LA POLDAVA 1914

Dove eravamo rimasti?

Chi è il produttore di questo film da fare o che si sta facendo da sé? Il suo nome è Nessuno (100%)

AU REVOIR, POLDAVIA!

…un film che si produce da solo a Smrolesk…

La Cina è grande e in Cina tutto è grande: la grande muraglia cinese, il grande timoniere. La Cina è grande e in Cina tutto è grandissimo, tranne i cinesi, che sono piccoli, però sono tanti (milioni di milioni, come la stella di Negroni: ricordate? che voleva dire qualità…). La Poldavia è piccola e i poldavi sono per lo più morti e sepolti: in un cimiterino dove da cent’anni vive un becchino. 

Un treno nella notte è un serpente fatto d’intestino giallo. Se il treno è svizzero, appare rosso di fuori e giallo dentro. Nello scompartimento ci sono solo due viaggiatori, ciascuno col suo libro in mano. Il primo viaggiatore è il primo a cedere: il romanzo gli scivola sulle ginocchia. Curioso, il secondo viaggiatore solleva delicatamente il volume: sulla copertina, figura il titolo, “Lo Sceriffo di Lodz”. E’ lo stesso romanzo che ha tra le mani il secondo viaggiatore. Tossendo cavernosamente dalle caverne dell’Apocalisse, quest’ultimo riesce a svegliare il primo, con cui intavola una conversazione che sa di prima colazione a pane, burro, marmellata e caffè amaro. Il primo viaggiatore, quando ascolta, si passa sulle sottili labbra esangui una lingua sporca di succo d’arancia. Ad un certo punto della notte, mentre i finestrini del convoglio riverberano un biancore indistinto, i due viaggiatori si scambiano i libri. Il primo viaggiatore sostiene, con malcelato compiacimento, di rileggere “Lo Sceriffo di Lodz” per la seconda volta. Ora, da un altro scompartimento, arriva una signora: è giovane e bella. Forse, sta cercando la ritirata. Ma i due viaggiatori, concordi, riescono a farla sedere accanto a loro e le raccontano, ciascuno a suo modo, la trama del romanzo. Ma non è solo il diverso modo di narrare che evidenzia varianti sostanziali nello sviluppo della vicenda. E’ quasi l’alba, ormai, fatta di montagne mobili, schiodate dalle pinete, quando il secondo viaggiatore tossisce di nuovo, interrompendo il racconto e provocando nella viaggiatrice dai lunghi capelli fulvi una crisi di pianto. Il primo viaggiatore, allora, apre a caso il romanzo e comincia a salmodiare il contenuto di alcune pagine. Il sottofondo di singhiozzi e colpi di tosse si mescola allo sferragliare del treno sulle rotaie. La lingua del primo viaggiore s’inzacchera e s’inzucchera di schizzi di saliva. La giovane signora si alza in tutta la sua snellezza e ripercorre lo scompartimento, tornandose dond’era venuta. Al suo posto, ha lasciato una chiazza d’urina dorata. Calmati d’incanto i rantoli, il secondo viaggiatore, sfogliata la sua copia, trova il passo citato dal primo e gli declama la sua versione, sostanzialmente discordante, malgrado l’edizione sia la stesso, come, del resto, il traduttore. Zittito, il primo viaggiatore ha serrato la mascella fino a spezzare un paio di denti, le cui schegge inghiotte in silenzio. Il treno rallenta, ma non farà fermate. Nessuna fermata.Ora il treno ha raggiunto il pieno giorno: tutt’intorno, scintillano le rocce dei monti in catena, che paiono idoli seduti sui talloni, intenti a pregar loro stessi, attendendo sacrifici umani di alpinisti e sciatori. Anche sciatori sono i due viaggiatori? Certo nella rastrelliera ognuno ha il suo paio di sci. Quello del primo è di legno, roba da museo. Gli sci tecnologici del secondo sembrano pronti a maciullare le gambe di chiunque d’età superiore ai sedicianni anche solo se li agganciasse. Appartengono al figlio del secondo viaggiatore, così come quelli del primo sono del di lui defunto padre?Porta Rossa: è l’insegna di un hotel di Firenze, chissà se è ancora accesa a Firenze, cioè chissà se l’albergo esiste ancora (o se è mai davvero esistito…); ma soprattutto, chissà perchè s’è ora accesa sul display del vagone del treno rosso, che non fa fermate intermedie. Fatto sta che il primo viaggiatore all’accensione della scritta s’alza di scatto e, rivolto all’altro un vago gesto di commiato, lascia lo scompartimento (e la vita?). Fatto sta che l’altro, che lo segue, per curiosità o per avvertirlo che ha dimenticato o abbandonato il suo bagaglio, compresi gli sci di legno, più non lo trova lungo l’intero convoglio.Porta Rossa: aprendo la porta intermedia tra due vagoni, il primo viaggiatore s’è trovato nella polverosa lobby di un hotel deserto. Una specchiera malata gli restituisce la sua immagine deformata e retrocessa a un’infanzia da unigenito. Nell’inquadratura riflessa compare l’ombra elegante di sua madre, soccorsa da un solerte facchino: suo padre. Salgono la scalinata dell’albergo la signora e il valletto e li tallona il finto bambino, fino a quando, in fondo a un corridoio, l’uomo di fatica non apre una stanza e la madre si volge al figlio, mostrando lineamenti ora in tutto e per tutto uguali alla donna snella e bella del treno, che il viaggiatore non ricorda di aver preso e lasciato.

Adieu adieu adieu Poldavia, lalalà, lalalalà. 

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5 Commenti

  • Visionario.
    La tessitura raffinata suggerisce continui richiami colti che per un verso mi attraggono; la frammentarietà del racconto, invece, in parte mi disturba (ma sono curioso di scoprire dove i diversi fili finiranno, prima o poi, per intrecciarsi).
    Per il seguito, proprio per questo carattere visionario della tua storia, propendo per lo scommettitore. Mi sembra meno atteso e meno banale, il linea con il tuo stile.
    Interessante.

    • Grz, Danilo: è visionario xché visivo – infatti, è la novelization di una mia sceneggiatura che sta per diventare lungometraggio; il filo conduttore è dunque cinematografico, da cui la frammentarietà del frequente cambio d’inquadratura, mentre troupe e becchino conducono il centenario della finis Europae

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