Lo strano caso della signora Gibilisco e della tazzina da caffè

Dove eravamo rimasti?

Cosa conterranno i filmati acquisiti dalla Squadra Mobile e da Di Giacomo? Dalle riprese dei negozi sarebbe stato possibile verificare chi fosse andato verso Xirbi quel giorno (50%)

10. La nuda verità

Un’altra notte insonne. Di Giacomo era distrutto. La città si stava risvegliando. Solo da pochi minuti, con Malvezzi e Pulvirenti, e con il tecnico informatico, avevano rimontato tutte le riprese importanti.

Il film, adesso, era mostrato alla Cardaci nella sala conferenze della Questura, dove c’era un proiettore.

Sentiva da fuori già i sonori contrappunti della Cardaci a varie scene in corso. Un silenzio sepolcrale accompagno’ la fine del film. Paola uscì, vide Jacopo e gli disse, seria: “Chiamiamo subito il PM”.

“Ma sono le sei….” Protesto’ Jacopo.

“Non importa. Anche per noi sono le sei.”

 Il PM Bravivenne subito ed anche lui vide l’intero film. Decise che tutta la famiglia Lo Castro andava citata in Questura per vederlo. Per le dieci. E si diresse verso il suo ufficio, promettendo che sarebbe tornato.

Ad Jacopo, come al solito alla fine di un caso, prese una calma olimpica. Ormai sapeva. Anche se la natura umana lo sorprendeva sempre.

Alle dieci arrivarono tutti insieme la sig.ra Lo Castro, il figlio, il genero Viavattene, la moglie. Si sedettero nella sala conferenze, visibilmente spaesati. DI Giacomo era con loro e faceva da padrone di casa.

Entro’ la Cardaci e disse: “Buongiorno a tutti. Ho appena avuto il via libera dal PM di mostrarvi queste prove che sono state raccolte. Il dott. Bravi ci raggiungerà tra poco. Si tratta di pochi minuti di riprese, che penso vi interesserà vedere”. Fece un cenno al tecnico, che spense le luci e accese il proiettore.

Si videro subito le prime riprese: un tratto della strada Caltanissetta-Xirbi, davanti ad uno dei negozi che c’erano all’uscita dalla cittadina. Si vedeva la macchina di Lo Castro passare. L’orologio della video ripresa segnava le 9:01. Poi Lo Castro andava verso la città.

Alle 10:34 Lo Castro ripassava. Si notava accanto a lui una persona con un vestito a fiori.

Alle 11:33 una macchina sconosciuta passava. La persona all’interno sembrava Viavattene. Il silenzio nella sala si fece spesso e doloroso.

Dopo, alle 12:00 Viavattene tornava indietro ed accanto a lui si vedeva chiaramente la figlia, con il vestito a fiori di prima.

Alle 13:30, Viavattene tornavaverso Xirbi. Con lui altre tre persone.

Qui termino’ la prima parte del filmato.

Ora la scena riprendeva lo spiazzo davanti alla casa. Ai primi fotogrammi, tutti gli “invitati” saltarono sulle sedie, e fecero commenti sussurrati. La tensione si tagliava a fette.

Ed ecco che si vide Lo Castro arrivare con la nipote, poi arrivare il cognato, i due che discutevano animatamente fuori dalla casa. Con qualcosa di poco visibile il cognato colpi’ ripetutamente Lo Castro alle gambe. E poi alla schiena. Lo trascino’ dentro casa. Andò via. Torno’ poi, insieme a sua cognata, a sua moglie, a suo nipote. Sembrava un plotone d’esecuzione.

Poi la scena riprendeva la macchina dove veniva adagiato il Lo Castro. Viavattene armeggiava sulla macchina del cognato. Gli altri lo aiutavano. E poi scoppiava l’incendio. La macchina veniva chiusa.

I quattro erano stati a guardare fino a quando l’incendio non era divampato ed aveva preso tutta la macchina. Dopo il figlio era andato dai vicini, che erano arrivati. Subito dopo si videro i vigili del fuoco. Dopo arrivarono la volante, e poi Di Giacomo ed i suoi due colleghi.

La scena fini’. Si spense il proiettore, nel silenzio.La luce si riaccese sulle facce terree dei Lo Castro-Viavattene.

“Allora- disse la Cardaci- Vi abbiamo dato una possibilità, di spiegare, prima che arrivi il magistrato. Che ha il provvedimento di fermo nei vostri confronti. Vi consiglierei di utilizzare questa possibilità”.

“Io parlo solo davanti al mio avvocato” disse Viavattene.

Jacopo si rivolse alla moglie e le disse: “Signora Lo Castro, vuole spiegarci lei? Come si può uccidere un marito, il padre di suo figlio?”.

Un lungo sospiro accolse la richiesta. E poi, con rabbia: ” Non osi mai più chiamarmi Lo Castro. Non voglio più sentire il nome di quel porco. Di quel maniaco sessuale. Lo avevamo minacciato se continuava, erano venuti da noi vari genitori di bambine molestate. Anche i vicini ce lo avevano detto. L’ho portato dallo psichiatra. Per tutta risposta, lui è’ andato a scuola a prendere sua nipote, e l’ha portata a casa. Cosa potevamo fare?”.E il seguito si spense in un sussurro. “E ci avete lasciato degli indizi: la tazzina di caffè di chissà chi, le mutandine di una sconosciuta…” Disse Di Giacomo.

“Speravamo avreste capito chi era il criminale. Noi abbiamo solo fatto giustizia”.

“No signora – disse Jacopo – questo si chiama omicidio, non giustizia. Anche se posso capire il vostro dramma, niente può giustificarvi”.

“Non potevamo lasciarlo vivo”, disse il figlio, senza alcuna emozione.

” E non mi chiami mai più Lo Castro – disse la signora con una voce stridula. “Io mi chiamo Gibilisco, signora Gibilisco”.

“Avrà tempo di farsi chiamare come vuole, in carcere” disse la Cardaci

E accompagno’ questa affermazione con un cenno ai suoi sottoposti di portare via gli indagati. La loro vita, in ogni caso, era cambiata per sempre.

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106 Commenti

  • Una storia scabrosa, che produce un acuto dolore morale, purtroppo effettiva e più che mai vera, una reazione evidente ma, mai giustificabile.
    Ha vinto Di Giacomo e il suo spregio per le gerarchie, la sua innata vocazione di chi è sempre alla ricerca della verità e non si ferma alle apparenze.
    Complimenti Dottor Gozzo!! Ma già è forte la mancanza di un altro caso da risolvere…

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