Il signor Bates

Dove eravamo rimasti?

Siamo al finale, scegli un'opzione Leslie trascina Bates a casa sua (50%)

Mio eroe!

 

 

Leslie ha faticato non poco a caricare Bates nel furgone, poi si è seduta al posto di guida e ha controllato di nuovo la strada. Non le era mai piaciuto quell’uomo, puzzava di guai e lei aveva fiuto per quelli. Si era fatta assumere come governante per tenerlo d’occhio e a quanto pare aveva ragione di preoccuparsi, quello ero uno sbirro e ci avrebbe messo poco a collegarla agli omicidi.

Si schiaffeggiò mentre procedeva verso casa “Stupida, sei una stupida!”.

Adesso non c’era più tempo da dedicare alla piccola Maude, bisognava sistemare ogni cosa e sparire. Si morse le unghie fino a farle sanguinare, poi controllò Bates.

Non le piaceva uccidere gli adulti e lo aveva fatto raramente solo quando era stata costretta. Non che fosse difficile spezzare l’osso del collo di qualcuno, ma il fatto è che non le procurava alcun piacere. Erano adulti e non potevano essere più educati.

Parcheggiò vicino all’ingresso, la sua casa era pressocché identica a quella di Bates, del resto le case di campagna era tutte uguali; avevano una veranda, il tetto spiovente e una rimessa per gli attrezzi.

Decise che la rimessa sarebbe stata perfetta per quel ficcanaso. Lo trascinò a più riprese tirandolo per i piedi come un sacco, poi preparò la tanica con la benzina. Ma era ancora presto per terminare la sua opera, il fuoco avrebbe attirato gente e lei aveva cose più urgenti da fare. Chiuse Bates nella rimessa e si diresse verso casa.

“Dove sei piccola Maude? Vuoi giocare?”

Dawson nel frattempo era volato a casa di Bates, vide la cornetta del telefono che penzolava e la sedia a rotelle rovesciata per terra. Chiamò immediatamente la centrale.

Leslie era davanti allo specchio, era arrivato il momento più doloroso. Si tolse gli occhiali, la parrucca, il maglione di lana con il seno posticcio e la gonna lunga.

Un uomo con le ossa sporgenti e gli occhi piccoli la osservava dallo specchio. Evitò di guardare in basso, non voleva vedere la vergogna, come la chiamava sua madre.

Rivide sé stesso a dieci anni seduto in disparte nel negozio dei genitori costretto al silenzio. Il negozio era pieno di bambole con i boccoli e di bambine che le adoravano. Le mamme gli compravano le bambole identiche a Shirley Temple.

La prima volta che sua madre lo aveva visto provarsi un abito femminile lo aveva guardato con disgusto, non come guardava le bambine in negozio. Lui voleva solo essere accettato, solo questo. Invece lo mandarono in collegio perché doveva essere educato e lì iniziò il calvario e i soprusi.

Educare, era quello che tentava di fare con le bambine che somigliavano a Shirley Temple. Ma erano tutte così indisciplinate…

Scese le scale dimenticandosi di vestirsi, gli agenti di polizia sfondarono la porta e lo trovarono così, nudo e calvo come un verme.

Si coprì la vergogna e attese che lo arrestassero senza fare resistenza.

***   ***   ***

Bates sulla veranda tentava di tenersi in piedi aiutato dalla figlia Anne.

“Dovrebbe passare a momenti, abbi pazienza Anne”

La figlia sorrise e si strinse a lui. Bates era il suo eroe.

“Eccola!” disse Bates.

La piccola Maude salutò con la manina mentre l’autobus si fermava proprio davanti alla casa di Bates.

L’autista gli fece il saluto militare.

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34 Commenti

  1. Sicuramente chiamerà il collega per farsi aiutare. Non ho capito una cosa, la storia è ambientata in Italia? Perché avevo avuto l’impressione che fosse ambientata in America, di conseguenza i carabinieri non capisco quanto c’entrino. Però, bello, si entra nell’azione!

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