The fly – Che cosa c’è oltre la luna.

Dove eravamo rimasti?

Damiano si trova a casa di Gèp per un motivo soltanto: Vuole la busta che Gèp ha trafugato nella colluttazione allo Spoon. (67%)

Uno scotch whisky molto costoso.

Gèp scivolò senza aggiungere una parola nel suo letto e trascorse le successive due ore in una nuvola di piacere. Non credeva che alla sua età si potessero provare esperienze così inebrianti. Mentre colpiva ripetutamente Damiano col bacino, non riusciva a pensare, non riusciva a mettere in fila due parole: questo lo rendeva felice. L’odore della sua carne era simile alla sua. Era come se si riscoprisse ogni volta, come se riguadagnasse contatto con il suo corpo. Era come tornare a vivere.
Ora giacevano entrambi distesi. Damiano era coricato sul lato, a sinistra, e dormiva, mentre Gèp aveva le braccia dietro la testa. Non gli tornavano tutti gli elementi di quella giornata: era stato chiamato a sbrogliare un caso archiviato, quello della sig.ra Marini, brutalmente assassinata nella cucina di casa sua, ma non aveva quasi trovato indizi, nè lettere minatorie, nè doppi fondi nel cassetto della scrivania. Chi poteva volere morta una persona così? Probabilmente controllando i registri degli oggetti requisiti non avrebbe trovato niente di interessante, ma decise di farlo ugualmente, così si alzò, sfilò l’elastico che teneva insieme i fogli e incominciò a leggerli, seduto in mutande allo scrittoio. Il balcone era ancora mezzo aperto e la corrente risucchiava il fumo di sigaretta che, pacatamente, mandava fuori a boccate. Gli oggetti erano disposti prima dalla A alla Z, poi di fianco veniva formulato un codice che teneva conto del genere, della disposizione sugli scaffali e dell’anno. Degli asterischi indicavano una computazione incompleta. Gèp segnò su un post-it due o tre codici ed inviò un messaggio al caposezione della biblioteca per un controllo. L’sms recitava i titoli e i codici dal database centrale, ma non siamo riusciti a leggere i titoli perchè Gèp nel frattempo aveva già afferrato i fogli e si era rimesso nervosamente alla ricerca di qualcosa. La sig.ra Marini era una persona metodica ed ordinata, era precisa nelle scadenze e portava sempre a compimento un dovere; perchè allora lasciare dei sospesi nel suo registro? Quei libri costituivano un indizio? Sapeva di essere in pericolo ed ha lasciato un messaggio?
Mentre cercava di raccapezzarsi, sentì la porta sbattere. Gettò uno sguardo senza muoversi dalla sedia: Damiano era sparito. Bussò alla porta del bagno, ma non rispondeva nessuno. I suoi vestiti si erano volatilizzati, il giaccone sballottato in un angolo della stanza, la tasca sfoderata.  “Stù figl’ è zoccola!”. Damiano era scappato con la busta.

Mario Spasiano era giunto sul posto già da qualche ora. Aveva assistito all’opera di pulizia, al trasporto del cadavere di Francesco per scioglierlo con l’acido e alla sparizione della gran parte dei mobili. Gli spettri vogliono una traccia per continuare a vivere e il boss Testuggine non poteva concedere nemmeno il dubbio di un’altra vita, ai suoi adepti. Poteva garantire solo l’oblio. Chiamò a se Mario in un’altra stanza. Parlava come fosse un nastro registrato. “Sai chi l’ha ucciso?”
“Io..non ho mai visto quell’uomo, quello che stavate portando..”
“No, infatti, non l’hai visto. Non l’hai mai visto. Dimmi solo come ci è finito il tuo nome qui”. Testuggine gli mostrò delle foto scattate al ritrovamento: ò sicc aveva scritto con le dita macchiate di sangue il suo nome a chiare lettere. “Ci toccherà ridipingere – disse con una nota di impazienza – ma non è tutto: questo mi è arrivato qualche minuto prima che tu arrivassi.” Mario continuava a non capirci niente: il boss gli mostrò dal cellulare la foto di un corpo senza testa, immerso nel sangue, che con le dita macchiate aveva scritto, sul pavimento, delle lettere.
“Spiegami perchè due dei miei uomini (due uomini della Famiglia) sono morti nel giro di poche ore e tutt’e due hanno sentito il bisogno di fare il tuo nome prima di morire”.
Un vapore fortissimo esalava dal pavimento. Una schiuma detergente si tingeva di rosso, frizzando ed inacidendo la ceramica del pavimento . L’espressione grigia del boss era inesorabile, nonostante Mario sapesse di essere stato nel suo letto, durante queste ore. Dell’acqua arrivò anche a loro, bagnandoglile scarpe. Per non scoppiare a piangere, il giovane si inginocchiò ai piedi di Testuggine e, trattenendo la lacrime, implorò pietà. L’acqua continuava ad arrivare dalla sala accanto. In una pozza sanguigna, Mario gli strinse la mano, certo del fatto che quell’acqua si sarebbe tinta presto anche del suo sangue.
“Vai a casa, Mario. Prendi la tua roba e vieni da me. Non sei più al sicuro qui a Castello.” Testuggine indietreggiò, lo osservò compiaciuto per un istante, poi si richiuse la porta alle spalle, mentre il giovane, ancora stupito, lo guardava sparire.

I suoi passi risuonavano per la grande sala che era il suo studio. Testuggine si versò un whiskey 12 anni e si sedette, col bicchiere in una mano e la pistola nell’altra. Era ormai quasi sera.  Guardando fuori, recitò un versetto: “Il gatto lecca raggi di luna nella scodella dell’acqua, pensando che siano latte”.
Poi, attese.

Giunti a questo punto, scegli il seguito che vuoi vedere?

  • Damiano viene ucciso da qualcuno che vuole a sua volta impossessarsi della busta gialla. (0%)
    0
  • Mario Spasiano viene assassinato prima della partenza dal nostro misterioso serial killer. (100%)
    100
  • Gèp bussa alla porta del boss Testuggine. E' lui l'uomo che sta aspettando. (0%)
    0
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19 Commenti

  • Damiano spara per primo… e che il destino si compia!
    Effettivamente era una storia che forse meritava più di dieci capitoli, perché sembra davvero ricca di avvenimenti e sottotrame. Purtroppo a volte bisogna fare scelte stilistiche che troncano molte di esse, il limite dei caratteri è terribile.. lo so!

  • Ciao gianluca,

    Sono qui da poco e leggo adesso.
    Vedo che gli ultimi commenti sono di più di un mese fa quindi è probabile che questa storia sia in pausa di riflessione.
    Dico la mia, da umile lettore.
    È interessante sia l’idea che l’ambientazione, In generale trovo intrigante l’atmosfera.
    Però… Però il mio personalissimo parere è che ci sia troppa roba, e dai l’impressione che la roba che eviti di scrivere sia anche di più. Non riesco a focalizzare personaggi e situazioni, sono arrivato all’ottavo capitolo senza capire cosa sia successo esattamente. Troppe voci, troppi personaggi. Non considerarmi un presuntuoso, un rompiscatole o un attaccabrighe, se ho deciso di commentare è perché mi sembra che la storia, avrebbe del potenziale se solo pensassi anche al fatto che il lettore deve capire anche senza essere nella tua testa. Oh, poi ovviamente fai la tara del fatto che io sono un po’ tardo…. 🙂

    Ah: Gep cerca Testuggine

    • Grazie per il tuo commento. Hai ragione su moltissime cose. La verità è che non pianifico mai troppo la trama dei racconti su questa piattaforma, per avere più libertà – a discapito, spesso, della chiarezza.
      C’è tanto che non ho modo di dire e questo interessa e confonde allo stesso tempo.
      Dopo un mese ho avuto tempo e voglia di scrivere.
      La settimana prossima finisco. Questo racconto è stato un bell’esperimento. Grazie ancora per l’interessamento!

  • Ciao! Arrivata un pelo in ritardo, ma pur sempre qui e mi fermo di sicuro :).
    Le scelte erano tutte interessanti (perché tu hai una notevole capacità di trasformismo di oggetti, personaggi e situazioni) ma ho votato per un altro omicidio. Vedremo chi sarà lo sfortunato.
    Ho letto, come sai, i capitoli tutti insieme e in questo caso (non mi succede mai) ho provato un certo gusto nel farlo perché si recepisce meglio la tua capacità di raccontare. Sei davvero bravo e usi una tecnica interessante, che è quella del narratore onnisciente. Chi racconta, tu, o chi per te, sa più di quel che racconta al lettore e credo non sia facile gestire una voce narrante del genere. Io sono abituata al narratore che racconta una storia di cui non sa già la fine. Forse in questo caso la fine non la sai neanche tu, ma ci fai capire di nascondere diversi segreti su questi personaggi così particolari.
    Hai davvero una scrittura interessante e la maneggi molto bene. Ti seguo, neanche a dirlo 🙂

  • Mi sono accorto in ritardo del ritorno di questo scrittore e di questa storia… e già mi piace! Lì, esattamente dove ci eravamo lasciati, sei tornato per dirci quelle cose che sono rimaste in sospeso. Mi piace molto questa prima persona plurale, è sicuramente un modo diverso di generare il punto di vista… rinnovo i miei complimenti.
    E scelgo di seguire lo sciame… per vedere dove va. E cosa fa!

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