Passato giustiziere

Dove eravamo rimasti?

Come si concluderà la storia? Menny muore, il complice scoperto e arrestato ma Jacqueline scompare...sarà viva o morta? (100%)

Passato giustiziere

Gli occhi di Jacqueline perdevano copiosamente lacrime. Ma lei, intenta a leggere i segreti più intimi della sorella, se ne accorse solo quando una goccia le salò le labbra. Riuscì a leggere solamente tre pagine e a vedere, incastrata fra l’ultima pagina e la copertina del diario, una foto. La stessa trovata nella macchina di Camusso. L’unica differenza era una scritta in nero sul retro, illeggibile a causa del buio pesto. Decise così di prenderla e portarsela dietro, per poterla esaminare meglio alla luce.

Chiuse il diario, che rispose al gesto con un tonfo sordo, serrando, ancora una volta, ciò che restava del passato di Charlotte. Uscì dalla stanza frettolosamente, quasi come se cercasse di seminare qualcuno che la stesse pedinando. Prese l’ascensore, tornò nella hall e, con più disinvoltura possibile, si diresse verso l’uscita. La curiosità incontenibile, la voglia irrefrenabile di scoprire chi fosse quel terzo ragazzo della foto, il desiderio di vederci chiaro, una volta per tutte, aumentarono in maniera naturale la velocità della sua camminata. In meno di un minuto si ritrovò all’interno della sua city car, sola in compagnia di quella foto.

Panico.

Come se sapesse già che la rivelazione che stava per avere sarebbe stata devastante.

Rovistò confusamente nella borsa per cercare la foto e, una volta tirata fuori, la girò immediatamente verso il retro.

“Io, Menny e Giorgio…un’estate fantastica!!

Giorgio…

Jacqueline non l’aveva mai sentito. Delusa e abbattuta, decise che sarebbe andata a casa per farsi una doccia rilassante. Ma pochi istanti dopo, con gli occhi fissi sulla strada e la mente vagante nei felici ricordi della sua famiglia, un flash la costrinse a ridestarsi. Aveva capito tutto. Frenò di colpo e, senza guardare e rischiando lo scontro con almeno due macchine, effettuò una brusca inversione, direzione casolare. “Il distintivo, cazzo…”. Improvvisamente il suo cervello le aveva proiettato, chiara e nitida, l’immagine di un distintivo con impresso il simbolo della polizia.

 

Giorgio Camusso

Agente scelto

«Che figlio di puttana…»

Lo shock per la scoperta risultava più debole solo della rabbia che ora le dominava il corpo. 

 

Menny, cercando di mantenersi ad una distanza tale da non dare nell’occhio, seguiva la ragazza con trepidante agitazione, messo ancora di più sull’attenti da quell’imprevisto cambio di direzione.

«Oh, merda…sta tornando al casolare…perché??»

 

Jacqueline notò immediatamente la presenza di almeno due volanti e questo la rese più tranquilla. Anche perché andare lì completamente sola, sapendo che i delinquenti, nonché maniaci sessuali, ora erano due –uno di loro portava persino la divisa – sarebbe stato come darsi in pasto ai leoni. Raggiunse l’interno del casale passando dal retro, con passo felpato e nascondendosi dietro alla porta che si affacciava sulla camera da letto. Fece appena in tempo a notare la sedia vuota in mezzo al salotto con sopra appoggiato dello spago, che subito si ritrovò con una mano maschile sopra la bocca e l’altra che teneva un coltello da cucina, appoggiato sulla sua gola.

«Ora tolgo la mano dalla tua bocca…se provi ad urlare, farai la stessa fine del mio collega ficcanaso”. Jacqueline guardò istintivamente verso il pavimento, vedendo un uomo privo di vita, vestito da poliziotto, coperto da un lago di sangue la cui fonte era la carotide.

Era successo tutto troppo in fretta. E la sua vita, ora, era appesa ad un filo. E tantomeno, ne era padrona.

«Penso proprio che ti farò fuori comunque, sai…però prima voglio divertirmi un po’! Come ho fatto con tua sorella tanti anni fa…»

«Sei solo un lurido bastardo!». La frase di Jacqueline non urtò Camusso anzi, parve eccitarlo.

Era solo un verme. Fatto della stessa pasta del suo ex-marito.

 

Ma proprio mentre partorì quel pensiero, Menny spuntò alle spalle di Camusso, rendendolo a sua volta un ostaggio.

«Finalmente siamo alla resa dei conti!». E dopo queste sentenza, l’esplosione. Camusso giaceva a terra, incosciente ma vivo, colpito alla schiena da un unico colpo di pistola.

«Va via! Prima che cambi idea…» disse Menny a Jacqueline, come se l’averla salvata da Camusso e l’aver deciso di non volerla più uccidere fossero la sua indiretta richiesta di perdono per tutto il male che le aveva fatto. Jacqueline corse fuori dall’edificio, così scossa da non comprendere a pieno cosa fosse successo.

L’uomo, invece, dopo aver osservato la donna che tanto aveva amato sparire per sempre, infilò la canna della pistola nella sua bocca e, con l’anima finalmente in pace, premette il grilletto, nel momento stesso in cui, da lontano, una serie indefinita di volanti si avvicinava alla scena del crimine.

Camusso passò i successivi 3 anni della sua vita in una cella, finchè non decise di togliersi la vita soffocandosi con il cuscino, schiacciato dal peso dei suoi errori.

E Jacqueline?

Nessuno lo sa.

Da quel momento un’infinità di leggende metropolitane circondano la figura di questa donna rovinata dal suo passato.

Un passato infame e giustiziere.

 

 

 

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28 Commenti

  • nooo, l’hai già finito. mi è dispiaciuto un sacco non poterlo leggere puntata per puntata 🙁 comunque storia avvincente, inaspettata: chi avrebbe mai immaginato che l’agente camusso…
    se devo essere sincero il finale non mi ha convinto molto, ma dopotutto Manny era uno psicopatico. chissà che cosa gli passava realmente per la testa.
    solo complimenti. 🙂

    • verissimo! questo perchè sto scrivendo molto di getto e spesso non ricontrollo prima di pubblicare 😛 cosa che invece avrò intenzione di fare non appena il racconto sarà concluso 🙂 comunque grazie x il commento mi ha fatto piacere!

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