The fly – Che cosa c’è oltre la luna.

Dove eravamo rimasti?

Quest'uomo è penetrato di soppiatto in casa di Franscesco ò sicc'. Ma chi è? È Gianfilippo, inspiegabilmente presente. (100%)

Anomalie.

Nella tranquilla città di Castello, quando una persona muore non si celebrano i funerali, così come si fa in qualsiasi altra città. Non sappiamo spiegare perchè, ma semplicemente qui si esce di scena. Nessuno si chiede dove vanno gli attori quando finiscono di recitare sul palco; ci si aspetta di trovarli dietro, ma nessuno si fa mai questa domanda – così come nessuno può balzare sul palco, durante lo spettacolo, e andare a curiosare. Quello che non si vede ha una ragione per restare celato.

Francesco Pessinese, detto ò sicc, questo lo sapeva ed è per questo che era il braccio destro del boss Testuggine. Il capo gli parlava poco, perchè ormai si capivano al volo: questo non vuol dire che Francesco capisse tutto del boss o che sapesse ogni cosa sul suo conto. Era un uomo di poche parole e per lo più il suo carattere scontroso e litigioso non cozzava con questo aspetto, perchè aveva imparato il valore delle azioni se confrontate alle tante vane parole che gli altri membri della famiglia pronunciavano. Non si scomponeva mai. Una volta si beccò una pallottola nella spalla, mentre un gruppo di avversari gli tendeva un agguato per aggiudicarsi una cospicua mazzetta appena riscossa. Si guardò ben bene la spalla, senza dire una parola, e freddò nello stupore agghiacciante i tre sicari con un colpo a testa, guidò fino a casa e diede la giacca alla massaia. “Mandala in lavanderia. Ti aspetto in bagno”. Non l’abbiamo sentito urlare, mentre questa estraeva la pallottola con un coltellino e lo ricuciva a crudo.
Nemmeno quella mattina si scompose. Si asciugò il viso, si infilò la camicia e si sedette.
“Sei in anticipo. Sei riuscito a consegnare tutto come previsto?”
Ma l’uomo davanti a lui non rispondeva. Lo fissava con uno strano sorriso, quasi come se aspettasse di essere ancora rionosciuto. O’ sicc ripetè la domanda, stavolta lentamente e con un tono più alto, ma non ottenne una risposta. Tossì. Alle sue spalle c’era una mazza da softball, regalo di amici d’oltreoceano. Colpì l’uomo dritto sulla mascella, quasi a staccargliela, e gli mollò un calcio nel ventre quando già si dimenava in una pozza violastra fatta del suo stesso sangue. Sillabando fra i denti, Francesco Pessinese mormorava “ris-pon-di-mi-ris-pon-di-mi” ed ogni due sillabe colpiva. L’uomo mollò allora una risata spaventosa. Il gangster lo guardò per un momento sorridere: lo smalto dei denti era rosso vivo, striato, e gli occhi tremavano, bestiali, quasi inumani. Poi vomitò uno sciame di insetti, che investì ò sicc in pieno volto, e si accasciò senza vita, mentre un grido di paura veniva emesso per la prima volta dalla bocca del braccio destro di Testuggine.
La casa rimase in un silenzio irreale. Franesco Pessinese svenne sul medesimo lago di sangue in cui giaceva il corpo moribondo del corriere che aveva aggredito. Nessuno fiatò per parecchie ore, fino a quando la governante non rientrò per pulire casa e trovò i due cadaveri, gettando un urlo che risuonò in tutta la palazzina. “E’ morto Francesco, madonna Francesco, l’ospedale Francesco, madonna Francesco..!” Nessuno si spiegava come mai il sicario con la “s” maiuscola, l’intoccabile, fosse morto quando ad essere contusa e tumefatta era l’altra persona. Nessuno vide quello che abbiamo visto noi, e cioè un gruppo di mosche che scappavano dal lucernaio, ma crediamo che nessuno avrebbe mai potuto ricollegare questo fatto a quel’altro. Nessuno, se non il boss Testuggine, forse.

Gèp si trovava sempre nel solito bar in cui preferiva passare il tempo dopo pranzo. I bar qui non sono esattamente come nei film di Calà o di Fantozzi, dove le personalità formano un mosaico vivace e singolare, pronto a vivere mille esperienze. Qui la gente ci veniva per dimenticarsi di sè e dei problemi – le cose spesso coincidevano, perchè ci sono persone che vivono pensando esistano solo i loro affanni – e non per emergere. La melma impiastricciata e grigiastra era la forma alla quale tendeva la maggior parte delle persone qui, Gèp compreso, e a nulla valevano le cravatte sgargianti e i cappelli alla H. Bogart, perchè quello che egli vedeva allo specchio era un brutto sè stesso, non da migliorare, bensì da compatire. Si versò un altro bicchiere e rimase a fissare, stavolta, i colori delle bottiglie, ragionando sul perchè fossero disposte in quel modo e senza che tutto questo gli sembrasse dannatamente stupido.
Due uomini vestiti alla povera entrarono, gettando un raggio di luce nel locale, e si sedettero proprio dietro l’investigatore. Gèp non li notò fino a quando non cominciarono a tirare fuori delle bustine di speed o roba simile dalle tasche interne dei giacconi e a darle a quelli che, avvicinandosi, tendevano loro la mano. Pensò ai soldi che si fanno vendendo droga e incominciarono a balzargli alla testa mille pensieri. Scrollò il capo: lui quei soldi non li avrebbe visti mai, nemmeno se nella sua carriera avesse preso Frank Abagnale o Diabolik. Smise di fissare i colori, sbuffò dal naso e prese così una decisione..

Cosa farà Gèp con quei due uomini?

  • Ruberà loro l'incasso del commercio di droga. (0%)
    0
  • Si getterà ubriaco verso di loro in una scazzotata senza senso. (75%)
    75
  • Chiamerà la polizia e ne denuncerà l'attività di spaccio. (25%)
    25
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

19 Commenti

  • Damiano spara per primo… e che il destino si compia!
    Effettivamente era una storia che forse meritava più di dieci capitoli, perché sembra davvero ricca di avvenimenti e sottotrame. Purtroppo a volte bisogna fare scelte stilistiche che troncano molte di esse, il limite dei caratteri è terribile.. lo so!

  • Ciao gianluca,

    Sono qui da poco e leggo adesso.
    Vedo che gli ultimi commenti sono di più di un mese fa quindi è probabile che questa storia sia in pausa di riflessione.
    Dico la mia, da umile lettore.
    È interessante sia l’idea che l’ambientazione, In generale trovo intrigante l’atmosfera.
    Però… Però il mio personalissimo parere è che ci sia troppa roba, e dai l’impressione che la roba che eviti di scrivere sia anche di più. Non riesco a focalizzare personaggi e situazioni, sono arrivato all’ottavo capitolo senza capire cosa sia successo esattamente. Troppe voci, troppi personaggi. Non considerarmi un presuntuoso, un rompiscatole o un attaccabrighe, se ho deciso di commentare è perché mi sembra che la storia, avrebbe del potenziale se solo pensassi anche al fatto che il lettore deve capire anche senza essere nella tua testa. Oh, poi ovviamente fai la tara del fatto che io sono un po’ tardo…. 🙂

    Ah: Gep cerca Testuggine

    • Grazie per il tuo commento. Hai ragione su moltissime cose. La verità è che non pianifico mai troppo la trama dei racconti su questa piattaforma, per avere più libertà – a discapito, spesso, della chiarezza.
      C’è tanto che non ho modo di dire e questo interessa e confonde allo stesso tempo.
      Dopo un mese ho avuto tempo e voglia di scrivere.
      La settimana prossima finisco. Questo racconto è stato un bell’esperimento. Grazie ancora per l’interessamento!

  • Ciao! Arrivata un pelo in ritardo, ma pur sempre qui e mi fermo di sicuro :).
    Le scelte erano tutte interessanti (perché tu hai una notevole capacità di trasformismo di oggetti, personaggi e situazioni) ma ho votato per un altro omicidio. Vedremo chi sarà lo sfortunato.
    Ho letto, come sai, i capitoli tutti insieme e in questo caso (non mi succede mai) ho provato un certo gusto nel farlo perché si recepisce meglio la tua capacità di raccontare. Sei davvero bravo e usi una tecnica interessante, che è quella del narratore onnisciente. Chi racconta, tu, o chi per te, sa più di quel che racconta al lettore e credo non sia facile gestire una voce narrante del genere. Io sono abituata al narratore che racconta una storia di cui non sa già la fine. Forse in questo caso la fine non la sai neanche tu, ma ci fai capire di nascondere diversi segreti su questi personaggi così particolari.
    Hai davvero una scrittura interessante e la maneggi molto bene. Ti seguo, neanche a dirlo 🙂

  • Mi sono accorto in ritardo del ritorno di questo scrittore e di questa storia… e già mi piace! Lì, esattamente dove ci eravamo lasciati, sei tornato per dirci quelle cose che sono rimaste in sospeso. Mi piace molto questa prima persona plurale, è sicuramente un modo diverso di generare il punto di vista… rinnovo i miei complimenti.
    E scelgo di seguire lo sciame… per vedere dove va. E cosa fa!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi