Frammenti di un amore alieno

Dove eravamo rimasti?

Chi parteciperà alla festa? Saori (100%)

Smarrire e ritrovarsi

Ho aperto la valigia rossa, quella da viaggio che mi ha accompagnato in lungo e in largo per il pianeta per farle provare un brivido nuovo. Anche gli oggetti hanno bisogno di nuovi stimoli qualche volta. L’ho stipata di cibo surgelato e non mentre ho raccolto i pochi vestiti infilandoli in modo approssimativo in una borsa a tracolla. Giusto quello che serviva per i tre giorni successivi poi chissà. 
Ho chiuso la porta di casa con un tonfo che sapeva di definitivo e mi sono recato all’appuntamento.
Sulla strada di casa si vedevano i ciliegi inpiena fioritura. Aprile è il mese dei nuovi inizi:senz’altro anche per me il destino avrebbe riservato qualcosa di nuovo. L’importante era non stare a cercarlo, sarebbe venuto da sè. Ho lanciato un’occhiata al viale in fiore: ancora per qualche giorno sarebbe stato così. Tutta la città era addobbata a festa: tutti
sorridevano e si compiacevano soddisfatti del clima mite e delle meraviglie della natura. In questi casi
era ancora più difficile abbandonarsi al malumore: sembrava di guastare l’atmosfera. 
Andrè mi aspettava nel solito caffè fumando una sigaretta. Anche lui eraun affezionato di Bernardo.
Andrè ed io ci guardavamo svuotati l’uno negli occhi dell’altro. Provati dagli ultimi eventi sorseggiavamo un tè infinito nel solito caffè. Ho proposto di mangiare il pollo caramellato e lasciare il tè a metà, così com’era. Andrè era disposto a seguirmi ovunque quella mattina chissà se il pollo caramellato gli andava veramente. Di solito era un giocherellone rubacuori, oggi glielo si leggeva in faccia che non gli andava di prendere iniziative. Chissà se ci saremmo ripresi per il party di Tessa. Mi sono alzato per andare a pagare. Andrè è arrivato dietro di me alla cassa, trafelato e carico dei suoi e dei miei  bagagli. Non lo ricordavo così oberato di pacchetti al nostro incontro nel bar, ma ho dimenticato di farglielo notare. Sicuramente c’era una spiegazione. 
Il primo pezzo di pollo laccato mi è andato quasi di traverso quando, ad una lieve scossa di terremoto, una  delle borse di Andrè è caduta. Il contenuto qualsiasi cosa esso fosse, era andato in frantumi. Ci siamo guardati con sorpresa. “Era qualcosa di prezioso?”, ad entrambi era sfuggita all’unisono la stessa domanda. E mentre Andrè racattava il pacchetto e il suo contenuto, io mi chiedevo perchè  non sapesse che cosa conteneva la sua borsa. “Aspetta, vuoi forse dirmi che questa roba non è tua?”, mi ha detto Andrè indicando i pacchetti e una valigetta da lavoro poggiata sulla sedia. Ho annuito. Andrè è diventato ancora più bianco, temevo scomparisse. “L’ho presa pensando fosse roba tua. Mi sembrava ridicolo avessi solo una valigia e una sportina Di solito giri con talmente tante borse che sembri un ambulante. Volevo farti un favore e invece guarda, mi sono pure messo a rubare…”
” Aspetta, nella borsa da lavoro forse c’è qualche informazione sul prorietario”. Avventurarsi nelle profondità di quella borsa, senza sapere dove mettere le mani, violando la privacy della persona a cui apparteneva mi metteva estremamente a disagio. D’altra parte però non vedevo alternativa.
Stavo preparando le tartine alla moda Bernardo nella cucina dell’atelier. Le prime persone si erano radunate sul divano nell’ingresso ma, mano a mano che la gente arrivava, si sparpagliava negli spazi che normalmente erano adibiti agli studi degli artisti. C’era anche la mia scrivania nello spazio che condividevo con Bernardo. Il luogo dove mi dilettavo a scrivere senza particolare successo. 
Preparare quelle tartine era un’operazione storica. L’eredità culinaria di Bernardo, bramata da tutti, con quel gesto, sarebbe passata al sottoscritto. Ero in ansia mistica da prestazione, quando dal corridoio Tessa mi chiama: 
“Cercano di te; l’ho fatta salire”.
Ho posato gli strumenti da cucina che stavo impugnando, ho lavato le mani e ho raccolto le sue cose poi mi sono recato alla porta. Sull’uscio dell’atelier mi attendeva Saori.

Il nostro primo incontro è stato vocale. Ho digitato il numero segnato sull’agendina che avevo trovato sotto la dicitura “Il mio cellulare”, ripetuto alla nausea fra le sue pagine quasi si trattasse di un’ informazione sfuggente, da fornire però in modo ricorrente. Andrè seguiva le mie azioni con lo sguardo attento di chi si sente in colpa. È cominciato mentre digitavo i numeri sullo schermo del telefono. Ad ogni pressione un messaggio cifrato. Un codice numerico carico di segreti da interpretare. Credevo che ogni persona avesse i numeri che si meritava. Misurare le affinità numeriche in un mondo dove non c’erano più certezze mi aiutava a cercare stabilità nell’oggi e abbandonare le false promesse di oroscopi e gruppi sanguigni. Riscoprivo i numeri e il loro valore simbolico. Le cifre che stavo digitando avevano qualcosa di speciale. Le mie dita si muovevano svelte quasi le conoscessero da molto molto tempo. C’era qualcosa di sacro in quello che stavo facendo. Stabilivo il nostro primo contatto.

La festa termina con un

  • incendio? (25%)
    25
  • pianto? (50%)
    50
  • bacio? (25%)
    25
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25 Commenti

  • I racconti di Gabriele hanno sempre qualcosa di magico, riescono già dalle prime righe a catapultare il lettore in un mondo vicino e allo stesso tempo estremamente lontano, quasi “alieno”.
    Non vedo l’ora di leggere i capitoli successivi!

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