L’ESTATE ASTUTA

LA STAGIONE INUTILE

Ascolta come chi ascolta piovere [Octavio Paz, Como quien oye llover]

 Era diventato uno di quei posti dove piove anche quando non piove. Lui c’era  stato da bambino da quelle parti. Ci tornò nella stagione inutile: per qualcuno è l’autunno, per molti la vita.

Era arrivato in treno e la ferrovia gli aveva procurato noia e malinconia, cullando sui binari  illusioni perdute di viaggiatori senza destinazione. Davanti alla stazione della località di mare, una corriera che pareva adatta  al trasporto di detenuti  raccoglieva passeggeri avviliti e rassegnati.

Nessuno, neppure d’estate, veniva più a R*****o in vacanza.

Nessuna andava in vacanza da nessuna parte, qualcuno faceva le ferie. Chi poteva, andava a vomitare in crociera. Altri si facevano guidare in luoghi lontani a visitare rovine assai vicine a quelle del loro panorama abituale.

Sceso dal pullman dalle fiancate gialle e nere, simile a quelli, detti postali, di cui si serviva quando stava in collegio in Svizzera,  Marlon si avviò, trascinando sia i piedi che un trolley sgangherato, verso la casetta ereditata dai genitori. Alla sua età, ormai orfano da un pezzo di padre e madre, figlio unico, senza amici né mogli, s’apprestava mestamente ad esser accolta da una vecchia che magari neppure l’avrebbe riconosciuto.

–        Ma tu sei Marlo, sei proprio tu? Marlo! –

E spruzzando saliva, la donna, sempre stata La Vecchia Tata,  pareva  divisa tra gioia e fastidio per la visita inattesa, seppur preannunciata. Esauriti laconici convenevoli, l’uomo andò a sistemarsi nella sua cameretta, la stessa che occupava ai tempi dell’infanzia. Ortensia l’aveva sempre chiamato Marlo, senza la enne finale, anche quando era tornato in Italia, a diciassette anni, a trascorrere  l’estate in cui avrebbe conosciuto le sorelle Jacob.

June e Janet  sono due rosse di diversa gradazione, entrambe prive di efelidi, caratteristica che in genere contraddistingue l’epidermide e la carnagione delle rosse. E anche delle non rosse, purché di origine irlandese. Ma le Jacob si dicono parigine. Non si vedono molto in giro, vanno ai bagni sempre insieme e non danno confidenza a nessuno. Passano per figlie di un violinista in giro per il mondo a tenere concerti. Il padre le lascia tutto l’anno al mare: vivono con una governante, oppure è la zia. Una zia governante?

–    – Oggi, tornando, prendi la focaccia, Marlo –

–    – Sì, Ortensia: va bene, Ortensia –

–    – La focaccia, eh? Oggi, focaccia -.

E’ sempre oggi per la vecchia tata: sempre focaccia, mai pizza bassa con tanti capperi e doppie acciughe, che tanto preferirebbe il ragazzo.

–    – Oggi focaccia, Marlon? -.

Lo prendono in giro le F******o, ma, almeno, le panettiere pronunciano correttamente il suo nome.

–    – Ti piacciono le ragazzine, eh, Marlon… -.

Lo prendono in giro le panettiere che l’hanno sorpreso ad ammirare il passaggio delle sorelle Jacob davanti alla vetrina del negozio.

–    – Guardati che son due tipette con tanto pepe sotto al naso le Giacobbe -.

Sembra che il cognome lo sbaglino apposta. Eppoi non si dice “puzza sotto al naso”? Pensassero ai casi loro le F******o. E al loro buffo cognome piuttosto.

Al solito, Marlon indugia presso i cestoni della dirimpettaia libreria. Questa volta, dalla porta con il campanellino un uomo robusto e insofferente si fa incontro al giovane curioso, sorprendendolo con un chiassoso volume in mano. La copertina è color beaujoleais noveau, il titolo in lilla e l’autore lampeggia in aranciato pop.

–    – Mai che ti venga la tentazione di comprar qualcosa, vero? -.

Marlon riappoggia “Tropico del Cancro” nel cesto.

–    – Posso citarti l’incipit a memoria per farti venir la voglia -.

E l’omone comincia a declamare: “Abito a Villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti”.

–    – Vado avanti? Del resto, l’ho tradotto io –

–    – Non spaventare il giovane signore -.

Un’esile bionda un po’ sfocata ha raggiunto il probabile libraio.

–    – Quanto costa?-.

Marlon ha ripreso in mano l’edizione Feltrinelli.

–    – “E’ l’autunno del mio secondo anno a Parigi. Ci sono stato mandato…-

–    – …per una ragione che ancora non sono riuscito a penetrare –

–    – Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l’uomo più felice…-

–    – …del mondo”. Lo compriamo noi il romanzo. O non lo vendete…-

–    -…alle minorenni? -.

Son state le Jacob a duettare. E June conclude.

–    – Del resto, l’abbiamo già letto. In originale –

–    – Ma lo vogliano regalare al ragazzo -.

La bionda magretta batte in ritirata, il traduttore s’impunta.

–    – Se permettete, ragazzine, il mio Miller glielo regalo io -.

Così un Marlon avvampante in tonalità copertina fa conoscenza delle Jacob: June, che si vanterà di chiamarsi come la moglie dell’autore del Tropico e Janet che tirerà in ballo un certo Bowels.

–    – Paul non c’entra, Janet: la sua bella si chiamava Jane, non Janet -.

Rimbeccata dalla sorellina, la più grande delle Jacob ribatterà.

–    – Volevo solo dire che Marlon, qui, è tutto Paul Bowles, cretina! -.

Che ne sarà di Ortensia?

  • Non è mai esistita alcuna Ortensia (100%)
    100
  • E' già morta prima del ritorno di Marlon, che sta solo fantasticando (0%)
    0
  • Morirà subito dopo il ritorno di "Marlo" (0%)
    0
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