Venticinque

Dove eravamo rimasti?

La resa dei conti... Nella convinzione che io sappia come va a finire e scegliete di fidarvi di me. (50%)

Ciò che io rendo reale.

Giocare. Da piccola mi piacevano i pupazzi con le orecchie grandi e due bottoni come occhi. Mi chiedevo, come apparisse loro il mondo visto attraverso quei bottoni. Magari, le porzioni di mondo che filtravano tra la pezza e la plastica, erano la parte  migliore. Così riempii con quei piccoli cerchietti le lenti dei miei occhiali. Quando li provai, in giardino, caddi da un muretto e mi ruppi il polso.

Adesso, sto seduta su un tavolo a chiedermi se il tavolo stesso sia reale.  I miei ricordi, potrebbero non esserlo. Perfino io, potrei scoprirmi frutto dell’immaginazione di qualcuno. Ho iniziato a scrivere su un taccuino le cose che faccio ed il relativo orario. Solo un escamotage per non impazzire. Ma il fatto che non ricordi la maggior parte delle cose che vi sono scritte o che di tanto in tanto io non riconosca la mia calligrafia non fa altro che confondermi.

Sulla sedia in plastica di fianco al mio letto sono state sedute diverse persone. Tutte, mi credono malata. Sullo schermo del mio telefono risalta in bianco l’ora. 2.25. Poggio una mano sul petto, facendo attenzione a non tirare troppo la flebo. Sono sudata, ed il cuore batte velocemente. Mia madre dorme. Le gambe sono allungate su un’altra sedia mentre il busto è accasciato contro il tavolo. Sorrido, è buffa e poco elegante.

Mi alzo, trascinando l’asta fino in bagno, cercando di non fare rumore. Mia madre, quella vera, quella morta ,sarebbe rimasta seduta con la schiena dritta, le gambe accavallate, le mani incrociate e gli occhi chiusi come unico indizio a determinare il fatto che stesse dormendo.

Di fronte allo specchio sfibbio velocemente la camicia in cotone uscendo poi dalla manica il braccio destro, lasciando la schiena scoperta. Il tessuto fresco, arrotolato sul gomito dell’altro braccio si scontra morbidamente contro le mattonelle, esattamente come il sangue, che  riprende a gocciolare lungo la cicatrice.

 A volte fingo di essere morta. Mi stendo, incrocio le braccia sul ventre, chiudo gli occhi e trattengo il respiro. Venticinque secondi. Quando riapro gli occhi il mondo è esattamente come lo ricordavo nei venticinque secondi precedenti.

La stoffa del pigiama, spinta dal vento, sfiora la pelle nuda dei miei piedi, mentre sulla schiena, esattamente all’altezza della cicatrice, sta ciò che io ho deciso di rendere reale: un enorme ala nera.

Vicino alla strada, seduta su una panchina,  una ragazza con i capelli rossi batte il piede sull’asfalto al ritmo della musica che gli auricolari bianchi riproducono solo per lei. Di tanto in tanto muove le labbra, come se stesse cantando. Le auto le sfrecciano a pochi passi e non sembrano notarla. Le note di quel gruppo rock che le piace tanto le rimbombano in testa impedendole di pensare. Pensare a sua madre, al divano marrone e alla puzza di alcool, la puzza di entrambi. Quella panchina non è molto distante da casa sua, dalla puzza e dal divano, eppure, a lei , li sembra di evadere.

Lo so, lo sento. Muovo un altro passo.Sono io, a decidere cosa è reale e cosa no.

Il braccio sinistro, quello dove stava attaccata la flebo, brucia, ed è macchiato di sangue. Ma io, adesso, decido che non è reale.

Il cornicione sul quale sto in piedi mi impedisce di scorgere parte del mondo. Forse, quella è la parte che i miei bottoni hanno deciso di portarmi via. Sospiro.

Chiudo gli occhi. Il soffio del mio respiro si confonde con quello di pneumatici sull’asfalto bagnato. Deve aver piovuto.Trattengo il respiro, ed inizio a contare.Venticinque secondi dopo, il mondo è esattamente come lo ricordavo nei venticinque secondi precedenti ma non sta più sotto i miei piedi.

Io sono reale, decido, poco prima di toccare l’asfalto.

Categorie

Lascia un commento

165 Commenti

  • Ciao A., eccomi qui. Appena finito di rileggerlo tutto, ce n’era bisogno per essere obiettivi.

    Dunque, confermo quello che ho pensato fin dall’inizio di te: hai davvero una gran penna, le immagini che descrivi sono così vive e originali che sembra quasi di essere dentro le scene che racconti. Considerata la tua età, hai davvero un notevole talento. Non v’è dubbio.

    Peccato però: avrei preferito un finale più allegro! La storia è intrisa di sentimenti negativi dall’inizio alla fine, di quest’atmosfera dark e malinconica in modo così sublime (simile a “black swan”, film che ho personalmente molto apprezzato)… che quasi c’è da aspettarselo, un finale così. Sarebbe stato molto più originale e stupefacente un finale positivo, non trovi? Ci hai mai pensato?

    Sei giovane, giovane e molto brava, ma sei anche umana: e ogni tanto, questa tua “immaturità” salta ancora fuori. Mi ricordo con un sorriso della tua “trans” (che ho riletto anche poco fa) e adesso ho visto anche un’altra cosa che mi ha lasciato di stucco, proprio qui nel capitolo 10:

    “Di fronte allo specchio sfibbio velocemente la camicia in cotone uscendo poi dalla manica il braccio destro, lasciando la schiena scoperta”

    Ho letto bene? “Uscendo il braccio”? (ps: sto sorridendo, non prendertela eh?)
    Certe volte scrivi che mi sembri un Nobel, a volte fai questi strafalcioni pazzeschi! 🙂
    Per fortuna, anche un mostro di bravura come te ogni tanto sbaglia: questo da speranza a tutti noi!

    Che dire, continua a scrivere, ad allenarti, a divertirti (spero) con le parole… sono ancora convinto che sentiremo presto parlare di te. E non sarà per caso, su un sito qualunque.

    ps: hai già in mente qualcos’altro?

      • Ho dovuto, 48 ormai è una tradizione, no?

        Ad ogni modo, hai perfettamente ragione, riguardo al finale e agli strafalcioni. E ti ringrazio per i consigli, che metterò in pratica nel prossimo racconto.
        In effetti, rileggendola e mettendomi nei panni di un lettore ho trovato diverse parti che avrei cambiato…
        Quello che mi scrivi mi riempie sempre di orgoglio.
        So che ho ancora tante cose da imparare, ad esempio, quando scrivo tendo a non rileggere, quasi come se ne avessi pudore, invece, è importante, per un’ aspirante scrittrice..

        Grazie, spero di trovarti anche nel mio prossimo racconto ( che altrimenti rimarrebbe fermo all’incipit, lo sai vero? 😉 )

        • Certo che ci sarò, e per non perdermelo ho messo la spunta al “follow autore”.

          Mi fai paura, mi sconvolgi: se quello che leggo qui è la tua scrittura “di getto”… allora sei un mostro.
          Di bravura, ovviamente.

          A presto

  • Mi fido.Sono convinta che tu sai , ma stai ancora meditando sul come arrivarci….. perché avverto il muble muble dei tuoi neuroni e le scintille delle tue sinapsi.Brava. p.s.hai ragione,. magari smetto di sognare Draghi,terribili profezie,spade,uomini con enormi buchi nel petto….

  • Ho scelto la seconda. Non penso che tu sappia come concludere questa storia, penso che poche persone partano con le idee chiare al 100% quando scrivono, soprattutto nel caso di The Incipit, dove lo spirito del gioco sta proprio nel farsi guidare dalle scelte dei lettori. Ok, lo so che le opzioni le scegli tu ma durante un viaggio possono accadere cose uniche. Io penso che tu non sia ancora del tutto convinta di come chiudere, di conseguenza dovrai arrovellarti per bene e tirare fuori qualcosa di veramente speciale e considerando tutto quello che hai fatto fino ad adesso non mi resta che fidarmi.

  • Mi fido di te, perché penso… credo… sono convinto che tu sapessi già la fine di tutta questa storia prima ancora di scrivere il secondo capitolo. Forse sbaglio… ma mi piace pensare così.
    Questo racconto è per me pieno di “segni”… ed io non sono per nulla un tipo propenso a credere ai misticismi, eppure… dopo aver votato, la percentuale della mia scelta è 25.. come il titolo!
    A presto Adelaide

  • Io mi fido di te, fino ad ora hai lavorato egregiamente quindi voglio premiarti. Penso che dopo il capitolo 10 rileggerò di nuovo tutta la storia per bene: lo faccio poche volte ma in questo caso ne varrà davvero la pena!
    Brava…

        • Ho trascorso le ultime quarantotto ore a pensare a come risponderti.

          Sinceramente, non saprei spiegarlo. Forse, è associato al fatto che quello che mi scrivi mi serve come “carburante” . Ovvero, mi sono accorta, che pubblicare senza aver ricevuto prima un tuo commento risulta difficile.
          E poi, sei stato il primo a scoprire chi si nasconde dietro il costume da “super eroe” 😉
          Quindi, Grazie Bost.

          • Wow.
            La tua risposta mi riempie di orgoglio, e mi pone sulle spalle anche un grave compito: e se andassi in vacanza due settimane, rimarresti ferma in attesa di un mio commento?

            Scherzo, grazie A.
            Spero tu non abbia passato quelle 48 ore a pensare in modo “continuativo”: non credo di meritare così tanto “affetto”!

            Ormai sei giunta alla fine, giocati bene l’ultima carta e chiuderai una storia pressoché perfetta, soprattutto dal punto di vista dello stile. E così posso finalmente rileggere tutto ancora una volta.

            Vai alla grande, e comunque scoprirti non è mica stato tanto difficile, ti sei praticamente dichiarata.

            Sincerely, BoOst (anche tu come Diego?) 😉

    • Grazie, come sempre.

      Stavolta, pubblicare il capitolo è stato traumatico. Dopo aver scritto su word, ed aver incollato il testo pronto ( a parere mio ) per la pubblicazione mi sono accorta che era di 6050 caratteri 🙂

      Purtroppo, la serenità è una virtù che non mi appartiene..

      La fiducia, la sto acquisendo, soprattutto grazie a the incipit..

  • Ho scelto “Vedo che cominci a capire”.
    Sono stato molto dubbioso sin dalla fine del primo capitolo e questo non è un male. Hai creato una suspanse veramente singolare, agevolata dal continuo mescolarsi tra sogno e realtà. Inoltre adoro i personaggi di dubbia sanità mentale.
    Lo stile di scrittura è veramente buono, continua così.

  • “Vedo che cominci a capire”
    Dopo aver letto uno dopo l’altro i precedenti cinque episodi, a questo punto della storia sento una necessità assurda di più informazioni.
    Bella la scelta stilistica di varie scene temporalmente sconnesse tra loro: crea una suspense incredibile!

  • Ed a questo punto arrivo io, esattamente a metà del tuo racconto. Non troppo presto da non capirne ancora nulla, non troppo tardi da prenderne solo gli avanzi lasciati dagli altri lettori. In quel punto preciso del quinto capitolo, quando la strada davanti è esattamente uguale a quella alle spalle, che se chiudi gli occhi per venticinque secondi girando su te stesso, aprendoli non riesci a distinguere l’inizio dalla fine.
    Scusa questo futile volo pindarico che ho usato per dirti quanto questa storia mi abbia catturato Adelaide, non esagero nel dirti che questi 5 capitoli sono delle perle vere e proprie. Uno tra i più bei racconti che abbia mai letto qui su THeiNCIPIT. Te lo dico in tutta onestà.
    Ti seguo, aspettando di vedere cosa si cela dietro il volto oscuro della luna.
    Giò

  • Non capisco il nesso tra la domanda e le risposte, ma la due mi piace, quindi la voto.
    Sei davvero, davvero davvero brava. Non smetterò mai di dirlo, cigno nero. O Aish… cioè Adelaide.
    Però, se posso dire la mia… Gli unici che conosco andare in “Trans” sono solitamente più vecchi di me di 40 anni almeno, e frequentano i peggiori bar di Caracas.
    🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi