fanno così i bibliotecari, per mettere ordine qui dentro, mettono in ordine il resto. Mentre camminava da una sezione a un’altra della biblioteca, Gianfilippo osservava che c’era un gran silenzio, quella mattina, e che adesso non aveva più scuse per non ascoltarsi soffrire tacitamente per la perdita di una perfetta estranea. Le cose non cambiavano molto, perché alla sedia mancava solo la presenza per differenziarsi dalla sig.ra Marini (per i bibliotecari, gli oggetti semplicemente non ci sono); inoltre, sentiva adesso uno strano sibilo, che non sapeva se associare o meno alla perdita di una persona che non solo non aveva conosciuto, ma con la quale non avrebbe nemmeno più potuto parlare. Era qualcosa di crescente, come una pulsazione animale e frenetica.
Questo suono cresceva, diventava sempre più forte, soprattutto quando passava per la sezione “Scienze Naturali”, al punto che gli venne il sospetto che dei bozzoli, veri bozzoli di insetto, potessero risuonare occulti fra le pagine silenziose della biblioteca. Ma quando si avvicinò a quella che poteva essere la sorgente della vibrazione, trovò con sorpresa un volume che aveva riposto da poco: un vecchio manuale di entomologia.

Cosa farà Gianfilippo?

  • Lo ripone, ignorando il ronzio. (0%)
    0
  • Lo intasca e lo porta a casa. (57%)
    57
  • Lo apre e lo legge di nascosto. (43%)
    43
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40 Commenti

  • Beh, la scena si sposta dove tutto è cominciato, ovviamente!!
    Wow, bellissimo capitolo, molto oscuro e una morte realmente orrenda… Poi una frase mi è piaciuta un sacco: “La carta antica prende subito fuoco; gli atomi che hanno una storia alle loro spalle hanno fretta di ricominciare il loro ciclo e in fretta svaniscono nella cenere.”
    Complimenti, come sempre!

  • Io invece ti faccio grossi complimenti, mi piace molto il tuo modo di dettagliare ogni scena con poche pennellate di parole. So bene (per me è un problema, spesso) che 5000 caratteri sono pochi per scendere nel dettaglio dei pensieri, del dettaglio, delle cose… Quindi bisogna arrivare al punto! E tu, finora, ci arrivi, decisamente! Complimenti!
    Voto l’indagine sulla morte della signora Marini, chi meglio di un telepate potrebbe mettere luce? 🙂

  • Mi hai contattato su twitter chiedendomi un parere su questo racconto, che ho provato a darti in privato, ma il sistema non mi ha consentito di risponderti in quella sede per mancanza di follow.

    Te lo do qui, e Рpoich̩ me lo hai chiesto Рmi sento autorizzato a darti un parere che comprenda sia i chiari che gli scuri.

    Insicuro. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per quasi ogni aspetto del racconto.
    Per il personaggio, che oscilla fra pensieri, azioni, emozioni tutti mai sviluppati fino in fondo, mai portati a compimento.
    Per la prospettiva narrativa, che rimbalza fra il punto di vista accademico di una categoria astratta – i bibliotecari – e flussi di coscienza intimistici che si riflettono in dialoghi immaturi (non in senso letterario, ma narrativo).
    Per la trama, che sposta il punto di vista dall’interiorità del protagonista, alla collettività – la malavita, l’omicidio – al libro (che appare e scompare come nucleo d’attenzione fra un capitolo e un altro) e solo nel quarto capitolo scivola al soprannaturale con le abilità telepatiche.
    L’uso che fai del grassetto e del corsivo – gusto personale – non mi piace: sono usati come su un sussidiario delle elementari.
    Insomma, c’è del potenziale e una buona – migliorabile ma istintivamente efficace – capacità di raccontare per immagini, ma un certo bisogno di chiarirsi le idee.

    (Voto la passeggiata al parco).

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