The fly.

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Gianfilippo? Lo intasca e lo porta a casa. (57%)

• Zampettare

I libri antichi raccontano storie senza lettere, senza immagini, senza nome e senza tempo. I libri antichi, intrinsecamente, sono fatti per comunicare. I bibliotecari conoscono il linguaggio segreto dei papiri, le espressioni dialettali delle croste ingiallite del 500′, tutte le suture di fortuna che restano adese alla rilegatura e che sono la vera anima di quei libri. Un manuale di entomologia del secolo scorso non è differente: la microscopia era una scienza affermata da tempo, ma ancora relegata alle lenti, alla fisica della rifrazione, alle astuzie oculari. Il micromondo ha sempre affascinato l’uomo. Le leggi del cosmo, lì, vengono meno ad ogni millimetro percorso. Si è sempre sconvolti ed insicuri dinanzi al sovvertirsi di una natura così intuitiva e pratica e facile da carpire. Questo sgomento prendeva anche Gianfilippo adesso, mentre rigirava il manuale sottosopra alla ricerca di una spiegazione valida.
Questo fischio vibrante che gli martellava le tempie si faceva sempre più forte; tese l’orecchio al centro del libro e lo spalancò. “Capitolo V, i ditteri”. Il ronzio cessò, sfumando, e Gianfilippo rimase a fissare la riproduzione in sanguigno di una comune mosca vista frontalmente e lateralmente. L’una sotto l’altra, le due raffigurazioni mostravano le sezioni anatomiche dei visceri, dei fasci tendinei e dei centri nervosi. Gianfilippo ripensò alle falene: chissà se anche loro erano così. Una volta schiacciate, non vedeva che sangue e bubbazza nera. Non aveva mai preso una mosca, erano troppo veloci; si sorprese quindi moderatamente e si limitò a chiudere il libro. Fece per allontanarsi, ma più passi faceva, più il ronzio tornava a perseguitarlo. Era come se il manuale lo stesse chiamando. I bibliotecari erano avvezzi ai richiami dei libri, ma uno così non era mai capitato, in tanti anni di onorata carriera, proprio no, ve l’assicuro. Il caposezione, che quella mattina evidentemente non aveva niente di meglio da fare, si meravigliò dello stato di inattività del suo dipendente e lo richiamò. “Gianfilippo! Che cosa fa? Legge? Al lavoro (scansafatiche con le orecchie a sventola..)!”.
Ora, i bibliotecari sono persone diplomatiche, però Gianfilippo era anche un po’ permaloso, eh, e quindi non si ritenne dinanzi a questa offesa gratuita. “Le orecchie a sventola ce le avrà lei, brutto zotico” – “Come si permette? Offendermi così, attaccarmi senza alcun motivo. È un oltraggio!” – “Ha incominciato lei, dicendo che ho le orecchie a sventola.” – “Io non ho detto niente di tutto questo!” – “Lei mente, l’ho sentito” – “Esigo delle scuse” – “Altrettanto, allora”. 
Lo stallo lo vinse Gianfilippo, solo che non ebbe le sue scuse; senza quasi accorgersene, fece scivolare il manuale nella tasca della sua giacca e tornò al lavoro. C’erà, però, qualcosa che non andava, perchè adesso il ronzio era sì sparito, ma gli studenti cominciavano a far baccano, e si sentivano forte tante e tante voci diverse riunite in un unico martellante suono. “Silenzio!”, fece infastidito – ma niente. Si guardò intorno: nessun altro sembrava notarlo. “Silenzio, ragazzi..!”, fece una seconda volta. Le bocche degli studenti erano immobili come i loro occhi persi, eppure il vociare saliva e traboccava dalle pareti e si spalmava su tutto il soffitto. Urlando, battè il pugno su una pila di volumi polverosi e gridò “Basta, zitti!”. Il brusio si arrestò. Una ragazzina, rimasta pietrificata dalla villana richiesta del bibliotecario, ridacchiò sussurrando “questo è tutto matto”. Infatti, almeno apparentemente, nessuno stava fiatando; e questo non sfuggì al caposezione che, per quanto insopportabile, era sempre un dirigente. Tornò da Gianfilippo e gli disse di prendersi la giornata libera. “Fai quattro passi, vedi qualche amico e torna domani (svitato che non sei altro, era ora che perdessi la brocca. Non vedo l’ora di sbatterti fuori..). Ti piace l’idea?”. Il nostro amico fece finta di non sentire: doveva essere lo stress. Non sapeva a cosa andava incontro. In quel momento, Gianfilippo non sapeva proprio più niente. Col volumetto che disegnava il suo profilo nella tasca della giacca, si allontanò. Qualcuno all’ingresso lo salutò, ma lui non fu in grado di riconoscerlo: il volto gli apparve deforme, ricoperto di macchie scure, lievemente sfocato.  Avrebbe scoperto chi era solo più tardi, quando ormai la sua voce sarebbe stato l’unico modo per riconoscerlo. 

Dov'è diretto Gianfilippo?

  • Al parco, a fare una passeggiata. (56%)
    56
  • In libreria, a rilassarsi. (0%)
    0
  • A casa, da sua moglie. (44%)
    44
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40 Commenti

  • Beh, la scena si sposta dove tutto è cominciato, ovviamente!!
    Wow, bellissimo capitolo, molto oscuro e una morte realmente orrenda… Poi una frase mi è piaciuta un sacco: “La carta antica prende subito fuoco; gli atomi che hanno una storia alle loro spalle hanno fretta di ricominciare il loro ciclo e in fretta svaniscono nella cenere.”
    Complimenti, come sempre!

  • Io invece ti faccio grossi complimenti, mi piace molto il tuo modo di dettagliare ogni scena con poche pennellate di parole. So bene (per me è un problema, spesso) che 5000 caratteri sono pochi per scendere nel dettaglio dei pensieri, del dettaglio, delle cose… Quindi bisogna arrivare al punto! E tu, finora, ci arrivi, decisamente! Complimenti!
    Voto l’indagine sulla morte della signora Marini, chi meglio di un telepate potrebbe mettere luce? 🙂

  • Mi hai contattato su twitter chiedendomi un parere su questo racconto, che ho provato a darti in privato, ma il sistema non mi ha consentito di risponderti in quella sede per mancanza di follow.

    Te lo do qui, e Рpoich̩ me lo hai chiesto Рmi sento autorizzato a darti un parere che comprenda sia i chiari che gli scuri.

    Insicuro. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per quasi ogni aspetto del racconto.
    Per il personaggio, che oscilla fra pensieri, azioni, emozioni tutti mai sviluppati fino in fondo, mai portati a compimento.
    Per la prospettiva narrativa, che rimbalza fra il punto di vista accademico di una categoria astratta – i bibliotecari – e flussi di coscienza intimistici che si riflettono in dialoghi immaturi (non in senso letterario, ma narrativo).
    Per la trama, che sposta il punto di vista dall’interiorità del protagonista, alla collettività – la malavita, l’omicidio – al libro (che appare e scompare come nucleo d’attenzione fra un capitolo e un altro) e solo nel quarto capitolo scivola al soprannaturale con le abilità telepatiche.
    L’uso che fai del grassetto e del corsivo – gusto personale – non mi piace: sono usati come su un sussidiario delle elementari.
    Insomma, c’è del potenziale e una buona – migliorabile ma istintivamente efficace – capacità di raccontare per immagini, ma un certo bisogno di chiarirsi le idee.

    (Voto la passeggiata al parco).

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