Frammenti di un amore alieno

Dove eravamo rimasti?

Era la situazione adatta per... organizzare una festa (60%)

Tessa

Era la situazione adatta per organizzare una festa. In alcuni paesi si fanno i rinfreschi anche dopo i funerali quindi perché addii e traslochi dovevano passare inosservati? Vivere questo momento di confusione in maniera positiva forse mi avrebbe aiutato a superarlo, chissà… Ovviamente mi serviva un complice, quindi mi sono avvicinato al telefono e ho chiamato Tessa. “Ah ciao sei tu! Quando arrivi? Per il letto ho pensato al divano del soggiorno comune, e un po’ di roba invece la sistemiamo nello studio, che ne dici?…Non hai tante cose giusto?” Ho risposto: “Effettivamente non ho quasi niente a parte uno scomparto freezer e il frigo pieni di cibo. Bernardo prima di andarsene ha fatto faville in cucina”. “Si, quando è passato a sgomberare in atelier ha lasciato degli assaggini… Deliziosi, potrebbe cimentarsi in una carriera di cuoco in Spagna… Tu come stai?” “Non bene. Ho rinunciato al trasloco oggi. Con tutto questo cibo potrei sfamare un esercito e ultimamente non ho molto appetito. Non voglio buttare via nulla, quindi ho pensato a una festa! Che ne dici? Mangiamo tutti insieme, facciamo delle foto e poi le spedisco a Bernardo! Sarà felice di vedere che le sue cose non sono andate sprecate!”. “Il tuo era un amore corrisposto solo a metà, devi fartene una ragione!”, azzarda Tessa fra il sarcastico e il provocatorio. “Niente di tutto questo. Come te lo devo spiegare che siamo arrivati qui insieme io e lui? Mi ha aiutato con la lingua e con tutto il resto. Noi, poi, ci siamo conosciuti grazie a lui e alla sua testardaggine nel cercare una vena artistica anche nel sottoscritto. Era la mia famiglia. Con la differenza che lui in Spagna ne ha una vera con tanto di moglie e bambini, io invece no. È abbastanza normale che mi senta giù…Poi il trasloco viene di conseguenza…Come faccio a pagare tutti quei soldi da solo?” “Ok, mi hai quasi convinto”, aggiunge Tessa in tono sbrigativo quasi non le interessasse più. Una breve pausa per aggiungere di soppiatto: “Comunque, hai bisogno di una ragazza, così fughiamo tutti i dubbi che ne dici?” Rispondo per sfinimento: “Hai ragione. Appena mi sistemo comincio a guardarmi intorno”. “Ti aspetto per la festa: riesci a portare tutto o hai bisogno di una mano?” “Beh le valigie pesano che so: conosci qualcuno che potrebbe darmi uno strappo?” “Stavo parlando del cibo”, dice Tessa mettendosi a ridere fragorosamente. “Per quello non c’è problema. Porto solo un po’ di vestiti e i generi di prima sopravvivenza, tanto ho rimandato il trasloco”. “Ti aspettiamo, posso invitare io?” “Fai tu”. TUTU Tessa non stava nello stesso posto per più di tre anni. Con lei era inutile tentare in una conversazione i “se” e i “ma”. Prendeva le decisioni diluite nel tempo, ma quando arrivava il momento nessuno poteva distorgliela dal metterle in atto. Ero rassegnato che si trattasse di una comparsa nella mia vita nonostante mi trovassi bene con lei. Già pensavo di vederla sulle pagine di qualche social network a narrare le sue avventure in chissà quale continente. Sicuramente sarei andato a trovarla per non perderla del tutto. Tessa viaggiato in lungo e in largo per il continente americano. Allora cercava lavoro come restauratrice di opere d’arte. Amava dipingere ma diffidava dei solventi e indossava sempre una mascherina protettiva. In Giappone ha trovato pane per i suoi denti: l’intera popolazione infatti in caso di malattia per evitare contagi usa la maschera. In America aveva infranto molti cuori a causa della sua volubilità. In realtà le storie finivano male perché nessuno dei suoi fidanzati era disposto a seguirla e ad intraprendere un’esistenza avventurosa. Per Tessa l’unica routine consisteva nel fare le valigie, viaggiare e consultare i giornali di annunci o i siti internet alla ricerca di un potenziale alloggio e lavoro. Le piacevano le città di mare, ma questa volta aveva calcolato male le distanze: Tokyo,infatti è una metropoli che si affaccia su una baia, ma talmente vasta da includere tra i suoi abitanti persone che il mare non l’avevano mai visto. Abitava a Kunitachi alle estreme propaggini a Ovest della metropoli. Il suo padrone di casa era uno di quelli che il mare l’aveva soltanto immaginato. Così lei aveva pensato di portargli un frammento di oceano per ringraziarlo di avergli affittato il secondo piano indipendente della casa tradizionale in cui abitava la sua famiglia da tre generazioni. Si trattava di un acquario pieno di pesciolini e di una conchiglia che se accostata alle orecchie riproduceva il suono delle onde. Ci vedevamo spesso all’atelier, il nostro rifugio, il posto dove mi stavo recando ora.

Chi parteciperà alla festa?

  • Saori (100%)
    100
  • Una signora grassa e sprovveduta (0%)
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  • Una cantante da piano bar (0%)
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25 Commenti

  • I racconti di Gabriele hanno sempre qualcosa di magico, riescono già dalle prime righe a catapultare il lettore in un mondo vicino e allo stesso tempo estremamente lontano, quasi “alieno”.
    Non vedo l’ora di leggere i capitoli successivi!

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