Lo straniero

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà ora? Othar balza sul cavaliere, ma dopo una lotta, viene disarmato (88%)

La lotta

Quel che accadde nei pochi secondi successivi, fu una successione così rapida e incontrollabile di eventi che Jaduk non ebbe nemmeno il tempo di comprenderli appieno. Appiattito sul costone roccioso che affacciava sul sentiero sottostante, viveva nella spasmodica attesa del momento in cui lo straniero sarebbe diventato il bersaglio di Othar, perché questo avrebbe significato una cosa sola: la sua morte sicura.

Con la coda dell’occhio, Jaduk sorvegliò le mosse di Othar. Lo vedeva fremere, tendere i muscoli, agitare le braccia, come una belva inferocita pronta ad aggredire la vittima prescelta. Nervosamente, stringeva e rilasciava l’impugnatura del coltello, in un gesto che Jaduk conosceva fin troppo bene, per averglielo visto fare numerose volte durante le cacce del clan. Ma questa volta non si trattava di conigli selvatici o di piccoli daini, si trattava di un essere umano. Questo pensiero spaventò orribilmente il ragazzo. Per un istante, ebbe l’idea di gridare. Forse in questo modo avrebbe potuto sventare un inutile quanto efferato omicidio. Ma qualcosa lo bloccò: era l’imperativo categorico che gli nasceva dal profondo dell’io e che alle leggi di natura gli faceva prevalere l’obbedienza cieca ad un clan.

Poi, tutto precipitò. Il cavaliere avanzava. Sicuro. Fiducioso. Non se ne sarebbe nemmeno accorto, pensò Jaduk, notando la ferocia nello sguardo di Othar. Othar si sollevò in piedi, le ginocchia all’infuori, le gambe piegate, i muscoli delle braccia tesi come le funi che legavano un prigioniero al palo della tortura. Un grido e poi, un attimo dopo, Othar era già in volo nello spazio aereo che separava il costone roccioso dal cavaliere di sotto. Jaduk nascose la testa per non vedere. Odiava quella violenza. Lui non sarebbe mai stato come Othar.

Si udì un nitrito di cavallo. Un tonfo. E poi un lamento. Un altro nitrito. E ancora un lamento. Uno strusciare misterioso di piedi e subito dopo una voce… Non era quella di Othar.

«Ma sei solo un ragazzo!»

Jaduk rialzò la testa. Sotto la roccia, sullo stretto sentiero tra gli ontani, vide l’uomo in piedi che si toccava una spalla, mentre con l’altra mano puntava una delle sue strane armi contro Othar, che era accucciato a terra, contuso e dolorante. Piegato sulle ginocchia, Othar si massaggiava un fianco. Non era ferito, ma qualcosa gli era sfuggito di mano quando si era gettato sullo straniero. Sulla sua bocca sporca di terra una striscia di sangue. Guardava con aria torva lo straniero. Respirava con affanno e ansimava. La sua tunica di pelle era lacerata almeno in un punto e dappertutto la polvere si era incrostata al sudore delle sue membra nude.

«Perché mi hai aggredito, ragazzo?» domandò ancora la voce di prima. Lo straniero aveva uno strappo nel farsetto e da lì sembrava uscire sangue. Vi diede una rapida occhiata. «Accidenti a te, ragazzo, perché l’hai fatto?»

Othar si guardava attorno come una belva in trappola, ma nello stesso tempo sembrava attendere l’occasione per assalire nuovamente il suo avversario. A frenarlo era la strana arma che lo straniero gli puntava contro e che misteriosamente gli incuteva un timore ancestrale. Lo straniero se ne avvide.

«D’accordo, ragazzo, non voglio farti del male. Guarda» disse e nel dire questo posò a terra l’arma. Jaduk dall’alto della sua postazione osservò quel gesto e non poté fare a meno di spalancare gli occhi per lo stupore. Capiva cosa significava quell’atto, ma capiva anche cosa avrebbe significato per Othar. Nella sua mente accecata di livore e di crudele follia avrebbe interpretato quel gesto come un segno di debolezza o di sciocca presunzione e questo solo sarebbe bastato per far scattare in lui la scintilla della sua furia. E così fu, infatti. Othar scattò in avanti, la testa bassa, la mano con il coltello protesa a colpire.

«Noooo!»

Jaduk questa volta non poté trattenersi. Urlò con quanto fiato aveva in gola e quell’urlo colse di sorpresa lo straniero, che si girò a guardare in alto, verso dove proveniva il grido. Fu un attimo. Othar era già su di lui, ma quando sembrava che tutto fosse perso e che per lo straniero non ci fosse altra possibilità che subire il terribile fendente del ragazzo, l’uomo con un’agilità stupefacente scartò di lato e mandò a vuoto il colpo di Othar. Nello slancio, il giovane si ritrovò l’avversario alle spalle e, intuito il pericolo, si girò di scatto. Ma quando lo fece, lo straniero gli aveva già afferrato il polso che impugnava l’arma.

Per quanto non fosse un uomo particolarmente robusto e non esibisse una muscolatura possente, la presa dello straniero risultò dolorosissima, tanto che Othar dovette aprire la mano e lasciar cadere il coltello. Poco dopo, senza capire come, il ragazzo si ritrovò girato di schiena, stretto nella morsa delle braccia del suo avversario. Si dibatté, dimenò le gambe, imprecò. Ma a un certo punto si sentì venire meno il respiro. Il suo corpo perse le forze e poco dopo, quando lo straniero disserrò le braccia, si afflosciò a terra come un peso morto.

Cos'è successo a Othar?

  • 3. Finge di essere morto per sorprendere lo straniero (20%)
    20
  • 2. È solo svenuto e si riprenderà (80%)
    80
  • 1. È morto (0%)
    0

Voti totali: 5

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30 Commenti

  1. E’ solo svenuto. Dalla reazione dello straniero non mi sembrava avere intenzione di ucciderlo.

    Nei dialoghi dello straniero, verso metà, dove chiede “Perché mi hai aggredito, ragazzo?”, alla seconda domanda (“Accidente a te…”) io avrei tolto la parola “ragazzo”. Appesantisce un po’, ripetuta.

    Per il resto sempre molto interessante! Sono curioso di scoprire di più dello straniero! 🙂

    • Sì, in effetti, la ripetizione è di troppo. Grazie per il suggerimento.
      Anche per l’opzione, così come nel primo episodio, la mia preferita coincide con la tua.
      Mi fa piacere che trovi il racconto interessante. Spero di poter dire qualcosa di più sullo straniero nel prossimo episodio, sebbene mantenere ancora per un po’il velo sulle sue origini potrebbe risultare più adatto a garantire l’aspettativa nel lettore. Non so. Tu cosa ne pensi? Può diventare controproducente?

      • Secondo me dipende da cos’hai in mente per il seguito. Inoltre diventa controproducente solo se svelando l’origine dello straniero esaurisci l’interesse. Se, invece, la rivelazione aggiunge un nuovo mistero o un nuovo problema, allora sicuramente può portare a svolte interessanti!
        Attenzione, poi, a non alimentare troppo le aspettative! Più aumentano, più deve essere soddisfacente ciò che proponi!
        Ovviamente non posso scegliere per te, però ti posso consigliare di trovare un tuo ritmo, tenendo conto che in 10 episodi devi finire (a meno che tu non abbia già in mente di prolungare la storia in un seguito).
        In ogni caso, vedendo il tuo stile in questi due capitoli, mi fido! 🙂

    • La mia idea di partenza in effetti è quella dello svenimento, per dare possibilità al personaggio di Othar di ulteriori sviluppi nella vicenda. Non necessariamente positivi. Ma se doveste scegliere la prima opzione, beh, in questo caso qualcosa mi inventerò. Non so cosa, per ora: dovesse capitare non mi dispiacerebbe comunque.

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