The fly – Che cosa c’è oltre la luna.

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà a Gèp, ora che sa che il boss è legato alla morte della sig.ra Marini? Gèp va direttamente a cercare Testuggine per chiedere spiegazioni. I due si conoscono bene. (100%)

Stallo.

Lento sembra scorrere il tempo fra le mura dell’Accademia Clericale del Santo vescovo di Gavèta. Le candele hanno un calore capace di congelare il tempo, rallentare i movimenti, fermare il corso della vita stessa. Ma in realtà fuori c’è il gelo e questa giornata sta per concludersi. Un uomo in abito scuro contempla la luna dalla vetrata blu. L’astro è di un bianco pallido, circondato da un’aura chiarissima che si disperde nel buio circostante. Come può questa luce, si chiede l’uomo, essere solo un riflesso? Se è vero che la luna non brilla di per sè, come può una semplice finzione irraggiarla così potentemente, fino a regalarci questa sensazione? Forse, al di là del buio, proprio dietro la luna, c’è un fuoco, una stella, che non ci è dato vedere da dove siamo; che ogni notte ci fa alzare gli occhi al cielo, in cerca di una vera domanda da porci. Come umani, si dice quasi ad alta voce, siamo destinati a non vedere più oltre la luna. Possiamo possedere l’universo col nostro occhio ma niente ci svelerà quella piccola macchia nera che ci serve a completare il quadro.
Mentre termina, due uomini spalancano il portone d’ingresso dell’Accademia. Entrando, ammirano come la luce passi fra le vetrate battiste dai sette colori, incassate in moderni finestroni di acciaio, e si riversi tutta sul patio, dove c’è quest’uomo, ben vestito, con in mano una candelabro, che li fissa. Entrambi avanzano verso di lui, ma il suo volto è ancora in ombra e noi non riusciamo a vederlo. Quando finalmente parla, ricordiamo a chi appartiene questa voce.
“Sono sopreso, alla fine ce l’avete fatta entrambi. Immaginavo che uno di voi cedesse all’impulso di uccidere l’altro. Non era quello che desideravi più di ogni altra cosa..Gèp?”
Le sue scarpe scricchiolano, la sua andatura è incerta. Si sistema il nodo della cravatta che si ricorda di indossare solo ora e avanza nella luce: è proprio Gèp, seguito da Testuggine. Messi l’uno di fianco all’altro, le due corporature sembrano agli antipodi: l’uno è una cupa montagna sotto i due metri, mentre l’altro veste colori chiari ed ha la silhouette di un lampione. Entrambi avanzano ora al centro della sala.
“Credevi fossi così stupido – inizia col dire Testuggine – da uccidere l’uomo sbagliato? Ho capito che eri stato tu da come hai fatto fuori Francesco ò sicc. Solo un omuncolo come te poteva avere un tale cattivo gusto”
“Cattivo gusto solo perchè hai recepito troppo in fretta il messaggio”
“Non sono bravo a recepire messaggi – gli dice – sono bravo a mandarli”.
“Oh, lo sei. E’ per questo che hai detto a Mario di tornare a casa. Perchè sapevi che lo stavo aspettando. Mentre moriva, l’ho sentito invocare sua madre. Che tenero. Era così dolce da farmi venire voglia di mangiargli il cervello. Sfortunatamente, avevo dei preparativi importanti da fare qui”
“Aspettate, aspettate – interrompe Gèp confuso più che mai – chi è Mario, quante altre persone sono morte oggi – e soprattutto CHI CAZZO SEI TU?!”.
L’uomo, da dietro l’altare, mosse qualche passo in avanti. Guardò in alto, allargò le braccia e poi portò il candelabro al viso. Le fiammelle si infransero sul volto sorridente di Damiano, che guardava Gèp con soddisfazione e ilarità.
“Possibile, Geppy, che nemmeno uno come te sia riuscito a capire quanta merda ci fosse sepolta sotto cumuli e cumuli di persone che si sono fidate della parola di Testuggine?”
“No, non può essere..”
“Possibile che non hai capito che tuo zio, il grande e temuto Testuggine, in realtà non è che un codardo che si nasconde dietro uomini che manipola e che toglie di mezzo con un colpo di scopa, quando pensa che non possano più tornargli utile?”
“Tu..non puoi essere Damiano. Lui, lui non è un assassino..”
“Oh no, lo è. Ha sempre voluto essere un assassino. Non puoi dire di conoscere qualcuno fino a quando non gli hai visto fare qualcosa che rimpiangi”. Damiano guardò Gèp in un modo nuovo per lui, al punto che non lo riconobbe. Sembrava addirittura avesse altri occhi. Abbassò il candelabro nella destra e puntò la pistola verso Testuggine,  immobile alla destra di Gèp.
“FERMO! – urlò quest’ultimo – abbassa la pistola, Damiano abbassa-la-PISTOLA, cazzo!”, e puntò a sua volta la rivoltella verso il patio.
“Andiamo Geppy, tu non puoi uccidermi – fece ironicamente – Tu mi ami”
“Fottiti, brutto bastardo; non so chi tu sia, nè che-cosa-tu-sia, ma ridammi subito Damiano, adesso – e GETTA LA PIS-TO-LA!”
“Sentito come ti difende, “zietto”? Il tuo nipotino lo sa che lo toglierai di mezzo SE dovessi sopravvivere stanotte?”
“Lo toglierei di mezzo comunque – replicò Testuggine – a questo punto è diventato troppo pericoloso tenerlo in vita”, e puntò una seicolpi a tamburo contro Gèp.
“Così mi piaci, Testuggine. Pronto a buttarti nella mischia. E va bene, allora: facciamo questo gioco”.
Fra le mura ripiomba quello strano silenzio. Tre uomini si puntano le pistola l’uno contro l’altro: sanno che, chiunque spari per primo, causerà danno a più di uno di essi.  Si fissano tesi. Confusione, paura. La mezzanotte è vicina.

So che sei confuso, ma non temere: tutto sarà più chiaro nell'ultimo capitolo. Nel frattempo, affido il finale nelle tue mani.

  • Damiano spara per primo. Uccide Testuggine, ma questi fa in tempo a piazzare una pallottola nella pancia di Gèp. (80%)
    80
  • Testuggine spara per primo. Uccide Gèp, ma viene ferito gravemente da Damiano. (0%)
    0
  • Gèp spara per primo. Damiano viene ferito a morte, ma riesce a uccidere Testuggine. (20%)
    20
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19 Commenti

  • Damiano spara per primo… e che il destino si compia!
    Effettivamente era una storia che forse meritava più di dieci capitoli, perché sembra davvero ricca di avvenimenti e sottotrame. Purtroppo a volte bisogna fare scelte stilistiche che troncano molte di esse, il limite dei caratteri è terribile.. lo so!

  • Ciao gianluca,

    Sono qui da poco e leggo adesso.
    Vedo che gli ultimi commenti sono di più di un mese fa quindi è probabile che questa storia sia in pausa di riflessione.
    Dico la mia, da umile lettore.
    È interessante sia l’idea che l’ambientazione, In generale trovo intrigante l’atmosfera.
    Però… Però il mio personalissimo parere è che ci sia troppa roba, e dai l’impressione che la roba che eviti di scrivere sia anche di più. Non riesco a focalizzare personaggi e situazioni, sono arrivato all’ottavo capitolo senza capire cosa sia successo esattamente. Troppe voci, troppi personaggi. Non considerarmi un presuntuoso, un rompiscatole o un attaccabrighe, se ho deciso di commentare è perché mi sembra che la storia, avrebbe del potenziale se solo pensassi anche al fatto che il lettore deve capire anche senza essere nella tua testa. Oh, poi ovviamente fai la tara del fatto che io sono un po’ tardo…. 🙂

    Ah: Gep cerca Testuggine

    • Grazie per il tuo commento. Hai ragione su moltissime cose. La verità è che non pianifico mai troppo la trama dei racconti su questa piattaforma, per avere più libertà – a discapito, spesso, della chiarezza.
      C’è tanto che non ho modo di dire e questo interessa e confonde allo stesso tempo.
      Dopo un mese ho avuto tempo e voglia di scrivere.
      La settimana prossima finisco. Questo racconto è stato un bell’esperimento. Grazie ancora per l’interessamento!

  • Ciao! Arrivata un pelo in ritardo, ma pur sempre qui e mi fermo di sicuro :).
    Le scelte erano tutte interessanti (perché tu hai una notevole capacità di trasformismo di oggetti, personaggi e situazioni) ma ho votato per un altro omicidio. Vedremo chi sarà lo sfortunato.
    Ho letto, come sai, i capitoli tutti insieme e in questo caso (non mi succede mai) ho provato un certo gusto nel farlo perché si recepisce meglio la tua capacità di raccontare. Sei davvero bravo e usi una tecnica interessante, che è quella del narratore onnisciente. Chi racconta, tu, o chi per te, sa più di quel che racconta al lettore e credo non sia facile gestire una voce narrante del genere. Io sono abituata al narratore che racconta una storia di cui non sa già la fine. Forse in questo caso la fine non la sai neanche tu, ma ci fai capire di nascondere diversi segreti su questi personaggi così particolari.
    Hai davvero una scrittura interessante e la maneggi molto bene. Ti seguo, neanche a dirlo 🙂

  • Mi sono accorto in ritardo del ritorno di questo scrittore e di questa storia… e già mi piace! Lì, esattamente dove ci eravamo lasciati, sei tornato per dirci quelle cose che sono rimaste in sospeso. Mi piace molto questa prima persona plurale, è sicuramente un modo diverso di generare il punto di vista… rinnovo i miei complimenti.
    E scelgo di seguire lo sciame… per vedere dove va. E cosa fa!

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