The fly – Che cosa c’è oltre la luna.

Dove eravamo rimasti?

Lettore, cosa vuoi vedere adesso? Quale sarà il prossimo omicidio del misterioso killer. (50%)

La vestida e la desnuda.

Ci troviamo davanti alla fabbrica di scarpe CIAraESp, poco fuori città. Praticamente da fuori non si sente alcun rumore, ma noi sappiamo che lì si lavora giorno e notte, per cui decidiamo di entrare senza dare nell’occhio, scansando gli operai che, quasi meccanicamente, portano a termine il loro compito. Facciamo fatica a trovarlo, è qualcosa di molto ben nascosto: un passaggio, alla base di due grossi impianti di raffreddamento, coperto da una grata fittizia. Ci sono scale poco illuminate e corridoi dalle mura giallastre, che si diramano a ragnatela sotto il perimetro dell’industria, sotto le tubature e gli impianti elettrici, come una seconda città. Alcune di queste stanze sono piene di ragazzini, vittime fiere, che lavorano per la Famiglia; altre sono utilizzate per altre attività, che non vogliamo descrivere, ma che potete immaginare da soli.
Poi c’è la sua stanza, quella in cui sta Gennaro Merastasio. E’ seduto al centro del cubo a riflettere, sta aspettando che gli portino il pranzo. Si sfrega nervosamente le mani e gioca col bottone della sua camicia nera, quella che indossa sempre abbinata alla giacca viola. Sta pensando a quello che è successo a Francesco Pessinese. Era lì quando alcuni membri della famiglia avevano ritrovato il corpo: il volto sfigurato, senza occhi, insidiato dagli insetti e marcescente come fosse lì da secoli e secoli. Quel teschio pieno di vermi tormentava, con la sua cruda realtà, la memoria di Gennaro, che per paura si era subito rintanato nei sotterranei di una delle basi più importanti della città.
Qualcuno bussò alla porta. Balzò in piedi. “Apri, Gennà, sono Ines”.
“Ch-che che che vuoi?”
“Gennà, apri – disse con tono di sufficienza – ti ho portato da mangiare”.
Fece entrare la donna col vassoio. Restò con lo sguardo basso per tutto il tempo, poi le chiese di uscire. Solo quando questa fu fuori, scoppiò in un breve pianto isterico, mentre continuava a guardare il piatto fumante di pasta e fagioli. Gli sembrava incredibile, di dover sopportare tutto questo. Vorremmo poter dire di più su Gennaro, ma gli abbiamo promesso di non rivelare indiscrezioni, quindi, per il momento, ci concentriamo su qualcos’altro, che non avete notato: insieme ad Ines non era entrato solo il vassoio. Una mosca, attratta dall’umidità, era penetrata nella stanza e aveva incominciato a girare intorno al piatto caldo. Gennaro la osservò qualche secondo, tirò su con il naso, e aspettò si posasse sul tavolo. Quando questa fu ferma, alzò la mano tesa a piatto e colpì forte, prendendola in pieno; ma quando, felice, si guardò la mano, non c’era spiaccicato niente, nè c’erano tracce sul piano d’appoggio. Gennaro cominciò a guardarsi intorno, perchè probabilmente la mosca era caduta.
“Non è..caduta, gli sussurrò una voce.
Gennarò ansimò, in cerca di qualcuno. Incominciò a sudare e scoppiò a piangere di nuovo: in quella stanza non c’era nessuno oltre che lui. Non c’erano telecamere nè altoparlanti, nessuna interazione con l’esterno. Chi poteva mai essere?
“Chi..sono?

Davvero..non ricordi..chi sono?”
. Gennaro, in preda al panico, aveva gettato la pasta a terra e aveva impugnato la scodella di metallo a mò di scudo. La voce però continuò: “Eppure..mi hai ucciso un attimo fa.

Guarda..la tua mano”
. Portò il palmo a sè e vide che era tutto macchiato di sangue viola. Poi alzò lo sguardo e vide che intorno al vassoio volteggiava una mosca, la stessa di prima, con un ronzio che gli parve assordante. Deriso e incollerito, prese la scodella a due mani e con un grido intrappolò sotto la cupola di metallo quell’odioso insetto.
“Non mi interessa chi sei – iniziò a proferire fra i denti, mentre tutto il suo corpo poggiava sulle mani – tu sei solo una mosca, una stupida ed insignificante mosca, buona solo ad essere schiacciata. Che male può fare una sola-piccola-mosca?” – e sollevò lievemente il coperchio. Anche stavolta uno sciame di insetti sbucò fuori dal nulla, investendo Gennaro Merastasio in pieno volto. Ines sentì le grida che provenivano dalla stanza e corse a chiamare due uomini che sorvegliavano le scale. Quando entrarono, la testa di quell’uomo era collocata ordinatamente nella scodella, mentre il corpo giaceva a terra. Nel sangue, sembrava essere stata tracciata una parola.

“Damiano, maledizione, cosa ci fai in casa mia, nel mio letto?! Sai che non puoi fare così!”
“Non sembri felice di vedermi, Geppy. Non avrai mica trovato qualcuno che fa l’amore meglio di me?”
“Non cambiare argomento. Che ci fai qui?”
“Mi hai tolto le chiavi – che dovevo fare, accoccolarmi sull’uscio di casa?”
“Avresti potuto telefonare?”
“E tu mi avresti risposto?”.
Damiano era l’amante di Gèp. Era più piccolo di lui di quasi dieci anni e, in virtù di questo, si divertiva a pungolare il povero detective ricevendo, in compenso, insegnamenti, attenzioni e intense notti di godimento sessuale. La sua pelle bianca spuntava fuori dalle lenzuola, i suoi capelli castani erano avvolti da una nuvola di fumo di sigaretta. Tossendo, gli spiegò perchè fosse lì.

Damiano si trova a casa di Gèp per un motivo soltanto:

  • Ma quale Damiano?! Io voglio sapere di Mario Spasiano! (33%)
    33
  • Vuole la busta che Gèp ha trafugato nella colluttazione allo Spoon. (67%)
    67
  • E' a conoscenza di qualcosa che può aiutarlo con il caso della sig.ra Marini. (0%)
    0
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19 Commenti

  • Damiano spara per primo… e che il destino si compia!
    Effettivamente era una storia che forse meritava più di dieci capitoli, perché sembra davvero ricca di avvenimenti e sottotrame. Purtroppo a volte bisogna fare scelte stilistiche che troncano molte di esse, il limite dei caratteri è terribile.. lo so!

  • Ciao gianluca,

    Sono qui da poco e leggo adesso.
    Vedo che gli ultimi commenti sono di più di un mese fa quindi è probabile che questa storia sia in pausa di riflessione.
    Dico la mia, da umile lettore.
    È interessante sia l’idea che l’ambientazione, In generale trovo intrigante l’atmosfera.
    Però… Però il mio personalissimo parere è che ci sia troppa roba, e dai l’impressione che la roba che eviti di scrivere sia anche di più. Non riesco a focalizzare personaggi e situazioni, sono arrivato all’ottavo capitolo senza capire cosa sia successo esattamente. Troppe voci, troppi personaggi. Non considerarmi un presuntuoso, un rompiscatole o un attaccabrighe, se ho deciso di commentare è perché mi sembra che la storia, avrebbe del potenziale se solo pensassi anche al fatto che il lettore deve capire anche senza essere nella tua testa. Oh, poi ovviamente fai la tara del fatto che io sono un po’ tardo…. 🙂

    Ah: Gep cerca Testuggine

    • Grazie per il tuo commento. Hai ragione su moltissime cose. La verità è che non pianifico mai troppo la trama dei racconti su questa piattaforma, per avere più libertà – a discapito, spesso, della chiarezza.
      C’è tanto che non ho modo di dire e questo interessa e confonde allo stesso tempo.
      Dopo un mese ho avuto tempo e voglia di scrivere.
      La settimana prossima finisco. Questo racconto è stato un bell’esperimento. Grazie ancora per l’interessamento!

  • Ciao! Arrivata un pelo in ritardo, ma pur sempre qui e mi fermo di sicuro :).
    Le scelte erano tutte interessanti (perché tu hai una notevole capacità di trasformismo di oggetti, personaggi e situazioni) ma ho votato per un altro omicidio. Vedremo chi sarà lo sfortunato.
    Ho letto, come sai, i capitoli tutti insieme e in questo caso (non mi succede mai) ho provato un certo gusto nel farlo perché si recepisce meglio la tua capacità di raccontare. Sei davvero bravo e usi una tecnica interessante, che è quella del narratore onnisciente. Chi racconta, tu, o chi per te, sa più di quel che racconta al lettore e credo non sia facile gestire una voce narrante del genere. Io sono abituata al narratore che racconta una storia di cui non sa già la fine. Forse in questo caso la fine non la sai neanche tu, ma ci fai capire di nascondere diversi segreti su questi personaggi così particolari.
    Hai davvero una scrittura interessante e la maneggi molto bene. Ti seguo, neanche a dirlo 🙂

  • Mi sono accorto in ritardo del ritorno di questo scrittore e di questa storia… e già mi piace! Lì, esattamente dove ci eravamo lasciati, sei tornato per dirci quelle cose che sono rimaste in sospeso. Mi piace molto questa prima persona plurale, è sicuramente un modo diverso di generare il punto di vista… rinnovo i miei complimenti.
    E scelgo di seguire lo sciame… per vedere dove va. E cosa fa!

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