Oltre il velo

Dove eravamo rimasti?

Oh no, ci siamo di nuovo persi il fantasy per strada... Che succederà nel prossimo capitolo? Laura accetta il lavoro ma non vogliamo andare avanti nel tempo: primi giorni di una nuova vita. (50%)

Iperico

Avevano ragione: i suoi vestiti non erano adatti. Già da qualche giorno, al tramonto, caracollava giù dal vecchio fuoristrada di Gabriele bagnata fino alle ossa e così tanto esausta che non poteva descriverlo, al punto che non aveva le forze di lavarsi e neppure di cenare.

Non dormiva così profondamente da secoli.

Il lavoro che aveva accettato, firmando una specie di contratto che prevedeva 9 ore di collaborazione al giorno, a partire dalle sei e mezzo di mattina, le fruttava una retribuzione mensile di circa mille euro, poco di meno e comprendeva due pasti al giorno.

Si iniziava con una colazione pantagruelica, per lo più salata, a base di torte rustiche, pancetta, uova, salumi, formaggi e frutta. Lena era un’ottima cuoca e già da subito le sue remore su quei due estranei che la osservavano mangiare, sparirono del tutto, consentendole di saziarsi. Peccato che a quell’ora antelucana, avesse lo stomaco più chiuso di quel che desiderava.

In realtà sia Gabriele che Lena la esortavano – cosa per lei inconsueta – a mangiare ancora e a servirsi più volte e doveva dar loro credito che consideravano la sua condizione con rara e gradita noncuranza, come se fosse normale aver bisogno di collaudare le sedie prima di sedersi e di essere spinti o tirati per salire e scendere dall’auto.

Il pranzo, però, era il pasto che preferiva: verso mezzogiorno Gabriele la raggiungeva col fuoristrada e un gigantesco paniere di leccornie che mangiavano loro due soli, all’aperto, sull’erba come in un quadro impressionista.

Le piaceva molto il modo che lui aveva di guardarla e di parlarle. Il suo sguardo era leggero. Non si fermava imbarazzato sugli straripamenti del suo corpo, non vagava alla ricerca di un contorno immaginario fra le pieghe del suo viso. Guardava lei, semplicemente.

E le parlava, masticando allegramente: le raccontava dell’università a Trento – studiava chimica – del lavoro in macelleria, che però durava solo da maggio a settembre, del fatto che non amava stare in valle e cercava di limitare alle sessioni d’esame la sua permanenza nel capoluogo.

Non accennava mai al suo rapporto con Lena, che non era professionale, evidentemente, ed evitava accuratamente di parlare della propria famiglia e di “molto altro”, un non-detto che Laura percepiva in sottofondo, come una musica ambientale che si intuisce ma non si percepisce realmente. Ma lei non chiedeva. Non osava interrompere. Troppo fragile e preziosa le pareva quella forma di confidenza, quell’amicizia sottintesa e di fatto inesplicabile e immotivata.

Il lavoro era faticoso e, per di più, si sentiva assolutamente inadatta a svolgerlo.

Lena possedeva alcuni appezzamenti di terreno, lontani fra di loro, alcuni coltivati ed altri lasciati a bosco, spesso in posizioni impervie: a lei, Laura, toccava raccogliere quello che a lei serviva in laboratorio.

Per il momento, iperico giallo appena fiorito in pieno sole e in fondovalle, le cui infiorescenze andavano cimate ad una ad una, prima di mezzogiorno, rigorosamente con le dita.

E il pomeriggio, prati di achillea in altura, per raccogliere fiori e foglie, con meno cura ma in maggior quantità.

Il primo giorno, quando Gabriele l’aveva scaricata lì fra i fiori gialli, si era messa a piangere. Le scarpe e la schiena le dolevano dopo pochi minuti, era già bagnata di rugiada e quel gesto esperto per staccare la sommità fiorita dal gambo le era impossibile da riprodurre, sicché rovinava quasi tutte le piante che toccava.

Ma sopratutto, le lacrime erano state d’impotenza: era sola in un prato chissà dove, lontanissima dalla strada asfaltata, senza tacche al cellulare e senza nessuno da chiamare. Aveva pianto e pianto e Gabriele, tornando a mezzogiorno, l’aveva trovata scalza e addormentata su un fianco, spossata dalle lacrime.

Qualche giorno dopo, Lena era arrivata a sorpresa a metà pomeriggio, l’aveva guardata per un po’ lavorare e poi le aveva detto di fermarsi e di sedersi. Laura fu certa che fosse per licenziarla; in coscienza, non si sentiva di darle torto.

-Dobbiamo parlare – disse Lena

-Di cosa? – Laura stese le gambe e si massaggiò le giunture doloranti

-Di te.

-Non c’è molto da dire – replicò Laura fredda.

-Respiri male.

Laura, suo malgrado, si sentì arrossire e un’onda di affamata depressione le salì nel sangue. Non replicò nulla.

-Non è perché sei grassa. Quello cambierà. – disse con assoluta convinzione, come di una cosa senza importanza. Poi proseguì: Hai mai fatto un esercizio di visualizzazione? No? Cominciamo: quando inspiri, visualizza una nube dorata, un’ondata di marea che entra dentro di te e con l’aria e col sangue raggiunge ogni parte del tuo corpo. Provaci. Chiudi gli occhi.

Laura li chiuse, senza convinzione. Sentì una mano gentile poggiarsi sul suo ventre prominente.

-Spingi il respiro quaggiù, spingi forte. E poi, mentre espiri, visualizza una corrente d’aria scura e sporca che lascia il tuo corpo. Devi vederlo, Laura, ti devi sforzare, guarda che non mi stai facendo un favore. Io ne faccio uno a te, è chiaro?

No. Non era chiaro.

Adesso, abbandoniamo la nostra protagonista. A quale conversazione vogliamo assistere non visti?

  • Conversazione fra Gabriele e qualcun altro in un luogo...decisamente fantasy. (50%)
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  • Conversazione fra Lena e Gabriele a casa di Lena. (50%)
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  • Conversazione fra l'uomo inquietante e una bellissima sconosciuta in un luogo molto esclusivo. (0%)
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41 Commenti

    • In effetti un protagonista (maschile) obeso credibile mi è capitato di trovarlo solo in un fantasy che mi è molto piaciuto “il figlio soldato” di R.Hobb.
      Non ho intenzione di spoilerare la mia stessa trama, ma vorrei trasmettere, a proposito del rapporto col cibo, una specifica idea “simbolica”, ovviamente passandola nella chiave del fantasy.
      Ambizioso vero? 😀

  1. “L’ombra ora le porgeva la mano e quella mano tesa, i cui contorni sfumavano nel niente, era irresistibile”, immagine molto bella!
    voto perché vada con l’ombra, perché effettivamente mi sembra che in questa situazione laura non abbia proprio nulla da perdere
    per quanto riguarda i pochi lettori non mi preoccuperei; tieni conto che io mi sono accorto solo ora del tuo racconto, sul sito ci sono tantissimi racconti, specialmente ora in occasione del concorso storie d’estate e spesso le nuove storie sfuggono
    sono curioso di scoprire il seguito

      • non so se il tuo tono era ironico sul fatto della “gigantesca platea” o meno comunque posso dirti che è un periodo un po’ povero di lettori sia per l’estate che avanza sia per il concorso che c’è 🙂 il mio consiglio è quello di aspettare un altro po’ per vedere se si aggiungono altri lettori… poi pubblichi il secondo. Però naturalmente è solo un piccolissimo consiglio 🙂

        • Certo che era ironico 🙂
          Ma stavo solo scherzando. Essendo questo un giochino, due lettori mi vanno bene come duecento, anzi, visto che sono così carini da leggermi, bisogna che sia scritto ancora meglio per ripagarli.
          Non posso mica farli aspettare troppo…
          Comunque sei gentilissima a offrirmi consigli, ne ho bisogno!!

          • Naturalmente tu sei lo scrittore e tu decidi quando e come continuarla 🙂 io posso solo scegliere l’opzione 🙂 ripeto hai scelto un brutto momento x iniziare la storia, ha del potenziale, mi incuriosisce, penso che se fosse nata a settembre avresti avuto più pubblico.

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