Io, morte?

Accorgersi di essere vivi

Non mi ero mai preoccupata troppo della morte in vita mia, come credo sia normale tra i ventenni immagino. Forse avrei dovuto, col senno di poi.
Passavo le mie mattinate a fingere di studiare, per una laurea da tenere appesa ad un muro, e le serate tra feste a base di alcolici, droga e sesso occasionale con tizi di cui il più delle volte non ricordavo nemmeno il nome.
Sono in casa ora, cerco di riprendermi dai postumi di uno di quei trip alcolici misto anfetamine che uso per riempire il vuoto della noia, quando sento suonare alla porta.
Apro. Con molta fatica.
Un tizio ben vestito, ed anche abbastanza  carino, mi sorride.
«Salve, lo sa che presto il suo mondo finirà?»
“Oh cazzo, i testimoni di Geova…” penso, lasciandomi scivolare di dosso il pensiero di portarmelo nel letto. Forse meglio così, avrei rischiato di vomitargli in faccia vista la nausea da marinaio d’acqua dolce che ho.
«Grazie della dritta, amico» rispondo sarcastica, faticando a trattenere un esorcistico conato di vomito provocato dalla luce mattutina.
Gli chiudo la porta in faccia ma, chissà come ha fatto, me lo ritrovo alle spalle. Sempre con quel sorriso furbetto incorniciato da un pizzo curato e le iridi di un insolito giallo paglierino.
«Esca subito!» grido.
«Si calmi, la prego. Non voglio farle del male»
«Cosa vuole, allora?»
«Ha qualche minuto? Le spiego meglio la situazione. Aspetto di la, mentre si riveste magari…»
Mi sono resa conto allora che ero praticamente nuda: le mutande? Lasciate sicuramente a casa di Filippo. O era Gianluca? Bah, che importa adesso, se le tenga pure.
Effettivamente la sottana che indosso è trasparente che farebbe a gara col tulle. Anzi credo che lo sorpassi in curva mostrandogli il dito medio.
Cerco di rendermi sufficientemente presentabile, capelli a parte s’intende, perché per domare i miei ricci dovrei usare la dinamite.
Lo raggiungo in cucina, lui pazientemente mi aspetta fischiettando una vecchia canzone jazz che ascoltava mio padre, quando ero piccola. Sarà stato quarant’anni fa…
«Vuole qualcosa da bere?» sforzo di mostrare il cadavere mummificato della mia buona creanza.
«Del caffè. Credo servirebbe anche a lei…»
Dovrei offendermi? Non ci bado, del resto è vero.
«Lei è il signor…» chiedo mentre preparo il caffè.
«Della Morte. Angelo Della Morte. Piacere»
Era serio? Non gli risi in faccia perchè so cosa si prova ad avere genitori bastardi. O forse mi stava solo prendendo per il culo?
«E cosa vuole da me “Della Morte Angelo”?»
Mi porge un biglietto da visita.
“Ade Spa – I leader del trapasso”
Sotto c’era il suo nome.
“Sig. Angelo Della Morte – Mietitore”
Ero sempre più convinta che si trattasse di una candid camera o stronzate simili.
«Questo non risponde alla mia domanda però…» gli dico posando quel ridicolo bigliettino da visita.
«Mi sembra scettica, accenda il televisore sul 21»
Lo faccio, sul 21 c’è il tg24. Il giornalista, l’idolo sfiorito delle massaie ancora in calore, legge le notizie con un inadatto trasporto, fissando l’obiettivo con i suoi occhioni azzurri e due dita di trucco sul viso.
«Tra dieci secondi morirà» sentenzia.
“Cosa?”
I dieci secondi passano.

E all’improvviso… Niente.

Non accade nulla. O forse si?
Il mio ospite digita qualcosa su un tablet ed il tizio si accascia, storcendo la bocca in modo orribile. Addetti di studio appaiono nell’inquadratura, e collegamento interrotto da un “Ci scusiamo per l’inconveniente, le trasmissioni riprenderanno a breve”
«Ha-ah divertente, e io dovrei bermela?» dico sprezzante, sfidandolo.
Lui sbuffa, ma senza perdere il sorriso.
«Ok, tira fuori il cellulare e vai sul sito Ansa.it»
Lo faccio. Dopo qualche minuto il sito si aggiorna.
«CRISTO! È morto davvero, è impossibile che abbiate taroccato il sito Ansa…»
«Si, però ti pregherei di evitare di nominare il figlio del presidente… da quando è tornato dalla Terra non è più lo stesso, non mi piace molto che ci si scherzi»
Non afferro.
«Veniamo a noi… sono qui perchè ho un esperimento da fare. E lei è la mia cavia. Le dispiace se ci diamo del tu?»
Ignoro la richiesta ma lo ascolto, cominciandomi a preoccupare.
Il caffè straripa, ma ignoro anche lui.
«Tra nove giorni morirai. È certo come è certo che domani sorgerà il sole. Ti restano dieci giorni di vita, compreso oggi. Io ti studierò. Il perchè lo saprai alla fine»
Se mi avesse succhiato tutto il sangue dal corpo credo che avrei sentito meno freddo, o un pugno nello stomaco, magari. Respirerei meglio di come sto facendo ora.
«Ti osserverò costantemente, ma soltanto tu potrai vedermi»
«E quando dovrei cominciare?»
«A fare cosa, scusa? La tua vita è già cominciata, o te ne sei accorta solo ora?»
Una pugnalata nel centro del petto: è vero, me ne accorgevo solo ora.
«Io ti ho solo detto quando finirà…»
Lama che gira di novanta gradi nella ferita…

Ecco, è questo il momento in cui una persona inizia a farsi quelle domande: cosa ne sarebbe stato “dopo”, e cosa avrebbe voluto fare negli ultimi giorni di vita.
Solo quando vediamo la bandierina a scacchi ci rendiamo conto che la gara è finita.

Bene, questo è l'inizio e l'ho deciso io. Che sentimento ci mettiamo nel prossimo capitolo?

  • Rimorso (34%)
    34
  • Curiosità (55%)
    55
  • Divertimento (10%)
    10
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551 Commenti

        • Temo che mi sia saltata una volgarità alla prima risposta! 🙁 A volte devo stare più attento! Ne ho data una più breve ed efficace dopo! Mi piacerebbe capire il processo tramite cui tu riesci ad essere molto bravo! Leggi molto ? Riprendi ? Insomma come fai ? E’ questo che mi interessa!

          Grazie mille per la risposta!

          • Ah ok, ecco perché ho ricevuto la notifica ma non riuscivo a vedere il commento.

            Mah, che dirti… diciamo che nella domanda hai incluso parte della risposta: tanta teoria (lettura) è sicuramente una base fondamentale da cui partire, in qualsiasi ambito è utile osservare e imparare dai migliori.
            Per quanto riguarda me non credo di avere segreti o formule particolari: butto giù le idee così come vengono, poi leggo e rileggo, aggiustando le cose che non mi convincono, cercando anche una certa “musicalità” nelle frasi. Purtroppo bisogna fare attenzione: spesso rielaborare troppo può essere controproducente, snatura la “poesia” di alcune frasi facendole sembrare troppo costruite o artificiose.
            Insomma, la scrittura è un mondo in cui un arrivo non esiste, esiste solo il miglioramento continuo, io mi ritengo ancora un novellino che ha davvero molto da imparare.
            Un ultimo consiglio: cerca qualcuno che critichi con sincerità, obbiettività e onestà intellettuale i tuoi scritti, ti aiuterà a capire i tuoi errori ed i tuoi punti di forza.

            Spero di esserti stato utile
            A presto

            Giò

  • Sto cercando di recuperare tutti i racconti che mi sono lasciata in arretrato, oggi tocca a te 🙂
    Credo che l’aggettivo più adatto a riassumere tutti e dieci gli episodi sia “originalissimo”. Veramente bravo, non c’è bisogno di aggiungere altro. 🙂

    Ps: grazie per aver citato Pacino e il Padrino (sono fissata, ma sto cercando di guarire) 😀

  • Immaginavo che te la saresti cavata alla grande. Dopo tanto ridere nei capitoli precedenti, un finale malinconico. Una coscienza sempre pronta a cambiare le carte in tavola.
    Ci sono due lavori che non può fare chi ha una coscienza: La mietitrice e il presidente (che sia una ditta dove si deve licenziare, che sia di una nazione ecc…)

    Complimentissimi

  • Bravo Giovanni, finale ben costruito e quasi toccante 😉
    E il finale è il capitolo più difficile. Spesso mi è capitato di vedere racconti cominciati bene (o molto bene) che poi si sono persi arrivando a un finale un po’ così, stiracchiato. E’ il pericolo di questo gioco, in cui proprio perché le scelte sono in mano al lettore, lo scrittore deve mantenere concentrazione doppia.
    E tu ti sei meritato un bel “segui l’autore” 🙂

  • Un bel finale! Mi ha ricordato uno speciale di Halloween dei Simpson in cui Homer diventa la morte e deve uccidere Marge. Qui, però, devo ammetterlo, c’è tutto un altro clima. Mi ha molto toccato l’incontro con la madre, appena accennato, ma che trasmette davvero tanto!
    Per il finale con Dio, poi, è sicuramente adatto allo stile del racconto, per cui concludo con i miei complimenti.
    Non clicco su “Segui l’autore”, perché l’ho già fatto. Aspetto di premere “Segui storia” appena arriva il tuo nuovo incipit. 😉

  • Standing ovation!
    È ovvio, Giò. Se inanelli dieci perle alla fine ti ritrovi un gioiello.
    Un racconto molto originale, che ha saputo far ridere, pensare, commuovere, appassionare. Cosa vuoi di più? 😉
    Mi piacerebbe che la Mietitrice potesse tornare un giorno su queste pagine; nel frattempo sono già pronto per il tuo prossimo racconto. Che dovrà essere straordinario, perché ora nessuno si aspetta di meno. Quando si comincia? 🙂

    p.s.: quando la Mietitrice ha preso la strada per Taranto, per un attimo ho temuto un colpo di scena clamoroso. Poi ho visto che non stava venendo da te XD

  • Mi associo ai vari complimenti, ed apprezzo anche io Dio lasciato in secondo piano. L’unica cosa che mi lascia un po’ così è la nostalgia di Gioia, a mio parere non avrebbe dovuto provarla, né per la moglie del poliziotto né per la madre! Non che così sia un brutto finale (anzi!!!!) ma le avrei dato un tocco di spietatezza che alla Morte forse serve! ^^

    Attendiamo un altro racconto, sappiamo tutti che sei molto prolifico!! 😉

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