Dove vanno le stelle

Un’ultima intervista

L’universo si contorce e muove. Le luci e l’opaco rosso che freme, mi accarezzano gli occhi. Sono spine e sono fuochi e, qualche volta, sono fulmini: si fanno scie di scintille nel nero e mi strappano da quello. Mi fanno vedere. In una crepa sottile che s’apre, imparo le lampade, i loro bulbi di mille watt e la loro forza. Dilatano, e quanto sta davanti a me diventa chiaro: volti e corpi diversi d’uomini e di donne, che mi circondano senza dire nulla. Da loro non viene interesse alcuno. Scendono su di me dal loro sole artificiale. Mi prendono per le gambe. Mi elevano così. Mi mostrano.

Quella laggiù, distesa in bianco, è mia madre. So che è lei. Non sorride, non piange.

Una donna dal camice azzurro mi riversa accanto, e mi infila in bocca un tubo di plastica. Quando lo preme, sento il peso di tutta l’opera di Dio battermi il petto. Squarciarlo, costringerlo a riempirsi di sé. Sento tutto il dolore del mio primo respiro lasciarmi, e scuotere l’aria. Così vengo al mondo: in un grido di meraviglioso terrore.

Trascrizione dell’intervista a J.Tuttle (estratto) – 6 Maggio 2024, ore 21:33

Tuttle: No, si accomodi, si accomodi. La prego di non fare caso al disordine. Sono stato molto impegnato, sa, negli ultimi… negli ultimi ventisei anni. Ho avuto giusto il tempo di curarmi che la casa del vecchio Taylor restasse dove doveva stare: ferma sulle sue fondamenta, con la facciata rivolta ad Ovest, al tramonto. [fa una breve pausa] È dove stava il campo da golf, prima che il Club ne facesse un parcheggio. Beve qualcosa, signorina… signorina Simmons, giusto?

Simmons: Per me nulla, La ringrazio. Non credo riuscirei a bere, in Sua presenza, viste le circostanze.

Tuttle: Suvvia, Lei sta parlando a un uomo che potrebbe esserle nonno. Non deve aver paura che i miei whiskey le diano alla testa: sono dosi per anziani, fatte per essere gustate un secondo e dimenticate subito dopo. Per una ragazza come Lei, sarebbe poco più che una parentesi. Non si faccia problemi per me.

Simmons: [ride] No, signor Tuttle. È che… è che non amo bere. Non sono mai riuscita a farmi piacere il sapore dell’alcool.

Tuttle: Ah, se chi ha comprato queste bottiglie potesse sentirla… Beh, probabilmente quel Chi non le avrebbe offerto nulla dapprincipio. Tripla T odiava avere ospiti: diceva che la loro compagnia gli rammentava di tutti i suoi difetti; primo tra tutti, l’incapacità di apprezzare quelli che loro si portavano dietro.

Simmons: Con Tripla T intende Suo nonno?

Tuttle: Il padre di mia madre, sì. Taylor Thornton Tuttle. [ride] Il genere di nome da trombone che si sarebbe scelto un magnate WASP per sottolineare decenni di matrimoni tra cugini. Devo essergli grato da avermi considerato abbastanza illegittimo da non essere degno di un secondo nome come il suo.

Simmons: Mi pare di capire che non nutrisse molto affetto nei suoi confronti…

Tuttle: Oh, no. Era mio nonno. Ad un nonno… ad un padre di famiglia, nato e cresciuto a Sefton, non si deve mai affetto. Rispetto, semmai. Ecco, vede, mio nonno ed io eravamo troppo diversi per capirci a fondo. Lui era lui, ed io non ero lui. [ride, mentre si versa un bicchiere di whiskey] A mia difesa, Le dirò, non sono stato l’unico ad aver dovuto subire la sua logica. Tuttavia io, a differenza di tutti gli altri che lo avevano conosciuto, potevo vedere fino a che punto questa logica poteva spingersi. Tripla T era un uomo freddo quanto la fama che si portava dietro, e un altro po’ ancora. E non dimentichiamolo: il vecchio Tuttle era decano all’Università di Manchester. Professore di Astronomia, per di più. Col suo volto disteso sempre all’aria, lontano dalla nostra terra e dai nostri sciocchi interessi, e con tutte quelle stelle da guardare… le analogie si sprecherebbero. [ride] Però, se lo lasci dire, era un uomo buono. Che voleva per suo nipote tutto il bene possibile. Certe calunnie vanno fatte, a volte. Alla faccia di chi se le merita.

Simmons: La raccolse in casa quando sua madre morì, giusto?

Tuttle: Oh, sì. Ma non era per questo che ho iniziato a nutrire rispetto per lui. Piuttosto, è perché – nonostante tutto – ha sempre mostrato affetto nei miei confronti. Come vede, niente di particolarmente strano o extraterrestre. Burberia, piuttosto. E fortuna. Perché sono stato educato in modo abbastanza severo da riconoscere da che parte sta l’indifferenza, e da che parte la riservatezza. Mio nonno lasciava che lo seguissi ovunque, in università e nei suoi viaggi all’estero per ammirare le stelle, a patto che non aprissi “quello stramaledetto forno”, come amava dire lui. [Si accoccola sulla sedia, guardando fuori dalla finestra, verso un mare lontano miglia e miglia] Avrà capito perché gli sono grato.

Simmons: È stato lui ad averla portata a Bruges, nel ’65?

Tuttle: E chi altri, se no?

Cos'è successo a Bruges, nel '65?

  • Un evento mondano a cui Tripla T non poteva non partecipare. (25%)
    25
  • Il protagonista viene portato, durante una vacanza, ad ammirare la città. (13%)
    13
  • Si è tenuto un convegno internazionale di astronomi. (63%)
    63
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65 Commenti

  • Finalmente finito. ^^
    Scusatemi per tutto il tempo che ci ho messo per quest’ultimo capitolo, ma ho avuto alcuni contrattempi (domani parto, starò via per un po’).
    Devo confessarvi che ho un poco imbrogliato, questa volta. All’ultima frase ho aggiunto un link a un documento con l’ultima parte del capitolo. Fate finta che sia una sorta di anticipazione di quanto dovrete aspettarvi per la seconda parte.

    A presto! ^^

  • Complimenti 🙂

    Io sono uno che cerca sempre il pelo nell’uovo e, ammetto, per le prime due parti e mezzo non ho avuto nulla da obiettare. Perfetto.
    In seguito però, se posso permettermi, la scrittura si fa un poco pesante e credo che la modalità dell’intervista, che così bene funzionava all’inizio, stia diventando stancante. Ovviamente il mio è solo un parere, eh; vedo che a molti altri piace.
    Però prova a pensarci almeno un poco 😉

    A rileggerci!

  • Convegno di astronomi, dato che l’astronomia è stata per qualche anno la mia passione. Dopodiché, avendo terminato di leggere di tutte le “stranezze” dell’universo, iniziò a diventare una cosa un po’ “ripetitiva”…

    Ti seguo, per due semplici motivi: perché scrivi da Dio e perché questo incipit è molto affascinante. E poi è “fantascienza”… mica “rosa”, no? 😉

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