L’Amuleto di Cassiodoro: In Saecula Saeculorum

Dove eravamo rimasti?

Ritorniamo al presente, a Guido Lorenzi: come si vuole che venga in contatto col parvus abbas? Mediante una foto inviata via mail. (50%)

Chiara

Toscana, Pisa, nei nostri giorni

Il funerale di Aldo Lorenzi era stato estremamente cupo. La tumulazione nel loculo era stata piuttosto veloce: il tempo inclemente aveva impedito che la celebrazione si tenesse con calma. Ed ecco che se ne erano andati tutti: nella cappella di famiglia, vicino il loculo della moglie Rossella, stavano come sentinelle di fronte il marmo contenente la salma di Aldo Lorenzi i suoi figli, in silenzio.  <<Ed è tutto.>> disse ad un certo punto Mario Lorenzi: <<devo andare ora; ciao Marta, ciao Guido, statemi bene.>> Diede un doppio bacio ad entrambi, e se ne andò. Marta si asciugò l’ultima lacrima, si scostò dal viso una lunga ciocca di capelli scuri e, salutato Aldo Lorenzi, si allontanò dalla cappella, seguita da suo fratello Guido, che guardata un’ultima volta la foto di suo padre, gli voltò le spalle, sperando di non doverla rivedere mai più. Percorse assieme i viottoli tra le varie tombe, finché non giunsero alla cancellata d’ingresso <<Guido, cosa hai intenzione di fare? Non vale la pena che ritorni a Firenze: potresti tornare a dormire a casa nostra, almeno per stanotte.>> <<Va bene, tanto mi trovo per una settimana in congedo, perciò non ho lezioni. E poi, immagino che avrai bisogno di aiuto per occuparti di tutte le incombenze arretrate, visto che Mario è già ripartito.>> Si diressero a casa. Guido non avrebbe voluto dormire nella casa dei suoi genitori: troppi brutti ricordi. Ma vedeva sua sorella distrutta; voleva starle vicino, almeno sinché il dolore non si fosse lenito.

Tornati a casa, consumarono un pranzo veloce, mangiando in silenzio, guardandosi di tanto in tant. Nessuno dei due proferì parola: ognuno di loro affrontava nella propria mente le propri paure, fantasmi sinistri che si potevano scorgere nei loro occhi spenti. Dopodiché, ciascuno si ritirò nella propria camera:

<<Marta, se vuoi parlare, se vuoi sfogarti, io sono qui anche per questo>>

<<No, Guido, io … ho solo bisogno di riposare, di … stare sulle mie. Capisci?>>

<<Capisco.>> Guido sapeva che a volte il silenzio, lo stare richiusi in se stessi, era necessario. Si sistemò nella camera di suo fratello Mario: la sua, dopo la morte di sua madre, per desiderio di suo padre, era stata adattata a magazzino, visto che la dispensa era colma di oggetti, spesso cianfrusaglie. Dopo essersi tolto la giacca ed averla poggiata su una sedia, si sistemò, lasciandosi cadere, sul soffice letto rivestito da un copriletto con striature azzurre e blu, e guardò distrattamente il soffitto e il lampadario. 

Si tolse l’amuleto donatogli dal padre dal collo e lo rigirò tra le mani pensoso: era molto antico, doveva risalire alla tarda romanità; su un fondo bronzo ossidato, si stagliavano due figure stilizzate di pesci dai contorni dorati, posti specularmente l’uno di fronte l’altro, e tra i due, la scritta greca ICTYS, che voleva dire pesce per l’appunto. 

Sul retro di quello strano medaglione, strani segni ed incisioni apparentemente senza senso. Era stato il primo reperto archeologico con cui era venuto a contatto diretto: ed era merito di suo padre. 

Rialzatosi, tirò fuori dal borsone un pc portatile, e lo accese per controllare le mail, com’era sua abitudine. Tra le solite richieste di ricevimento e messaggi standarizzati di abbonamento a qualche rivista, vide un’email dall’indirizzo sconosciuto, che gli fece fare un tuffo al cuore: chiaraarico@gmail.com

Non poteva essere lei, dopo tutti questi anni: la sua migliore amica dell’università, e anche qualcosa di più. L’email era coincisa: 

Ciao Guido, come stai? Non ci sentiamo da tantissimo tempo, ci siamo proprio persi! Ti scrivo perché ho trovato qualcosa che penso ti interessi molto: qui a Catanzaro, dopodomani batteranno all’asta una curiosa scultura, i cui proprietari affermano essere antica. La sovraintendenza dei beni culturali sta pensando di acquistarla, e mi sto occupando della faccenda, ma vorrei essere certa della sua autenticità, ed ho pensato a te. Che ne dici di venire a trovarmi qualche dopodomani? Ti allego la foto della scultura, così ti puoi fare già un’idea! Ti aspetto!

Chiara…. il suo messaggio era stato un fulmine a ciel sereno. Era l’unica donna che avesse mai realmente amato. Aprì la foto allegata: ad un primo impatto gli parve un fagiolo gigante di pietra. La forma era quella: poi guardando più attentamente, vide, due occhi, un naso ed una bocca,  una testa, con incisa una forma che sembrava ricordare un cappuccio. Sul corpo, erano incise delle braccia stilizzate, che sembravano reggere un oggetto rettangolare con un’incisione sopra. La statuetta non doveva essere più alta di 30 cm, in pietra. Era sicuramente antica, ma avrebbe dovuto studiarla dal vivo. Curioso: sembrava un piccolo monaco.

Il suo animo da storico fremeva, o forse, era l’eccitazione del ricordo degli anni passati con Chiara. <<A una vecchia amica non si dice mai di no>>, sussurrò. E rispose alla mail.

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30 Commenti

  • Vista la parità tra tutte e tre le opzioni, ho deciso di scrivere l’episodio dal punto di vista di Aldo, cercando di rendere dall’ “esterno” l’atteggiamento di Guido. Quanto a Meier, si rinvia al prossimo episodio, o ad uno dei successivi, a seconda di come si deciderà. 🙂

  • il racconto è incentrato in un periodo storico molto interessante e poco “battuto”, sono curioso di vedere come evolverà
    scelgo l’opzione apparentemente più estranea al racconto, in che modo il giovane achille verrà in contatto con l’amuleto misterioso?

    • Si, praticamente nei 10 episodi l’idea è di narrare vicende ambientate in epoche diverse ed incentrate su diversi personaggi, tutte accomunate dall’Amuleto e ciò che esso cela. In realtà i 10 episodi vorrei fossero introduttivi della storia vera e propria, che avrebbe come protagonista Guido Lorenzi, che risolverebbe il mistero che si cela dietro l’Amuleto di Cassiodoro. 🙂

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