Frammenti di un amore alieno

Dove eravamo rimasti?

Quale incontro sospeso si profila ai piani alti? La vicina della casa di fronte (50%)

Vicinato

Le fragranze dei suoi manicaretti venivano dirottate dal vento e io respiravo esigente il menù del giorno. Una massaia con una famiglia numerosa, la immaginavo sempre a spignattare. Ora davanti a me, mi fissava basita con un gatto in braccio. Mai sentito un miagolio. Quella donna ed io: così vicini e eternamente incompatibili. C’era la mia lingua incomprensibile, il fumo delle sigarette, i frastuoni dello stereo dopo le dieci di sera. In quel momento il mio essere stava impersonando tutti i difetti che filtravano dalla finestra. Quanto a me pensavo non l’avrei vista mai, data l’abilità con cui i giapponesi sono soliti nascondersi dietro a paraventi o tendine. Invece il mio gesto stravagante aveva stravolto la sua quotidianità, di quando si affacciava e godeva in solitudine del sole mattutino una volta che marito e figli si levavano di torno. Sarà  stata l’emozione del luogo (terrazzi e cornicioni hanno sempre un che di romantico e avventuroso) sarà che in quel momento mi sarei trovato in difficoltà ad una sua brusca reazione con il rischio di perdere l’equilibrio, sarà l’intensità del momento o la nostra assurda solitudine, ma la signora mi ha teso la mano. E io infelice ho ricambiato il suo gesto. In silenzio. Sconfitto dall’avidità di contatto fisico che contamina il mio comportamento, orientandolo verso scelte spesso sbagliate.Ho stretto la mano ad una sconosciuta sospeso per aria. Può succedere solo in Giappone. L’ ho stretta così forte che rischio di sbilanciarmi e piombarle in casa. Lei ha fatto lo stesso. Il gatto fissava interdetto la stupidità oggettiva della situazione. Poi è arrivato il camion dei traslochi a toglierci da ogni imbarazzo. È giunto il momento di dire addio al vicinato e ricominciare una nuova vita. Almeno l’ho fatto in modo originale.

Il camion dei traslochi? Quale rapidità e io con ancora tutta la camera da sistemare. Ma doveva proprio arrivare in quel momento? Cosa stavo facendo? Avevo perso anche il conto dei giorni? Non ero ancora pronto per lasciare quel posto. Hanno suonato alla porta con una rapidità da precipitarmi con il pensiero immediatamente dinanzi all’uscio di casa: “Traslochi  Gatto Nero”, ha detto.Ho aperto la porta e mi si è parato davanti un nonnetto arzillo che però non appena si è accorto delle condizioni dell’appartamento ha perso tutta la sua vitalità.”Scusi, ho dimenticato che sareste passati oggi. Potreste tornare un altro giorno? Data da destinarsi: ve lo comunico io. Mi dispiace”, e chiudo la porta ritrovandomi con un freezer ancora stracolmo e una casa completamente da riordinare. Non avevo neanche idea di dove sarei andato a vivere dopo. Certo il divano dell’atelier era comodo ma non avrei potuto approfittare degli altri per troppo tempo. Cosa stavo aspettando? Tergiversare ancora era una cosa inutile. Il punto fermo era uno soltanto: non avrei buttato neppure una briciola dei piatti di Bernardo. Il fatto è che c’era cibo per un reggimento. E io al momento non avevo il benché minimo appetito. Era la situazione adatta per…

 

Era la situazione adatta per...

  • organizzare una festa (60%)
    60
  • tornare a dormire (0%)
    0
  • donare tutto alla vicina (40%)
    40
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25 Commenti

  • I racconti di Gabriele hanno sempre qualcosa di magico, riescono già dalle prime righe a catapultare il lettore in un mondo vicino e allo stesso tempo estremamente lontano, quasi “alieno”.
    Non vedo l’ora di leggere i capitoli successivi!

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