The fly – Che cosa c’è oltre la luna.

Sotto il ponte.

Sono le 23.58, due minuti alla mezzanotte, e, da dove osserviamo, l’Accademia Clericale del Santo vescovo di Gavèta sembra uno scrigno d’avorio, splendente sotto la poca luce lunare e pronto a rivelare segreti di un lontano passato e a liberare forze di cui hanno sentito parlare solo in pochi. E’ buio, ma notiamo, col nostro sguardo attento, una luce fioca che si spalma con un alone umido sulla vetrata. C’è qualcuno che prega, in questo capanno sacro? C’è qualcuno che si aggrappa alla vita, in qualche modo, a quest’ora e in quel luogo?
Forse siamo un po’ imprudenti, ma ci avviciniamo e sporgiamo il viso verso quei grandi vetri soffusi. Non si vede un granchè, solo qualche candela accesa dinanzi ad un altare apparentemente morto. Le panche di legno sono nell’ombra, guardano di sbieco un affresco in toni chiari che raffigura la transustanziazione. Sul muro, però, la luce  riflessa dipinge una sagoma; sentiamo qualcuno parlare, persino ridere e sospirare, nervosamente. Tranquilli, stiamo per lasciare il peccatore al suo invisibile confessore, quando sentiamo un candelabro rovesciarsi, un tonfo pesante provenire dal pavimento e una risata, nitida, scandita. La cera calda rovesciata. Una mano senza vita, ancora tesa. Cerchiamo qualcuno, ma non è di certo l’ora e il luogo per fare una passeggiata. Non c’è modo di chiedere aiuto. Non possiamo entrare a vedere cos’è successo. Per scoprirlo, dobbiamo solo aspettare.

Nella puntata precedente, abbiamo fatto la conoscenza di Gianfilippo Meri, un mite bibliotecario vittima di un manufatto magico che gli consentiva di leggere nel pensiero delle persone, ma che allo stesso tempo lo induceva alla pazzia. Il manufatto, un vecchio manuale di entomologia, era nelle mani di una famiglia di camorristi che lo utilizzava per sfoltire indirettamente il numero cospicuo di concorrenti e rivali.
Sia Gianfilippo che il manuale sono andati distrutti nel corso del primo episodio; il legame che si stabilisce, anche momentaneamente, fra lo strumento magico e il suo fruitore è talmente forte da legarli insieme attraverso il doppio filo della sorte.
Esiste una legge, quella della conservazione della materia, che ci induce a pensare che gli atomi torneranno a circolare e ad aggregarsi anche quando apparentemente sembrano perduti. Possono formare entità completamente nuove. Alcuni legami però sembrano più forti degli altri e permangono, nonostante in questo genere di cose regni il caos. Noi crediamo che questo sia proprio uno di quei casi – in cui la vita continua, oltre la curva incombente e momentaneamente visibile della morte. 

Dopo la morte di Gianfilippo, le cose nel paesino di Castello di cisterna non erano cambiate di molto. Già il giorno seguente l’anonimo evento, il caposezione aveva reclutato dal settore filosofie orientali un altro responsabile che facesse tutto quello che faceva già il vecchio bibliotecario, solo facendo meno domande.
Niente del carattere placido e bellicoso di Gianfilippo gli era mai andato a genio: gli faceva ridere, il suo spropositato senso di insofferenza che veniva fuori come un fiume straripante;
poteva tacere giorni interi e te lo ritrovavi ad inveire per una matita fuori posto. Un giorno lo trovò ad infarcire di maldicenze I fratelli Karamazov –  chissà per quale motivo. Era un tipo pericoloso, quel Gianfilippo: era ora che sparisse dalla circolazione.
Mentre rifletteva su quell’immagine nei ricordi, il caposezione fu disturbato nel suo studio da qualcuno che bussava alla sua porta.

Lettore, introduciamo adesso:

  • Una giovane donna. (50%)
    50
  • Un investigatore. (50%)
    50
  • Mario Spasiano. (0%)
    0
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19 Commenti

  • Damiano spara per primo… e che il destino si compia!
    Effettivamente era una storia che forse meritava più di dieci capitoli, perché sembra davvero ricca di avvenimenti e sottotrame. Purtroppo a volte bisogna fare scelte stilistiche che troncano molte di esse, il limite dei caratteri è terribile.. lo so!

  • Ciao gianluca,

    Sono qui da poco e leggo adesso.
    Vedo che gli ultimi commenti sono di più di un mese fa quindi è probabile che questa storia sia in pausa di riflessione.
    Dico la mia, da umile lettore.
    È interessante sia l’idea che l’ambientazione, In generale trovo intrigante l’atmosfera.
    Però… Però il mio personalissimo parere è che ci sia troppa roba, e dai l’impressione che la roba che eviti di scrivere sia anche di più. Non riesco a focalizzare personaggi e situazioni, sono arrivato all’ottavo capitolo senza capire cosa sia successo esattamente. Troppe voci, troppi personaggi. Non considerarmi un presuntuoso, un rompiscatole o un attaccabrighe, se ho deciso di commentare è perché mi sembra che la storia, avrebbe del potenziale se solo pensassi anche al fatto che il lettore deve capire anche senza essere nella tua testa. Oh, poi ovviamente fai la tara del fatto che io sono un po’ tardo…. 🙂

    Ah: Gep cerca Testuggine

    • Grazie per il tuo commento. Hai ragione su moltissime cose. La verità è che non pianifico mai troppo la trama dei racconti su questa piattaforma, per avere più libertà – a discapito, spesso, della chiarezza.
      C’è tanto che non ho modo di dire e questo interessa e confonde allo stesso tempo.
      Dopo un mese ho avuto tempo e voglia di scrivere.
      La settimana prossima finisco. Questo racconto è stato un bell’esperimento. Grazie ancora per l’interessamento!

  • Ciao! Arrivata un pelo in ritardo, ma pur sempre qui e mi fermo di sicuro :).
    Le scelte erano tutte interessanti (perché tu hai una notevole capacità di trasformismo di oggetti, personaggi e situazioni) ma ho votato per un altro omicidio. Vedremo chi sarà lo sfortunato.
    Ho letto, come sai, i capitoli tutti insieme e in questo caso (non mi succede mai) ho provato un certo gusto nel farlo perché si recepisce meglio la tua capacità di raccontare. Sei davvero bravo e usi una tecnica interessante, che è quella del narratore onnisciente. Chi racconta, tu, o chi per te, sa più di quel che racconta al lettore e credo non sia facile gestire una voce narrante del genere. Io sono abituata al narratore che racconta una storia di cui non sa già la fine. Forse in questo caso la fine non la sai neanche tu, ma ci fai capire di nascondere diversi segreti su questi personaggi così particolari.
    Hai davvero una scrittura interessante e la maneggi molto bene. Ti seguo, neanche a dirlo 🙂

  • Mi sono accorto in ritardo del ritorno di questo scrittore e di questa storia… e già mi piace! Lì, esattamente dove ci eravamo lasciati, sei tornato per dirci quelle cose che sono rimaste in sospeso. Mi piace molto questa prima persona plurale, è sicuramente un modo diverso di generare il punto di vista… rinnovo i miei complimenti.
    E scelgo di seguire lo sciame… per vedere dove va. E cosa fa!

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