Venticinque

Venticinque Secondi

A volte fingo di essere morta.

Mi stendo, incrocio le braccia sul ventre, chiudo gli occhi e trattengo il respiro. Venticinque secondi. Riesco a non respirare per ben venticinque secondi. Questo, vuol dire che la mia morte apparente dura sei secondi in più rispetto alla media degli altri esseri umani.

Quando riapro gli occhi il mondo è esattamente come lo ricordavo nei venticinque secondi precedenti.

Le pareti della mia camera sono grigie. Non ho mai voluto dipingerle perché avrebbe significato imporre la mia personalità a chiunque fosse entrato. È questo che fanno i colori, trasmettono. Emozioni, pensieri, parole, un po’ come la musica. Il grigio è un colore neutro. Né bianco, né nero. A metà tra luce, e tenebre. Ecco, li. È esattamente li, che sto io.

In quella piccola porzione di asfalto dove sembra che le gocce d’acqua non cadano mai, tra un “m’mama” e un “non m’ama” , nell’angolo delle labbra incurvate in un sorriso dove scivola la lacrima, nel sospiro prima di una parola non detta e in tutti gli sguardi che gridano aiuto. È li che vorrei essere. Perfettamente in mezzo, né troppo bianca, né troppo nera.

Eppure, mi ritrovo qui, su un banco di scuola ad ascoltare le chiacchere di un quarantenne frustrato e sottopagato al quale per qualche strano motivo è stata data una laurea in lettere.

Sbuffo, guardando con la coda dell’occhio la mia compagna di banco, intenta a scarabocchiare sul quaderno, con una calligrafia incomprensibile un nome, che per la quantità di cuori di cui è circondato deduco essere del suo “amato”.

Da quando mi sono trasferita le uniche parole che ho rivolto a qualcuno sono state “ attento a dove metti i piedi” e “scusa, sapresti dirmi dove si trova il bagno?”.

Diciamo che socializzare non è esattamente il mio forte, soprattutto, perché al liceo, non ci sono mezze misure. Tutto o niente. Popolare o nullità. Bianco o nero. Non è decisamente il posto giusto per me e le mie pareti grigie.

Estraggo dalla tasca dello zaino nero il panino che stamattina mi sono autonomamente preparata per pranzo e butto l’involucro bianco in cui era avvolto, poi mi fermo di fronte alla mensa. Alcuni ridono, altri mangiano tenendo il volto basso, rivolto verso il piatto, altri osservano senza muoversi.

Chiudo gli occhi, trattengo il respiro, e venticinque secondi dopo, il mondo è esattamente come lo avevo lasciato.

 

 

 

Fuori l’aria è diversa. Niente a che fare con la puzza di chiuso della mensa. Niente risate, lacrime trattenute, coppie in crisi e lezioni ripetute al vuoto. Solo il silenzio interrotto di tanto in tanto dal vento.

-Ciao – E da una voce dal suono leggermente rauco. La voce ha i capelli biondi e ricci che gli sfiorano la fronte, e gli occhi scuri.

-Ciao- 

-Io sono Raphael.- 

Non rispondo. In fondo non mi ha chiesto il mio nome. 

Lo osservo. Le labbra sottili sono incurvate in un falso sorriso di circostanza, le mani, infilate nelle tasche in un gesto di totale tranquillità sono visibilmente chiuse in due pugni. 

-Fingi di essere rilassato, ma non lo sei- dico continuando a guardarlo. si irrigidisce leggermente, facendo due passi verso di me. 

Le mie gambe pendono verso il nulla, incastrate tra le sbarre della ringhiera. 

-Solitamente ad una presentazione si risponde con un’ altra presentazione- 

dice sedendosi poco lontano da me. 

Sorrido.

-Abigail- 

-Sei nuova. Ho sentito che non parli molto- 

-Ah, allora è questo che dicono di me – 

Lui mi guarda inclinando il lato destro della bocca

-Veramente dicono che tu sia una specie di demone- 

Lo guardo sorridendo. Non sono sorpresa, non è una novità. 

Mi hanno già definita : demonica, satanica, emo , dark , gotica, inquietante e a volte anche morta.. 

-Ma davvero?- mormoro continuando a guardare di fronte a me .

Sospiro. Potrei chiudere gli occhi e trattenere il respiro. Il mondo sarebbe sempre uguale. Eppure, per qualche motivo, decido di girarmi.

Nero. Il colore dei suoi occhi è completamente ed indiscutibilmente nero. 

Cosa farà Abigail?

  • -Allora, qual'è il motivo per cui parli così poco?- -Quello che le persone hanno da dirmi non mi interessa. - (71%)
    71
  • Scossi la testa, e dopo aver lasciato scivolare le cosce esili lungo il metallo della ringhiera, mi alzai. (18%)
    18
  • -Mi piacciono i tuoi occhi, sono così chiari da sembrare limpidi- Lo guardo. -La maggior parte delle persone li definirebbe glaciali.- (12%)
    12
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165 Commenti

  • Ciao A., eccomi qui. Appena finito di rileggerlo tutto, ce n’era bisogno per essere obiettivi.

    Dunque, confermo quello che ho pensato fin dall’inizio di te: hai davvero una gran penna, le immagini che descrivi sono così vive e originali che sembra quasi di essere dentro le scene che racconti. Considerata la tua età, hai davvero un notevole talento. Non v’è dubbio.

    Peccato però: avrei preferito un finale più allegro! La storia è intrisa di sentimenti negativi dall’inizio alla fine, di quest’atmosfera dark e malinconica in modo così sublime (simile a “black swan”, film che ho personalmente molto apprezzato)… che quasi c’è da aspettarselo, un finale così. Sarebbe stato molto più originale e stupefacente un finale positivo, non trovi? Ci hai mai pensato?

    Sei giovane, giovane e molto brava, ma sei anche umana: e ogni tanto, questa tua “immaturità” salta ancora fuori. Mi ricordo con un sorriso della tua “trans” (che ho riletto anche poco fa) e adesso ho visto anche un’altra cosa che mi ha lasciato di stucco, proprio qui nel capitolo 10:

    “Di fronte allo specchio sfibbio velocemente la camicia in cotone uscendo poi dalla manica il braccio destro, lasciando la schiena scoperta”

    Ho letto bene? “Uscendo il braccio”? (ps: sto sorridendo, non prendertela eh?)
    Certe volte scrivi che mi sembri un Nobel, a volte fai questi strafalcioni pazzeschi! 🙂
    Per fortuna, anche un mostro di bravura come te ogni tanto sbaglia: questo da speranza a tutti noi!

    Che dire, continua a scrivere, ad allenarti, a divertirti (spero) con le parole… sono ancora convinto che sentiremo presto parlare di te. E non sarà per caso, su un sito qualunque.

    ps: hai già in mente qualcos’altro?

      • Ho dovuto, 48 ormai è una tradizione, no?

        Ad ogni modo, hai perfettamente ragione, riguardo al finale e agli strafalcioni. E ti ringrazio per i consigli, che metterò in pratica nel prossimo racconto.
        In effetti, rileggendola e mettendomi nei panni di un lettore ho trovato diverse parti che avrei cambiato…
        Quello che mi scrivi mi riempie sempre di orgoglio.
        So che ho ancora tante cose da imparare, ad esempio, quando scrivo tendo a non rileggere, quasi come se ne avessi pudore, invece, è importante, per un’ aspirante scrittrice..

        Grazie, spero di trovarti anche nel mio prossimo racconto ( che altrimenti rimarrebbe fermo all’incipit, lo sai vero? 😉 )

        • Certo che ci sarò, e per non perdermelo ho messo la spunta al “follow autore”.

          Mi fai paura, mi sconvolgi: se quello che leggo qui è la tua scrittura “di getto”… allora sei un mostro.
          Di bravura, ovviamente.

          A presto

  • Mi fido.Sono convinta che tu sai , ma stai ancora meditando sul come arrivarci….. perché avverto il muble muble dei tuoi neuroni e le scintille delle tue sinapsi.Brava. p.s.hai ragione,. magari smetto di sognare Draghi,terribili profezie,spade,uomini con enormi buchi nel petto….

  • Ho scelto la seconda. Non penso che tu sappia come concludere questa storia, penso che poche persone partano con le idee chiare al 100% quando scrivono, soprattutto nel caso di The Incipit, dove lo spirito del gioco sta proprio nel farsi guidare dalle scelte dei lettori. Ok, lo so che le opzioni le scegli tu ma durante un viaggio possono accadere cose uniche. Io penso che tu non sia ancora del tutto convinta di come chiudere, di conseguenza dovrai arrovellarti per bene e tirare fuori qualcosa di veramente speciale e considerando tutto quello che hai fatto fino ad adesso non mi resta che fidarmi.

  • Mi fido di te, perché penso… credo… sono convinto che tu sapessi già la fine di tutta questa storia prima ancora di scrivere il secondo capitolo. Forse sbaglio… ma mi piace pensare così.
    Questo racconto è per me pieno di “segni”… ed io non sono per nulla un tipo propenso a credere ai misticismi, eppure… dopo aver votato, la percentuale della mia scelta è 25.. come il titolo!
    A presto Adelaide

  • Io mi fido di te, fino ad ora hai lavorato egregiamente quindi voglio premiarti. Penso che dopo il capitolo 10 rileggerò di nuovo tutta la storia per bene: lo faccio poche volte ma in questo caso ne varrà davvero la pena!
    Brava…

        • Ho trascorso le ultime quarantotto ore a pensare a come risponderti.

          Sinceramente, non saprei spiegarlo. Forse, è associato al fatto che quello che mi scrivi mi serve come “carburante” . Ovvero, mi sono accorta, che pubblicare senza aver ricevuto prima un tuo commento risulta difficile.
          E poi, sei stato il primo a scoprire chi si nasconde dietro il costume da “super eroe” 😉
          Quindi, Grazie Bost.

          • Wow.
            La tua risposta mi riempie di orgoglio, e mi pone sulle spalle anche un grave compito: e se andassi in vacanza due settimane, rimarresti ferma in attesa di un mio commento?

            Scherzo, grazie A.
            Spero tu non abbia passato quelle 48 ore a pensare in modo “continuativo”: non credo di meritare così tanto “affetto”!

            Ormai sei giunta alla fine, giocati bene l’ultima carta e chiuderai una storia pressoché perfetta, soprattutto dal punto di vista dello stile. E così posso finalmente rileggere tutto ancora una volta.

            Vai alla grande, e comunque scoprirti non è mica stato tanto difficile, ti sei praticamente dichiarata.

            Sincerely, BoOst (anche tu come Diego?) 😉

    • Grazie, come sempre.

      Stavolta, pubblicare il capitolo è stato traumatico. Dopo aver scritto su word, ed aver incollato il testo pronto ( a parere mio ) per la pubblicazione mi sono accorta che era di 6050 caratteri 🙂

      Purtroppo, la serenità è una virtù che non mi appartiene..

      La fiducia, la sto acquisendo, soprattutto grazie a the incipit..

  • Ho scelto “Vedo che cominci a capire”.
    Sono stato molto dubbioso sin dalla fine del primo capitolo e questo non è un male. Hai creato una suspanse veramente singolare, agevolata dal continuo mescolarsi tra sogno e realtà. Inoltre adoro i personaggi di dubbia sanità mentale.
    Lo stile di scrittura è veramente buono, continua così.

  • “Vedo che cominci a capire”
    Dopo aver letto uno dopo l’altro i precedenti cinque episodi, a questo punto della storia sento una necessità assurda di più informazioni.
    Bella la scelta stilistica di varie scene temporalmente sconnesse tra loro: crea una suspense incredibile!

  • Ed a questo punto arrivo io, esattamente a metà del tuo racconto. Non troppo presto da non capirne ancora nulla, non troppo tardi da prenderne solo gli avanzi lasciati dagli altri lettori. In quel punto preciso del quinto capitolo, quando la strada davanti è esattamente uguale a quella alle spalle, che se chiudi gli occhi per venticinque secondi girando su te stesso, aprendoli non riesci a distinguere l’inizio dalla fine.
    Scusa questo futile volo pindarico che ho usato per dirti quanto questa storia mi abbia catturato Adelaide, non esagero nel dirti che questi 5 capitoli sono delle perle vere e proprie. Uno tra i più bei racconti che abbia mai letto qui su THeiNCIPIT. Te lo dico in tutta onestà.
    Ti seguo, aspettando di vedere cosa si cela dietro il volto oscuro della luna.
    Giò

  • Non capisco il nesso tra la domanda e le risposte, ma la due mi piace, quindi la voto.
    Sei davvero, davvero davvero brava. Non smetterò mai di dirlo, cigno nero. O Aish… cioè Adelaide.
    Però, se posso dire la mia… Gli unici che conosco andare in “Trans” sono solitamente più vecchi di me di 40 anni almeno, e frequentano i peggiori bar di Caracas.
    🙂

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