L’Amuleto di Cassiodoro: In Saecula Saeculorum

Glorie passate

Bruttium, campagne di Scolacium, ai piedi del mons Moscius, 583 d.C., tra i Vespri e la Compieta

Gli ultimi raggi solari erano spariti dietro la brulla mole del mons Moscius, lasciando un anziano uomo malato in solitudine, quasi immerso nell’oscurità, vinta solamente in prossimità di alcuni scaffali dalla fioca luce di una fiaccola, ormai in procinto di spegnersi.

Il vecchio sapeva bene che ormai era alla fine dei suoi giorni: aveva visto molti più inverni di tante altre persone che aveva conosciuto: novantatré, senza dubbio un dono del Signore, che gli aveva concesso questa innaturale lunga esistenza per permettergli di portare a compimento la sua missione. Ed ora che era quasi realizzata, sentiva che il momento in cui avrebbe lasciato le sofferenze e le miserie di questa terra era prossimo.

Dal suo umile giaciglio, sede di riposo del suo corpo ormai cadente, gli occhi dell’anziano percorrevano la stanza da un lato all’altro, con moto lento e costante, per poi fissare apparentemente senza più vita un punto fisso nel nulla. Ma in realtà era proprio in quei momenti più che in ogni altro che Flavio Marco Aurelio Cassiodoro Senatore sentiva la sua anima ardere più che mai, mentre col pensiero ricorreva epoche ormai passate, giorni di gloria e di successo, l’onore di essere arrivato ai vertici delcursus honorum. Certo, non era di umili origini: la sua famiglia, di origini siriache, aveva sempre fornito all’Impero ottimi funzionari e valenti uomini di Stato, fino a suo padre, fino a lui. Ed in quell’istante emerse dall’oscurità dei meandri della sua mente un ricordo, più vivido degli altri, ricordo di tanti tanti anni prima…

Una sala del trono, affollata di guardie e cortigiani, in un palatium ricco ed opulente, nella città di Ravenna. Lo sguardo attento e concentrato di un sovrano goto, che dal suo trono intarsiato scrutava la figura di un ragazzo che, poco più che ventenne, qualche metro davanti a lui attendeva timoroso un cenno di assenso. Tra la folla dei cortigiani, lo sguardo amorevole e fiero di un padre, che, dopo aver conseguito il massimo titolo conferibile ad un funzionario, quello di patrizio, non aveva più altra aspirazione che vedere il figlio raggiungere il suo stesso successo, se non uno maggiore. Il figlio incrociò lo sguardo del padre: l’intesa tra i due Cassiodoro riempì il ventenne di tranquillità. Il sovrano goto diede il suo assenso con un agile cenno del capo: Cassiodoro Senatore si schiarì la voce, ed iniziò a recitare il panegirico che personalmente aveva scritto in onore di re Teodorico: <<Nobile e generoso incarico da voi, o padri coscritti, mi viene in questo giorno affidato, poiché lodi vere ad un ottimo principe potrò io dare, senza arrossire; ed egli, spero, senza arrossire riceverle….>> Le parole di Cassiodoro Senatore avevano ipnotizzato la corte intera: lo stesso sovrano goto osservava rapito quel giovane romano mentre faceva sfoggio della sua ottima eloquenza. Quando questi concluse, per alcuni secondi vi fu silenzio: l’intera platea era come ipnotizzata, smarritasi nell’elegante periodare del giovane Cassiodoro. Poi il re iniziò ad applaudire: prima lentamente, poi in modo sempre più concitato, seguito, dopo un’iniziale incertezza, dal resto della corte. Un sorriso colorò il viso di Teodorico, lo stesso che, più in disparte, tra funzionari e cortigiani, irradiava dal volto del patrizio Cassiodoro. Il sovrano barbaro si alzò dal trono, e si avvicinò a Cassiodoro Senatore, che si apprestò a chinare il capo in segno di reverenza; Teodorico tuttavia lo fece desistere con un cenno deciso della mano <<No, giovane Cassiodoro, un uomo di così grande capacità qual tu sei non deve mai chinare il capo dinanzi a chi potrebbe avere bisogno di lui. Sei il degno figlio di tuo padre, e sono certo che presto diverrai un elemento insostituibile di questa corte!>>. Nel suo cuore, Cassiodoro Senatore ringraziava il sovrano, ma ancora di più era riconoscente verso suo padre, che lo aveva reso l’uomo che era.

La mente dell’anziano romano ripercorse così nel giro di pochi attimi la sua sfolgorante carriera, l’ascesa da semplice consiliarius di suo padre fino al prestigioso incarico di praefectus pretorii, passando per varie cariche del cursus honorum amministrativo quali quelle di quaestor, consul, corrector Lucaniae et Bruttiorum. Ma all’apice del suo successo il regno ostrogoto si disgregò; a Ravenna si consumavano feroci lotte per il potere e nel frattempo i Romani d’Oriente, guidati dal generale Belisario, avevano invaso la penisola, con l’ambizioso progetto di riconquistare la parte occidentale dell’Impero, in mano ai barbari. Così fu catturato, e per quattro anni rimase prigioniero a Costantinopoli. E qui aveva conosciuto la verità; una verità per la quale aveva deciso di abbandonare tutto: politica, onori, potere, ricchezza.

Cassiodoro continua a rievocare interiormente i fatti successivi alla scoperta della Verità: cosa accade nel frattempo nella stanza?

  • Cassiodoro, lasciando da parte i ricordi passati, si dedica alla preghiera, rivelando il luogo in cui è custodita la chiave per la Verità. (0%)
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  • Sopraggiunge nella sua stanza l'abate Geronzio, cui Cassiodoro consegnerà la chiave per la Verità. (67%)
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  • Cassiodoro si sente male, capendo che è giunto il momento di rivelare la chiave per accedere alla Verità, ossia l'Amuleto. (33%)
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30 Commenti

  • Vista la parità tra tutte e tre le opzioni, ho deciso di scrivere l’episodio dal punto di vista di Aldo, cercando di rendere dall’ “esterno” l’atteggiamento di Guido. Quanto a Meier, si rinvia al prossimo episodio, o ad uno dei successivi, a seconda di come si deciderà. 🙂

  • il racconto è incentrato in un periodo storico molto interessante e poco “battuto”, sono curioso di vedere come evolverà
    scelgo l’opzione apparentemente più estranea al racconto, in che modo il giovane achille verrà in contatto con l’amuleto misterioso?

    • Si, praticamente nei 10 episodi l’idea è di narrare vicende ambientate in epoche diverse ed incentrate su diversi personaggi, tutte accomunate dall’Amuleto e ciò che esso cela. In realtà i 10 episodi vorrei fossero introduttivi della storia vera e propria, che avrebbe come protagonista Guido Lorenzi, che risolverebbe il mistero che si cela dietro l’Amuleto di Cassiodoro. 🙂

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