My own personal Jesus

Springtime Memories

Il gelido vento del nord soffiava inclemente sul volto della giovane Rebecca e, come una miriade di piccole lame affilate, premeva sulla sua pelle candida, ma lei non se ne curava. Mentre camminava con passo spedito cercando di evitare la folla che le veniva in contro, il suo sguardo era fisso, quasi assente, ma la sua mente era un turbine di immagini e ricordi, era sempre stata una persona nostalgica, ma quel giorno, mentre attraversava la città a piedi, apparentemente senza meta, era del tutto sicura che il suo cervello le avrebbe fatto ripercorrere l’intera sua esistenza. Durante quella marcia frenetica, il suo inconscio era deciso ad offrirle una proiezione gratuita del film della sua vita, Rebecca immaginava che sarebbe successo e quindi si rassegnò a ricordare. Le sue labbra furono increspate da un sorriso “Il film della mia…non credo sarà candidato agli Oscar”.

Una Ford blu andava a velocità spedita per le via della città, la Rebecca tredicenne, una ragazzina dai capelli rosso scuro e dalla carnagione pallida, con occhi vispi e di un verde acceso, stava seduta sul sedile posteriore, a guardare le figure sfocate sfrecciare sulla strada al di là del finestrino, centinaia di persone con una storia ed una vita differenti, la giovane avrebbe voluto conoscerle una per una perché, forse, tra tutte quelle vite e tutte quelle menti ce n’era una a lei affine, certo riconosceva di avere degli interessi a dir poco peculiari per una giovane della sua età, ma era più che convinta che là fuori doveva esserci qualcuno non troppo dissimile da lei, ma fino a quel momento non aveva potuto far altro che rifugiarsi nella beata solitudine, con piacere, a dire il vero, ma non avrebbe disdegnato conoscere qualcuno abbastanza interessante per cui avrebbe volentieri abbandonato l’isolamento.

La Ford finalmente si arrestò davanti alla biblioteca della cittadina, Rebecca, dopo aver salutato sua madre, scese dall’auto e si precipitò all’interno dell’edificio, si diresse verso gli scaffali e iniziò a far guizzare i suoi penetranti occhi verdi da una copertina all’altra, leggendo titoli ed autori, alla ricerca di qualcosa che potesse soddisfare la sua sete di sapere, in cui rifugiarsi al fine di perdere i contatti con la realtà, almeno fino alla fine della narrazione, normalmente ci riusciva, ma quel giorno non fu così, aveva infatti già percorso ben due volte ogni corridoio formato dal susseguirsi degli scaffali ed altrettante volte aveva letto attentamente i titoli dei libri esposti, ma nessuno l’attirava, molti li aveva già letti e altri, al momento, non destavano il suo interesse. Ad un tratto sentì delle voci provenire dalla zona vicino all’ingresso, cercò di avvicinarsi per sentire meglio cosa veniva detto, così Rebecca, avvantaggiata anche dalla sua corporatura minuta, scivolò tra gli scaffali posizionandosi dietro ad una fila di libri lontana appena due o tre metri dal punto da cui le voci provenivano, non sapeva perché se ne stava lì nascosta ad origliare, avrebbe benissimo potuto uscire allo scoperto e ascoltare liberamente, tuttavia non lo fece, stette ben nascosta e, alzandosi in punta di piedi, riuscì a scorgere un ragazzo non molto più vecchio di lei, non doveva avere più di quindici anni, dai capelli biondo cenere, il quale portava un paio di occhiali da vista con montatura a goccia, una camicia a quadri e un paio di jeans.

“Bizzarro…” pensò Rebecca, non aveva mai visto prima quel giovane, ma c’era qualcosa in lui che suscitava una certa simpatia in lei, così stette nascosta, facendo ben attenzione a non produrre alcun rumore, per sentire cosa i due avevano da dirsi:

<Non ti devi preoccupare Alex, ho parlato ieri con la persona che aveva preso in prestito “L’eredità celtica. Antiche tradizioni d’Irlanda e del Galles” e mi ha confermato che tra due giorni al massimo verrà a riportarlo.> disse il bibliotecario con fare professionale, allora il giovane abbozzò un sorriso e replicò:

<Benissimo, allora mi rivedrà tra due giorni, Rule Britannia!> e questa volta il sorriso prima solo abbozzato divenne una breve risata farcita da una punta di ironia, anche il bibliotecario rise per un attimo, assumendo un’espressione stranita ma al contempo divertita, come se fosse abituato alle uscite eccentriche del ragazzo.

Dopo questo breve scambio di battute Alex salutò l’uomo e uscì dalla biblioteca, Rebecca, invece, si appoggiò al muro alla sua destra e scivolò verso il basso fino a ritrovarsi seduta sul pavimento, sempre coperta dallo scaffale, rimase lì per qualche minuto assorta nei suoi pensieri, era infatti rimasta colpita da quel ragazzo e dal libro che aveva nominato, il quale era un tipo di lettura che l’aveva sempre affascinata, per un attimo ebbe l’insana pulsione di tornare lo stesso giorno in cui lui sarebbe tornato, poteva essere proprio la persona che cercava da tutto quel tempo, il suo primo vero amico.

Rebecca deciderà di tornare alla biblioteca e di scoprire se Alex è la persona a lei affine che stava cercando?

  • Rebecca, pur tornando alla biblioteca, non avrà la possibilitàil coraggio di interagire con Alex (29%)
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  • Ci sarà un'introspezione della Rebecca dei "giorni nostri" che interromperà momentaneamente il flusso dei suoi ricordi (71%)
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  • Rebecca deciderà di tornare alla biblioteca (0%)
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17 Commenti

  • Ciao, ho trovato un po’ di tempo e, come promesso, eccomi qui 🙂
    L’incipit è interessante, incuriosisce, e la protagonista non è da meno. Rebecca viene fuori pian piano, la stai caratterizzando bene, anche se ci sono alcuni particolari che, almeno per il momento, non collimano. Inoltre mi è piaciuta l’attenzione ai dettagli e la potenzialità evocativa.
    Mi permetto di segnalarti alcune cose…
    Un paio di refusi: in contro per ‘incontro’; mia…non credo manca lo spaio dopo i puntini di sospensione.
    La D eufonica normalmente non andrebbe usata davanti a un vocale diversa da quella della particella (quindi non ad offrirle / ed una vita / ed autori / ecc. ma ‘a offrire / e una vita / e autori / ecc.’), mentre tu la impieghi spessissimo.
    Qui, era più che convinta che là fuori doveva esserci, credo sia più corretto il condizionale ‘dovesse’; e probabilmente i verbi (e le reggenze) dovrebbero essere rivisti anche in questa frase ma non avrebbe disdegnato conoscere qualcuno abbastanza interessante per cui avrebbe volentieri abbandonato l’isolamento.
    Ad un tratto sentì delle voci […] jeans Dunque, una frase di dieci righe è un po’ eccessiva. Forse volevi conferire ritmo alla narrazione (stile flusso di coscienza?) ma un periodo così lungo rischia di diventare pesante e poco chiaro (e infatti contiene anche qualche imprecisione). Lo stesso discorso si potrebbe fare per alcune frasi del secondo capitolo.
    Ti sconsiglio di utilizzare i simboli maggiore e minore per racchiudere il discorso diretto, esistono molti modi corretti di rendere un dialogo ma questo non è uno di essi.
    Il pronome “sé”, se non accompagnato dal rafforzativo “stesso”, vuole sempre l’accento (quindi non disse tra se e se ma ‘disse tra sé e sé’).
    In ogni caso, ti seguo. Ho votato per l’inaspettato, sorprendimi! 😉
    Frav

    • Prima ti tutto ti ringrazio per il tuo commento dettagliato e per i consigli che mi hai dato, in quanto ai discorsi diretti hai ragione, forse avrei dovuto usare sempre le virgolette.
      Per il resto beh…la cosa dei periodi un po’ troppo lunghi ammetto che è sempre stata un mio problema, ma in questo caso è proprio per rendere una sorta di flusso di coscienza 🙂
      Comunque grazie per aver deciso di seguirmi e spero di non deludere le tue aspettative e quelle degli altri lettori 🙂

  • Spero succeda qualcosa di inaspettato all’interno della caffetteria.
    Come già ti ho detto, sembrava di correre mentre leggevo a causa dei periodi privi di punteggiatura 😉 ma l’esame di autocoscienza di Rebecca mi è piaciuto molto…ben descritto e non scontato, non è una totalmente buona o cattiva…come siamo in realtà, delle vie di mezzo tra il pregio e il difetto. Brava

  • Ho votato per l’introspezione della Rebecca attuale 🙂
    Dettagliato e molto verosimile, mi permetto solo di suggerirti periodi più brevi…un punto in più non guasterebbe 😉 altrimenti sembra di aver corso e ti viene l’affanno. Brava, tornerò a leggerti

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