Attese

Storie

“Lui le strinse le mani come se potessero improvvisamente sciogliersi tra le sue, si guardarono un attimo infinito negli occhi e seppero, sì, seppero, che tutto sarebbe andato a finire bene”

Greta chiuse il libro un po’ troppo bruscamente e sbuffando. Le persone intorno a lei la fissarono interdette.
“Scusate…” bofonchiò.
Non era stato un gesto eclatante o particolarmente rumoroso: in un altro posto nessuno l’avrebbe notato. Nella piccola sala bianca arredata soltanto da poltroncine scomode e un tavolino da caffè, però, rimbombò nell’aria come un colpo di pistola in chiesa.
“Sti stronzi” pensò “Volevo solo un romanzo di guerra, morti truculente e smantellamento di sistemi, e questi due personaggi del cazzo si ostinano a comportarsi come fossero in un fottuto Harmony. La gente gli muore a due metri e questi si guardano negli occhi…ma vaffanculo!”

Greta ormai era abituata alle attese: la noia, le ansie, le parole vuote e le assurde regole sociali che trovavano sconveniente portarsi dietro vino e carte per improvvisare un torneo di briscola ed alleggerire gli animi di tutti.
Aveva imparato presto ad avere sempre un libro con sè: un’efficace armatura contro le chiacchiere sul tempo, i tic nervosi e le persone desiderose di darti tutti i consigli che gli passano per la mente.
Ma questo libro l’aveva fatta arrabbiare, tradendola prorpio quando ne aveva più bisogno e catapultandola in quella sala con il tradizionale puzzo di sudore dei primi giorni di caldo.

Si guardò  intorno alla ricerca di una storia migliore di quella del libro.
Due signore sulla settantina, entrambe con un vestito scuro quasi identico, parlavano sottovoce ed in dialetto di un qualche amico defunto.
Le gambe strette in pesanti calze vendute come “color carne” che della carne non hanno proprio niente. Le mani bitorzolute, la pelle rovinata dal sole…vecchie amiche, sicuramente di campagna, che si godono la pensione intrufolandosi nelle vite che non conoscono e facendosi forza delle disgrazie altrui.
“No, queste no.” pensò.
Un signore distinto, quasi calvo, sfogliava una rivista insignificante sospirando a ritmo regolare. Un tictaccomane, un signore grigio come quelli di Michael Ende: una moglie insoddisfatta, un figlio che da adolescente lo ha odiato, una vita già scritta dal principio, un finale che deve ancora arrivare che ma che da casa hanno capito già tutti.
“Meglio i due fidanzatini idioti a sto punto.”
Proseguendo la carrellata di volti e storie immaginarie o quasi non trovò nulla che la interessasse: alcuni fissavano il vuoto, altri non staccavano gli occhi e le dita dal telefonino, altri ancora passeggiavano avanti ed indietro misurando il perimetro della stanza.
Noia,  in un angolo, sogghignava tenendo tutti sotto un pesante mantello di torpore.

Poi entrò un ragazzo: i capelli neri raccolti in una coda disordinata sopra la testa, che davano l’idea di essere molto lunghi, i pantaloni di una vecchia tuta da ginnastica ed una maglietta di un qualche gruppo musicale che Greta non conosceva.
Si sedette nell’unica poltroncina libera senza proferir parola o guardare nessuno. Tirò fuori dalla tracolla nera delle cuffie enormi e accese la musica.
A Greta scappò un mezzo sorriso: amava incontrare persone giovani, le loro storie erano ancora tutte da scrivere, erano per lei come un libro con solo l’incipit. In più quel ragazzo stonava in quella stanza come un giro di chitarra elettrica alla Bohème: aveva trovato la sua ispirazione.
Lo guardò con più attenzione, cercando di cogliere qualche dettaglio: aveva delle cicatrici sul braccio sinistro, ma le mani erano curatissime. Poteva avere più di vent’anni, ma meno di trenta. Il viso rasato su cui spiccavano un paio di piercing le faceva pensare che di sicuro non lavorara in un ufficio. Studente, forse…ma no. Greta lo immaginò a scrivere sms con le k ed a non azzeccare neanche un congiuntivo. Un diploma di istituto professionale preso di malavoglia, giusto perché così fan tutti. E la forza reazionaria e ribelle dell’adolescenza non ancora sopita, non ancora sfogata, non ancora rassegnata alla vita adulta.
Eppure gli occhi dicevano qualcosa di diverso…erano scuri e profondi, occhi onesti. Forse un buono travestito da cattivo, un bambino cicciottello a cui hanno fatto male le prese in giro e decide di andare in palestra e fargliela vedere lui, alla vita. Sì, ci poteva stare, ma ancora qualcosa le sfuggiva, mancava ancora qualche tassello del puzzle che sarebbe diventata la sua fantasia di lui.
Lo stava fissando già da qualche minuto quando lo vide alzarsi e dirigersi verso di lei. Quando le fu accanto si accovacciò di fianco alla sua poltrona e parlò: “Scusa, avresti una sigaretta?”
Greta annuì, un po’ scossa da quel contatto indesiderato, e senza dire nulla cercò nella borsa il pacchetto e gliene porse una.
“Grazie” disse lui alzandosi. Si girò verso la porta ma fatti due passi tornò indietro: “Ne fumeresti una insieme a me?”
Beh, non erano proprio dei congiuntivi ma un paio di verbi li aveva già azzeccati.

Cosa fa Greta?

  • Sto ragazzetto non ci piace, cambiamo argomento: chi è Greta e cosa diavolo ci fa in quella sala? (0%)
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  • Perchè no?! (100%)
    100
  • No, grazie. meglio la fantasia (0%)
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52 Commenti

  1. Qualcosa di inaspettato sconvolge la vita di Greta.
    Dan, sei brava, hai ottime capacità. Certo devi affinare e correggere il tiro, ma hai le carte. Non giocartele con termini come “saccoccia” e “lo meno”, stonano con tutto il resto.
    Mi è piaciuto molto questo episodio, e io sono una che fa fatica a trovare il tempo, con te lo trovo sempre.

  2. Lettera! Lettera!!
    Adoro già questo racconto. L’idea di partenza, quella ragazza un po’ sulle nuvole e il modo in cui è scritto, ovviamente.
    Fra le cose che “fai” questa ti sta venendo decisamente bene!

  3. Evviva, capitolo nuovo! ^^ A me questo Pietro piace un sacco, è uno di quei saggi che non si trovano facilmente in giro, perciò seguiamo il suo consiglio e facciamo la prima mossa! Scriviamo una bella lettera a Enrico!
    Questo capitolo contiene frasi molto belle ed è strutturato benissimo, ti faccio i miei complimenti! Inoltre l’idea del tieniposto non è affatto male. A volte pagherei per non dover stare in coda! XD

  4. M’aspettavo che al “io sono Enrico comunque” lei gli rispondesse “Ciao, Enrico Comunque, io sono Greta”. XD Sono comunque grato che non l’abbia fatto: di sicuro la protagonista è più intelligente di così. ^^
    In ogni caso, l’incipit e questa seconda parte mi sono piaciuti. E sono proprio curioso di vedere come evolverà l’elemento avventura.

    Quindi ti seguo.

    Già.

  5. Ho votato per Pietro! ^^ Quando è partita la scena d’azione all’inizio a momenti mi strozzo con l’acqua che stavo bevendo! XD invece era solo la mente di Greta, che si fa dei trip pazzeschi. Non ti nego che vorrei sapere perché una non-fumatrice giri con un pacchetto di sigarette in tasca, ma a livello narrativo credo che sia il momento di Pietro, che immagino sia un cliente di Greta, uno di quelli che la paga per fare le code! Complimenti per il titolo e per alcune frasi davvero azzeccatissime! 😀

  6. Mi dispiace, ma non lascio cadere un nome proprio così, come una monetina tra le grate di un tombino 😛 Vorrei sapere questo Pietro chi è.
    E vorrei un nuovo capitolo al più presto (non ti darò pace. sallo.)

    Complimenti Dan. Un incipit + secondo capitolo che promettono davvero bene. Avanti così.

    ( nota di merito per il titolo del capitolo 2. Pregio 😛 )

  7. Ah, dimenticavo, scusa:
    aggiungo al commento precedente:
    ti leggo per una parola che hai usato nella sinossi generale: tieniposto.
    Hai dichiarato che Greta è una tieniposto. Sviluppa questo tema perchè se lo fai bene come credo, vinci un premio per l’originalità! ( oggi essere originale, nel mondo della scrittura, è raro).

    • Ciao Alessandra, è vero: ho pubblicato frettolosamente e ne sono usciti un po’ di errori, prometto di stare più attenta d’ora in poi. Per quanto riguarda Greta, hai ragione anche su questo: il prossimo capitolo sarà quello giusto per spiegare un po’ quell’idea, sperando sia davvero originale! Grazie per i tuoi commenti sempre utili! 🙂

  8. Allora, mia cara,
    innanzitutto ho votato per il pacchetto di sigarette. Devi prima spiegarci la protagonista e poi puoi imbarcarti nei personaggi che la circondano, secondo me.
    Ti faccio un appunto: ci sono parecchi refusi. Prima di pubblicare , rileggi sempre con attenzione. Ho fiducia in te, so che puoi fare di meglio!
    I tuoi refusi sono perdonati per una frase che hai scritto che li vale tutti:
    ” … Ma una storia, una lettera scritta a mano e spedita, forse poteva portare a qualcosa di diverso dai soliti disastri …”
    molto interessante l’innesco e altrettanto lo è il tuo meccanismo mentale.

  9. Devo dire che ero seriamente combattuta tra Pietro e il pacchetto di sigarette, ma alla fine ha prevalso Pietro… Comunque davvero complimenti, l’idea è carinissima e coinvolgente! Continua così… 😉

  10. Perché no? Uno così diretto è senz’altro un personaggio interessante! Ci sarà tempo per scoprire chi è esattamente Greta e cosa ci fa lì! ^^ Scrivi molto bene e la narrazione si prende il suo tempo! Chissà perché lei me l’ero immaginata più tranquilla, invece ha un carattere focoso. Sono curioso di scoprire come la dipingerai nel resto della storia! 😀

  11. Ciao, interessante. Ogni tanto ti perdi, ma c’è potenziale. -:))
    Ho votato perché lei vada con lui a fumare. Credo che un incontro inusuale possa dare nuovi spunti alla fantasia di Greta, per quando lui se ne sarà andato. E per farlo tornare, magari. Brava.

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