The fly.

Dove eravamo rimasti?

Dov'è diretto Gianfilippo? Al parco, a fare una passeggiata. (56%)

• Midriasi.

I bibliotecari amano stare all’aria aperta – e questo è fisiologico, dato il loro impegno continuo sui libri, sui moduli di archiviazione e sulle varie pratiche. Per loro, una boccata d’aria a metà mattina è come la pausa caffè. Gianfilippo aveva imparato a fare a meno anche di questo, col tempo, facendosi bastare il the nero che col suo gusto amaro lo ricacciava nel caldo pozzo della lettura. Lo staff e gli abituèe della biblioteca sapevano che usciva raramente col muso fuori dalle porte d’ingresso prima che fosse finito il turno – alle volte, la moglie telefonava a sera inoltrata e allora, sapete, Gianfilippo rispondeva, anche se non doveva, e le diceva che era inutile che urlava e che ormai era rimasto chiuso dentro e doveva stare lì fino a domattina. “Io non ho sposato un uomo, ma un gufo”, diceva agganciando Maria Alberti, furiosa con se stessa più che col marito. Ma Gianfilippo quella mattina non era inserito nella sua catena di faccende, nel suo programmino quotidiano, perché già per esempio le sirene che aveva sentito quella notte e che l’avevano svegliato non erano previste e l’avevano messo di cattivo umore inspiegabilmente. Adesso, la vista, lo strumento principe dell’essere umano dopo la mano e l’egoismo, iniziava a fare i capricci. Ma, come dicevo, anche se un investigatore non era, intuì qualcosa; nel suo profondo, tutto da svuotare e scandagliare, si era insinuata una figurella vibrante con una vocetta possente che gli urlava contro – come la moglie, ma più personale. Mise il piede fuori e il resto seguì.
Ormai era quasi sicuro che stesse impazzendo. Le persone mostravano tutta la loro bestiale personalità nascosta soltanto respirando. Mai tanta cruda veridicità era penetrata nella coscienza di un essere umano come quella mattina, al parco, quando Gianfilippo capì che cos’erano quelle voci. Tutti si riparano da loro stessi, si sottomettono e lasciano ad urlare una vocina flebile dentro il proprio essere: adesso, per lui, quella vocina era come il fischio di una locomotiva, la sentiva a distanza e moltiplicata da mille altre locomotive pronte ad esplodere in una nuvola di fumo nero. 

Riusciva a leggere nel pensiero. Di tutti. Senza distinzione. All’inizio stava per svenire, poi pensò bene di concentrarsi su un passante a caso – e due e tre e così via, fino a quando riuscì a spegnere quasi del tutto il sibilo che gli ustionava le tempie. Spaventato ed eccitato, entrò in un caffè per fare una prova. Sapete, lui non ci entrava mai per via dell’odore – anzi se ne teneva a debita distanza – ma quella volta non ci badò e prese ad ascoltare. Era convinto che la mente avesse soltanto gli occhi, per vedere, ma a quanto pare non era così: la sua mente ora ascoltava – sentiva. E le frottole erano parte di un disegno coerente e bugiardo, e le voglie la base dei gesti. C’era un signore che aveva dimenticato il resto; il giovane cassiere l’aveva notato, ma aveva pensato di intascarsi di soppiatto la somma. Gianfilippo lo guardò fisso negli occhi, dritto nell’animo. Il ragazzo rimise le monete nella cassa. Per un attimo, il bibliotecario pensò di essere in grado persino di influenzare i pensieri altrui, ma quasi quasi chiunque si sarebbe pentito di un furterello così. Ma doveva esserne sicuro, doveva.

La sua eccitazione durò poco. Passeggiando attraverso il parco e leggendo sempre più persone, si accorgeva che la sua vista si stava annebbiando – anzi, era come se non riuscisse più a distinguere le facce. I nasi, le bocche, i peli si mischiavano in una smorfia sfocata e mostruosa, surreale. Pensò bene di sedersi su una panchina, di chiudere gli occhi e di riposare. Ovviamente i pensieri non gli davano tregua (non era ancora bravo, a ricacciarli via), così, nervoso, mise le mani in tasca, rovistando alla ricerca di una caramella. Con sua grande sorpresa, trovò invece un vecchio manuale di entomologia, lo stesso che era convinto di aver riposto. Prese a leggerlo e – che sollievo! – il ronzio cessò. A mente sgombra, Gianfilippo pensò a come usare questo incredibile imprevisto.

Gianfilippo ha avuto un'idea. Di cosa si tratta?

  • Altro (commentare). (20%)
    20
  • Indagare sulla morte della signora Marini. (60%)
    60
  • Leggere nella mente del caposezione per scoprire dei particolari scomodi. (20%)
    20
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40 Commenti

  • Beh, la scena si sposta dove tutto è cominciato, ovviamente!!
    Wow, bellissimo capitolo, molto oscuro e una morte realmente orrenda… Poi una frase mi è piaciuta un sacco: “La carta antica prende subito fuoco; gli atomi che hanno una storia alle loro spalle hanno fretta di ricominciare il loro ciclo e in fretta svaniscono nella cenere.”
    Complimenti, come sempre!

  • Io invece ti faccio grossi complimenti, mi piace molto il tuo modo di dettagliare ogni scena con poche pennellate di parole. So bene (per me è un problema, spesso) che 5000 caratteri sono pochi per scendere nel dettaglio dei pensieri, del dettaglio, delle cose… Quindi bisogna arrivare al punto! E tu, finora, ci arrivi, decisamente! Complimenti!
    Voto l’indagine sulla morte della signora Marini, chi meglio di un telepate potrebbe mettere luce? 🙂

  • Mi hai contattato su twitter chiedendomi un parere su questo racconto, che ho provato a darti in privato, ma il sistema non mi ha consentito di risponderti in quella sede per mancanza di follow.

    Te lo do qui, e Рpoich̩ me lo hai chiesto Рmi sento autorizzato a darti un parere che comprenda sia i chiari che gli scuri.

    Insicuro. E’ l’aggettivo che mi viene in mente per quasi ogni aspetto del racconto.
    Per il personaggio, che oscilla fra pensieri, azioni, emozioni tutti mai sviluppati fino in fondo, mai portati a compimento.
    Per la prospettiva narrativa, che rimbalza fra il punto di vista accademico di una categoria astratta – i bibliotecari – e flussi di coscienza intimistici che si riflettono in dialoghi immaturi (non in senso letterario, ma narrativo).
    Per la trama, che sposta il punto di vista dall’interiorità del protagonista, alla collettività – la malavita, l’omicidio – al libro (che appare e scompare come nucleo d’attenzione fra un capitolo e un altro) e solo nel quarto capitolo scivola al soprannaturale con le abilità telepatiche.
    L’uso che fai del grassetto e del corsivo – gusto personale – non mi piace: sono usati come su un sussidiario delle elementari.
    Insomma, c’è del potenziale e una buona – migliorabile ma istintivamente efficace – capacità di raccontare per immagini, ma un certo bisogno di chiarirsi le idee.

    (Voto la passeggiata al parco).

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