LA POLDAVA 1914

Dove eravamo rimasti?

Chi ha accusato la nazionale di Prandelli di viltà, venendo per questo sfidato a duello? il reporter inglese, con il dente avvelenato per la sconfitta della sua squadra ad opera degli azzurri (100%)

SELFIE DI UN DUELLO ALLA RUSSA

Nato per sorte e non per caso a Trieste, il becchino centenario si sente tanto poldavo quanto cittadino del porto meno italiano e quindi più italiano d’Italia.

Annucka e Land dormivano insieme quando l’Andrea Doria entrò in rotta di collisione con lo Strockholm nel tratto tra Nantucket e New York. Undici ore impiegò la nave italiana, inclinata su un fianco, ad affondare. Non molte furono le vittime: una quarantina. Tra queste, non risultarono né l’ex ufficiale von Witt né la rossa polacca e neppure l’ex Landau, che, finito per la seconda volta a mollo, questa volta era stato il salvatore e non il salvato.

Anni dopo l’incidente di mare appena descritto, un intellettuale italiano, ironico, raffinato, cosmopolita, Alberto Arbasino, si sarebbe domandato perché mai la tragedia del Titanic fosse diventata un mito universale e l’affondamento dell’Andrea Doria, invece, no. La risposta potrebbe essere: perché non è stato scritto il sequel del romanzo “Tom Mix from Lodz”, che avrebbe previsto, come si deduce da taluni appunti rinvenuti, la morte per annegamento di Moshele, scampato allo sterminio e intenzionato a raggiungere gli Stati Uniti. Motivo della mancata stesura del seguito? Il rifiuto di Levi: sistematosi a New York, era diventato, seppur non ufficialmente, il negro di Land, ma non volle tradurre il loro viaggio transatlantico nell’epilogo delle peripezie dello Sceriffo di Lodz. Con Morris, le divergenze non erano solo letterarie. Heimito, oltre al suo nome originario, sentiva spesso riaffiorare nostalgie austro-nibelungiche, la ruota e le violette del Prater, per esempio, la partecipazione all’Anschluss, la sfilata proprio dietro a Hitler, sensazioni pericolose che combatteva sollecitato e sorbendo lezioni ubriacanti di ebraismo da Levy, ultima lettera del cognome modificato all’ottenimento della cittadinanza americana. Mike Levy, da parte sua, coltivava fanaticamente un hobby: l’allevamento di gagliardi sensi di colpa. Cercava nel contempo di alleviare la tensione litigando con Dio e con Morris Land e saltellando sul suo piede nuovo attorno ad Annucka Tusseya, che teneva agevolmente a bada le due teste d’uovo, come chiamano negli States i boffins, definizione di non particolare stima nei confronti degli intelletuali in uso nel Regno Unito e in Australia, estesa anche a soggetti del tipo “scienziato pazzo”. E pazzo ci finisce Mr.Levy, former Landau: hey, sono gli Anni Sessanta, ragazzi, tutto va rotta di collo, on the road con Kerouac e nei circuiti cerebrali dell’Indianapolis poetica di Ginsberg, tutta va in fretta e in fretta va in pezzi, a Dallas e a Saigon, non sarebbe il caso di fare un bel salto sulla luna? Lunatic asylum è la definizione retrò dei manicomi: si può chiamare così il Bellvue di New York nei Sixties? Lì è finito Mike Levy, quando il negro di Land ha dato fuori di matto. Magari aveva un piano. Un piano pazzesco, s’intende. Magari ha in testa, in quella sua testa bacata, di smascherare un von, riesumandolo dalla fossa: dalla fossa biologica della Storia. 
Ecco spianata qui la Laica di Carl Van Vechten. Uno scatto, due scatti, tre scatti e Gloria diventa Van Vechtenbilt: il mito è fatto. Il conto alla rovescia può cominciare: nine eight seven sex. Tra 4″, approssimativamente tra quattro secondi, i tappi dello champagne partiranno verso il futuro. Chi sarà colpito da che? 3, 2, one. Quasi tutti non sono dove vorrebbero essere, in compagnia di chi vorrebbero trovarsi, ma qualcuno trova nella circostanza la compagnia migliore per muovere i primi passi sui giorni a tastiera del nuovo calendario, suonando in un’armonia inedita il jingle bells, jingle bells jingle of the bells del Buon Anno, Anno Buono: la la la, happy NY. Se sei felice qui a New York, puoi essere felice dovunque. 
Come mai Leopold non è al fianco della moglie americana?
Entrando nel decimo anni di matrimonio senza suo marito, Gloria è pronta a rispondere sì a chiunque sappia farle la domanda giusta sfiorando il suo flut di champagne. Nessuna richiesta esprime la maschera di perfezione dell’uomo che brinda con lei, nessuna richiesta lo sguardo dell’unico occhio della maschera, che pare aperto verso l’interno più che verso l’esterno. E tuttavia Gloria cerca un contatto. 
– Ti conosco: sei, per così dire, il romanziere del momento. Ti ho riconosciuto dalla foto sul tuo libro. Conosci il caro Edmund? –
– Vanderqualcosa, vuoi dare Morris in pasto a Wilson o vuoi pappartelo tutto da sola? A proposito, “Tom Mix from Lodz” non è male, non è niente male, ma il romanziere del momento sono e resto io, Gloria –
– Norman, arrivi sempre al momento sbagliato -. 

E mentre il racconto si dipana,  il becchino s’è sfidato a duello, imitando il principe di Torino Vittorio Emanuele di Savoia Aosta che lanciò il guanto a Parigi al duca d’Orleans per difendere l’onore militare italiano: poggia alla tempia la pistola d’ordinanza del padre e sta per avviare la sua roulette russa, quando sopraggiunge una nuova troupe.   

Da chi è composta la nuova troupe comparsa all'improvviso nel cimiterino poldavo?

  • i fantasmi della troupe di un silent movie (0%)
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  • una troupe cinematografica (0%)
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  • la troupe televisiva di un canale concorrente (0%)
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5 Commenti

  • Visionario.
    La tessitura raffinata suggerisce continui richiami colti che per un verso mi attraggono; la frammentarietà del racconto, invece, in parte mi disturba (ma sono curioso di scoprire dove i diversi fili finiranno, prima o poi, per intrecciarsi).
    Per il seguito, proprio per questo carattere visionario della tua storia, propendo per lo scommettitore. Mi sembra meno atteso e meno banale, il linea con il tuo stile.
    Interessante.

    • Grz, Danilo: è visionario xché visivo – infatti, è la novelization di una mia sceneggiatura che sta per diventare lungometraggio; il filo conduttore è dunque cinematografico, da cui la frammentarietà del frequente cambio d’inquadratura, mentre troupe e becchino conducono il centenario della finis Europae

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