These are my shoes

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà la prossima mossa di Jack? Tornare da Marvin e farsi aiutare a cercare l'assassino (63%)

Braccato

Mi precipitai per il corridoio, correndo furtivamente lungo la traccia di orme insanguinate, davanti a me le luci flebili degli uffici chiusi e dietro il buio che inghiottiva l’ultima immagine del Dottore. Superata la porta dell’obitorio, nel diluvio che inzuppava l’asfalto vidi un’auto nera, grossa, uscire dal parcheggio a fari spenti. Non c’era tempo di pensare se fosse lui, l’assalitore di Oscar,  recuperai le chiavi della mia Toyota e in un attimo mi misi silenziosamente in viaggio, pedinando l’obiettivo. Erano passati cinque, forse dieci minuti, eccitato dall’occasione non perdevo ogni singola variazione di velocità o di direzione della preda. Ripensai improvvisamente al povero Dott. Sanders: a quest’ora era sicuramente già morto, dissanguato e inerme davanti alla fine dei suoi giorni. Mi chiedevo se quel disgraziato avesse avuto il tempo di accorgersi del suo destino, di passare consapevolmente all’altro mondo. L’ho trovata sempre così ingiusta, la sorpresa dell’assassino sulla vittima, quella sproporzione letale tra il male e il bene. Avevo abbandonato il DOD anche per questo, mi ero stufato di vedere uno a uno i miei più cari affetti scomparire in una carneficina lenta ma improvvisa. In cuor mio, pensai, non sono mai stato bravo a dire addio. Ormai perso tra pensieri ascetici, feci appena in tempo ad accorgermi che l’auto davanti aveva improvvisamente acceso i fari e accelerato, fuggendo con precisione tale da farmi perdere ogni sua traccia. Provai d’impulso a lanciarmi in un inseguimento sconclusionato tra vie e palazzi ingrigiti frammentati al ritmo dei tergicristalli. Non c’era nulla da fare, l’auto era scomparsa e io mi ero fatto fregare come un novellino.

(Telefono che squilla)

-…Pronto? Chi parla?

– E’ andato! il Dottore…la scarpa era lì! Qualcuno ci ha sorpresi…l’hanno portato via!

– Jack calmati, sono le 4 del mattino..cosa vai farneticando?? Cosa è successo?

Spiegai a Marvin l’accaduto con dovizia di particolari come avevo imparato in tanti anni di servizio, una prassi oramai radicata, programmata come un algoritmo nel mio DNA. Ci accordammo per incontrarci da lui da lì a una ventina di minuti, giusto il tempo di correggere la rotta del mio inseguimento fallimentare verso il suo appartamento nei pressi di Chelsea Market. Avevamo mangiato un’aragosta favolosa una volta in quel mercato davanti a una IPA ghiacciata, ignari delle interminabili settimane di pedinamento che avremmo iniziato subito dopo, proprio alle calcagna di Megdeli.

– Ho provato a inseguirlo…ma…sono proprio arrugginito

– Non esser troppo duro con te stesso. Piuttosto, dimmi dell’altra scarpa…

– Si, mi ero giusto dimenticato di dirti nel trambusto…

– …Posso darle un’occhiata?

Il mio compagno mi conosceva bene, era certo che non mi fossi fatto scappare alcun dettaglio sulla scena del crimine, men che meno la tanto evidente scarpa mancante. Tra le mani stringevo la gemella che da giorni aspettava il ricongiungimento con la sorella. La passai a Marvin che la esaminò con attenzione, la ribaltò e scosse forte fino a far uscire un biglietto.

Che stupido! Nella fretta non avevo ispezionato il contenuto, mi ero concentrato così tanto sul brivido dell’azione, sulla sensazione e memoria di ogni mia fibra della dinamica del pericolo. Ma l’essenza della mia ricerca era lì, proprio ai miei piedi, accartocciata insieme al pezzo di carta di giornale che la custodiva. Aprii lentamente ogni lembo fino a scorgere le prime parole e infine il contenuto inaspettato: una scheda di memoria, di quelle piccole per cellulari di ultima generazione.

– Presto, dammi il tuo telefono! – gridai a Marvin, un attimo prima di avergli strappato di mano l’unica ombra di tecnologia che si potesse trovare nei suoi alloggi. Inserii la memoria e comparve sullo schermo una serie di cifre e lettere: erano delle coordinate.

Incrociammo gli occhi un istante, folgorati dall’irresistibile immagine del sentiero ignoto da percorrere per poi letteralmente capitolare giù per le scale ammuffite e incastrarsi nei sedili anteriori della sua Cadillac come i cugini Duke. Marvin estrasse la sua 357 e ammiccando la ripose nel portaoggetti, il nostro lasciapassare di tante missioni senza certezza. Inserite le coordinate nel navigatore, il percorso sembrava puntare proprio nel bel mezzo del posto più inaspettato: il World Trade Center, lì dove 15 anni prima era cambiato il mondo.

Cosa troveranno Jack e Marvin nell'area del World Trade Center?

  • Una cartolina con nuove coordinate (40%)
    40
  • Un passaggio attraverso una delle fontane (40%)
    40
  • L'auto del misterioso fuggitivo (20%)
    20
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116 Commenti

  • Mi unisco al coro di complimenti, davvero meritati.
    mi è parso un pò scollato tra il 5 e il 6 episodio… forse per poca concentrazione.
    Il settimo m invece ricalca benissimo il ritmo dei primi capitoli.
    Un racconto incalzante e appassionante.
    Merito dell’autore.
    “Stranizza” tutto questo intervallo tempo… però vedo che è possibile riprenderlo anche a distanza di 4 anni.
    Davvero complimenti.
    Voto per indagare sulle torture.

    • Grazie Alex 🙂 si in effetti nei capitoli 5-6 avevo da una parte voglia di variare il ritmo e dall’altra di raccontare dei personaggi che mi incuriosivano…probabilmente lo stile è migliorabile 😀
      Sono stato assente tanto tempo perché impegnato in altro ma mai ho dimenticato il punto in cui avevo lasciato questo racconto, riprenderlo è stato piuttosto naturale!
      a presto!

  • Beh l’ultima volta ero a New York (cosa che aveva dato una sfumatura molto speciale alla lettura). Stavolta sono a Boston. Destinato a leggere i tuoi racconti sotto l’effetto del jet lag. Speriamo di non dover aspettare il prossimo viaggio per un nuovo capitolo 😉
    Sono dannatamente curioso di vedere come finisce!

  • Bentornato. Avevo perso ogni speranza di rileggerti. Sai che sono un estimatore del tuo stile di scrittura. Hai fatto male ad assentari per tanto tempo: ti trovo un po’ arrugginito. Quindi ora rimettiti in carreggiata, riprendi il ritmo.
    Morgue.

  • Scrivi benissimo.
    Notevoli i primi 2 episodi: sognanti e tensivi nel contempo.
    L’idea delle scarpe come strumento per conoscere le persone la troviamo anche nel protagonista di “Bianca”‘ di Nanni Moretti, ma qui diventa quasi un’ossessione come quella per i profumi di Grenouille de Il Profumo di Suskind.
    E il mistero aleggia….
    Ti seguo

  • Bruno, ti rendi conto che ormai sto aspettando la mail che mi annuncia un nuovo episodio come un bambino aspetta finalmente la paghetta mensile per spenderla in gelato? E l’effetto è lo stesso: provi un piacere immenso ma finisce subito 🙂
    Mi sono divorato questo episodio in un attimo, e sono andato a dormire pensando a cosa potevo fare per farti andare in ferie e finire il racconto prima possibile 😛
    Poi vabbeh, l’ambientazione a New York è proprio un colpo al cuore eh.. Cmq bello, mi piace un sacco lo stile.

  • Un giallo con la G maiuscola!
    mi piace il ritmo che dai alla storia e il modo in cui descrivi le scene.
    Ma pensa un po’ dai primi capitoli avevo immaginato che il protagonista fosse un ragazzo invece è un uomo e addirittura un detective!
    Direi che ora dovrebbe chiamare un vecchio collega

  • non ci posso credere!!!!
    sai che ho scritto un messaggio su twitter chiedendo il titolo della tua storia? non avevo erroneamente cliccato segui e ho cercato dappertutto (di più su avventura chissà perché pensavo fosse inserita in quel genere) ma non l’ho trovata. Avevo letto solo l’incipit e mi era piaciuto un sacco rimanendomi impresso.
    Oggi apro e la trovo per prima tra quelle pubblicateeeee! vado a divorare i capitoli persi, intanto ho cliccato subito su segui!!!!
    evviva!!!!

  • ahah adesso non riuscirò a staccarmi da questo racconto finché non è finito. fico, aggiungiamo un’altra bella cosa alla lunga lista dei tuoi talenti! mi piace un sacco come scrivi.
    e cmq, una persona scomparsa anni prima mi cozza con la domanda della poliziotta: se fosse scomparsa, la poliziotta (forse) non avrebbe fatto quella domanda in quel modo 🙂

  • Bentornato.
    Confermo: mi piace come scrivi. Mi piace così tanto che non capisco perché sciupi il piacere della lettura con alcuni vizi (o vezzi) incomprensibili:
    – i due puntini al posto dei tre (già odio l’abuso dei punti sospensivi, figuriamoci le variazioni sul tema);
    – se proprio vuoi usare i caporali, usa quelli giusti « » e non <>;
    – “nulla che centrasse con la trasandatezza”, vista la presenza del “con”, direi che è un “c’entrasse” (centrare ed entrarci vengono spesso confusi).
    Se un autore non mi piace più di tanto e/o sono convinto che non abbia un potenziale da esprimere, non mi incaponisco con questi dettagli. Ma se uno sa scrivere e deve solo migliorare la forma (che mai come in questo caso è anche sostanza), allora m’incazzo davvero. Ho tralasciato altri refusi, per non infierire.
    Magnate dell’industria petrolchimica (e ho i miei buoni motivi).

  • Ho iniziato a leggere il tuo racconto perché per un progetto scolastico avevo sviluppato la stessa teoria secondo cui dalle scarpe si possa capire tutto della persona che le indossa, comunque escludendo questa piccola digressione inutile devo dire che mi piace molto il modo in cui scrivi! Attendo il terzo capitolo!
    p.s. voto per i necrologi!

  • Che racconto insolito e appassionante! Sei davvero bravo, essenziale e originale. Ottimo umorismo, grottesco al punto giusto: un detective amatoriale feticista, lo adoro!
    C’è solo una nota negativa in tutto questo: peccato che sei un ingegnere. Mi spiace molto anche per Napo, ragazzi vi sono vicino, davvero.
    Proprio l’altro giorno al torneo di beach volley triangolare architetti/geometri/ingegneri, abbiamo steso i vostri colleghi. Martedì picchiamo un po’ i geometri.
    @Napo ero sicuro ti piacesse: scrivete in modo molto simile, e tenete sospesi al punto giusto i lettore.

  • Ma mi piace! Sì, che mi piace! Sono raro agli entusiasmi (quindi, ragazzo, vedi di non farmelo passare…). Non ti avevo letto per via del tuo nickname, che trovo repellente. Poi mi sono tappato il naso e… oh oh che sorpresa. Ritmo giusto, punto di vista (o preferisci l’acronimo POV, ingegnere?) originale, sviluppo imprevedibile.
    Ho sviluppato una mia teoria (tu ne sei la conferma). Gli scrittori/ingegneri hanno caratteristiche comuni: sono analitici, consequenziali, usano un lessico essenziale, non eccedono nelle digressioni e nelle considerazioni personali, forniscono tutti gli elementi affinché il lettore si faccia una sua idea della storia, ma amano stupirli con improvvisi colpi di scena, cambi di prospettiva, in una sorta di sfida. Non sei d’accordo, collega?
    P.S.: qualche refuso c’è, ma è poca cosa. I mesi si scrivono con l’iniziale minuscola.

    • Grazie mille per il tuo commento! Felice di contribuire come elemento di argomentazione per la tesi delle caratteristiche comuni di Scrittori/ Ingegneri! Essendo però un pò neofita in questo ambiente, mi riserbo di commentare più in là, ho necessità di approfondire:)
      p.s. cercherò di non farti passare l’entusiasmo, ho in mente tante simpatiche cose per i prossimi capitoli:)

  • Direi che si parte dal ritrovamento della scarpa dato quello che hai scritto nella trama! Comunque anche io ho sempre pensato che le scarpe rivelino molto sull’essenza di una persona! 😉

  • Incipit particolarmente interessante, aspetto ora la continuazione con trepida attesa. Ho votato : cercherà di scendere tra i binari. Potrebbe essere interessato alla scarpa del ragazzo: le scarpe dicono a tutto al protagonista, e perciò potrebbe ricavarne informazioni interessanti.

  • Rimarrà immobile: non ha senso che scenda, e non vedo perché un personaggio così maniaco dovrebbe sentire il bisogno di scappare…

    Mi ero tenuto questo incipit da parte, e ora l’ho letto: bravo, hai una bella scrittura. Gli incipit vanno tenuti volontariamente brevi e semplici, e forsè è per questo che non hai ricevuto l’audience meritato.

    Che strana curiosità, questa delle scarpe! Adoro New York, ma chi non lo fa?

    • Grazie per il tuo commento, in effetti come incipit forse avrei dovuto tarare meglio la lunghezza:)
      Sai sono indeciso perché effettivamente è successo qualcosa di inusuale nel rituale di questo personaggio maniaco delle scarpe: è entrato in contatto con la persona attraverso gli occhi, questo secondo me lo destabilizza…ci sta che stia immobile anche che, in seguito allo shock, faccia qualcosa al di fuori dalla sua “routine mentale”.

      • Se è per questo, ci sta proprio tutto: dipende da come lo racconterai.
        Io ho solo indicato quella che secondo me è la più interessante: ma ovviamente, con la tua abilità sei perfettamente in grado di dimostrare che mi sbaglio. 😉

  • In primis, grazie per il tuo commento:)

    Si è vero il racconto è un pò fermo: mi piaceva l’idea di partire dal senso di quiete data dalla riflessione e dall’abitudine per poi rompere con un evento improvviso:)

    Per le scarpe sporche di rossetto, mi capitò qualche anno fa di vederle indossate a una ragazzina punk!

    ciao!

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