Jeanne: la santa che amava il diavolo

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Jeanne? Si alzerà per andare a vedere cosa stava succedendo. (80%)

La conferma

Jeanne aveva sentito spesso, sul conto di Gilles, strane storie, ma le aveva sempre ignorate. Non aveva mai voluto credere a certe menzogne: l’uomo che amava non poteva essere tanto crudele.

Mentre si vestiva in fretta per andare a vedere cosa fosse successo, un turbinio di pensieri le attraversò la mente. “No”, si disse, “non può essere vero quello che dicono di lui”.

Con il cuore in tumulto, scese silenziosamente le scale, cercando di non fare il minimo rumore: respirava lentamente, sforzandosi di cogliere il più piccolo suono. Sembrava che il castello si fosse ammutolito, dopo quell’urlo raccapricciante. Non c’era nessuno nel salone principale e lei non conosceva la pianta di quel posto.

Si avventurò verso gli scantinati: il grido che l’aveva svegliata era straziante, ma sembrava ovattato, come se venisse dai sotterranei; quasi fosse uscito dagli inferi.

Davanti a lei, d’improvviso, fu il buio assoluto; nessuna luce illuminava le segrete. Tornò sui suoi passi, alla ricerca di una torcia che potesse rischiararle la strada. Trovò una lampada ad olio ancora accesa, nelle cucine, la prese e ripercorse nuovamente i passi che l’avevano condotta nelle segrete.

I sotterranei si mostrarono, alla luce delle lampada, per quello che erano: un labirinto sterminato di porte e corridoi. Jeanne non sapeva da che parte andare e un sudore freddo, iniziava a colarle lungo la schiena. Aveva paura, come mai prima nella sua vita.

Finalmente un rumore, un pianto lieve, si levò nell’aria e Jeanne lo seguì, arrivando davanti ad una porta enorme e pesante. Il silenzio era calato di nuovo, sembrava di trovarsi in una catacomba.

Con un respiro profondo, Jeanne spinse la porta e, con suo grande stupore, si aprì senza molta fatica. Lo spettacolo che si mostrò ai suoi occhi era agghiacciante: andava oltre qualsiasi perversa immaginazione.

Gilles, pieno di sangue, teneva tra le braccia un bambino esanime. La stanza era una vera e propria camera delle torture, con macchinari scenografici che Jeanne non riusciva a riconoscere. Una serie di piccoli teschi erano appoggiati lungo tutto il perimetro, in ordine di grandezza.

Un violento senso di nausea colpì Jeanne, l’orrore che le si parava davanti e lo sguardo vuoto, privo d’anima di Gilles, la terrorizzarono, facendole perdere l’equilibrio.

In quel momento, Gilles sembrò tornare in sé, rendendosi conto di tutto quello che Jeanne aveva appena scoperto. Si alzò in piedi e il bambino che teneva in grembo cadde senza vita sul pavimento. “Jeanne, posso spiegarti ogni cosa. Non te ne andare”, ma era troppo tardi. La ragazza era già uscita da quella stanza mortifera e correva senza fiato verso la sua camera, per recuperare la spada.

 

 

Cosa farà Jeanne?

  • Una volta calma, chiederà spiegazioni a Gilles. (33%)
    33
  • Scapperà dal castello, senza voltarsi indietro. (50%)
    50
  • Ucciderà Gilles. (17%)
    17
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142 Commenti

  1. Pur sapendo come sarebbe andata a finire mi è dispiaciuto che Jeanne se ne sia andata con quel peso sul cuore. Già è dura morire bruciati, figuriamoci sapendo che la persona che si ama è un maniaco omicida e che dio non ci perdonerà mai per questo. 🙁 Ad ogni modo è stata una gradevolissima lettura, hai uno stile splendido e spero di leggere altre tue storie tra queste pagine! Grazie di tutto! 😀

  2. Finale catastrofico e trionfante! La degna coronazione di un racconto di grande qualità stilistica ed espressiva.
    “Bellissimo per fuoco e misura” -come definì Montale un racconto della Ortese- poiché trovo che l’elemento patetico del testo sia sempre calibrato da un buon controllo dello stile e della forma.
    Che dire..complimenti!
    🙂

  3. Ho letto gli ultimi tre episodi tutti d’un fiato. Il cambio repentino di Gilles è veramente ben descritto: dall’idillio all’orrore. Sono rimasto davvero sorpreso!
    Voto perché torni dal re per il nuovo esercito: forse tornare in battaglia ad espiare il male è un modo per riparare l’orrore che ha visto.

  4. Jeanne è una combattente e di orrori ne ha visti tanti. Questo forse è il peggiore, ma secondo me non si limiterà a fuggire. Non è da lei. Dopo essersi armata tornerà ad affrontare Gilles, chiedendogli una spiegazione. Dubito che qualunque cosa lui dica possa calmarla, ma in fondo è pur sempre l’uomo di cui è innamorata! ^^ Bellissimo capitolo, hai costruito perfettamente l’atmosfera, la tensione e l’orrore di Jeanne. Peccato per la tragicità di questo amore, ma sono l’ultimo a poter parlare! :p

  5. che bello questo racconto… fantastica l’ idea della domanda a fine capitolo!!
    Complimenti, mi sto appassionando e aspetto con impazienza di sapere che succedera’!!
    anche io sono sicura che si alzera’ per andare a vedere che succede ;-)!!

  6. Al castello anche per me! La tensione cresce, sarà dura per Jeanne non accorgersi di cosa combina il nostro buon Gilles nei sotterranei del suo castello! ^^ L’idea di guardare la storia proprio dagli occhi di Gilles è particolarmente intrigante. Questo racconto meriterebbe molto più spazio per essere sviluppato, di quello disponibile qui! Ottimo lavoro!^^

  7. Secondo me Carlo rimane indifferente. Per mantenere salda la corona nelle sue mani non può mostrare di dipendere da una contadina visionaria. Sa bene che Jeanne gli è utile, ma vuole legittimarla il meno possibile. In questo modo sarà più facile sbarazzarsi di lei, quando sarà divenuta troppo scomoda e non servira più.
    Capitolo splendido, mi è letteralmente volato! ^^

  8. Mi fa piacere che ci sia qualche racconto storico da queste parti! Utilizzare Giovanna d’Arco e Gilles de Rais come protagonisti è una scelta senza dubbio audace, ancor di più lo è creare quest’aura di desiderio insoddisfatto fra i due. Ma le scelte audaci sono sempre premiate!
    Per la mia visione romanzata della purezza totale della Pulzella d’Orleans, ho scelto l’opzione per cui Gilles starà fuori ad attendere l’alba.

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