Behind the mask

Andy

Quella mattina il piccolo Andy Wilson si era svegliato prima del solito, eccitato come se fosse Natale. Non lo era. Non ancora. Ma fuori nevicava e l’idea di andare in giardino a costruire improbabili pupazzi di neve lo riempiva di buonumore. Scese dal letto in punta di piedi e sgattaiolò in salotto per sbirciare fuori dalla finestra. Cercando di non fare rumore, Andy si arrampicò sul divano vicino alla finestra e scostò un poco le tende, osservando emozionato i fiocchi di neve danzare nell’aria.
«Cosa stai facendo, signorino?» La voce della madre colse il piccolo di sorpresa, che si voltò verso di lei con aria colpevole, in attesa del rimprovero che però non giunse; infatti, nonostante il tono contrariato – più per la paura che il figlio potesse farsi male che per altro – la donna stava sorridendo. Andy sorrise a sua volta prima di avvicinarsi alla madre, strattonandole la gonna.
«Mamma! Posso andare fuori a giocare? Ti prego, posso?»
«No, Andy. Fa troppo freddo e nevica ancora. Ci andrai oggi pomeriggio se smette.»
«Ma, mamma!»
«Niente “ma”, signorino. Sei un ometto ormai, non puoi più fare i capricci!» replicò la donna. Notando l’espressione abbattuta del figlio, però, dispiaciuta, si addolcì.
«Senti: adesso prepariamo una bella colazione per papà e mangiamo tutti assieme. Poi, se lui ti dice di sì, andremo fuori a giocare. Cosa ne dici?»
«Va bene…» borbottò Andy, incrociando le braccia sul petto. Mentre la signora Wilson si allontanava per preparare la colazione, il piccolo tornò ad accoccolarsi davanti alla finestra, sbuffando. Voleva uscire. Voleva andare fuori a giocare prima che la neve andasse via tutta, altrimenti che gusto c’era? Stava ormai per arrendersi e andare in cucina per fare colazione quando qualcosa, o meglio, qualcuno, attirò la sua attenzione fuori dalla finestra. C’era un uomo nel giardino di casa, un uomo alto e smilzo come il suo papà, con le mani premute sulla faccia e l’andatura barcollante, come quella di un ubriaco. Sembrava sentirsi male. Come se avesse capito di essere osservato, l’uomo sollevò lo sguardo sulla finestra attraverso cui Andy lo stava guardando, fissandolo a sua volta con insistenza. Poi, come riscuotendosi, l’uomo gettò a terra qualcosa e si allontanò, sparendo tra i vicoli. “Chissà chi era quel signore…” si domandò il bambino. “E… cos’è quella cosa gialla là?”
Gli occhi di Andy erano fissi sullo strano oggetto che lo sconosciuto aveva gettato a terra e, come fosse un magnete, non riusciva a scostare lo sguardo da quella direzione. Nemmeno un forte rumore proveniente dalla cucina riuscì distogliere la sua attenzione dal piccolo oggetto che luccicava nel giardino. In punta di piedi, si avviò verso la porta, attento a non causare il minimo rumore che potesse tradirlo. Aperta la porta, Andy si avventurò all’esterno. Dopo alcuni passi sulla neve fresca raggiunse l’oggetto del desiderio e si chinò per osservarlo meglio, mentre la sua piccola manina paffuta scostava delicatamente la neve che vi si era depositata sopra. Una maschera. Non appena le dita del bambino la sfiorarono, un’ombra minacciosa apparve sotto lo sguardo attonito di Andy. Poi, fu il buio.

Le volanti della polizia con i lampeggianti accesi e le sirene spiegate giunsero all’abitazione dei Wilson accompagnate da un’ambulanza con altrettante misure di urgenza. Svoltarono nel vialetto, parcheggiarono i veicoli e gruppi di uomini in divisa e paramedici si precipitarono a passo deciso e svelto all’interno della casa. Andy si trovava all’entrata, seduto sull’ultimo scalino della rampa di scale che portava al piano di sopra, in evidente stato di shock. Era stato proprio lui a chiamare i soccorsi: “La mia mamma si sente male!” aveva detto alla signorina dalla voce piatta del centralino. Gli agenti coprirono il bambino con una calda coperta marrone di lana prima di dirigersi verso la cucina, dove la madre di Andy giaceva distesa sul pavimento, una pozza di sangue che andava allargandosi attorno al suo corpo. Morta. Al posto dei bulbi oculari, come un macabro scherzo, alla donna erano state conficcate alcune matite colorate. Al piano di sopra, la situazione non era affatto migliore: il padre di Andy, anch’egli steso sul pavimento del bagno, il viso imbrattato di schiuma da barba ormai secca e rappresa, presentava sul torace numerosi tagli profondi e sanguinolenti. Tornati da Andy, alcuni agenti provarono ad interrogarlo, ma con scarsi risultati. Il bambino aveva ben poco da raccontare: si era svegliato e mentre la mamma preparava la colazione e papà si radeva era uscito un momento in giardino perchè aveva visto qualcosa luccicare sulla neve. Quando era rientrato aveva trovato la madre annaspante sul pavimento. Il capo della polizia, dopo la testimonianza, si diresse all’esterno per controllare: non c’era traccia di oggetti luccicanti, ma la neve si stava sciogliendo con insoliti solchi irregolari nel punto indicato. Scostando la neve, sul vialetto esterno della casa, trovarono una scritta.

“Sono tornato”

Chi sarà la prossima vittima?

  • Un'amica del Signor Wilson. (33%)
    33
  • Un collega della Signora Wilson. (24%)
    24
  • La cugina di Andy. (43%)
    43
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

62 Commenti

    • Ti ringrazio per i complimenti Michele -^^-
      Molto apprezzati da entrambe. La geniale idea delle matite negli occhi è stata un tocco di classe di Aria ^^ Se qualcuno indagherà su queste morti? Chi lo sa? 😛
      Noi no di sicuro. Tu sapresti dire chi è stato al posto dei poliziotti? 😛

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi