DOPPIO FREDDO

“doppia coppia”

Le dieci del mattino di un Ferragosto a quarantuno gradi centigradi e Roma aveva assunto l’aspetto del pianeta rosso: un deserto marziano irrespirabile.

Il suo volo, proveniente da Londra, era atterrato con mezz’ora di anticipo e ora Luc Benson stazionava davanti al Centro Ricerche Spaziali con un sacco in spalla, una camicia sgualcita e una sigaretta in bocca e il solo aiuto di un cappello panama per ritardare l’insolazione. Sopportava le attese solo perché era un incallito fumatore.  Benson era un uomo riservato, schivo, uno che parla con gli spigoli. Uno che non ci direbbe che siamo prossimi all’estinzione, nemmeno se mancassero cinque minuti alla disfatta.

Un suono metallico prolungato accompagnò l’apertura automatica del cancello e Benson entrò con l’andatura di chi se la prende comoda anche se porta in tasca la data del Big Rip.

Nadine qualcosa, cognome impronunciabile, scienziata pluridecorata nota alle cronache per i suoi studi sulle anomalie cosmiche, lo raggiunse trafelata, quasi s’inchinò per salutarlo, e finalmente lo scortò all’interno dell’area il cui accesso era vietato persino al presidente. Cento passi, una blindata con codice di identificazione e un cilindro insonorizzato per ascensore. Dalla meta li dividevano venti piani sottoterra. A Nadine qualcosa non era permesso rivolgere la parola all’ospite, però lo fissava  con la coda dell’occhio attraverso le porte a specchio. L’immagine era doppia e li faceva sembrare in quattro, lì dentro. Era rossa in viso. Una reazione a cui Benson aveva fatto l’abitudine: alcune si dichiaravano prima di presentarsi, altre gli chiedevano l’autografo. Le porte si aprirono su un tunnel di cemento armato e lunghe maglie di neon di cui non s’intravedeva la fine.  Nadine era irreprensibile, quasi soffocata dal desiderio di parlargli, lo ingoiava con onore e procedeva senza esitazione. Benson la considerò una sua dote: autocontrollo in nome della missione. Per essere una donna, aveva qualche numero. Ma il suo spiccato machismo gli imponeva di trovarle un difetto. Osservò che, la divisa da hostess di terra che indossava, era fuori luogo. Gonna a tubo poco sopra al ginocchio e foulard al collo, i capelli raccolti… ma che figura stonata in un centro di osservazione dei pianeti inesplorati! Ci mancava che gli portasse un tè e avrebbe vanificato quei pochi numeri che Benson le aveva appena assegnato. Un silenzio irreale, quasi lunare, replicava l’eco dei loro passi ritmici diretti alla sala del pulsanti facendola sembrare la marcia di un plotone .

Il generale Manetti, di stanza a Montebello, strinse la mano a Luc Benson, saltò i convenevoli e lo invitò a sedersi davanti a un proiettore.

Disse: «Potevo programmare una visione con led e ologrammi, ma uso pellicola poiché la ripresa proviene da un posto in cui led e ologrammi non sono ancora stati inventati oppure non lo saranno mai».

Prima affermazione del generale e Luc era già pensieroso, preoccupato persino.

Il filmato partì e mostrò un vicolo buio, ciottolato, forse un paesino di provincia oppure il centro storico di una meta europea. Proseguì fino a una strada di grande scorrimento e ora Luc Benson iniziava a vedere qualcosa di familiare, in quelle immagini, forse una città conosciuta. Le auto in coda al semaforo nel video erano modelli bizzarri che lui stesso, sebbene appassionato di auto, non riconosceva. Somigliavano ad automobili elettriche e a idrogeno ancora in fase di produzione e test, di quelle che si osservano sulle riviste specializzate. Erano compresse, come fossero state concepite in quattro terzi ma ora schiacciate in sedici noni. Poi apparvero due persone, le sagome di un uomo e di una donna, sbucate da un angolo lontano. Qui il generale bloccò la registrazione.

Disse: «Deve spiegare la presenza di questi due. Deve spiegare cosa vogliono da noi. Deve trovare una spiegazione, mi ha capito?» Pareva un tantino eccitato, ma in senso negativo.

Luc accavallò le gambe, tolse il panama e lo posò sul tavolo, spostò le lunghe ciocche brune che gli erano ricadute disordinate sulla fronte e strinse gli occhi grigi a una fessura, per osservare il militare col massimo della messa a fuoco: «Non sono un detective, generale Manetti. Io sono un giornalista scientifico.»

«Per l’appunto» rispose il militare sospirando. «Infatti il problema è senz’altro scientifico, signor Benson.»

Fece ripartire il filmato e le due persone si avvicinarono; da sagome sfocate divennero volti oscurati fino a essere assolutamente riconoscibili.

Benson perse un battito e strinse il pugno.

Il generale disse: «Scientifico, per forza. Perché quelli nel video siete lei e la dottoressa Nadine Chaciosky. La scienziata biomolecolare in piedi dietro di lei ora, per capirci.»

Un nuovo fermo immagine, stavolta sul volto di Nadine qualcosa e sul suo che camminavano spalla a spalla in direzione di un semaforo. Luc Benson era assolutamente certo di non essere mai stato in quel vicolo e, di più, di non aver mai conosciuto quella donna prima di allora.

Tutto questo non ha senso: come possono essere insieme in un video, se non si sono mai visti prima?

  • solo Luc Benson potrà spiegarlo (38%)
    38
  • è un'immagine che viene dal futuro (48%)
    48
  • prova a dare tu una spiegazione (14%)
    14
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540 Commenti

  • Ciao,
    una sola cosa mi spiace: non essere arrivata prima su questa piattaforma. Mi sono persa la possibilità di commentare i tuoi racconti nel loro svolgimento… Quindi ora recupero e li leggo tutti.
    Che ti posso dire? non si tratta solo di bravura, qui c’è molta attenzione ai particolari, ricerche, stile.
    Ti seguo sicuro e non solo qui!

  • Recuperato! Mi ero perso parecchi capitoli fa, tant’è che ho dovuto rileggerlo (con piacere) dall’inizio.
    Ovviamente non posso non darti la soddisfazione di un giudizio, per cui… eccolo!
    Il racconto, nel complesso, mi è piaciuto molto. I suoi pro sono sicuramente: un bel ritmo, belle scene, personaggi aderenti al genere e alla storia, interessanti spunti scientifici su cui soffermarsi a riflettere, alcuni passaggi che sono delle vere perle. Di contro invece c’è davvero poco, anzi solo una cosa: in certi punti gli spiegoni scientifici sembrano tante parole a casaccio, mi interesso (hobbisticamente) di fisica e ti giuro che non sono riuscito a starti dietro ma, secondo me, è stata tutta colpa dei pochi capitoli/caratteri a disposizione, in più spazio avresti spiegato tutto e meglio, ne sono convintissimo.
    E questo è quanto. Adesso passo da Shimpu, tempo di leggerlo e commentarlo.

  • Ciao Alessandra, non potevo non notare i tuoi disseminati commenti,anche di tipo tecnico, sotto le storie, e mi hanno spinto a leggerne una tua.
    Il racconto mi è piaciuto molto, idea molto molto affascinante, originale, ho apprezzato meno la storia d’amore dei protagonisti, mi sarebbe piaciuto di più se lui non si fosse innamorato, rimanendo sul suo ferreo machismo, tuttavia credo fosse inevitabile che la loro storia prendesse quella piega. Ho apprezzato anche la drammaticità che connota il tuo scritto, e il lessico scientifico. Per quanto riguarda lo stile a mio avviso si è tenuto tendenzialmente molto buono, con qualche espressione a mio parere troppo colloquiale che però non ha intaccato in alcun modo la bontà della narrazione.
    Ho letto tutti e 10 i capitoli di fila, e devo dire è stata molto coinvolgente, e mi è piaciuto lo spunto dell’eterno ritorno nietzschano. Come autrice mi incuriosisci, quindi domani leggerò un’altra tua storia.
    Complimenti.
    A presto =)

  • riporto un paio di frasi che mi sono particolarmente piaciute:

    “E tu sai bene che non puoi spararle due volte. Se ci riprovi… non è scienza, è omicidio”

    “Ho smesso, Nadine. Non fumo più”

    mi sfuggono molte cose nei particolari delle spiegazioni al limite tra scienza e grammelot startrekkiano, ma devo dire che questo è proprio un bel finale, soprattutto per la trovata dell’immagine deformata dallo specchio stradale
    brava alessandra!
    ed ora scusa ma devo correre a leggere il nuovo racconto (stacanovista)

  • Argh!! Ma perché in The Incipit non arriva la notifica che avverte quando escono gli ultimi capitoli delle storie? Aspettavo che scrivessi il finale e invece era già uscito da un sacco! -_-‘ Che dire, mi hai lasciato con ancora più curiosità riguardo la teoria che sta alla base della storia! Mi mancheranno Benson, Ciosky e il ritmo da film d’azione mescolato a quel potente linguaggio scientifico con cui sembri trovarti così a tuo agio! Però sono molto, molto contento che si siano salvati. Credo che se la siano proprio meritata, una vacanza, anche se la frase di chiusura lascia con un forte senso d’inquietudine!
    Non vedo l’ora di leggere la tua prossima storia, Alessandra! Anche la geopolitica mi interessa parecchio e fortunatamente è più accessibile della fisica di alto livello. XD Complimenti davvero e a presto! ^^

    • Michele… infatti ti aspettavo. Sono stata tentata di inviarti una mail di protesta, per non avermi letta, ma poi il buon senso ha prevalso… non sarebbe stato giusto. Felice di averti convinto con questo piccolo omaggio ai neutrini. ( che poi ti spiegherò, stavolta davvero in mail). Presto scriverò un nuovo racconto, anche se negli ultimi giorni ho avuto dei dubbi, ci rifletto ancora un po’.
      Ma tu, accidenti, quand’è che mi riporti alle poste?? Un Abbraccio.

      • Guarda che io ci conto, sulla spiegazione, eh! 😉 Per il racconto prenditi il tempo che ti serve, tutte le storie vanno covate abbastanza a lungo perché prendano forma, poi appena ti senti pronta noi siamo qui! 😀
        Hai ragione, sto cercando di far quadrare il finale (e soprattutto farlo entrare nel limite di battutaggio senza combinare casini. Ho quasi fatto, però! Spero. :p
        Un abbraccio anche a te! ^^

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