Passato giustiziere

Dove eravamo rimasti?

Che cosa succederà nel prossimo episodio? Il gioco erotico di Menny viene interrotto dall'intervento di Camusso, ma qualcosa va storto... (80%)

Quo vadis, baby?

Jacqueline scuoteva disperatamente il viso da una parte all’altra, nel tentativo inutile di non entrare in contatto con il pene di Menny. Il tentativo della ragazza di sottrarsi alle sue violenze, però, lo eccitavano ancora di più, rendendo più compulsiva e malata la sua voglia di violarla.

«Che succede piccola? Non ti piace più fare certe cose con me, eh?!! – dalla bocca dell’uomo iniziava a scendere un sottile rivolo di bava, tipica di uno squilibrato mentale. «Ormai ti sei abituata a fare la perfetta donna in carriera, a recitare la parte della stronza perfettina borghese». La linea sottile tra l’uomo e la scimmia era ormai stata superata e Menny, ormai, era puro e semplice istinto – per di più tendente alla psicosi.

 

 

La coppia si era conosciuta casualmente tre anni prima, frequentando lo stesso corso di yoga per principianti. Dopo circa un mese, lui le aveva chiesto di uscire e, dopo pochi mesi dal loro fidanzamento, spinti dalla forza incontrollabile dell’amore fresco e genuino dei primi tempi, si erano sposati e avevano comprato casa. Una bella villetta in collina, abbracciata da enormi alberi e dai piacevoli rumori della natura. Ma quella che poteva sembrare una favola perfetta, ben presto precipitò nel tedio della quotidianità e si trasformò in un gioco di trasgressioni e giochi proibiti, che spesso sfociavano nel pericoloso. Il tutto per tentare di salvare un amore che, forse, non era mai nemmeno cominciato. La voglia di provare brividi ed emozioni nuove li portò, molto presto, alla frequentazioni di locali scambisti e, conseguentemente, ad entrare in una “setta” dedita alla pratica del Sadomaso. I problemi, però, cominciarono ad affiorare quando Jacqueline iniziò a ribellarsi alla situazione e a cercare di convincere il marito ad uscire da quel giro. Ciò che aveva convinto la ragazza a fare un passo indietro era stata una busta anonima, la quale conteneva una foto che la ritraeva durante una delle tante orge alle quali aveva partecipato. Per far sì che non venisse pubblicata, cosa che avrebbe compromesso la sua carriera nel suo momento più importante, Jacqueline dovette pagare al ricattatore l’ingente somma di 50000 euro. Ma Menny non accettò assolutamente la decisione della moglie e, dopo mesi di litigi, urla e anche qualche minaccia di morte subita, Jacqueline chiese il divorzio e tornò a vivere dal padre.

 

 

Anche Jacqueline era ormai completamente nuda, i suoi vestiti mezzi strappati buttati rovinosamente sul pavimento impolverato. Dopo averla insultata con i peggiori nominativi che una donna possa ricevere, Menny cominciò a schiaffeggiarla prima sul viso e, poi, sulle chiappe. Lo “sciaff” provocato dalle natiche della ragazza era per Menny un’inibitoria libidine, capace di fargli completamente perdere il senno. Ma la sua foga incontrollabile gli aveva causato un abbassamento di guardia che, a sua insaputa, stava avvantaggiando qualcun altro. L’agente Camusso aveva pedinato Jacqueline, tenendosi a debita distanza per non farsi notare. Si era posizionato all’interno di una stradina vicina alla fermata dei taxi e, non appena la macchina si era fermata per caricare la ragazza, Camusso aveva riconosciuto nell’autista proprio l’ex marito di Jacqueline. Prima di recarsi in ospedale per prelevarla e portarla in centrale, il poliziotto aveva infatti effettuato una ricerca, scoprendo che proprio Martino Palza, in arte Menny, era stato denunciato per stupro, dieci anni prima. Ma ciò che aveva colpito Camusso era stato il nome della vittima, Charlotte. Era la sorella di Jacqueline.

 

 

Girando attorno al vecchio casolare, l’agente era riuscito ad entrare arrampicandosi su una finestra del bagno, che Menny aveva imprudentemente lasciato aperta. Nel frattempo, nell’altra stanza, Menny si apprestava a consumare il suo sadismo sessuale. Scese dal letto e andò a recuperare il frustino, lo stesso che aveva usato con la moglie finchè il loro rapporto non si era irrimediabilmente sfaldato. Tornato sul letto, con fare animalesco, Jacqueline gli assestò un calcio nei testicoli che lo fece ribaltare sul pavimento, urlando di strazio per il dolore. Questo diede la possibilità alla ragazza di fuggire, essendosi precedentemente sganciata dalla spalliera del letto grazie ad una spaccatura della stessa. Cominciò a correre in cerca di una via d’uscita, privata, dall’istinto di sopravvivenza, di ogni tipo di pudore per la sua nudità. A quel punto Camusso decise di intervenire, pistola puntata ad altezza uomo. Aveva una gran voglia di fargli saltare la testa a quel bastardo, ma si autoimpose di mantenersi il più calmo e lucido possibile. Uscito allo scoperto, però, trovò La stanza completamente vuota. Non fece nemmeno in tempo a realizzare cosa stesse succedendo, che un pesante oggetto piombò secco sulla sua testa, facendolo crollare. L’unica cosa che era riuscito a percepire, prima di svenire, era stata la sensazione di bagnato data dalla consistente quantità di sangue che fuoriusciva dalla cute.

Dopo, nient’altro.

L’abisso.  

Che cosa farà Jacqueline?

  • Vedendo la macchina di Camusso ci sale e, nel cercare le chiavi scopre qualcosa. Una fotografia... (100%)
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  • Vedendo la macchina di Camusso, decide di tornare dentro, per cercare di aiutarlo. (0%)
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  • Cerca di raggiungere la strada principale per trovare qualcuno che possa aiutarla (0%)
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28 Commenti

  • nooo, l’hai già finito. mi è dispiaciuto un sacco non poterlo leggere puntata per puntata 🙁 comunque storia avvincente, inaspettata: chi avrebbe mai immaginato che l’agente camusso…
    se devo essere sincero il finale non mi ha convinto molto, ma dopotutto Manny era uno psicopatico. chissà che cosa gli passava realmente per la testa.
    solo complimenti. 🙂

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