Scelte

Ancora sola

Quando sentii bussare alla porta alla porta, avevo già capito. Mi voltai a guardare Sergio. Si muoveva, aveva sentito anche lui, ma voleva dormire. Eravamo troppo stanchi dalla sera prima, non eravamo neanche riusciti a mangiare. Cercai l’interruttore dell’abat-jour dal suo lato del letto; dal mio era rotto da un bel po’, e forse non aveva neanche mai funzionato. Evitai la siringa usata, non aveva rimesso neanche il cappuccio. L’appoggiava sempre sull’incavo di una delle tante bruciature di sigarette sul comodino di formica. Diceva che così non rotolava via.

I bussi alla porta erano sempre più forti. Arrivo, arrivo.

“Arrivo!”

Aprii, e tre volti corrucciati furono dentro.

“Maggio.” Dissi. “Ancora…”

“Silvia, stavolta non esce. Lo sapevate.”

Sergio si stava alzando a fatica.

“Non c’è niente.” Dissi.

“C’è lui.” Mi rispose.

Sergio aveva aperto l’armadio e stava prendendo a caso qualche paio di mutande, due canottiere e lo spazzolino.

“Tieni.” Dissi porgendogli due banconote da 50 €.

Lui mi guardò. Fece una specie di sorriso. Allungò la mano verso di me e con delicatezza avvolse la mia, chiudendola sui soldi.

“Sergio.” La voce di Maggio lo fece voltare.

“Sì.”

“Devi firmare.”

Si appoggiarono sul tavolo della cucina, ma non ci volle molto. Era un monolocale di 40 metri. Non c’era niente che potesse dare fastidio, la casa era vuota. Eravamo lì da pochi mesi e presto sarebbe arrivato anche lo sfratto.

Non volevo piangere, ma le lacrime cominciarono a salire fino a colmare gli occhi e poi strariparono. Tentavo di contenermi, non volevo farmi vedere da Maggio. Me l’aveva detto. L’indulto, i benefici, Era andata bene, ma guai ricascarci. Invece c’è ricascato subito. Sola questa volta, ha detto, solo questa, tanto ormai sono fuori. Proprio.

Firmò tutti i fogli, docile. Poi quello giovane gli stava per rimettere le manette. Maggio frappose il suo braccio.

“Lascia.” L’altro lo guardò perplesso. “Non servono.”

Ci lasciarono altri cinque minuti mentre telefonavano al carcere per preannunciare il nostro arrivo. Sentii quasi le battute del centralinista che chiedeva conferma del nome di Sergio, ma Maggio rispose senza alcuno spirito.

“Sì, è proprio lui.”

Poi Sergio venne verso di me. Non parlava mai molto, figuriamoci adesso. Era pentito, si vedeva. Brutto stupido, non potevi pensarci prima? 

Voleva dirmi qualcosa ma la sua bocca non si aprì. Era sereno, se possibile, rassegnato. Lo sapeva anche lui. Lo sentiva che non era possibile per noi pensare di iniziare una vita normale. Era solo un’illusione. Lo abbracciai forte e le mie lacrime gli bagnarono il collo e la camicia. Non riuscivo a fermarmi, presto arrivarono anche i singhiozzi.

Maggio e gli altri stavano attendendo in disparte. Uno fumava, quello giovane guardava il telefonino. Maggio faceva finta di guardare qualcosa sulla libreria vuota.

Poi lo vidi muoversi verso di  noi.

“Dai.” Disse. “Dobbiamo andare, è ora.” Prese Sergio sottobraccio e ci separò. Sergio era piccolo di statura, e ora, smagrito dalla droga, lo sembrava ancora di più. Era stanco, non aveva più voglia di ribellarsi, non aveva voglia di ricominciare daccapo un’altra volta.

Prima di uscire, Maggio si avvicinò.

“Più tardi o oggi pomeriggio passa da me.”

Qualcosa dentro di me chiedeva il perché.

“Sì.”

“Questi sono per l’avvocato. Portaglieli subito.” Mi consegnò due fogli

Dopo un minuto erano fuori.

Andai al bagno, poi tornai in camera da letto. Ormai l’alba era sorta. Presi la siringa e la buttai nella spazzatura. Mi sdraiai, finii di piangere. Non c’era verso di prendere sonno.  Cercai il telefonino. Aziz, Aziz. Il telefono era spento. Cosa vado a cercare, cosa gli dico. Maledetto bastardo. Poi lessi i fogli che maggio mi aveva dato: verbale di perquisizione negativa, diceva uno; il secondo era la notifica dell’ordine di cattura. Lo lessi saltando da un punto all’altro. Il Giudice… Visti gli articoli… ordina… 26) Sergio Severi… associare alla casa circondariale… Non ne potevo più. Lo appoggiai sul letto.

Ripresi il telefonino. Stavo per chiamare la mamma, mio fratello Vanni, qualcuno. Mi fermai. No. No. Me ne sono andata, me l’avevano detto. Stai sbagliando, che vai a fare con quel delinquente, che vita è tra droga e strada. Avevano ragione. Ora come faccio?

Non avevo più soldi per pagare l’affitto, avevo perso il lavoro e ora pure questo. Senza dimenticare le mie 10 settimane di gravidanza.

Non potevo stare lì senza tentare nulla. Mi sciacquai la faccia, mi vestii. Rimisi i 100 € nella borsa e uscii.

Cosa sta andando a fare Silvia?

  • Incuriosita dall'invito di Maggio, lo va a cercare in caserma sperando che possa fare qualcosa per lei e Sergio. (50%)
    50
  • In cerca di aiuto, va dal fratello chiedendo denaro o di convincere il padre a essere riaccolta in casa. (33%)
    33
  • In cerca di soldi e droga, va a cercare Aziz, lo spacciatore complice di Sergio. (17%)
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44 Commenti

  • Siamo appena arrivati nella casa protetta…e siamo a metà della storia.. fermiamoci ancora un po’….ci sarà tempo per scappare 😛

    Bel capitolo Francesco , bravo 🙂

    E’ una delle storie che seguo particolarmente volentieri questa 🙂

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