Tropico Balcanico

Dove eravamo rimasti?

Vi siete risparmiati la lettura del verbale dei testimoni nel pub. Ma cosa affermarono costoro: che la vittima fu vista uscire dal locale in compagnia di una donna (67%)

[Sereno variabile]

Appena giunto nei pressi della casa, la prima reazione di Max fu di tornare lesto sui suoi passi. Mentre spegneva la sigaretta sotto il tallone, si chiese, come gli accadeva tutte le volte, perché continuasse ad accettare quegli inviti. Decise di passare dal retro, attraversando l’aiuola di ortensie rosa che era il vanto del giardino; dal vecchio gazebo gli giunse acciottolio di stoviglie e il suono caldo di una risata che conosceva bene.
«Crede ancora che io non lo senta arrivare, dal retro» disse la voce che faceva eco a quel riso, subito prima che lui voltasse l’angolo ed arrivasse in vista. Trovò due donne sedute in posa rilassata, una di fronte all’altra e si chinò a baciare la più anziana sulla guancia.
La giovane era Suada Kapic: vestita da femmina faceva venir voglia di maledire la divinità, qualsiasi fosse, che distribuiva l’eterosessualità.
Solo Petra, che si ostinava ad invitarla a cena insieme al figlio, sperando in una loro improbabile relazione, sembrava sorda da quell’orecchio: l’ultima volta che Max aveva tentato di illuminarla, aveva rimediato un buffetto sulla nuca e un’alzata d’occhi “Che figlio scemo: non penserai davvero che siano lesbiche tutte quelle che non svengono ai tuoi piedi!”.
Suada, dal canto suo, accettava immancabilmente ogni invito della signora Kolarov ed era chiaro che le due donne si trovassero simpatiche a vicenda.
«Ciao Kapic» la salutò sbuffando e crollando di peso sulla sedia più vicina.
«Kolarov.» rispose lei con tono marziale, tornando subito dopo a rivolgersi a Petra e riprendendo le fila di un discorso evidentemente interrotto dal suo arrivo «…e allora ho visto la fotografia sulla mensola, di lei con il marito e il bambino, sulla spiaggia. E indovini un po’?»
«Avevano tutti cinque dita?» ipotizzò la padrona di casa.
«Esatto!» Suada annuì sorridendo.
Lo sguardo di Petra si fece brillante e per un attimo Max rivide in lei la donna dalla tempra d’acciaio che era stata una volta. In un capogiro l’immagine che aveva di fronte si sovrappose ad una molto più antica, di sua madre, seduta su quella stessa sedia, che chiacchierava e rideva con un’altra donna, molto più giovane. Strizzò forte gli occhi.
«E fanculo alla riservatezza delle indagini, Kapic» proruppe sgarbato.
«Max!» lo riprese immediatamente sua madre, con lo stesso esatto tono di rimprovero che usava con lui da una vita. Suo malgrado, gli fece tenerezza. Suo malgrado, gli venne da giustificarsi.
«Mamma, lo sai anche tu che non possiamo parlare di lavoro» biascicò masticando rumorosamente una tartina che si era lanciato in bocca.
«Suada scusaci, mio figlio è molto maleducato.»
Max sbuffò e Suada, per una volta, non poté impedire ai suoi occhi di ridere.
«Avevano tutti cinque dita? Che originali! E quindi?» domandò Max in falsetto, facendo il verso allo stereotipo della femminilità querula.
«E quindi la polidattilia è ereditaria, Kolarov.»
«Stai dicendo che non è figlia loro?»
«Non del signor Kucic, a quanto pare.»
«E a noi che ce ne frega, scusa?» scosse il capo e poi continuò rincarando il sarcasmo col cinismo «E’ arrivata Suada Kapic: la giustiziera dei mariti cornuti.»
Suada si azzittì e ricompose sul suo viso la maschera di quieta imperturbabilità che sfoggiava al lavoro. A Max non sfuggì la disapprovazione nello sguardo di Petra.
«Hai letto i verbali del Pivara?» chiese in tono neutro alla collega, versandosi con palese disgusto un bicchiere di aranciata.
«Certo. E’ uscita dal pub poco prima delle due, insieme a una donna.»
«E che sappiamo di questa donna?»
«Nulla, purtroppo.» Suada fece spallucce «Nessuno la conosce, nessuno l’ha mai vista prima.»
«Giovane? Vecchia? Alta? Bassa? Bionda? Bruna?» la incalzò.
«Occhiali da sole e un velo in testa, della faccia si vedeva poco. Sul fatto che fosse magra sono più o meno tutti d’accordo. Alta circa come la vittima, che però aveva quindici centimetri di tacco»
«Un’ altra pu…prostituta?» si corresse al volo incrociando gli occhi di sua madre.
«Possibile. Se lo era, però, non una del giro dell’Albanese e non vestita da sgualdrina. Nessuno l’ha vista bene, putroppo, quasi neppure è entrata: si è affacciata, ha individuato Ajda e lei subito l’ha seguita fuori»
«Non hanno parlato?»
«Neanche una sillaba.»
Max mandò giù d’un fiato l’aranciata. Per lo meno era ghiacciata.
«Tutto qui?»
«C’è anche una telefonata. Poca roba, purtroppo. Ajda a un certo punto si è infilata nel bagno delle donne urlando al telefono, molto alterata. Nessuno ha saputo indicare il contenuto della conversazione. E’ rientrata nel locale sbattendo la porta, con gli occhi gonfi e il trucco sbavato.»
«E il cellulare che fine ha fatto?» s’intromise Petra curiosa, mentre affettava una torta rustica.
Max guardò Suada interrogativo e lei sospirò «Ce l’ha la scientifica, Kolarov, che fine vuoi che abbia fatto?»
Il commissario imprecò addentando la sua fetta. Se andava bene lo avrebbero avuto in mano non prima di tre giorni. E se andava male, quegli idioti erano capaci di perderselo nel tragitto fra la scrivania e il cesso.

Su cosa ci concentreremo nel prossimo capitolo:

  • Ci affidiamo alla tecnologia sollecitando i responsi della scientifica (23%)
    23
  • Famiglia e amici (linea Kapic) (34%)
    34
  • Malavita e mondo della prostituzione (linea Kolarov) (43%)
    43
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530 Commenti

  • Ciao Locullo. Il racconto c’è e questo va bene.
    Ma nella narrazione vi sono da correggere varie cose. Troppa narrazione generica. Tempi verbali inutili e verbi sbagliati. Avverbi che non servono. Narrazione non esatta. E altro.
    Qualche esempio. La goccia di sudore iniziale non si sa da che punto preciso si forma. Non si sa su quale lato del viso scende. La goccia non “percorre” il viso, ma “scende” sul viso. Poi “la sentí distintamente” è inutile, basta “la sentí”.
    Nel resto del racconto vi sono altri errori di narrazione che devono essere corretti per rendere più piacevole la lettura. Avverbi che non servono, troppa verbosità e troppa narrazione generica e non specifica, errore questo molto pesante.
    Voglio dire che puoi dare di meglio, e rendere la tua narrazione corretta e piacevole.
    Ti saluto.

    • Che bello avere qualcuno che sollecita la storia a continuare e i suoi personaggi a ridestarsi, per il solo piacere di farlo!

      (In realtà sono occupato a congedare la versione finalmente definitiva di Surviving Sarajevo: mi spiaceva abbandonare il buon Fabio Boksic in una storia che gli stava ancora un po’ strettina. Quanto a Max, a Sarajevo si dice giaccia riverso al bancone del Pivara, il suo tesserino da poliziotto ben saldo sotto il bicchiere di vodka: confido che presto la Kapic, reduce dalle vacanze all’isola di Brac, vada a recuperarlo).

  • Letta solo ora la conclusione. Tornata oggi da un’esperienza da dimenticare. Spero di poterti leggere ancora. Non so se serva dire che il finale mi è piaciuto moltissimo e che il tuo stile mi convince sempre, sì, potrebbe essere superfluo dirlo. Soprattutto considerando che appena ho acceso il computer dopo una settimana la tua storia è la prima cosa che ho letto. Non svanire. Grazie per avermi regalato una storia stimolante da ricordare.

  • Non credo esistano uomini di fronte ai quali Kolarov abbasserebbe lo sguardo.
    Con le donne, però, è un altro discorso.
    Alla fine, perdono tutti. Forza Commissario, ci sono altre tre stagioni per affrontare i fantasmi del passato.
    E’ un dispiacere lasciarti per un po’ di tempo; mi consola il fatto che, fino al prossimo racconto, la Kapic veglierà sulla tua voglia di metterti nei guai.

  • Cercherò di essere sintetico…
    Mi hanno entusiasmato le sequenze, i ritmi, le atmosfere… congeniali al plot e alle situazioni.
    Un po’ meno alcune scelte stilistiche e linguistiche (alcuni termini ingenui e qualche frase un po’ stucchevole..).
    Da gran divoratore di pagine, mi fa piacere dirtelo, sai catturare l’attenzione e portare avanti il lettore
    sull’onda delle parole…ma non adagiarti sugli
    allori…hihi.
    (ppeccato solo non poterti leggere

  • Arrivo un po’ in ritardo a commentare, ma tanto, ormai, non c’è più la fretta di dover votare. Che dire, locullo? E’ stato un vero e proprio piacere seguirti. Come dicono in tanti, hai davvero uno stile piacevole, scorrevole: anche se descrivi qualcosa di insignificante, sai renderlo interessante!
    Il colpo di scena finale, poi, è inaspettato, ma, al tempo stesso, molto efficace! La confessione, così cruda e disperata mi ha tenuto gli occhi incollati allo schermo. E Max, col suo mal di testa, quasi come se non potesse accettare tutto questo, è un altro particolare da non sottovalutare. Bravo, davvero. Attendo le prossime stagioni.
    Ah, il particolare del DNA, ovviamente, è un’ottima conclusione! 🙂

  • scusa ho letto solo ora la risposta al mio commento, mi perdo sempre le repliche perché non ci sono le notifiche! in ogni caso scrivo un nuovo commento così evito che anche questo rimanga indietro. Bè sicuramente è uno dei migliori, la sua storia è la più giocata, ma al di la di quello anche la trama mi piace molto.
    Certo ma, se ho chiesto anche a te, vuol dire che anche di te penso lo stesso.. non trovi?

  • Tu hai un dono,Locullo.
    Non è solo che scrivi benissimo,non è solo che hai un grande talento è che tu trascini il tuo lettore dentro la storia.Ero lì rannicchiata e non potevo farne a meno.
    Mi emoziona quello che scrivi. Mi emozionano le storie che scegli di raccontare, Amo i tuoi personaggi.
    Aspetto con impazienza le altre stagioni .
    ….vado a cliccare “segui l’autore” dagli altri racconti.

  • Lo avevo scritto che ci avrebbe stupito e non mi limito al colpo di scena. Locullo, semplicemente ti ringrazio, per questa storia e per il suo finale. Nelle pieghe del sarcasmo di Max e delle sue indagini riaffiora prepotente il dolore del passato, la ferita dell’ex Jugoslavia – dove “il retrogusto pulp” è maledettamente storia – che non si lenisce e il racconto, sapientemente scritto, assume un respiro superiore di un noir già gustoso di per sè e torna la tensione formale di Surviving Sarajevo a cui è legato sin dall’inizio. Ciao Locullo

  • Non trovo parole adeguate o migliori di quelle già espresse da Giovanni e Francesca e allo stesso tempo non vorrei essere banale, insomma oltre a dirti che questo episodio è pazzesco non so che aggiungere. Spero di rileggere presto qualcosa di tuo, in pratica dovresti evitare di addurre la scusa delle ferie 😉 a presto dunque

  • Solo tu saresti riuscito a risolvere questo intreccio in un solo capitolo da 5000 battute.
    Le tue invenzioni provocano emozioni che mi spezzano il fiato, come un pugno allo stomaco. Leggerti mi fa male.
    Credo che dovrei smettere, ma smetterò dopo questa… disse l’alcolista stappando la bottiglia.

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