Tropico Balcanico

Dove eravamo rimasti?

Su cosa ci concentreremo nel prossimo capitolo: Malavita e mondo della prostituzione (linea Kolarov) (43%)

[Bufera]

«E’ il momento giusto per una visita di cortesia all’Albanese» disse Kolarov alla Kapic gettando uno sguardo all’orologio, appena fuori da casa di Petra. «A quest’ora dovremmo trovarlo nel suo ufficio.»
«Vuoi chiedergli della donna misteriosa?»
«Già. Un protettore dovrebbe conoscere le frequentazioni delle sue assistite.»

Lo trovarono seduto al solito tavolo, avvolto in una nuvola di fumo: «Aloha, Alby!» lo salutò allegramente il Commissario. «Come procede la tua denuncia?»
«’Fanculo, Kolarov.»
«Dimmi un po’: sono previsti giochini a tre nel repertorio delle tue protette?»
«Immagino di sì. Perché?»
«Perché Ajda Kucic è stata vista uscire dal Pivara con una donna. Sai chi è?»
«Nossignore.»
«Potrebbe essere un’altra prostituta?»
«Potrebbe.»
«Almeno saprai con chi doveva vedersi quella notte…» intervenne la Kapic che aveva colto un impercettibile moto di impazienza nel viso del suo collega: una faccia spaccata due volte di fila poteva essere difficile da coprire.
«Teniamo alla riservatezza dei nostri clienti, dolcezza.»
Il Commissario mise mano alla tasca e la Kapic ebbe l’impulso di trattenerlo. Ne estrasse invece un cellulare antiquato.
«Che stai facendo, Kolarov?» chiese l’Albanese il cui sopracciglio alzato denotava una certa ansietà.
«Chiamo i colleghi della buoncostume.»
«Aspetta. Perché?» provò a guadagnare tempo.
«Hai appena ammesso di fronte a due testimoni qualificati di essere un protettore di prostitute. Converrà avvertirli, non ti pare?»
«Ok, ok. Metti giù quel telefono. E’ che la questione è delicata.»
«Siamo tutt’orecchi.»
«Beh, si tratta di un cliente particolare. Un personaggio noto in città. O meglio, è sua moglie che è nota.»
«Sputa il rospo. O schiaccio il tastino verde.»
«Asmir Lulić» disse in un soffio di fumo l’Albanese, guardando oltre i suoi interlocutori.
«Il marito dell’Assessore Amira Bartula» chiosò con voce metallica la Kapic.
«Ma chi? Quella delle campagne contro omosessualità e pedofilia?» chiese Kolarov.
«…Che usa come sinonimi. Lei.»
«Notte di visite, questa. Andiamo.»
«A quest’ora?»
«Mi pare l’ora perfetta per sconvolgere una famiglia così perbene.»

Piombarono nel quartiere residenziale di Vratnik. L’indirizzo corrispondeva a quello di una villetta alto-borghese. Suonarono. Dovettero aspettare un bel po’. Aprì una donna bionda, la cui cotonatura era impietosamente sgonfiata e scarmigliata. Ad opera del cuscino, ritennero gli inquirenti.
Kolarov mostrò il tesserino: «Commissario Max Kolarov. Lei è il sottufficiale Suada Kapic. Suo marito è in casa o è a puttane come al solito?»
La singora dapprima trasalì, poi trasecolò, infine si indignò: «Cosa? Ma… ma come si permette lei? Io… io la faccio degradare» balbettò.
«Cominci col farci entrare, signora. Suo marito deve rispondere a qualche domanda.»
L’uomo comparve vestito di un pigiama a righe che la Kapic giudicò ridicolo.
«Torna a letto, cara» disse rivolgendosi alla moglie, che invece si accomodò sul divano.
«Conosce già il motivo della nostra visita?» gli chiese la Kapic.
«Temo proprio di no, signorina.»
«Risulta che lei sia stato l’ultimo cliente di una prostituta assassinata due notti fa, Ajda Kucic.»
«Cosa?» proruppe la moglie rivolta al marito, che le fece segno di stare calma prima di rispondere con sussiego: «Non conosco nessuno con questo nome.»
«Non facciamola tanto lunga, Lulić. I tabulati telefonici parlano chiaro» bluffò il Commissario.
L’uomo sbiancò. Centro.
«Cosa? Asmir, cristo, che storia è questa? Io… io…». L’uomo interruppe il balbettio della moglie con un pianto sommesso, gli occhi fissi sulle pantofole: «L’ho trovata già morta, giuro. Dove avevamo appuntamento. Io ve lo giuro.»
«Perché le ha dato appuntamento proprio lì?» chiese Kolarov.
«Non potevo certo incontrarla in centro. Era semplicemente una via deserta, senza negozi né case.»
«L’ha fatta lei la telefonata anonima per segnalare il cadavere?»
Annuì lentamente.
«Sapeva che aveva solo quindici anni?» chiese perfida la Kapic.
«Cosa?» Sembrava non sapere dire altro, la signora.
«Come vede, Assessore» spiegò Kolarov amabile, calcando la voce sulla carica «la pedofilia non è affatto appannaggio dei… Com’è che li chiama lei? Froci?»

Riportano i verbali del fascicolo-Kucic che l’incontro si chiuse con l’accorata preghiera, da parte dei coniugi, di mantenere il più stretto riserbo sull’indagine. “Per ovvie ragioni politiche”, si sarebbe premurata di spiegare la signora, come evidenziato dalla verbalizzante. La quale omise di riportare il rumore di stoviglie infrante che giunse da dentro la casa, una volta che i poliziotti ne furono usciti.
E’ circostanza nota il fatto che il giorno seguente, l’Oslobođenje – il quotidiano locale – riportò il seguente titolo a nove colonne: “E’ il marito dell’Assessore Bartula l’ultimo cliente della prostituta minorenne assassinata”. Il che scatenò, in quell’indolente estate sarajevese, una violenta bufera politico-mediatica.
Non è noto invece chi fu la fonte – mai rivelata dal giornale – di tale notizia. Se cioè fu Kolarov o la Kapic.

Kolarov, interrogato,confermò l'opinione di Kapic sul conto di Lulić: «Quel mollusco non è in grado di uccidere. Nemmeno una mosca». Dunque:

  • sentiamo la stramaledetta scientifica, cazzo! (59%)
    59
  • sentiamo il fratello, finalmente (39%)
    39
  • sentiamo di nuovo la madre della vittima (2%)
    2
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530 Commenti

  • Ciao Locullo. Il racconto c’è e questo va bene.
    Ma nella narrazione vi sono da correggere varie cose. Troppa narrazione generica. Tempi verbali inutili e verbi sbagliati. Avverbi che non servono. Narrazione non esatta. E altro.
    Qualche esempio. La goccia di sudore iniziale non si sa da che punto preciso si forma. Non si sa su quale lato del viso scende. La goccia non “percorre” il viso, ma “scende” sul viso. Poi “la sentí distintamente” è inutile, basta “la sentí”.
    Nel resto del racconto vi sono altri errori di narrazione che devono essere corretti per rendere più piacevole la lettura. Avverbi che non servono, troppa verbosità e troppa narrazione generica e non specifica, errore questo molto pesante.
    Voglio dire che puoi dare di meglio, e rendere la tua narrazione corretta e piacevole.
    Ti saluto.

    • Che bello avere qualcuno che sollecita la storia a continuare e i suoi personaggi a ridestarsi, per il solo piacere di farlo!

      (In realtà sono occupato a congedare la versione finalmente definitiva di Surviving Sarajevo: mi spiaceva abbandonare il buon Fabio Boksic in una storia che gli stava ancora un po’ strettina. Quanto a Max, a Sarajevo si dice giaccia riverso al bancone del Pivara, il suo tesserino da poliziotto ben saldo sotto il bicchiere di vodka: confido che presto la Kapic, reduce dalle vacanze all’isola di Brac, vada a recuperarlo).

  • Letta solo ora la conclusione. Tornata oggi da un’esperienza da dimenticare. Spero di poterti leggere ancora. Non so se serva dire che il finale mi è piaciuto moltissimo e che il tuo stile mi convince sempre, sì, potrebbe essere superfluo dirlo. Soprattutto considerando che appena ho acceso il computer dopo una settimana la tua storia è la prima cosa che ho letto. Non svanire. Grazie per avermi regalato una storia stimolante da ricordare.

  • Non credo esistano uomini di fronte ai quali Kolarov abbasserebbe lo sguardo.
    Con le donne, però, è un altro discorso.
    Alla fine, perdono tutti. Forza Commissario, ci sono altre tre stagioni per affrontare i fantasmi del passato.
    E’ un dispiacere lasciarti per un po’ di tempo; mi consola il fatto che, fino al prossimo racconto, la Kapic veglierà sulla tua voglia di metterti nei guai.

  • Cercherò di essere sintetico…
    Mi hanno entusiasmato le sequenze, i ritmi, le atmosfere… congeniali al plot e alle situazioni.
    Un po’ meno alcune scelte stilistiche e linguistiche (alcuni termini ingenui e qualche frase un po’ stucchevole..).
    Da gran divoratore di pagine, mi fa piacere dirtelo, sai catturare l’attenzione e portare avanti il lettore
    sull’onda delle parole…ma non adagiarti sugli
    allori…hihi.
    (ppeccato solo non poterti leggere

  • Arrivo un po’ in ritardo a commentare, ma tanto, ormai, non c’è più la fretta di dover votare. Che dire, locullo? E’ stato un vero e proprio piacere seguirti. Come dicono in tanti, hai davvero uno stile piacevole, scorrevole: anche se descrivi qualcosa di insignificante, sai renderlo interessante!
    Il colpo di scena finale, poi, è inaspettato, ma, al tempo stesso, molto efficace! La confessione, così cruda e disperata mi ha tenuto gli occhi incollati allo schermo. E Max, col suo mal di testa, quasi come se non potesse accettare tutto questo, è un altro particolare da non sottovalutare. Bravo, davvero. Attendo le prossime stagioni.
    Ah, il particolare del DNA, ovviamente, è un’ottima conclusione! 🙂

  • scusa ho letto solo ora la risposta al mio commento, mi perdo sempre le repliche perché non ci sono le notifiche! in ogni caso scrivo un nuovo commento così evito che anche questo rimanga indietro. Bè sicuramente è uno dei migliori, la sua storia è la più giocata, ma al di la di quello anche la trama mi piace molto.
    Certo ma, se ho chiesto anche a te, vuol dire che anche di te penso lo stesso.. non trovi?

  • Tu hai un dono,Locullo.
    Non è solo che scrivi benissimo,non è solo che hai un grande talento è che tu trascini il tuo lettore dentro la storia.Ero lì rannicchiata e non potevo farne a meno.
    Mi emoziona quello che scrivi. Mi emozionano le storie che scegli di raccontare, Amo i tuoi personaggi.
    Aspetto con impazienza le altre stagioni .
    ….vado a cliccare “segui l’autore” dagli altri racconti.

  • Lo avevo scritto che ci avrebbe stupito e non mi limito al colpo di scena. Locullo, semplicemente ti ringrazio, per questa storia e per il suo finale. Nelle pieghe del sarcasmo di Max e delle sue indagini riaffiora prepotente il dolore del passato, la ferita dell’ex Jugoslavia – dove “il retrogusto pulp” è maledettamente storia – che non si lenisce e il racconto, sapientemente scritto, assume un respiro superiore di un noir già gustoso di per sè e torna la tensione formale di Surviving Sarajevo a cui è legato sin dall’inizio. Ciao Locullo

  • Non trovo parole adeguate o migliori di quelle già espresse da Giovanni e Francesca e allo stesso tempo non vorrei essere banale, insomma oltre a dirti che questo episodio è pazzesco non so che aggiungere. Spero di rileggere presto qualcosa di tuo, in pratica dovresti evitare di addurre la scusa delle ferie 😉 a presto dunque

  • Solo tu saresti riuscito a risolvere questo intreccio in un solo capitolo da 5000 battute.
    Le tue invenzioni provocano emozioni che mi spezzano il fiato, come un pugno allo stomaco. Leggerti mi fa male.
    Credo che dovrei smettere, ma smetterò dopo questa… disse l’alcolista stappando la bottiglia.

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