Passato giustiziere

Neve di sangue

Fa troppo freddo. Eppure i riscaldamenti sono al massimo. Nel piccolo paese dove viveva Jacqueline, per metà francese e metà italiana, le temperature invernali erano in grado di toccare anche i -20. Ma questo fattore non dava fastidio alla ragazza, che invece amava la magia della neve e il misterioso silenzio che quel gelo pungente sapeva portare. Quel pomeriggio, però, rientrando dal lavoro – e col mercurio del termometro che segnava 15 gradi sotto lo zero – non notò alcuna differenza tra l’esterno e l’interno della sua abitazione, un tipico rustico di montagna. Dopo aver chiuso la porta alle proprie spalle, si strinse più forte che poté nel proprio cappotto invernale, per poi attraversare il lungo corridoio che portava alla sala principale. Man mano che si avvicinava sempre di più alla stanza, si rendeva conto che il suo passo accelerava in maniera convulsa, e la stanchezza dovuta alla dura giornata di lavoro lasciò spazio ad un’acuta apprensione. Giunta più o meno a metà corridoio, un pensiero percorse la sua mente: era la prima volta che non si soffermava sui vari quadri appartenenti alla collezione di famiglia e dei quali ogni volta riusciva a cogliere un particolare diverso. Aprì la porta a scomparsa, l’ultimo ostacolo tra lei e il salone. Subito una ventata gelida le pervase il viso, costringendola a socchiudere gli occhi e a diminuire vistosamente il proprio campo visivo. Con il braccio sinistro appoggiato sulla fronte per cercare di ripararsi dalla corrente di neve, si avvicinò faticosamente alla porta finestra, che si affacciava direttamente sul giardino, completamente spalancata. La scena che stava vivendo la riportò, per un attimo, indietro nel tempo, dandole l’impressione che il tempo avesse momentaneamente smesso di scorrere. 15 anni fa, undicenne, aveva passato uno degli inverni insieme più belli e più tristi della sua vita. Trascorreva metà della giornata in una scuola statale del paese confinante, mentre il resto del tempo lo passava in felice compagnia dei genitori, sposati (e veramente innamorati) da quasi 18 anni. In particolare, ricordò di quella volta in cui, durante una delle solite bufere di fine anno, fece uno scherzo alla madre aprendo quella stessa porta finestra e nascondendosi dietro all’enorme divano ad angolo, che lei vedeva come una navicella spaziale. E quella fu anche l’ultima volta in cui Jacqueline aveva visto Christelle, per lei mamì, ridere a crepapelle, dopo averla acchiappata e fatto finta di sculacciarla per la sua marachella. Solo un mese più tardi, infatti, le era stata diagnosticata una neoplasia al seno, un tumore maligno che nel giro di 8 settimane se l’era portata via, per sempre. Aveva solo 39 anni. Anche se a lei parve un’eternità, dopo al massimo 5 secondi fu costretta a ridestarsi, complice ciò che si trovo davanti agli occhi, non appena la sua vista offuscata dal nevischio riuscì ad adattarsi alla condizione. La neve che tanto lei adorava, quel manto soffice e puro suo inseparabile compagno di giochi, era diventato il teatro di una visione sconvolgente. E la purezza era ormai scomparsa. Macchie rossastre sporcavano la superficie del giardino. Lo sguardo di Jacqueline le seguiva paurosamente, terrorizzata di scoprire dove la avrebbero portata. Il movimento del suo capo si bloccò di colpo, quando vide suo padre riverso per terra, inerme, con un’enorme chiazza di sangue a circondargli il petto. Non appena fu di fianco a suo padre, un tonfo secco e sordo investì le sue orecchie, costringendola a girarsi. La porta finestra si era violentemente chiusa dietro di lei, eliminando la sua unica via d’uscita. Si rese subito conto che non era stato a causa della corrente. Fece appena in tempo a partorire l’idea, che dal muro adiacente il vetro trasparente comparve una sagoma inquietante, completamente nera. Facevano eccezione soltanto le labbra, che sbucavano rosee dal passamontagna con fare minaccioso. Nell’assistere alla scena, una lacrima rigò il viso di Jacqueline. Questa reazione provocò un brivido di piacere all’assassino, che sorrise compiaciuto alla 26enne impaurita, mostrandole la lama del coltello, ancora insanguinata, e facendola scorrere sul suo indice destro. Subito dopo sparì, lasciando Jacqueline e il padre in balia del destino.

Come reagirà Jacqueline?

  • Prova a sfondare la porta finestra e, dopo esserci riuscita, chiama l'ambulanza, senza sapere se l'intruso è ancora li, nascosto... (57%)
    57
  • Cerca di sfondare la porta finestra per andare a cercare aiuto (29%)
    29
  • Dopo un primo momento di shock, cerca in tutti i modi di salvare il padre (14%)
    14
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28 Commenti

  • nooo, l’hai già finito. mi è dispiaciuto un sacco non poterlo leggere puntata per puntata 🙁 comunque storia avvincente, inaspettata: chi avrebbe mai immaginato che l’agente camusso…
    se devo essere sincero il finale non mi ha convinto molto, ma dopotutto Manny era uno psicopatico. chissà che cosa gli passava realmente per la testa.
    solo complimenti. 🙂

    • verissimo! questo perchè sto scrivendo molto di getto e spesso non ricontrollo prima di pubblicare 😛 cosa che invece avrò intenzione di fare non appena il racconto sarà concluso 🙂 comunque grazie x il commento mi ha fatto piacere!

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