LA POLDAVA 1914

SIBELLE E PERDUTA: UN LEVRIERO AL CIMITERO

O mia mater/sì bella e perdu-u-uta..

Salvata dalla camera a gas, premio di una carriera di corse dietro a una lepre di pezza al cinodromo della capitale,  Sibelle era stato adottato da un’abitante del villaggio di Smrolesk, nella regione mitteleuropea di Poldavia. Un giorno, sfuggito al guinzaglio della benefattrice, il levriero, presa la fuga, aveva finito per irrompere nel cimitero della un tempo fiorente e prospera cittadina poldava  che appare debitamente spettrale in un paesaggio desolato. Ai suoi cancelli si è appena presentata una troupe televisiva internazionale, composta da Alex, videoreporter londines, Rodna, la sua assistente-interprete, Mikko, l’operatore finlandese, Lizabeta, storica di origine russa e Vince, l’autista italo-americano.

Il gruppo, superato il cancello ovviamente cigolante, si addentra nel camposanto. Anche qui, in questa regione qualunque nel cuore dell’Europa, batte il cuore del Continente. Ma il cuore dei morti non batte più: c’è solo silenzio, solo il silenzio percorso da brividi di vento pulsa in questo borgo dei trapassati. Nella luce livida (alla lettera significa blu e nera, sapete?) dell’ora tra cane e lupo, una strana apparizione tra le tombe: una bella ragazza nuda corre a perdifiato tra angeli e lapidi e fosse e con lei corre precedendola, seguendola e inseguendola, un levriero chiamato (ma chiamato da chi, dall’eco?) Sibelle. La troupe entra nel cimitero. La nuda e il cane sono scomparsi. Mikko comincia a panoramicare sulle tombe, da una delle quali parte improvvisamente uno sparo. L’operatore stramazza: è stato forse colpito e da che? Ma no, si è soltanto spaventato. Spaventato dal rumore di un tappo di champagne stappato: emerso dai monumenti funerari, si appalesa una figura un po’ curva, un “gobbetto nel parco” imparentato con quello stesso cantato da Dylan Thomas in una sua poesia con una bombetta beckettian-chapliniana in capo e una bottiglia in mano. Costui si rivolge alla troupe in un mix di tedesco, yiddish e poldavo.

– Ich bin Lorenzo Luska, starovish zu smolesk tzadania, nu? Wu du zeit? Ich laben Trist! Skoll! – e brinda. 

Dopo goffi tentativi dell’interprete di comunicare con Lorenzo, è l’autista che riesce a capire qualcosa dialogando con lui in triestino e traducendo agli altri in italiano e in inglese. Lorenzo Luska, nato prematuro a Trieste , custode del cimitero dagli anni trenta, alla morte del padre, avvenuta proprio qui (Vlad Luska è sopravvissuto al primo conflitto mondiale, ma non al dissolvimento dell’impero) festeggia il suo centesimo compleanno.

– Sbarcato in rada dalla Viribus Unitis, la corazzata, nonché nave ammiraglia e fiore all’.occhiello della Marina imperiale,  che deve il suo nome al motto dell’imperatore Franz Josef, destinata  4 anni più tardi all’affondamento nel porto di Pola, il feretro dell’Arciduca Franz Ferdinand, ucciso in un goffo attentato a Sarajevo, attraversa una Trieste dolente per partire alla volta di Vienna in ferrovia. Tra i tanti incalcolabili effetti sui destini d’Europa e del mondo dell’atto terroristico annoveriamo anche un parto prematuro – narra il traduttore. 

Alex, intanto, rivolge la sua attenzione ad una lapide, sulla quale Luska, a gesti,  invita a posare una pietra. La camera inquadra la sepoltura di  una coppia suicida sopravvissuta ai campi di sterminio, ma non alla caduta del muro di Berlino che l’ha ricongiunta troppo tardi, ormai: Avram Avigdor e Rachele Lowenthal, le cui fantasmatiche  figure sbiadite appaiono appoggiate alla lapide e si alternano a repertorio della Berlino divisa dal muro e della sua distruzione, hanno subito il nazismo, sono stati divisi dalla deportazione e poi dalla DDR, per ritrovarsi con troppa poca vita a disposizione, morendo quasi contemporaneamente di crepacuore non appena tornati a Smrolesk, dove si trovava lo shtetl dei loro avi ashkenzi – era il cuore dell’Europa che batteva nei loro petti…. 

Ecco di nuovo Sibelle: la ragazza nuda la sta carezzando, tenendola in grembo, una raffigurazione michelangiolesca della Pietà rivisitata da un contemporaneo, magari Jeff Koons. Il gruppo scultoreo che nella luce strana del piccolo cimitero appare di plastica marmorea è accanto alla tomba paterna del becchino Lorenzo. 

Vlad Luska, a Caporetto era dalla parte dei vincitori, ma, perso il contatto con la sua unità, finì sbandato tra gli italiani in rotta (lo vediamo vagare in una landa onirico-brumosa sostenendo un nemico ferito), per lasciarsi poi morire alla morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe, mentre Giuseppe e basta, l’italiano da lui soccorso, dopo la cosiddetta vittoria finirà a combattere nelle Brigate Internazionali in Spagna e dopo la vittoria franchista fuggirà in Francia con le ceneri della bruja gitana poldava Verena, giovanissima amante da lui stesso bruciata su una pira di fortuna, per interrarla al cimitero, intonare Los quatros generales e spararsi ai bordi della fossa. 

Qualcuno sta chiamando Sibelle. E non è l’eco!

 

Chi chiama disperatamente il levfriero Sibelle?

  • uno scommettitore abituale al cinodromo di Poldavia (25%)
    25
  • una voce dal passato (25%)
    25
  • la donna che l'ha adottato (50%)
    50
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5 Commenti

  • Visionario.
    La tessitura raffinata suggerisce continui richiami colti che per un verso mi attraggono; la frammentarietà del racconto, invece, in parte mi disturba (ma sono curioso di scoprire dove i diversi fili finiranno, prima o poi, per intrecciarsi).
    Per il seguito, proprio per questo carattere visionario della tua storia, propendo per lo scommettitore. Mi sembra meno atteso e meno banale, il linea con il tuo stile.
    Interessante.

    • Grz, Danilo: è visionario xché visivo – infatti, è la novelization di una mia sceneggiatura che sta per diventare lungometraggio; il filo conduttore è dunque cinematografico, da cui la frammentarietà del frequente cambio d’inquadratura, mentre troupe e becchino conducono il centenario della finis Europae

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