Tropico Balcanico

Dove eravamo rimasti?

Kolarov, interrogato,confermò l'opinione di Kapic sul conto di Lulić: «Quel mollusco non è in grado di uccidere. Nemmeno una mosca». Dunque: sentiamo la stramaledetta scientifica, cazzo! (59%)

[Tuoni e fulmini]

Le ampie pareti vetrate che chiudevano gli uffici della scientifica consentirono a Max e Suada, che vi si avvicinavano a passo marziale, di vedere il Dott. Kobe che si allontanava in fretta dalla scrivania, lasciando a presidio solo il povero Ozran Sušić, imberbe e occhialuto.
Suada sospirò: aveva stima di Kobe, in realtà, ma lui e Kolarov erano totalmente incompatibili.
Quando Max spalancò con la grazia di una furia la porta dell’ufficio, Sušić scattò in piedi pallidissimo: «Buongiorno Commissario» balbettò «Il dottor Kobe è dovuto…»
«Quello stronzo del tuo capo ha fatto bene a scappare.»
Sušić si era chiuso in un tremante silenzio.
«Allora, SiÈssÀi, che mi dite dell’omicidio Kucic?»
«Abbiamo analizzato il telefono e..»
«E avete scoperto che serve per telefonare. Che bravi! Non me ne frega un cazzo dei vostri giochini in laboratorio. Voglio il maledetto telefono!»
«Commissario, sono spiacente…» rispose Sušić con la voce ridotta a un sussurro e la fronte imperlata di sudore «Io non sono autorizzato a…»
«È sempre un grande piacere, Kolarov, vederti impiegare con i colleghi le tue famose doti di negoziatore» disse una voce tagliente alle loro spalle.
Ermin Kobe, anche con quel caldo, era elegantissimo e dalla sua persona impeccabile emanava un gradevole sentore di colonia.
Si avvicinò a Suada porgendole due cartelline gialle, con un sorriso cordiale che celava anche una traccia di ammirazione.
«Ecco i resoconti del caso Kucic: analisi delle impronte, rapporto balistico, fotografie della scena del delitto – mi sono permesso di scremare quelle prive di interesse – autopsia e…» il sorriso mutò radicalmente quando lo puntò, come un coltello, verso Max «…naturalmente i tabulati telefonici.»
Kobe e Kolarov erano coetanei ed erano stati, molti anni prima, compagni di scuola.
Suada, che conosceva questo dettaglio ma nient’altro, avrebbe pagato per scoprire cosa ci fosse alla radice di quell’antica inimicizia.
«Sono lieto che l’attacco di cacarella che ti è preso quando mi hai visto arrivare, non abbia espulso anche la tua stronzaggine, Kobe. Temevo di dover prendere a pugni questo poveraccio.»
Kobe lo fissò con ostentato disprezzo, spostando lo sguardo lentamente sulla sua figura, dall’alto in basso. Poi, senza una parola, gli volse le spalle e tornò a rivolgersi a Suada: «La ragazza non è stata violentata, vedrai dal referto, anzi non ci sono tracce di rapporti sessuali recenti. La morte è da collocarsi orientativamente fra le due e le quattro di mattina, per strangolamento» spiegò con professionalità. «E’ interessante che, benché l’attacco sia avvenuto frontalmente, la vittima si sia difesa pochissimo: abbiamo trovato scarse tracce di tessuti sotto le unghie. Per l’analisi del DNA, purtroppo, i tempi sono più lunghi.»
«Come al solito» sbuffò Max alterato «non avete trovato un cazzo.»
Kobe non si scompose e si limitò ad argomentare con ispirata sufficienza: «Dev’essere davvero angosciante la consapevolezza che i metodi “tradizionali” e la figura stessa del poliziotto prepotente e volgare sono in declino. Mentre i rilievi scientifici assumono un’importanza determinante nelle indagini moderne. Non è d’accordo Kapic?»
Suada non replicò. Anzi, dopo un vago cenno di saluto, imboccò la porta e vide con sollievo che Kolarov si accingeva a seguirla, ancora rosso in volto.
Max, però, sull’uscio si voltò : «Facciamo una scommessa, Kobe: inchioderò chi ha ammazzato la ragazzina prima che il fottuto DNA arrivi sulla mia scrivania. Se vinco ti togli quel ghigno dalla faccia, ti fai coraggio e vieni a regolare finalmente i nostri conti.»
«Splendido» sorrise gelido Kobe «Se vinco io verrai qui a scusarti pubblicamente con Sušić.»
Max storse le labbra, mentre l’altro continuò: «E persuaderai Kapic a venire a cena con me, una buona volta.»
‘È lesbica, idiota’ pensò Max ghignando, ma – senza capire il perché – non apprezzò affatto il mezzo sorrisetto compiaciuto che vide formarsi sul viso di Suada.

Una manciata di minuti dopo, i due poliziotti erano seduti fianco a fianco al bancone del Pivara a innaffiare di birra gelata un pasto frugale.
Stavano osservando due fotografie molto simili: accanto a un cartello scritto a pennarello che riportava alcune misure, c’era un’evidente traccia di pneumatico stampata nel fango.
«Questa gigantesca scommetto che è di Lulic» disse Max dopo una sorsata, indicando una delle due foto.
«Sì, sono sicura di aver visto un enorme fuoristrada nero in molte immagini dei comizi della Bartula. Ma quest’altra è un’auto molto più piccola» rispose Suada facendo scorrere con un dito l’altra foto verso Max.
«Probabilmente un’utilitaria…» ipotizzò lui, chinandosi per guardare da vicino l’impronta.
«E guarda qui, sotto il numero dell’Albanese» disse Suada indicando il fondo dell’ultima pagina del tabulato del cellulare. Un numero telefonico fisso era riportato accanto all’orario 01:37.
«Lo conosci?» le chiese Max.
Suada annuì pensierosa: «L’ho visto scritto sull’etichetta del telefono nel salotto dei Kucic.»

E' ora di tornare a casa di Ajda, e senza perdere tempo:

  • Entrambe la cose, ma non prima di aver dato un'occhiata alle automobili di famiglia. (63%)
    63
  • Ci rivolgiamo di nuovo alla madre, visto che la Kapic insiste. (18%)
    18
  • Ci focalizziamo sul fratello fustigandoci per non averlo torchiato subito. (18%)
    18
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

530 Commenti

  • Ciao Locullo. Il racconto c’è e questo va bene.
    Ma nella narrazione vi sono da correggere varie cose. Troppa narrazione generica. Tempi verbali inutili e verbi sbagliati. Avverbi che non servono. Narrazione non esatta. E altro.
    Qualche esempio. La goccia di sudore iniziale non si sa da che punto preciso si forma. Non si sa su quale lato del viso scende. La goccia non “percorre” il viso, ma “scende” sul viso. Poi “la sentí distintamente” è inutile, basta “la sentí”.
    Nel resto del racconto vi sono altri errori di narrazione che devono essere corretti per rendere più piacevole la lettura. Avverbi che non servono, troppa verbosità e troppa narrazione generica e non specifica, errore questo molto pesante.
    Voglio dire che puoi dare di meglio, e rendere la tua narrazione corretta e piacevole.
    Ti saluto.

    • Che bello avere qualcuno che sollecita la storia a continuare e i suoi personaggi a ridestarsi, per il solo piacere di farlo!

      (In realtà sono occupato a congedare la versione finalmente definitiva di Surviving Sarajevo: mi spiaceva abbandonare il buon Fabio Boksic in una storia che gli stava ancora un po’ strettina. Quanto a Max, a Sarajevo si dice giaccia riverso al bancone del Pivara, il suo tesserino da poliziotto ben saldo sotto il bicchiere di vodka: confido che presto la Kapic, reduce dalle vacanze all’isola di Brac, vada a recuperarlo).

  • Letta solo ora la conclusione. Tornata oggi da un’esperienza da dimenticare. Spero di poterti leggere ancora. Non so se serva dire che il finale mi è piaciuto moltissimo e che il tuo stile mi convince sempre, sì, potrebbe essere superfluo dirlo. Soprattutto considerando che appena ho acceso il computer dopo una settimana la tua storia è la prima cosa che ho letto. Non svanire. Grazie per avermi regalato una storia stimolante da ricordare.

  • Non credo esistano uomini di fronte ai quali Kolarov abbasserebbe lo sguardo.
    Con le donne, però, è un altro discorso.
    Alla fine, perdono tutti. Forza Commissario, ci sono altre tre stagioni per affrontare i fantasmi del passato.
    E’ un dispiacere lasciarti per un po’ di tempo; mi consola il fatto che, fino al prossimo racconto, la Kapic veglierà sulla tua voglia di metterti nei guai.

  • Cercherò di essere sintetico…
    Mi hanno entusiasmato le sequenze, i ritmi, le atmosfere… congeniali al plot e alle situazioni.
    Un po’ meno alcune scelte stilistiche e linguistiche (alcuni termini ingenui e qualche frase un po’ stucchevole..).
    Da gran divoratore di pagine, mi fa piacere dirtelo, sai catturare l’attenzione e portare avanti il lettore
    sull’onda delle parole…ma non adagiarti sugli
    allori…hihi.
    (ppeccato solo non poterti leggere

  • Arrivo un po’ in ritardo a commentare, ma tanto, ormai, non c’è più la fretta di dover votare. Che dire, locullo? E’ stato un vero e proprio piacere seguirti. Come dicono in tanti, hai davvero uno stile piacevole, scorrevole: anche se descrivi qualcosa di insignificante, sai renderlo interessante!
    Il colpo di scena finale, poi, è inaspettato, ma, al tempo stesso, molto efficace! La confessione, così cruda e disperata mi ha tenuto gli occhi incollati allo schermo. E Max, col suo mal di testa, quasi come se non potesse accettare tutto questo, è un altro particolare da non sottovalutare. Bravo, davvero. Attendo le prossime stagioni.
    Ah, il particolare del DNA, ovviamente, è un’ottima conclusione! 🙂

  • scusa ho letto solo ora la risposta al mio commento, mi perdo sempre le repliche perché non ci sono le notifiche! in ogni caso scrivo un nuovo commento così evito che anche questo rimanga indietro. Bè sicuramente è uno dei migliori, la sua storia è la più giocata, ma al di la di quello anche la trama mi piace molto.
    Certo ma, se ho chiesto anche a te, vuol dire che anche di te penso lo stesso.. non trovi?

  • Tu hai un dono,Locullo.
    Non è solo che scrivi benissimo,non è solo che hai un grande talento è che tu trascini il tuo lettore dentro la storia.Ero lì rannicchiata e non potevo farne a meno.
    Mi emoziona quello che scrivi. Mi emozionano le storie che scegli di raccontare, Amo i tuoi personaggi.
    Aspetto con impazienza le altre stagioni .
    ….vado a cliccare “segui l’autore” dagli altri racconti.

  • Lo avevo scritto che ci avrebbe stupito e non mi limito al colpo di scena. Locullo, semplicemente ti ringrazio, per questa storia e per il suo finale. Nelle pieghe del sarcasmo di Max e delle sue indagini riaffiora prepotente il dolore del passato, la ferita dell’ex Jugoslavia – dove “il retrogusto pulp” è maledettamente storia – che non si lenisce e il racconto, sapientemente scritto, assume un respiro superiore di un noir già gustoso di per sè e torna la tensione formale di Surviving Sarajevo a cui è legato sin dall’inizio. Ciao Locullo

  • Non trovo parole adeguate o migliori di quelle già espresse da Giovanni e Francesca e allo stesso tempo non vorrei essere banale, insomma oltre a dirti che questo episodio è pazzesco non so che aggiungere. Spero di rileggere presto qualcosa di tuo, in pratica dovresti evitare di addurre la scusa delle ferie 😉 a presto dunque

  • Solo tu saresti riuscito a risolvere questo intreccio in un solo capitolo da 5000 battute.
    Le tue invenzioni provocano emozioni che mi spezzano il fiato, come un pugno allo stomaco. Leggerti mi fa male.
    Credo che dovrei smettere, ma smetterò dopo questa… disse l’alcolista stappando la bottiglia.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi