Il colore degli incubi

Nero. Nero come l’odio.

Tutto era completamente immerso nell’oscurità. Tutto intorno a lei era nero. Nero come il vuoto. Nero come il nulla. Nero come la morte. Non c’era neanche una minima parvenza di luce in quella stanza a darle conforto. Terrorizzata, Sabine, non capiva se i suoi occhi erano aperti o chiusi, se era diventata cieca e quindi tutto ciò che poteva vedere – o non vedere – era il nulla più totale, se era sveglia o dormiva.
Sentì dei passi in lontananza che lenti e ritmici si avvicinavano sempre di più a lei.
«Oh no. Devo svegliarmi, tutto questo non è reale.» Sussurrò a sè stessa cercando di auto convincersi, come se la paura ed il panico avessero bisogno di sentirselo dire ad alta voce da lei per aumentare la loro intensità.
Per incanto una piccola lucina brillante le passò davanti agli occhi, muovendosi sull’aria creò piccole scie di luce. Sabine guardò il lato positivo: non era cieca. Seguì la piccola luce tastando intorno a sè l’ambiente per evitare di sbattere in qualche ostacolo sul suo cammino.
La luce la guidò per un lungo corridoio, lo capì perchè non svoltò nemmeno una volta ma percorse un tratto rettilineo, fino a condurla davanti ad una porta con le rifiniture lucenti ed illuminate che davano chiara visione del colore della porta: blu come l’oceano tempestoso.
Aveva questa dote particolare: i colori che vedeva li associava alla prima cosa che le trasmettevano, ovvero la prima cosa che guardando un colore le veniva in mente.
Sabine tentò di guardare dietro le proprie spalle per controllare se lui la stesse inseguendo, ma dietrò di lei tornò come un pugno nello stomaco il nero totale ad inghiottire tutto.
I passi ritmici del suo inseguitore si fecero più rapidi e sempre più vicini.
Sabine portò la mano sul pomello della porta e nel momento preciso in cui la toccò un’altra porta, questa volta rossa come un sole incendiato, affiancata a quella che aveva davanti, si illuminò. La ragazza portò quindi lo sguardo sulla nuova porta, incerta sulla mossa successiva da fare.
Guardò prima la porta-oceano poi la porta-sole, ancora l’oceano poi di nuovo il sole. Si spostò, decise che se era capitata in un brutto gioco di un pazzo assassino, la porta rossa poteva essere quella giusta perchè le trasmetteva l’idea di solare. Toccò il pomello e accadde di nuovo, una porta bianca come un gabbiano in volo, si illuminò.
«Il bianco, la pace!» Esclamò Sabine fiondandosi sulla porta bianca. Girò il pomello: era chiusa a chiave.
«Cazzo!» Si era lanciata a capofitto sulla porta bianca per evitare di assistere a ciò che già sapeva: una nuova porta, di un nuovo colore, sarebbe apparsa per confonderle le idee e per tentarla. Si sentiva come se fosse finita all’interno di un macabro gioco, come quelli che spesso vedeva nei film orientali, avevano sempre trame macabre, contorte e anche lievemente inverosimili oltre che bizzarre.
La sua scelta era inaccessibile quindi si voltò a guardare la nuova porta: nera come l’odio.
Sabine ruotò su sè stessa. Era circondata da porte di diverso colore; all’ultima si erano aggiunte quella viola-livido, verde-serpe e rosa-neonato.
L’ultima che apparve dal nero profondo fu quella colore giallo come sabbia di una clessidra.

L’inseguitore, nel frattempo, era riuscito ad avvicinarsi a sufficienza da poterla aggredire ma non lo fece, non ancora. Sabine non se ne rese conto perchè era troppo presa dalla decisione e da ciò che poteva capitarle effettuando la scelta errata. Non ne aveva idea e questo la terrorizzava ancora di più.
All’improvviso qualcuno le afferrò un braccio scaraventandola poco più in là del cerchio di porte: di nuovo nel nero. Non poteva vedere chi la stava aggredendo nè saperne la motivazione, perchè nonostante le sue urla e le sue domande nessuno le diede risposta. Sentì qualcosa di freddo scorrerle tra le cosce. Sabine cercò di divincolarsi dalla presa dell’aggressore dimenandosi, ma era tutto inutile: la morsa era stretta come una grigia trappola per topi. Quella cosa fredda le sfiorò appena le parti intime, lei riuscì ad allungare una mano, sfiorando appena la porta gialla quando un suono proruppe dal nero profondo: la sveglia di Sabine.

Di scatto, agitata e ansimando, Sabine si mise a sedere sul letto. Si portò una mano sul petto percependo il cuore che batteva all’impazzata, era completamente sudata e spaventata. Si guardò attorno e con un certo sollievo si accorse che era nella sua colorata, illuminata, sicura ed accogliente camera da letto. Il cavalletto con il suo ultimo dipinto era ancora vicino alla finestra in fase di asciugatura. Si alzò e ne controllò l’avanzamento; ritraeva un oceano con le acqua in tempesta illuminato da un sole incandescente con una spirale nera al centro del cielo che inghiottiva un gabbiano in volo.
Gli occhi di Sabine si spalancarono: il quadro le ricordava il sogno. Quelle porte colorate e ciò che le avevano trasmesso a prima vista, combaciavano con ciò che aveva dipinto. Non amava complicarsi la vita perciò lasciò perdere.

Solo una cosa non le tornava: l’aggressore.

Sabine si addormenta mentre dipinge durante la lezione d'arte. Che accadrà?

  • Tutto tranquillo, si sveglia e finisce il dipinto. (9%)
    9
  • Farà un sogno, tranquillo ma confuso. (28%)
    28
  • Farà un altro incubo. (63%)
    63
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208 Commenti

  • Eccomi qui come promesso.
    Allora, non ci conosciamo, premetto sempre che io tendo a scrivere, pure troppo, i miei pareri, perché credo molto nel confronto.
    Ti dirò cosa mi ha convinto del tuo racconto: l’idea di fondo, checché ne pensi qualcuno, 🙂 mi intriga molto. Un’artista che associa un colore a un oggetto o persona o sensazione e in base a questa descrive la realtà. Be’, mi pare quasi un sunto dello spirito artistico. Riprendi spesso questo concetto, a me sarebbe piaciuto che lo sviluppassi anche di più. Ho apprezzato molto i primi capitoli e la corrispondenza tra realtà onirica e quadri, questo aspetto si è un po’ perso nel prosieguo.
    Non mi dispiace neppure la piega che ha preso la storia, ha svoltato rimanendo originale.
    Veniamo alle cose che mi hanno convinto un po’ meno: il racconto manca un po’ di organicità. Inutile dire che questo è uno dei problemi di questa piattaforma per il resto molto valida: i lettori ti fanno prendere strade impreviste e devi contorcerti per incastrare i pezzi. Inoltre, a mio parere, lo stile in alcuni punti risente, penso, di una certa ‘ansia di pubblicare’: interpreto così molte parole ripetute (ho appuntato solo il cap. 6 ma ce n’è molti esempi: aria, giardino, porta. Anche deserto, ma lì il discorso è un po’ diverso) e periodi un po’ contorti.
    In conclusione: la tua storia ha qualcosa che molte storie celebrate qui sopra non hanno. È molto originale, è scorrevole e… racconta qualcosa! Le manca solo una conclusione!
    Ciao a prestissimo

    • Ti dirò che ci hai preso perfettamente in tutto, tranne forse per l’ansia da pubblicare se è inteso come una sorta di fretta. Come ti ho detto nel commento precedente questo racconto lo tengo in ballo da due anni. Per il resto ti do ragione, purtroppo mi sono trovata a sviare un po’ la trama iniziale perché in tutta onestà non avevo idea di come proseguire, ho cercato di adattarlo ai voti ricevuti ( mea culpa che ogni volta sparo opzioni a caso senza considerare le conseguenze), ormai è diventata una sfida poterlo concludere! Ti ringrazio molto <3

  • Ciao aria,
    Non so ancora nulla di te e mi appresto a leggere la tua storia che commenterò.
    Volevo però farti un’ anticipazione: scorrendo i commenti per un attimo mi è sembrato che il mitico VaiTra fosse tornato. Puoi credermi se ti dico che ero quasi contento? I suoi commenti raggiungono vette ineguagliabili. Soprattutto se raffrontate a ciò che scrive e a come lo scrive.
    😀 😀
    Non avrei potuto rispondergli meglio.
    A tra poco.

    • No, fortunatamente è un battibecco che risale ad un anno fa, penso che questo racconto abbia battuto ogni record sul sito visto che sono due anni che è in ballo e ancora non l’ho concluso.
      Purtroppo ho avuto una crisi e una sorta di blocco durante lo svolgimento, per la seconda volta, non riuscendo a trovare un modo per proseguire. 🙁

  • Voto per Rachel/Celia spiega tutto a Sabine, la poveretta merita una spiegazione dopo tutto quello che ha passato o penserà veramente di aver perso il nume della ragione.
    Ho appena finito di leggere i tuoi capitoli adesso, la tua storia mi era sfuggita. Sono contenta di averla recuperata in tempo e, dal momento che mi piace, la seguirò fino alla fine.
    Ciao.

  • “Il colore degli incubi” mi piace, “Nero… morte.” solite banalità, “non capiva se i suoi occhi erano aperti o chiusi” mi sembra strano che non non lo capisce anche se sta nel buoi totale, “quindi tutto ciò che poteva vedere – o non vedere – era il nulla più totale -” pleonastico, “Sussurrò a sè stessa… intensità” a me sembra che una frase del genere possa servire ad autoconvincersi del contrario, e comunque la frase è astrusa, “blu come l’oceano tempestoso” banalità, “Sabine portò la mano… da fare.” al massimo appena apre la porta blu vede quella rossa; se Sabine tocca la porta blu, non la apre, non la attraversa, si limita a toccarla, allora per vedere qualcosa la porta che ha solo toccato deve scomparire; ma non scompare, perché poi Sabine le vede tutte e due; quindi è impossibile; e se anche lo fosse, non è descritto; “l’idea di solare” brutto, “verde-serpe e rosa-neonato”: se dici viola melanzana o seppia ci può stare, perché tutte le melanzane e tutte le seppie hanno più o meno lo stesso colore e comunque è più o meno chiaro al lettore a quale colore l’autore si riferisce; ma penso che esistano serpenti di qualsiasi tonalità di verde, così come neonati di diverse tonalità di rosa; sono delle espressioni deboli; “Giallo come sabbia di una clessidra” perché, nelle clessidre mettono una sabbia di un colore particolare? Che differenza c’è tra la sabbia e la sabbia delle clessidre? etc, etc… questo era solo il primo capitolo.

    • Non mi sono mai autoproclamata la nuova Stephen King, quindi tutta la tecnicità che cerchi non la troverai mai in qualcosa scritto da me. Scrivo per hobby, perché mi piace. Ma ciò che mi domando è questo: se è tutto così banale e brutto perché leggerlo? 🙂

    • Ah, i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato. Inoltre trovo assurde tutte queste critiche da una persona che nel suo racconto non coniuga nemmeno i verbi nel tempo corretto.
      Andiamo bene. 🙂 Grazie mille, spero di riuscire ad essere ancora più banale nel prossimo capitolo così mi risparmio un commento-poema noioso, altezzoso, smorfioso e sgarbato. ^.^

      • “i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato” senti, sei poco chiara. Il nesso tra colori ed emozioni è valido sia per ragioni culturali (il nero del fascismo, la cui ideologia violenta può suscitare paura) che biologiche (è accertato che la vista del colore rosso accelera il battito cardiaco quindi può suscitare preoccupazione e che il colore blu crea dipendenza quindi può suscitare fiducia e tranquillità). Quando dici “verde-serpe” e “rosa-neonato” non associ un colore ad una emozione, ma a una immagine. Ne “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, c’è un passaggio in una bambina è bloccata su una funivia, intorno a lei il paesaggio è totalmente bianco perché fuori c’è una tempesta di neve. La bambina pensa: quel bianco totale non è meno inquietante del buio assoluto. Questa mi sembra una buon esempio di come associare “colori” ed “emozioni” (e tra l’altro mi sembra un pensiero intelligente e forse originale). “Verde-serpe” non è un associazione tra un colore e un’emozione, semplicemente perché un serpente non è una emozione. Se intendi dire che la protagonista associa il colore ad una immagine o a un ricordo e a quella immagine e a quel ricordo una emozione, non è questo il modo per farlo. Prima specifica in maniera seria che colore è, e poi mostra le azioni del personaggio che fanno capire al lettore che emozione ha provato la protagonista (non basta raccontare le emozioni del protagonista) o direttamente i suoi pensieri. Tipo: “Vide la porta. Era verde muschio. A Sabine sembrò il serpente che la morse sotto un occhio quando era piccola… etc.” oppure “Vide la porta. Aveva il colore di un’albicocca. Sabine immaginò la pelle di un neonato: sarebbe mai stata in grado di accudire… etc.”.

        Il lettore legge “verde-serpente” e immagina un serpente a caso. Ma non sa precisamente di che colore è. Invece la lettura dovrebbe fornire immagini quanto più precise possibile.

    • Scusate se mi intrometto, sono capitata qua per caso e la discussione mi ha interessato. VaiTra, sarò molto onesta, come sono sempre: sei veramente un rompico******. Se le storie le trovi tutte banali e non originali, fai una cosa, come ti ho già detto: fatti una passeggiata e, se possibile, buttati giù da un ponte, così non dovrai più leggerne, perché sentirsi dire cose del genere da un moccioso qualunque che scrive storie “a metà tra Game of Thrones e The Wicther” è veramente il massimo del ridicolo. Sei puerile, tronfio e commenti per il gusto di dar fastidio, non per consigliare e aiutare gli altri – Aria, in questo caso. Lei, quantomeno, a scrivere qualcosa di davvero suo ci ha provato, che poi, come dice ella stessa, non sia alla pari di un’opera alla Stephen King è un discorso a parte (e, oltretutto, non penso proprio stia a te giudicarlo). Riguardo al suo “essere poco chiara”, concludo, conosco persone brillanti che, essendo tali, hanno talmente tante idee e pensieri da non riuscire a buttarle giù chiaramente, finendo per creare confusione persino per sé stesse. Le cose si possono dire anche in modo più gentile, senza per forza cercare di sminuire gli altri per compensare le proprie mancanze e farsi grossi.

  • Ciao, mentre leggevo questo racconto ho provato delle sensazioni strane, di angoscia. Però è avvincente, mi piace molto!
    Scelgo le spiegazioni di Rachel/Celia (tra le quali, secondo me, dovrebbe necessariamente esserci anche quella sul progetto Ku4… come potrebbe mancare?)

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