Otto giorni di primavera

L’arrivo

Nessuno aveva fatto caso a quell’uomo appena sceso dal taxi. Un turista, come tanti, che si guardava intorno compiaciuto. Un turista un po’ fuori stagione in quegli ultimi giorni di marzo, timido inizio della primavera del ‘95. Era il primo pomeriggio e Piazza Duomo, a Ravello, era semideserta. L’uomo tirò fuori dalla tasca interna un foglio, lo lesse rapidamente, si guardò intorno ancora una volta, cercò sui cartelli turistici un’indicazione e s’incamminò verso via dei Rufolo.

Il ristorante era a poche decine di metri, sulla sinistra. Sulle istruzioni dell’agenzia di viaggio, dalla quale aveva effettuato la prenotazione dell’appartamento, c’era scritto che doveva rivolgersi al ristorante. Entrò, ma restò a un metro dall’ingresso, come tutti gli stranieri, in attesa che maître lo accogliesse. Sebbene ci fossero solo pochi clienti ai tavoli, dovette aspettare un po’, prima che si accorgessero di lui.

«Prego?» gli chiese, alla fine, una giovane cameriera.

«Ho la prenotazione di un appartamento» scandì lui in inglese, sperando che la ragazza capisse.

Lei lo guardò, ma non rispose. Gli fece segno di seguirla. Il senso della frase lo doveva aver capito perché lo portò alla cassa del ristorante, appena nascosta dietro un arco, dove c’era una signora bionda sulla sessantina. La cameriera le disse velocemente qualcosa, che lui non capì, e si allontanò.

«Benvenuto» lo salutò la cassiera in italiano, ma poi subito aggiunse in un inglese cadenzato «La sua prenotazione, per favore».

Lui sorrise e le porse il foglio. La signora inforcò gli occhiali, che le pendevano sull’esuberante seno, legati a una catenella color oro.

«Molto bene. Per favore, mi può lasciare anche il suo passaporto? Glielo restituisco stasera a cena. Io mi chiamo Giovanna. Di nuovo benvenuto» e gli tese la mano.

Poi Giovanna si allontanò di qualche passo, aprì una porta a vetri e cominciò a chiamare ad alta voce: «Peppino, Peppì».

Arrivò un ragazzo che, a occhio e croce, non aveva più di vent’anni. Somigliava vagamente a Giovanna: entrambi non arrivavano al metro e settanta, erano magri, avevano un naso a patata e le labbra sottili. Peppino però aveva i capelli neri e ricci.

«Peppì, accompagna il signore all’appartamento “Margherita”» gli disse Giovanna.

 Peppino imboccò la stradina difronte all’ingresso del ristorante. Aveva preso la valigia dalle mani dell’uomo e gli aveva fatto cenno di seguirlo. La strada era leggermente in salita, larga poco meno di due metri e senza marciapiedi. Lo straniero fu colpito da una vecchia pianta di glicine che ricopriva l’intera parete di destra. I rami spogli, contorti e legnosi, ricoprivano l’antico muro e i primi fiori, sbocciati da poco, diffondevano nell’aria un profumo delicato, appena percettibile. Subito dopo, dietro una fitta rete nera, si scorgeva un giardino di limoni bassi e carichi di frutti. Poi la stradina curvava a sinistra dolcemente. Pochi metri e Peppino si fermò davanti a un piccolo cancello. Era il secondo di tre cancelletti di ferro battuto, distanti poco più di un metro l’uno dall’altro. Accanto ad ognuno c’era una mattonella di ceramica lucida con un nome: Iris, Margherita, Rosa.

«Eccoci qui» disse Peppino, aprendo il cancello che dava su una lunga scala esterna, stretta, diritta e ripida.

Il ragazzo si avviò su per i gradini in pietra, seguito dall’uomo. Alla fine della scala si apriva un terrazzino. Peppino indicò allo straniero una porta in alluminio anodizzato e vetri smerigliati.

«Questo è il vostro bilocale. C’è una camera con un letto matrimoniale e poi… Adesso vi faccio vedere» aprì la porta ed entrò.

Prima di seguirlo, l’uomo si voltò a guardare il panorama. Dal terrazzino si scorgeva il campanile del Duomo, i tetti di tegole delle vecchie case e un dedalo di viuzze immerse nel verde. Inspirò profondamente l’aria fresca e profumata, si voltò ed entrò in casa. Le sue narici percepirono all’istante un odore di muffa.

 La sera alle sette, fu il primo cliente del ristorante. Entrò e vide Giovanna che, dal fondo del locale, gli fece segno di accomodarsi e di aspettare un attimo. Lui scelse un tavolo in un angolo dal quale si vedeva tutto il locale. Giovanna andò al banco della cassa, guardò verso di lui, prese il passaporto, lo aprì, guardò di nuovo verso di lui. Era un bell’uomo, anche se dimostrava qualche anno in più dei quaranta dichiarati dal documento. Era bruno, brizzolato sulle tempie, non portava gli occhiali e aveva uno sguardo severo. Lei sorrise e gli si avvicinò, reggendo in mano il passaporto.

«Buonasera» gli disse, porgendogli il documento.

«Grazie»

«Lo sa? Mio marito ha lavorato nel suo Paese per anni, prima di aprire questo ristorante. Lei da dove viene di preciso?»

Da dove viene lo straniero?

  • Dalla Svizzera, per la precisione da Basilea (21%)
    21
  • Dal Belgio, per la precisione da Liegi (43%)
    43
  • Dalla Germania, per la precisione da Düsseldorf (36%)
    36
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

385 Commenti

  1. Veramente bello questo racconto! Mi sono piaciute molte le atmosfere che hai saputo creare. Come vendetta l’ho trovata un po’ strana. Perché se il bersaglio era Carmine, lui il messaggio non l’ha recepito. Almeno non credo. Un accenno non mi sarebbe dispiaciuto. Anche se questo avrebbe fatto rischiare a Ruben d’essere scoperto. Comunque, bello anche il finale, che hai usato per ricollegarti al racconto successivo “A Parma non c’è il mare”.

  2. Ora che c’è wifi gratis sulla mia linea, almeno un po di tempo lo dedico a fimettermi in pari con le letture 🙂 e questa è la prima che recupero. Gran bep giallo d’autore che come dicevo ha ilsapore Hitchcockiano ma anche le atmosfere alla Patricia highsmith. Unica cosa con la tastiera del tablet scrivo male 🙂 uno dei migliori gialli qui presenti, finale giusto, mi è piaciuto davvero molto

    • Lo hai già scoperto: la nuova storia non ha nulla a che vedere con questa, c’è solo un occasionale incontro tra vecchi e nuovi personaggi. In realtà il progetto – che non so se porterò avanti – prevede che il decimo episodio sia un raccordo tra le storie. Quindi dopo il giallo di primavera, c’è quello estivo e così via fino all’inverno. In comune le storie dovrebbero avere solo un’ambientazione insolita per la stagione. Però potrei provare a chiedere ai lettori di TI se vogliono recuperare qualche personaggio passato. Chissà.

  3. Finalmente ho trovato il tempo giusto per leggere la conclusione di questa storia che ho letto con grande piacere.
    Ho trovato molto interessante un particolare in questo finale: scrivi che Ruben trovò finalmente l’amore. Ed è interessante il fatto che lo trovi dopo gli otto giorni di primavera, mentre di solito è quest’ultima la stagione dell’amore. Ma forse Ruben è proprio così, non convenzionale, a disagio nella normalità, chiuso un po’ in un suo mondo nel quale cerca il suo ordine. L’ansia che minaccia di rinascere nel ritorno a Ravello, negata già in partenza, solo perché la serenità trovata non può essere spezzata, mi sembra un elemento molto chiaro.
    Inoltre, la cosa che mi colpisce, è che questo è detto come amore. Ruben, capace di porre fine ad una vita, diventa anche capace di amarne un’altra. Mi rimane però una domanda: perché una figlia adottata e non nata da Ruben e Giulia? Che il protagonista non sia in grado di generare la vita? Non se ne ritiene degno? O addirittura è Giulia che non può?
    Un racconto che sarebbe da rileggere per intero, Napo. E ora, vado a leggere il tuo nuovo racconto. 🙂

  4. In un film questo finale mi sarebbe piaciuto parecchio, gli avrebbe dato un tocco inquietante.
    Invece quì l’assassino, dopo una cruda vendetta personale, sembra tornare una persona normale, come se nulla fosse successo. Non è rimasta neanche l’ombra dell’uomo che aveva meditato ed eseguito l’omicidio di una ragazza innocente.
    Come mai?

  5. Più che l’ultimo capitolo di “Otto giorni di primavera” è il primo del prossimo racconto.
    Non posso aggiungere molto ai complimenti fatti da tutti gli altri lettori, se non che questo è l’unico giallo che abbia letto su TI che sia perfettamente coerente con la categoria in cui è stato inserito.
    Mi chiedo solo se mi convenga fare incetta di libri di Agatha Christie per avere qualche strumento di indagine in più sulla prossima storia…

    • Agatha Christie l’ho già messa da parte. Nella prossima storia si cambia completamente registro.
      Consentimi di dubitare che l’ultimo episodio non abbia nulla a che fare con i precedenti. Proprio tu, da fine osservatore, dovresti chiederti se Ruben non abbia surrogato Clorinda e Noor con Giulia e Nogaye. A me continua a non contarla giusta.
      Diciamo piuttosto che voi lettori vi eravate stufati di questo personaggio così contorto e non vedevate l’ora di togliervelo di torno. Sono assolutamente d’accordo: io non ne potevo più. Per questo ora bisogna cambiare registro.

      • Sai che invece secondo me non hanno molto a che fare le “nuove” donne con quelle precedenti?
        Clorinda era solo un mezzo per vendicarsi di Carmine. Non c’era alcun coinvolgimento da parte di Ruben, cosa che invece dovrebbe esserci con Giulia (il rapporto Ruben-Clorinda è durato qualche giorno, quello Ruben-Giulia prosegue da anni, non riesco a vederli sullo stesso piano, nonostante la malattia di Ruben).
        Anche la sottintesa possibilità che Ruben abbia avvelenato la sorellastra non mi sembra plausibile. Le motivazioni dei due omicidi sarebbero troppo distanti. Non si segue una persona malata per due anni, con tutte le difficoltà che questo comporta, per poi eliminarla (con le stesse modalità adottate per “punire” indirettamente Carmine. Noor non ha le colpe del padre, è la vittima), fosse anche in preda allo sconforto.
        A meno che Ruben, nella sua follia (quanto è veramente folle, poi? Meno di molti altri presunti “normali”), non stia divenendo un seriale.
        Che Nogaye possa essere un surrogato di Noor potrebbe essere ragionevole, ma il paragone Clorinda-Giulia non mi convince affatto.
        Sarà che nel rapporto col cane ho visto qualche sprazzo di umanità in Ruben (sebbene il fatto che leghi più facilmente con un cane che con un essere umano la dice lunga sia sui problemi del protagonista che su quelli degli esseri umani), però mi piacerebbe che il destino desse una possibilità di redenzione al belga.

  6. Alla fine a Ravello con una donna,una donna amata,ci torna. Avvolti dalla musica e dal cambiamento immaginario di Ruben ci traghetti soavemente verso una nuova vicenda.
    Amina presentata da Giulia a cui ricorda la figlia e non da Ruben, l’ho trovato deliziosamente inquietante.
    Complimenti . Bravissimo. Partiamo con l’estate.
    p.s.unico appunto,Noor doveva morire proprio il 5 Gennaio giorno del mio compleanno?(scherzo naturalmente)

    • Ops… ovviamente non potevo sapere del tuo compleanno, ma la data del 5 gennaio non l’ho scelta casualmente… Non pensi che per una mente malata, come quella di Ruben, quel periodo natalizio, vissuto accanto alla sorellastra disabile, possa essere stato estremamente stressante? E quella morte improvvisa di Noor per collasso cardiocircolatorio? Non ti viene il sospetto che Ruben abbia “replicato” la tecnica sperimentata con Clorinda? Non dico che è sicuramente così, bada bene. Quando scrivo, sto sempre attento a non affermare, mi limito a suggerire. Ogni lettore deve potere interpretare come vuole, secondo la propria sensibilità.
      Ti ringrazio proprio per la tua sensibilità di lettrice. Hai già intuito: Amina ha qualcosa d’inquietante.

      • Certo che ci ho pensato,più che un sospetto è stata una certezza perché tu sei un eccellente suggeritore e questo è uno dei tuoi punti di forza,secondo me. Mi ha incuriosito il silenzio forzato e forse doloroso di Giulia, mi ha incuriosito lei che non sembra avere una personalità semplice,mi ha stupito l’adozione insomma Napo avrei voluto continuare a leggere,ma tu hai concluso la stagione di Ruben purtroppo. Io ho dovuto prenderne atto……..ma se ci ripensassi…..

  7. L’evoluzione della vita di Ruben sembrerebbe straordinaria, oserei dire irreale: dal crimine pianificato alla famiglia con un bambino adottato. Ma basta osservare Ruben, per comprendere che lui non è mutato, dal male al bene, dalla follia al benessere, ma sempre algidamente uguale a sè stesso. Ciò, per mio conto, sta a significare che hai costruito un gran bel personaggio. Complimenti. Attendo gli sviluppi. P.s. Bella l’idea del taxi P.p.s forse 2 anni psicoanalisi per il Ruben degli episodi precedenti sono pochi, magari con un altro orientamento psiclologico sì ma con la psicoanalisi difficile

  8. Beh, pensavo di essere tra i pochi eletti a conoscere il tuo progetto e invece guarda i commenti… Massimiliano, hai visto? Finge di coccolarci! 😉

    Detto questo, Amina ha già il suo primo fan.

    E ti avviso: domani passerò in stazione, non ci vado quasi mai… tanto che l’ultima volta che ci sono stato era tutta un’altra architettura. Se vedo una vecchietta salire su un taxi saprò cosa gli sta passando per la testa (ps: e questa delle vecchiette, come ti è uscita?)

  9. E così la storia continua eh…
    dovresti un giorno farne un romanzo… approfondire ovviamente, ma riprendere in mano questa storia per farne uno story-drama moderno. Non sarebbe male. Ti seguirò anche nel prossimo. Hai alcune caratteristiche narrative che voglio indagare meglio ma che, per accennare qui e ora, trovo brillanti.

    • Startari, mi lasci senza parole… Grazie per l’apprezzamento. Ti assicuro, però, che non c’è nessuna speranza che dai miei racconti nasca qualcosa di diverso. Non ritorno mai su ciò che scrivo. Non potrei mai fare una versione estesa: se rileggessi, probabilmente ne verrebbe fuori una versione ridotta. Ero abituato a scrivere pezzi brevi, che vivevano solo nell’arco di vita di una copia di giornale. Mi è rimasto questo vizio: scrivo velocemente e non rileggo (da qui i refusi che costellano gli episodi). Questo per me è un gioco.

      • Un gioco? Ti racconto un aneddoto, Napo.
        Secoli fa un sistema politico-finanziario trovò spazio tra le risultanti di matematica applicata per raggiungere un risultato accettabile su piano globale. Si trattava di agire su larga scala, un disegno mondiale. S’inventò il “domino”. Tessere numeriche giocate in gruppo. Da lì nacque un surrogato, più semplice ma vertiginosamente più efficace per la risultante raggiunta, in Italia è conosciuto come il Go Down. Cade il primo tassello e di seguito cadono tutti in fila seguendo il circuito apparentemente casuale. Era un gioco. E’ diventato un programma geopolitico internazionale di cui si avvalgono le maggiori agenzie di spionaggio industriale e per la sicurezza di tutti i paesi industrializzati. Sulla base delle regole del Go Down si decidono conflitti intestini e non, si decidono persino delitti eccellenti. ( di quelli che restano insabbiati per sempre).
        Questo aneddoto per spiegarti che “un gioco” è un modo per essere in pista e lasciare il segno. Non deve mai essere preso per un passatempo dimenticabile. Tu sei qui, hai interagito, non è un gioco: è vero. E sono qui anch’io grazie alla tua presenza. Significa che esisto, qui, grazie a te. Ti pare un gioco? 🙂
        Al prossimo “noi”, Napo.

  10. Con questo ultimo capitolo Ruben vive quasi una vita normale, se tralasciamo le ansie e inquietudini relative al suo passato. La coscienza gli parla e ciò lo porta a cercare informazioni sulla famiglia che ha contribuito a sterminare 🙂 Carmine è morto dopo la figlia, a causa di questo?
    Il finale era già scritto al nono, ma è bello anche così. Spero di rileggerti presto.

    • Sì, lo avevo detto: il progetto era chiudere il “caso” nel nono episodio e usare il decimo come raccordo per il racconto successivo. Alla fine ho deciso di continuare, in omaggio ad alcuni fedeli lettori.
      Grazie di tutto, Giorgia.

  11. Ohhhhh! sei riuscito a stupire persino nell’epilogo:
    Ruben sposato?
    ha adottato una bimba? wow!!!!! questa non me l’aspettavo!
    ….qualcosa mi dice però che la bellissima donna dalla pelle d’ebano potrebbe entrare nella prossima storia?
    si sentono i battiti delle mie mani? bravo, bellissima storia… ora al lavoro, voglio assolutamente il continuo ihihihi!

    • Ma il vero finale l’hai già letto nell’episodio 9, il successivo aggiungerà poco o nulla (non ho ancora deciso se proseguire nel mio progetto originale). Il decimo doveva essere il raccordo con un nuovo racconto, ma non so…

      • mi riferivo all’epilogo, come dicevo un po’ più sotto voglio vedere Ruben tra otto anni.
        l’epilogo non è meno importante del finale, in questo caso poi, visto quel che mi hai detto sulle intenzioni di continuare la storia… è ancor più importante.
        non mollare il progetto, ormai ci siamo affezionati!

    • Ho convinto la Startari! Incredibile.
      Devo dire che, invece, personalmente sono sempre meno convinto di questo racconto. Ho riletto i primi due episodi e ho trovato numerose sciatterie e incongruenze. Come mio solito, alla fine detesto le cose che scrivo.
      Mi sembra che il trend del guardare oltre si stia consolidando. Chiuderò questo racconto entro la prossima settimana.

  12. Rimaniamo sul numero otto.

    Il flashback è stato molto efficace. L’elemento della musica, poi, aggiunge quel qualcosa in più!
    Ho notato qualche refuso… “un auto” scritto senza apostrofo e poi ad un certo punto manca una parola: “Le qualcuno dal bar”, penso manchi la parola “mando”.
    In ogni caso, sempre bravissimo e molto piacevole e coinvolgente! Effettivamente concordo con il commento qui sotto: si finisce per provare una certa simpatia per questo Ruben!

    • Sui refusi hai ragione. Il “mando” nel testo in Word c’è, ma devo aver pasticciato nel copia e incolla. Tra l’altro non ho ancora capito come sono scomparse le linee vuote di stacco tra le diverse scene.
      Il flashback è breve perché Swetty mi aveva sfidato dicendo che sarebbe stato più difficile conoscere la verità dalle parole di Ruben. Così ho introdotto nuovamente il “personaggio” del cane, l’unico a cui Ruben avrebbe potuto raccontare la sua verità.
      Però Swetty non si è fatta più viva… 🙁

  13. Potevi usare i verbi calmare, tranquillizzare, rasserenare,acquietare….invece quel “si sentiva rassicurato”,ha reso Ruben umano. Folle, ma simpaticamente umano.
    L’ho visto ragazzo,solo nella sua cameretta,in braccio ai suoi libri alla ricerca di risposte consolatorie.
    Non posso più tornare indietro, non so cosa hai in serbo per lui, io spero che se la cavi…..tra otto anni.
    Spero troppo?

  14. Altro grande episodio di un’ottima storia. Il capitolo è perfettamente in linea con l’impostazione che hai dato a tutta l’opera. La spiegazione del piano è dettagliata e verosimile, senza stravolgere la trama generale. Ora sono curioso di cosa sarà cambiato in così pochi anni. Sai quanto mi sia piaciuta questa storia e forse mi sono anche lasciato scappare che mi piacerebbe leggere il finale prima di settembre. E se dopo Otto giorni di Primavera fosse la volta dell’autunno?

      • Anche a me sorprende questa scelta della maggioranza 🙂
        Ma poi neanche più di tanto, è la scelta della maggioranza ahahahahah 😀
        Comunque detto tra me e te, tu sei tu e non devi paragonarti a nessuno. So fin troppo bene che lo sai già, ma leggendo un po’ qua e un po’ là sentivo di dirtelo 🙂
        Sono sicura che i tuoi racconti saranno tutti bellissimi 🙂
        Bene, non abituarti troppo a questa Emma virtuosa e in vena di complimenti ahahahahah 😀
        Mi sa che dopo l’estate lascerò le vesti romantiche per un bel po’ 🙂
        A presto Roberto 🙂

          • Non vedo l’ora di leggerlo! 🙂
            Credo (purtroppo per me :D) che il romanticismo non mi lascerà mai del tutto, è come avere un vizio: la tentazione è troppo forte e ci ricaschi sempre ahahahah 🙂
            Allora in fondo in fondo la mia vena romantica ha intaccato un pochino il tuo animo! Ahahahahah 🙂
            Nelle vesti del romantico non riesco a immaginarti, ma aspetto qui brava e buona il tuo nuovo racconto 😀

            • Non so se sono capace di cimentarmi nel genere romantico. Devo dire però che, nella mia precedente vita su theincipit, avevo detto che non sarei mai stato capace di scrivere un giallo… Mi sembra, dopotutto, che i lettori di questo racconto mi abbiano dato torto. Quindi, per sapere se sono capace di scrivere qualcosa di romantico, dovrei sperimentare. In testa avrei un giallo-rosa che, ovviamente, non sarebbe un rosa classico e quindi varrebbe poco come sperimentazione.
              Francamente non so. Oggi scrivo a te perché ho l’impressione che tu, con la tua sensibilità, mi possa capire. Ho di nuovo una voglia irrefrenabile di cancellarmi da theincipit. La verità è che mi piace scrivere, ma detesto rileggermi e soprattutto mi vergogno al solo pensiero che altri mi leggano. Non faccio leggere nulla di mio a parenti e amici, neppure ai più stretti. La mia condanna è che è inutile scrivere se non condividi i tuoi scritti con i lettori.

              • E io Roberto ti parlo con il cuore in mano, ti posso capire eccome. Io mi sono lanciata nel vuoto e ho iniziato a pubblicare facendo leggere anche agli altri quello che mi veniva da dentro. Scrivere è un bisogno, non lo devi soffocare mai, perché non puoi soffocare una parte importante di te. Poi non ti devi vergognare proprio di niente, tu scrivi bene e si vede che leggi anche tanto 🙂
                Sperimenta pure il genere rosa, potrebbe essere una bellissima esperienza 😀
                Anche io ogni tanto mi butto su altri generi, anche se non qui su The Incipit. E poi Roberto bisogna sempre darsi delle opportunità 🙂 Per come la vedo io si scrive per comunicare le nostre emozioni agli altri, e bisogna assolutamente condividere con gli altri 🙂
                Solo tu puoi scegliere se condannarti o liberarti dalle tue idee, il nostro destino è solo nelle nostre mani 🙂
                Il segreto è crederci, solo questo 😀
                Scrivi più che puoi e condivi con gli altri, parenti e non, e vedrai che il resto verrà in modo spontaneo 😀
                E dopo tutte queste parole ti auguro buone vacanze e ti auguro anche una buona scrittura (magari proprio un rosa!) 😀
                A presto Roberto 🙂

  15. Tra otto anni: l’epilogo avrebbe, secondo la mia personale percezione, un sapore più definitivo. Mi è parsa alquanto composta, al limite dell’insensibile, l’emozione evocata dal ricordo di sua madre; la stessa vendetta (fredda per definizione) appare poco goduta. Tutto ciò è comunque aderente al personaggio per come lo hai tratteggiato. La banalità del male? E della vendetta? Ciao. MaxLap

  16. Commento di corsa, come sai.
    Tutti i pezzi al loro posto.
    Mi incuriosisce il perché di queste opzioni: cosa cambierebbe nel giro di due, quattro o otto anni? L’evolversi della sua malattia? Le condizioni della sorella?
    Mi documenterò appena possibile su Casta Diva e Christie, ma intanto (chiedo venia) un’opzione la scelgo. E siccome la verità sta nel mezzo…
    Puoi non crederci, ma questo racconto in particolare mi sta facendo riflettere parecchio su come si concepisce una storia solida e che si legga con piacere. Il problema è riuscire a fare altrettanto.

  17. Chiedo scusa: non so perché non mi ha preso le righe vuote di separazione tra una scena e l’altra. Forse solo per fare innervosire un perfezionista come me.
    I link alla Casta Diva e al libro della Christie, invece, non li ho messi a bella posta. Se volete capirci qualcosa ve li andate a cercare.

    • Io lettore di gialli? Per niente. Ne ho letti pochissimi. Però trovo che sia una lettura molto “estiva”, alla stregua della Settimana Enigmistica. Ho sempre pensato che non sarei mai stato capace di scriverne uno, quindi il tuo commento per me è un complimento.

    • I flashback a volte possono confondere, è vero. Bisogna saperli gestire. Non voglio fare il maestro (per carità!), ma io – per evitare stacchi netti e spiazzanti – uso una tecnica “cinematografica”, ovvero scelgo un oggetto o una frase che faccia da aggancio, da rimando. Nel quarto capitolo, per esempio, Giovanna chiede a Ruben se ha “seminato” figli in giro per l’Europa e questo fa da aggancio al flashback della nascita di un figlio (figlia, in verità) da una madre single.
      È anche vero, come dicono Swetty e la Startari, che il flashback è un espediente spesso abusato, ma qui non stiamo mica facendo letteratura.
      Non prendiamoci troppo sul serio.

  18. Generalmente il flashback ( che qui ho votato) è un espediente narrativo e non una scelta di primordine. C’è da dire che alcune buone storie hanno fatto uso smoderato di flashback come di flashforward, ottenendo grande consenso di pubblico. L’importante è saperlo gestire, può essere un’arma a doppio taglio. Ma le storie devono essere MOSTRATE non RACCONTATE, quindi niente ONNISCENZA, e niente Ruben, qui serve mostrare.
    Il personaggio di Clorinda è stato disegnato molto bene e si è concluso altrettanto bene, quindi proporrei l’uso di un flashback per l’evoluzione della storia.

  19. E così il bastardo ce l’ha fatta… peccato per Clorinda, devo ammetere che alla fine mi è spiaciuto molto, soprattutto dopo il “mi mancherai” finale. Non se lo meritava, per quel che ne so, e questo dramma rende ancora più toccante il racconto.

    Non voglio senitre il narratore onniscente, secondo me sarebbe poco efficace dato l’uso che hai fatto finora del punto di vista di Ruben. Inoltre, sono stanco di intrepretare i pensieri e le parole di quel deviato del protagonista. Quindi voto il flashback, che tra l’altro è un mezzo narrativo da me molto apprezzato.

    ps: splendida la scena della preparazione.
    pps: Ruben bastardo.

    • Grande Boost, metti pathos in tutto, tu.
      Confesso (si metta a verbale) che, se tale Maria Algures, nel suo unico e solo commento a questo racconto, nel pomeriggio del giorno 8 giugno non avesse affermato testualmente “voto una quarta possibilità: la vittima disegnata è se stesso”, avrei fatto morire Ruben. Era quella l’intenzione e, infatti, avevo scritto “vittima designata” e non semplicemente “vittima”. Ma poi perché cercare il colpo di scena? perché volere inseguire una giustizia – umana o divina – a tutti i costi?
      Ruben bastardo ne uscirà vincitore.

    • Sei amica di Swetty, vero?
      Mille grazie. Mi dai, oltretutto, la possibilità di dire che la descrizione della preparazione dei farmaci è volutamente pedante e dettagliata per rimarcare la “doppiezza” di Ruben, freddo e metodico nel suo intento in questa scena, quanto emotivo e insicuro nella successiva.

  20. Per le grosse rivelazioni finali, mi piacciono molto sia il narratore onniscente che il flashback.
    Se fosse stato l’ultimo capitolo avrei scelto il narratore onniscente, ma dal momento che dobbiamo rimanere ancora all’interno della storia, ho preferito il flashback.

  21. Studia i bugiardini,controlla che il betabloccante sia perfettamente disciolto nell’altro intruglio di cui non ricordo il nome e poi non considera l’ipotesi che possa non essere sola?.Ruben ,mi sa che un errore lo commetterai.
    Ho idea che tra Clorinda e la sorella di Ruben ci sia un legame ancora da svelare ma non voglio arrovellarmi troppo visto che arrivano le ferie.
    Voto per il narratore onnisciente.
    p.s. solo la sua mente poteva partorire un nesso tra i due” venerdì” .Uno è resuscitato e l’altra……

    • Se hai pensato che io non abbia apprezzato la scena della preparazione della dose letale ,me ne spiace moltissimo. E’ una scena bellissima.Lenta,grave come il momento(ricorda certi film francesi).Penso che chiunque l’abbia letta non abbia potuto fare a meno di ritrovarsi dietro le spalle di Ruben, a controllare che fosse tutto a posto. Considerando la sua doppiezza ho scherzosamente avanzato l’ipotesi dell’errore(odio le faccine altrimenti avrei messo quella con l’occhiolino).
      Ho scelto il narratore onnisciente,ho pensato che in questo modo, tu potessi dire tutto ciò che volevi sapessimo così da dare spazio all’ultimo capitolo a qualunque colpo di scena.Infine,le tue ferie lasciano in sospeso non le domande ma le risposte,che quando si arriva alla fine di un giallo…

      • Non ho pensato affatto che tu non abbia apprezzato la scena della preparazione della “dose letale” (giustissima definizione, a me non veniva…). Non so perché tu lo abbia ipotizzato, forse per la risposta che ho dato ad Angela (ma non era riferita a te).
        Quanto al narratore onnisciente, sono d’accordo con te, sarebbe stata la scelta più facile che mi avrebbe permesso di parlare di Ruben “dall’esterno”. Qualcuno, però, mi ha sfidato a confrontarmi con l’opzione indubbiamente più difficile: la soggettiva di Ruben. In fondo il gioco su TI sta anche in questo: proporre all’autore la strada meno comoda.
        Comunque avrò un ultimo episodio in cui potrò raccontare ancora altro.
        Sono molto colpito dalla tua attenzione e dalla tua sensibilità di lettrice. Anche se il tuo commento fosse stato dichiaratamente negativo, lo avrei apprezzato ugualmente. Spesso penso che mi prendiate un po’ troppo sul serio: davvero sto solo giocando, non credo di essere un autore. Giuro.

    • Un minimo di azione ci sarà: Ruben non è partito perché vuole vedere… Be’, mi pare evidente, a questo punto, no?
      Dici che il flashback è facile? in effetti nessuna delle tre opzioni è semplice da realizzare: per far quadrare il cerchio, c’è il fortissimo rischio dello “spiegone” (prontamente evidenziato dall’ottimo Massimiliano) e tu sai che l’infodump è un errore imperdonabile. In verità, non a caso, mi sono riservato due episodi per il finale.

      • Non ti nego che al posto di “grosse rivelazioni” all’inizio stavo scrivendo proprio “spiegone”…ma in senso positivo.
        Anche alcuni grandi scrittori di giallo talvolta ricorrevano allo “spiegone”, che però era davvero indispensabile per potere sbrogliare la trama e dare finalmente tutte le risposte al lettore. Quindi, a parer mio, non sempre è un elemento negativo.

      • Per “azione piccola” intendevo, che so, guardare fuori dalla finestra o sistemare le posate.
        Il rischio dello spiegone c’è, ma ci sono due modi per evitarlo. Il primo è proprio il flashback, fai vedere l’episodio del passato e amen. Ma questo sanno farlo tutti. Il secondo, be’, è decisamente più difficile, ma ho già suggerito anche troppo. 🙂

  22. E’ vero, da quella vetrata la vista è incantevole.
    Non farò tutte le considerazioni (accompagnate dalle relative domande) che questo episodio mi indurrebbe a fare (ne verrebbe un commento troppo lungo), però quelle lacrime non erano per Clorinda.
    Il flashback mi sembra l’espediente narrativo più consono ai contenuti del prossimo episodio, perché meno distante da quello che rischierebbe di divenire il classico “spiegone” (anche se sono certo che troveresti comunque la formula più opportuna anche nel caso vincesse una delle altre alternative).

  23. Amo il cinema e credo che un flashback sia l’ideale per questo capitolo in arrivo. Da studente di Medicina, ho molto apprezzato l’estrema cura con cui ti sei soffermato a descrivere i particolari del piano di Ruben. Mi attendo ora, e sono certo che sarà così, un gran finale. Con ciò non credo ci saranno grandi colpi di scena e stravolgimenti della trama, ma sicuramente il “buon” Ruben avrà un’interessantissima storia alle spalle.

  24. Ho destinato il mio viaggio da pendolare alla lettura del tuo racconto.
    Scrittura rigorosa, asciutta descrizione di ogni particolare: luoghi, gesti, smorfie. Naturalismo francese? Lo ricordi. Ora l’esito di questo giallo e il movente del crimine annunciato sembrano scontati: infatti, mi attendo un abile colpo di scena. Mentre io ed altri tentiamo di scrivere, tu scrivi già.
    Ho votato per la partenza
    A presto

    • Devo deluderti: nessun colpo di scena. Il mistero da scoprire (e gli elementi ci sono) è di cosa vuole vendicarsi Ruben. Detto tra noi, non sarà nemmeno nulla di originale. Non scriverei mai nulla di originale su una piattaforma alla mercé di tutti.

  25. Ho votato per la telefonata (mi accorgo che faccio sempre voti controcorrente).

    Ma lo sai che pure io ho copiato il Tondo Doni? È rimasto a matita, con anche la griglia, non ho mai avuto il coraggio di colorarlo per paura di fare danni. 😀

  26. Sono al quinto episodio e per ora, be’, è bellissimo. E non lo dico per piaggeria, è proprio coinvolgente e suggestivo, senza sbavature. Le intenzioni del protagonista arrivano a poco a poco e va benissimo così.
    Un unico appunto: la scena di sesso andava descritta, perché è importante, non basta dire che uno è “violento” devi anche farci vedere come.
    🙂

    • Grazie, swetty. Vorrei chiarire però una cosa: non sono un cacciatore di incipoints, non sono passato a commentare il tuo racconto nella speranza di averti come mia lettrice. Ti seguo da tempo su WD e, per fortuna, a differenza di altri, hai mantenuto nick e alias dell’altro sito.
      Mi ero cancellato da WD e anche da THeiNCIPIT. Visto che sono tornato qui, non è detto che poi non torni anche su WD.
      Concordo col tuo appunto, ma ci sono due cose alle quali sono refrattario: l’Erotico e il Fantasy. La scelta dei lettori mi ha portato sulla scena di sesso – l’opzione che non consideravo minimamente e che ho incluso solo per comporre la triade “sesso, droga e rock n roll” – mettendomi in notevole difficoltà. Ingenuamente avevo sperato che la maggioranza optasse per la droga, visto i segnali di “disturbo” che dava il protagonista.
      Anche io esprimo quasi sempre voti controcorrente, seguendo una mia logica che evidentemente è perdente…

  27. Niente, sono ancora in vacanza ma ho trovato un attimo, si approssima la fine e voglio rimanere lucido per capire cosa c’è sotto questa storia.

    Ti avverto, però, Napo: ogni giallo, come sai bene, se ripercorso a ritroso una volta ottenuta la soluzione, deve far trasparire tutti gli indizi che non si sono notati, e dimostrare che la soluzione era accessibile! 😉

    Per ora, non ho ancora trovato nulla per cui la mia teoria della “fratellastranza” tra Ruben e Clorinda sia un’ipotesi da scartare assolutamente!

    Massimiliano, è anche un appello alla tua persona: vedremo se hai davvero il distintivo di detective, alla fine, o se sei solo chiacchiere e… l’ho già detto. 🙂

    Napo, comunque sono super preso. Forza, non fingere di stare in vacanza e soddisfa la nostra curiosità!

    Non voto la colazione, in qualche modo l’avrà avvelenata e la dinamica non mi interessa troppo. Che Ruben parta, ok, si è capito. Devo dire cosa ho votato?

  28. Nei limiti del possibile mi hai accontentata.
    Certo guardare il Tondo Doni con gli occhi di Ruben, è una ristrutturazione di campo …anche se la presenza di elementi pagani e l’espressione di Giuseppe…
    No,no, non mi farò coinvolgere.
    Voto per concentrarci sulla colazione con Clorinda.

  29. Sono tornato per riportare la situazione in semi parità. Secondo me a questo punto ci starebbe benissimo una telefonata da Charleroi.

    Questo è un grande giallo hitchcockiano (se si scrive così). Psicologico, come se ne vedono pochi in giro. Complimenti anche per la meritatissima copertina!!

  30. La partenza di Ruben, magari ci darai maggiori dettagli. Bellissimo questo episodio, la descrizione del Tondo Doni soprattutto. Mi hai ricordato Il codice da Vinci…cosa volevano comunicare ai posteri i grandi artisti protetti dal Vaticano, i vangeli apocrifi e tutto il resto. Bellissimo.

  31. Anche tu sei ossessionato dal Tondo Doni, napo? A giudicare dall’intensità della descrizione e dalle osservazioni che muovi intorno all’opera, si direbbe che la vivi personalmente. Pura curiosità. Refusi a parte ( eh eh eh, ci caschiamo tutti, dài), un episodio delicato.
    Una telefonata.

  32. Capitolo che ci avvolge ancora di più nella mente misteriosa di Ruben, fornendoci però alcuni elementi fondamentali per la vicenda. Sono curioso di conoscere i dettagli della colazione con Clorinda: la poverina ha avuto un semplice malore?
    Altro grande episodio scritto da una penna che ormai considero maestra.

  33. Questo sito è veramente interessante,dal mio punto di vista, che come dice B.W.è quello di solo lettore.
    Normalmente leggo racconti completi,non ho percezione dei cambiamenti,delle rielaborazioni,delle riflessioni,delle correzioni che portano l’autore a compiere la sua opera.
    Io leggo, e se l’autore è bravo, mi trasmette emozioni sue che fa mie.
    Su The Incipit, osservo “il durante” tra inizio e fine. E’ piacevole,però quando leggo,normalmente,decido io quando interrompere e per quanto tempo.Tu sei chiuso per ferie,e adesso?
    Vorrei sapere di più sulla malattia di Ruben.Immagino che i riferimenti al “chi”e al “come” e le informazioni sulle abitudini di Clorinda a colazione,siano depistaggi,o no?
    Buone ferie,Napo Capo.

  34. Caro Napo, complimenti come sempre per questa tua capacità di mantenermi costantemente sul “ciglio del burrone”, in attesa di cadere… finché poi Ruben si alza. E se ne va.

    Quando strozzerà qualcuno? O è tutto un trucco, e tu sei il prestigiatore?

    Adesso ti dico cosa voglio conoscere: voglio sapere qualcosa in più sulla famiglia di Ruben. Anzi, “narrowerò” la richiesta: che cosa sa lui di suo… padre? 😉

    ps: attento a un refuso nel riassunto. Hai scritto due volte “Giovanna”, una volta al posto di “Clorinda”.

  35. Io una domanda ce l’ho: da quanto tempo Ruben prende psicofarmaci? Penso che la risposta potrebbe fornire interessanti indizi!

    Ho notato alcuni refusi: “«Ruben, tieni. Le ho asciugato la bava per anni, ora tocca a te» e gli dice, porgendogli un fazzoletto” c’è una “e” di troppo. “Clorinda e si alzò per andare di là, in cucina”: qui stessa cosa. E alla fine c’è “è” invece di “e”.

    Un episodio che mi è piaciuto. L’incontro con il cane mi ha fatto sorridere, ma mi domando che ruolo avrà.

    • Sì questo episodio è purtroppo pieno di refusi. L’ho scritto in fretta e furia e non l’ho riletto. Volevo pubblicarlo prima dell’ondata dei nuovi racconti del concorso.
      Ho una mezza idea sul ruolo che potrebbe avere il cane, ma non so se la utilizzerò. Comunque stavolta dovrete aspettare: mi metto da parte, in attesa che passi l’ondata blu.

  36. Non mi aspettavo tre alternative di questo tipo. L’ultima opzione non la capisco: se clicchiamo tutti su quella e chiediamo una cosa differente, formalmente diventa la scelta vincente ma da un punto di vista pratico come predisporresti il nuovo episodio?
    Credo che se vincesse la prima alternativa non ci potresti, in questo momento, raccontare molto di più di ciò che sappiamo, perché la famiglia potrebbe essere il punto centrale di tutta la vicenda. D’altronde, il Tondo Doni rappresenta la Sacra Famiglia, qualcosa che, a quanto si potrebbe dedurre, Ruben non ha mai conosciuto ed è forse per questo che è così colpito dall’opera.
    Mi chiedo se il nome Noor nasconda qualche indizio nascosto (non è di origine belga), e se il padre di Noor sia lo stesso di Ruben (ma mi sembra improbabile, anche perché abbiamo visto il flashback del parto di Noor ma non di quello di Ruben. Potrebbe essere stato adottato?).
    Le strade aperte sono ancora pressoché infinite. Ad esempio la condizione di Noor potrebbe essere il vero evento scatenante della rabbia di Ruben verso Carmine e i suoi familiari. Sappiamo anche che è stata la madre di Ruben a parlargli di Ravello (sul letto di morte? Quando lui ha scoperto l’esistenza della sorella?) e forse a chiedergli di cercare Carmine (o un suo parente).
    Ci sono poi altri indizi che fanno pensare: Ruben ha avuto una crisi quando Giovanna gli ha chiesto se ha seminato figli in giro per l’Europa, e la stessa schizofrenia del protagonista potrebbe distorcere la realtà che percepisce.
    La mia scelta, come si era capito, cade sul Tondo Doni, che ormai da un po’ penso possa fornirci qualche elemento, se non determinante, sicuramente interessante.

    • Hai la stoffa del detective, non c’è che dire.
      Se vincesse l’opzione della domanda dei lettori, cercherei di dare le risposte nel limite del possibile, come ho specificato. In realtà, anche se tale opzione non vincesse, cercherei di dare risposta a chi farà domande interessanti.
      Sulla famiglia di Ruben posso ancora raccontare qualcosa in più senza svelare tutto, ma tu – ne sono certo – potresti arrivare alla soluzione mettendo in fila tutti gli indizi.
      Hai ragione anche sul fatto che il Tondo Doni rimanda alla famiglia, alla Sacra Famiglia, quindi è una variante della prima opzione, ma in una lettura molto diversa.
      Giuste intuizioni anche su Noor. Non dico altro. Del resto avevi già capito che il riferimento al Tondo Doni non era casuale…
      Mi sembra però che tu mi stia prendendo un po’ troppo sul serio facendo questa analisi così approfondita di ciò che scrivo.
      Piuttosto hai visto le foto nel mini sito del Riassunto (molto “ruspante”)? È un gioco anche quello.

      • Per carità, è un gioco, ma divertente, anche perchè il dibattito con te è sempre interessante.
        Ho visto il riassunto e le foto. Mi chiedo perchè tu abbia messo anche quella del cane. A meno che non abbia un ruolo importante anche lui…

  37. Vorrei sapere qualcosa di più della sua famiglia (della sorella soprattutto) per capire cosa l’ha traumatizzato per essere così antipatico 😉 scherzo.
    Scorrevole, qualche refuso di disattenzione tipo “Si alzò di scatto è disse seccamente”
    Capita

  38. Sono curioso del valore del Tondo Doni per il nostro Ruben. Come ormai evince da ogni episodio, la scrittura è scorrevole ma ben curata. C’è però, se posso permettermi, un piccolo refuso da segnalare: “quasi si contrò con Carmine”. Una S mancante che non rovina l’ottimo racconto.

  39. Ho votato Clorinda,
    perché quello che Ruben le dice a proposito dei baci è sacrosantamente vero, e se lui ( uomo apparentemente misurato finora) sfocerà in una qualche schizzofrenica mossa, dovrà farlo su colei che non lo sapeva.
    -:)

  40. Ho appena letto tutti e cinque i capitoli e ne è valsa davvero la pena. Hai uno stile enigmatico, mi piace. Tutto il racconto sembra circondato da un’atmosfera di sospensione, come se tutta questa calma stesse costantemente sul punto di spezzarsi.
    Ho votato Giovanna perché mi sembra che sia quella più disprezzata da Ruben, almeno per ora. 🙂

  41. Ho letto gli episodi in un’unico raro momento libero: ho trovato un maestro! La tecnica del lasciare al lettore l’immaginazione con una marea di indizi e depistaggi si associa completamente al meccanismo di voto di the incipit. Ho votato per Carmine, poiché Ruben conosceva già il suo nome e la cosa mi intriga parecchio.

  42. Ho letto gli episodi in un’unico raro momento libero: ho trovato un maestro! La tecnica del lasciare al lettore l’immaginazione con una marea di indizi e depistaggi si associa completamente al meccanismo di voto di the incipit. Ho votato per Carmine, poiché Ruben conosceva già il suo nome e la cosa mi intriga parecchio.

  43. Ho letto tutti e cinque i capitoli di seguito. Innanzitutto dei complimenti sono d’obbligo. Uno stile piacevole, scorrevole e coinvolgente. Ho apprezzato molto la cura con cui distribuisci alcuni indizi. Ad esempio il nome Carmine, detto da Ruben, ripreso solo alcune righe dopo. O la scena della donna che sta per partorire (che spero venga ripresa!).
    Ruben, poi, è un personaggio che rimane enigmatico. Lo trovo davvero riuscito: fornisce quell’atmosfera che si adatta perfettamente al racconto. Mi chiedo, poi, è voluto l’accostamento tra la primavera, l’inizio della stagione (per cui una città ancora semi deserta, possiamo dire anche tiepida) e l’indecisione di Ruben?

    Nel quarto episodio c’è stata una frase che, personalmente, ho trovato un po’ spiazzante: “Ruben avrebbe voluto urlarle in faccia ciò che pensava di lei e della sua famiglia.” Fino a quel momento Ruben si è sempre presentato come calmo, composto e molto controllato. Quel desiderio di urlare spezza quasi violentemente l’immagine che mi ero fatto del personaggio. Probabilmente, però, proprio quell’urlo inespresso indica qualcosa di più.

    Ho votato per Carmine. Il fatto che Ruben conoscesse già il suo nome mi fa pensare che ci sia un qualche legame, magari qualcosa in sospeso.
    Complimenti Napo, ti seguo! 🙂

    • Grazie per il commento, Francesco. Interessante che tu abbia colto l’ambientazione in primavera, in realtà all’inizio della primavera, che è volutamente una metafora del cambiamento che investirà più personaggi. Un cambiamento che comincia a manifestarsi in Ruben che, nei primi quattro episodi, appare – come osservi giustamente tu – calmo, composto e controllato, ma che, al giro di boa del quinto episodio, scopriamo essere, in realtà, sedato dagli psicofarmaci. Pochi giorni e esploderà la primavera con tutti i profumi e i colori della Costiera amalfitana, ma esploderà anche la schizofrenia di Ruben.
      La mia tematica preferita (non solo in questo racconto) è la mancata verità. Esiste “la” verità? Esiste sicuramente “una” verità percepita, costruita, dove “una” non vuol dire “la sola”. Ma possiamo mai sapere la pura verità? Da qui la “doppiezza” dei personaggi che spesso traspare improvvisa e appare, a prima vista, immotivata.
      Qualcosa in sospeso c’è di sicuro…

  44. Il tuo è il primo giallo che leggo su “the incipit” anzi è il primo giallo che leggo dopo “10 piccoli indiani” .
    Non so perchè avevo perso interesse per il genere, ma caspita il tuo racconto mi interessa eccome!

    Non ti dirò per chi ho votato. Da brava “signora in giallo” voglio aspettare la fine per vedere se la traccia che sto seguendo è quela giusta o no.

    Ho avvertito, nella scena di sesso un fastidio da parte di Ruben, quesi come se fosse stato “violentato”. Forse perchè non è l’opzione che tu volevi.
    Se l’opzione invece è quella che tu volevi potrebbe essere un indizio indizio o, più semplicemente è la mia sensazione ad essere sbagliata.

    Ormai, mi sono addentrata. Confesso che rileggo sempre più di una volta il capitolo, per concentrarmi su indizi che durante la prima lettura “di piacere” potrei non aver notato.
    Quindi, aspetto il prossimo.

    P.S “Belvedere a strapiombo” , ” è ancora presto”, “non so se sei la persona giusta” non sarà mica questo il luogo del delitto?

    • Quale onore! Su una cosa posso confermare che hai pienamente ragione: l’opzione “sesso” non è quella che avrei scelto come la più coerente con la trama e con il personaggio di Ruben (e infatti l’episodio non mi è riuscito come volevo, perché sono stato “violentato”…). Io il mio voto l’ho dato all’opzione “droga”.
      Non ami il genere giallo? In realtà neanche io lo prediligo e non avrei mai pensato di scriverne uno. In effetti devo ancora decidere se sarà davvero un “giallo”. Di sicuro mancherà un elemento classico: l’indagine.
      Gli episodi sono pieni d’indizi, ma ci sono anche tanti depistaggi. Non aggiungo altro.

  45. Noto un tono all’apparenza scherzoso in Alberto, non accusatorio… credo però me la sarei presa un po’ anche io. 😉

    In ogni caso, Napo, ormai sono molto più affascinato dalla tua storia, che da quella dei tuoi personaggi: sei una persona evidentemente intelligente e acculturata, ma sei anche permaloso e non sei certo uno che le manda a dire. Mi assomigli (in quanto a schiettezza e permalosità, intendiamoci), e ormai per me sei un riferimento.

    Peccato per il link che non funziona e per qualche refuso qua e là, non è proprio da te! 🙂
    Ecco li link corretto.

    Per quanto riguarda la mia scelta (scusa se ci sono andato largo), ammetto che sono molto confuso. Clorinda qui si è dimostrata abbastanza facilotta, ma non sono convinto che sia stato un atteggiamento così forzato come si è detto: le persone sanno talvolta stupirci, e in più casi certi atteggiamenti iniziali non sono altro che piccole barriere che da un giorno all’altro saltano per aria. In tono scherzoso e non offensivo, dirò anche che le donne talvolte in questo sono delle vere maestre! Ne avrei di esempi reali… 😉

    Io voto Giovanna: perché penso che manchi solo lei, nelle mire omicide di Ruben. E perché è quella che per adesso sento più al sicuro.

    Devo anche dire che Ruben mi fa un sacco paura, non mi piace, ha qualcosa di “sporco” in sè. Ruben è sicuramente doppio, direi patologicamente doppio. Appunto.

    Scusa ma questo complimento dovevo fartelo, però.

    • Grazie.
      Grazie per il link corretto e grazie per il commento in generale.
      C’è poco da essere curiosi sulla mia persona: non sono nessuno. Ho solo la caratteristica di dire ciò che penso. Un pregio o un difetto, in funzione degli interlocutori: c’è chi mi trova saccente e presuntuoso e chi apprezza la mia onestà intellettuale. Anche nei miei confronti preferisco le critiche, purché motivate, ai complimenti. Fare complimenti è facile, non comporta nessuno sforzo d’analisi e nessuna capacità relazionale.
      Ora torno nel mio silenzio, è meglio.

  46. Siamo alle solite, Roberto (aka Napo Capo). Io che ho seguito “Cose che a volte capitano” (il tuo precedente racconto che MISTERIOSAMENTE hai fatto cancellare), so che non sei nuovo ai capovolgimenti di fronte. Clorinda sembra un’altra persona (come dicono Giorgia e Massimiliano) ma non credo che sia un caso. I tuoi personaggi sono tutti MISTERIOSI e BUGIARDI come te!

    • Finché dai del bugiardo ai miei personaggi, ci posso anche stare. Francamente sentirmi dare del bugiardo mi sembra invece assolutamente gratuito. Se ti riferisci al cambio di profilo, ti faccio notare che (a differenza di altri) non scrivo contemporaneamente con più profili. Se sono tornato su theincipit con un altro nome è stato, almeno all’inizio, per votare e commentare degli autori con i quali ero rimasto in contatto. Poi mi è venuta voglia di scrivere. Non sospettavo che mi avreste riconosciuto e, a dire la verità, la cosa non è che mi abbia fatto piacere (e infatti avevo smesso di replicare ai commenti). Dovresti invece apprezzare che sono riparito da zero, senza beneficiare della “fama” acquisita nella mia precedente “vita”.

  47. Direi che Carmine è laa vittima designata perché Ruben ha avuto una particolare reazione parlando con Giovanna del marito, nel primo episodio. Forse però Ruben ha molti conti in sospeso con questa ingombrante famiglia e non sopporta nessun componente. Mi permetto di notare che Clorinda ha avuto una variazione nell’atteggiamento un po’ singolare 😉 ciarliera sin dal’inizio, ma improvvisamente molto disponibile 🙂 e Ruben cos’ha, è malato? Il racconto trascina, mi piace.

    • Se tu e Massimiliano avete percepito un cambio repentino nel personaggio di Clorinda, vuol dire che ho sbagliato questo passaggio. Il lettore ha sempre ragione. Non per scusarmi, ma devo dire che, in verità, volevo far trasparire la “doppiezza” del personaggio, ma non sono riuscito a rendere bene ciò che volevo. Clorinda non è il solo personaggio “doppio” in questo racconto.

      • Dal mio punto di vista (che vale quel che vale), forse, inserendo un accenno al fatto che Ruben potesse essere sopreso dal comportamento di Clorinda, il lettore avrebbe percepito la condotta licenziosa della donna in modo più coerente alla narrazione. E’ anche possibile, però, che Ruben fosse già al corrente della doppiezza di Clorinda. In questo caso, in effetti, non se ne sarebbe potuto stupire.

      • Ma no, mi spiace…il mio non voleva essere un commento polemico 🙁 era solo una constatazione mia, magari gli altri hanno percepito meglio il tuo intento, e io non ho avuto la giusta sensibilità o acume! Non ho letto sotto di me.
        C’è da dire che se tu avevi intenzione di far trasparire la doppiezza del personaggio, trattandosi questa di un racconto a episodi, è sicuramente difficile trasmettere la sensazione…cioè, se lo leggi tutto assieme lo acchiappi al volo 😉
        Personalmente ho trovato doppio anche Ruben…perché prima era quasi timido nel presentarsi a questi presunti estranei, mentre con Clorinda è stato quasi sgarbato…proprio quando lei si è mostrata disponibile, ma in questo caso mi è sembrato che lui avesse qualcosa da recriminare nei suoi confronti che tu ancora devi spiegare.

        • Il tuo non è stato affatto un commento polemico. Ė questo il tipo di commenti che cerco. I commenti edulcorati, di cui è pieno questo sito, non servono a spingere un autore a migliorarsi, servono solo a gratificare l’io ipertrofico di sedicenti scrittori.
          Ruben è sicuramente doppio, direi patologicamente doppio.

          • Io sono dell’avviso che la sincerità a volte può essere presuntuosa, mentre il garbo può aiutare a migliorarsi senza ferire. Sono stata sincera nel dirti quel che ho percepito dal tuo racconto, ma lungi da me pretendere di averlo capito appieno…soprattutto perché è difficile restare concentrati su un singolo racconto dopo una settimana, e manca il tempo di rileggere tutto.
            Comunque aspetto il seguito 😉

  48. Direi che Carmine è laa vittima designata perché Ruben ha avuto una particolare reazione parlando con Giovanna del marito, nel primo episodio. Forse però Ruben ha molti conti in sospeso con questa ingombrante famiglia e non sopporta nessun componente. Mi permetto di notare che Clorinda ha avuto una variazione nell’atteggiamento un po’ singolare 😉 ciarliera sin dal’inizio, ma improvvisamente molto disponibile 🙂 e Ruben cos’ha, è malato? Il racconto trascina, mi piace.

  49. Salterò gli ovvi complimenti che so non interessarti. Mi limiterò a pensarli.
    Un paio di considerazioni: la prima riguarda il comportamento di Clorinda. In precedenza mi ha dato la sensazione di essere restia nei confronti di Ruben, mentre in questo episodio è diventata disponibile e persino intraprendente. Una trasformazione veramente repentina.
    La seconda concerne la citazione del Tondo Doni dell’episodio precedente. Ho la sensazione che non sia stata messa a caso, come un indizio che però ancora non riesco a decifrare.
    Per la scelta, Clorinda mi sembra troppo scontato. Quindi restano Carmine e Giovanna. Di Carmine non si sa ancora nulla, quindi preferirei che non fosse eliminato prima dare il proprio contributo al racconto. L’ovvia conseguenza è che scelgo Giovanna.

    • Interrompo il mio silenzio, perché sono stato provocato da Alberto Ricci. Sulla trasformazione repentina di Clorinda ho già risposto a Giorgia.
      Sei tornato su Tondo Doni, eh? Hai un buon intuito. Ho disseminato indizi qua è là. Ognuno ha un suo razionale, ma sono solo accenni perché devo lasciare aperte tante porte, tante alternative. Quando poi, attraverso le vostre scelte, resterà solo una strada da seguire, spero di riuscire a rimettere insieme tutti i tasselli del mosaico. Per ora mi sto divertendo a costruire un piccolo labirinto di specchi, dove l’apparenza non è detto che sia la verità. Come il personaggio di Clorinda, molte persone e cose in questo racconto hanno una doppia natura.
      Visto che sei particolarmente attento alla scelta dei particolari e del lessico (cosa che si riscontra anche nella tua scrittura) ti coinvolgo nel gioco. Perchè ho scritto “vittima designata” e non semplicemente “vittima”? Ci potrebbe essere un colpo di scena dell’ultimo minuto? Chissà.

      • Vittima designata si presta, per come la vedo io, a una doppia lettura. E’ designata perchè la stiamo scegliendo noi, ma potrebbe essere designata perchè, seppur prescelta, non vuol dire che lo diventi, e ciò potrebbe aprire le porte alla dipartita di qualche altro personaggio al posto di quello prescelto. In quest’ultimo caso, però, per quanto designata, la vittima non sarebbe più tale.

  50. Eccomi! Mi eri sfuggito nella confusione… ed apro ora (in colpevole ritardo) un racconto con dei “sapori” tipici a me tanto cari…

    Sai qual’è la sensazione ? Che ci sia ancora davvero TANTO… da leggere…da scoprire… e questo sia “solo” un ottimo avvio…

    Ti seguo con curiosità 🙂

  51. … vorrei “vedere” una scena di sesso, secondo me ti riesce bene…

    PS: sai che pensavo? che a volte si cerca di sfuggire al rutilante mondo di internet, di sottrarsi in qualche modo alle luci della ribalta, cercando di preservare, nel limite del possibile un angolo di privacy. Allora ci si “camuffa”, ci si nasconde, ci si protegge indossando maschere multiple, avatar misteriosi, identità insignificanti… però ti dico che lo “stile” non si può camuffare, modificare… quello che hai dentro viene sempre fuori, inesorabilmente ed è come un’mpronta digitale… appartiene solo a te…

  52. Sono molto combattuto.
    Ovviamente, la prima cosa che viene da pensare è che la seconda e la terza opzionone siano uno “scherzo”, partorito come conseguenza della prima.. che quindi rimane l’unica che abbia un senso.
    In realtà però, anche la seconda potrebbe avere un senso: e quindi essere quella che tu preferisci (metto come ipotesi che tu ne preferisca una).
    In ogni caso, avresti potuto anche pensare che qualcuno facesse questo ragionamento. Quindi la questione si riapre.
    Voterò secondo il mio gusto, che poi è quello che siamo chiamati a fare: sesso.

    Mi ricordo ora che questo è un giallo, quindi un dramma dovrà pur succedere, no? O è già successo nel passato.

    La scena di sesso potrebbe essere legata al concepimento di quel bambino del ’51, forse uno stupro?

    Ah, ce ne sarebbero, di domande…

    • Ti ringrazio di questo commento che conferma una mia idea sulla scrittura (che, tra l’altro, ti ho già espresso): bisogna seminare dettagli, spunti, informazioni senza approfondire e spiegare più di tanto. Il lettore deve potere “leggere” il testo secondo la sua sensibilità e scoprire aspetti che l’autore non ha immaginato. Infatti io, a ciò che ipotizzi tu, non avevo affatto pensato. Sinceramente ho buttato giù le opzioni a caso, cercando una triade scontatissima (la prima che mi è venuta in mente), in contrasto con quella dell’episodio precedente, molto ragionata (come aveva ben capito bricoleur)

      • Sì, è vero, me lo avevi scritto. E hai ragione.
        Quindi, hai scelto le opzioni veramente a caso? Peccato… più che altro per il mio ragionamento sprecato. 😉

        Dici che quella dell’episodio prima era molto ragionata, così l’ho riletta. In realtà, non sono d’accordo quando dici “la risposta darà alla fine una svolta al racconto”… o meglio: l’hai deciso tu, come regola. Sinceramente, credo che sarei stato in grado di inventare almeno un paio di soluzioni per ogni scelta, nelle quali la scelta stessa sarebbe stata ininfluente per le sorti del racconto.

        Non per declassare un mito, ma cosa aveva capito bricoleur? Aveva semplicemente indicato Miss Marple… forse adora il filone? O mi sono perso nei commenti?

        Ho visto i commenti sotto: come tu dici “bastava una canzone alla radio” per sviare l’opzione “Rock & Roll”, allora io dico “bastava che sulla panchina si sedesse qualcuno con un libro di Agatha Christe in tasca” per rendere innocua Miss Marple.

        La domanda è: come può il lettore capire quando la scelta è decisiva, se la regola a volte c’è, a volte non è indicata? Dovevi dire come hai fatto prima: le scelte le ho messe a caso! Se non altro non ci pensavo troppo su! ahahah

        Scherzo.

        ps: noto un grande conflitto interiore (tuo) nella scelta dell’avatar.

  53. Ho scelto una scena di sesso, anche se avrei voluto metterle tutte e tre 🙂 il famoso trio.

    Capitolo che mette in luce degli aspetti finora nascosti di Ruben, ma li accenna soltanto, senza svelarli del tutto. Ti seguo con interesse, mi piace quando non capisco dove vada a parare la storia.

    • ps. Ho scelto sesso perché mi sembra che alla frase “figli seminati per l’Europa” lui abbia iniziato a tremare, quindi vuol dire che il “sesso” inteso come rapporti senza amore consumati abbia per lui un grande valore. Oppure come abbiamo appreso (ma non ne siamo ancora sicuri) due righe più in basso, forse proprio Ruben è stato concepito da un rapporto galeotto.

    • In realtà non ho in mente una trama ben definita. Ho seminato ‘accenni’ – come dici tu – che possono poi essere sviluppati in funzione delle opzioni che sceglierete. Mi diverte la sfida di riuscire a portare comunque la storia a parare da qualche parte. Grazie, Diego.

    • No, non ci casco. Invece, sull’opzione più facile per l’autore, tu ci sei cascato, come Oscar. Lo so che dovrei stare zitto e vincere facile. Però vedo che, in generale, su questo sito, i lettori tendono a scegliere l’opzione più strana, non ragionando da lettori-scrittori. Uno scrittore dovrebbe chiedersi: quale opzione può davvero condizionare il corso della storia? Altrimenti l’interattività resta una chimera.

      • Hai perfettamente ragione Napo sul fatto che spesso “i lettori tendono a scegliere l’opzione più strana”, ma noi non sappiamo sapere “quale opzione può davvero condizionare il corso della storia” basandoci semplicemente su tre parole messe dall’autore come scelte. Nel mio caso specifico, ho scelto “Rock’n’Roll” perché tra le tre mi sembrava la situazione meno banale delle altre (non pensavo minimamente che intendevi una scena alla “una canzone alla radio e una ragazza che inizia a ballare”), perché nel mio immaginario questo termine significa proprio gli eccessi (compressi sesso e droga) e il divertimento senza confini, che effettivamente poteva dare una “scossa” al personaggio di Ruben e alla narrazione, non pensi? 😉

      • In realtà, Napo, il mio intento era di evitare di introdurre elementi che non mi piacerebbe entrassero in questa storia, perché scontati o poco interessanti.
        Onestamente, nessuna delle tre opzioni mi ha dato la sensazione di poter condizionare il corso della storia e “costringerti” ad un percorso differente, almeno in parte, di quello che hai in mente.
        Non vedo nessuna opzione strana, come dici tu, come non ne vedo nessuna che ti avrebbe seriamente messo in difficoltà. Quindi ho scelto la meno peggio, a mio modo di vedere, delle tre opportunità.

    • Oscar, mi dispiace contraddirti. La scena di Rock n Roll è la più facile da inserire in una storia: basta una canzone alla radio e una ragazza che inizia a ballare. Una scena isolata, senza conseguenze, che lascia aperto qualunque altro sviluppo della storia. Le altre due opzioni sono molto più difficili da inserire nella trama. Comunque la scelta è vostra e questo mio commento non è mirato a influenzare i lettori.

  54. Ho recuperato i tre episodi. Mi piace l’ambientazione e il contrasto che hai saputo creare tra i mondi contrapposti dei personaggi, attraverso la sapiente descrizione degli atteggiamenti e dei luoghi contesto della storia. C’è una calma apparente che precede una svolta improvvisa nella story line. Ho votato per il trattatato sulle malattie infettive, forse ha un nesso con il seguito, che si prospetta misterioso. Mi ero persa questa bella storia! Ma ora ti tengo d’occhio… 😉

  55. Io avrei letto Agatha Christie, ma a lui faccio leggere un trattato medico sulle malattie infettive, potrebbe dare una seria svolta al racconto 🙂

    Mi sono letto tre capitoli in una botta e devo dire che la storia è davvero interessante. Si capisce che c’è qualcosa sotto, che qualcosa deve succedere, che non è lì per puro caso. E per ora conosciamo i personaggi. Mi piace molto anche la cura del dettaglio, soprattutto mentre leggevo il primo capitolo.

    Ti seguo e aspetto il seguito!

  56. Nulla Napo, la sua agenda personale direi.
    Ma nella sua agenda c’è scritto che è rimasto solo un giorno, per fare quello che si era prefissato di conludere a Ravello. Quindi ha dovuto… “sbrigarsi”, diciamo. Iniziare subito.

    Scrivi davvero molto bene, il racconto scorre che è una piacevolezza.
    Non capisco la tua foto di profilo invece: non si abbina al tuo stile. Devi essere un personaggio strano anche te, va là… 😉

  57. Un trattato medico sulle malattie infettive. Che sembra non c’entri nulla, invece…
    Mi piace molto l’ambientazione. E comunque varrebbe la pena seguirti anche solo per il nickname 😉

    • Mi interessa mettere in luce proprio questo contrasto: da un lato un contesto sereno e uno scenario bellissimo, dall’altro qualcosa di brutto che accadrà. Cosa e perché? Se non avessi etichettato questo racconto come “giallo”, non avreste pensato a una storia d’amore? Magari tra Ruben e Clorinda o tra Ruben ed Ersilia. Perché allora mi state portando a parlare di Carmine, un tranquillo settantaduenne che è un personaggio secondario?

      • Se non avessi visto che era un giallo mi sarei insospettita comunque.
        Un apparentemente tranquillo signore che non ha tempo per una compagnia romantica, che conosce il nome di un altro uomo che casualmente (?) ha vissuto nel suo stesso paese e l’atmosfera ambigua non lasciano presagire nulla di buono.
        Inoltre, il fatto che fin ora non abbiamo visto Carmine non vuol dire che sia necessariamente un personaggio marginale… 😉

  58. Confermo la mia prima impressione: nei tuoi capitoli non succede praticamente nulla (ma tutto scorre incredibilmente bene). Stiamo girando intorno, non ci stai portando da nessuna parte (maledetto!). Comincio a credere che la vera suspence è l’attesa che succeda qualcosa.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi