Non c’è luce senza oscurità

Dove eravamo rimasti?

Manca solo la conclusione. Volete: una funzione religiosa. (39%)

Verità

«L’amore è la realtà suprema».

La bara stava al centro della navata.

Gli sguardi dei fedeli si spostavano rapidi tra l’altare e la cassa in legno. Sguardi offuscati, volti tesi, mani strette nervosamente.

Il prete, rivolto verso la croce, pregava a bassa voce, mentre il coro riempiva il vuoto e il silenzio.

Miriam aveva le gambe tremanti ed era pallida in volto. Scossa dalla tristezza, ancora non riusciva a capacitarsi della tragedia. In così poco tempo, la morte aveva fatto visita già due volte nella sua vita. E il suo corpo sembrava rifiutarlo.

Martin, al suo fianco, le avvolgeva le spalle, dandole conforto, sostenendo quelle membra così provate. Anche lui era incredulo, incapace di accettare quella morte. La sua fede, in quell’ora, veniva messa a dura prova. Come poteva, Dio, permettere anche questo? Quale consolazione c’era?

Martin fissò lo sguardo negli occhi alla sua destra.

Due orbite velate, umide e quasi trasparenti. C’era un senso di vuoto in quelle pupille. Che cosa stavano guardando? E cosa stavano pensando?

Jakob si accorse dello sguardo del fratello. Vergognandosi, abbassò gli occhi, pur di non sostenere quel contatto.

Il suo cuore colpevole era lacerato. Essere lì, a quel funerale, era un vero e proprio atto di egoismo. Jakob sapeva di non meritarlo, sapeva di non essere al suo posto. Eppure, alla notizia di quella morte, il suo primo pensiero era stato di partecipare a quella funzione.

Voleva pregare per lui… per loro.

Ora che era lì, però, non poteva fare a meno di chiedersi che valore avesse la sua preghiera. Come poteva essere ascoltata la richiesta di un peccatore, di un assassino come lui?

Dovevo morire io…

***

Appena l’ultimo cumulo di terra fu versato a ricoprire la bara, Martin disse: – Almeno adesso, Otto avrà ritrovato suo figlio. Ora possono essere insieme…

Miriam mostrò un amaro sorriso.

Jakob, tremante e tormentato, era diviso in se stesso. Il segreto che ancora portava nel cuore lo stava consumando.

Un colpo di tosse lo scosse, costringendolo ad interrompere i propri pensieri.

– Stai bene? – domandò Martin, appena il respiro del fratello si calmò.

– Vorrei dire di sì… vorrei proprio dire di sì…

– Nei giorni scorsi abbiamo temuto anche per te, Jakob… la tosse, la febbre… i tuoi deliri…

– Per fortuna ti sei ripreso – disse Miriam.

Dovevo morire io… non loro!, pensò per l’ennesima volta. Perché il peccatore vive e Otto, così buono e giusto, muore? È forse giusto?

Incapace di guardare oltre quella tomba così fresca, Jakob se ne andò.

***

– Martin?

Nonostante le gambe tremanti, la voce di Jakob uscì stranamente ferma.

– Sì, Jakob?

– Ho… ho bisogno di parlarti.

– Tutto bene? – domandò, vedendo il volto pallido e sudato del fratello. – Hai ancora la febbre?

– No. Non credo… forse… ma non è questo che importa, adesso.

– Che hai?

Jakob si sedette di fronte a Martin, il quale appoggiò il libro che stava leggendo, voltando il proprio corpo, dando tutta la propria attenzione al fratello. L’atmosfera, infatti, si era fatta più intensa.

– Devo… devo chiederti una cosa.

– Certamente. Ma devo preoccuparmi? Sembri così agitato…

– Sono attanagliato dall’angoscia e dal tormento, Martin. La verità… la verità è un peso troppo grande per un solo uomo.

– Di cosa stai parlando? Non riesco a capire.

– Martin… sei mio fratello. Mi vuoi bene?

– Certo… sì che ti voglio bene. Che domande mi fai?

– Martin! Mi vuoi veramente bene, sempre e in ogni caso?

– S-sì… sì, perché non dovrei? Sei sempre stato presente, gentile, disponibile e affettuoso con me. Sono pieno di bei ricordi!

– E se ti avessi riempito di brutti ricordi? Mi vorresti comunque bene?

– Non so… sì, penso di sì. Rimarresti comunque mio fratello. Ma perché mi chiedi tutto questo?

– Martin, ho peccato… sono un misero peccatore… ingenuo e folle, sono sprofondato nel mio stesso inganno e nella mia stessa menzogna!

– Jakob… mi spaventi… siamo tutti peccatori. Dio sa essere misericordioso con chi cerca il suo perdono. Cosa puoi aver fatto di così terribile?

Jakob restò in silenzio. Scrutò nello sguardo del fratello, in cerca della propria salvezza, del proprio perdono. Ma non vide niente.

– Martin… mi odierai… mi rinnegherai come fratello quando saprai la verità… – disse, mentre grosse lacrime scivolarono ai lati del viso.

– No… non potrei mai! Jakob, ma che ti succede?

Chiuse gli occhi, prendendo un respiro profondo. Ripensò ai mesi precedenti, alle sue folli idee, a Georg, alla tragica notte e a tutte le terribili conseguenze del suo gesto. E in quell’oscurità che lui aveva causato, era arrivato il momento di accendere una piccola luce, quella della verità.

– Martin… non mi sento degno di ricevere nessun perdono per quello che ho fatto… spero di ricevere l’odio che merito…

– Jakob, insomma! Spiegati! Che cosa è successo? – domandò il fratello, estenuato.

Lo sguardo di Jakob cadde sul crocifisso: Cristo era morto anche per lui? Aveva ancora speranza di essere salvato dal Suo immenso Amore?

Poteva essere perdonato?

– Io ho assassinato Georg.

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445 Commenti

  • Wow… Caspita! Hai avuto un bel coraggio ad affrontare un tema del genere (per di più con ‘contorno filosofico’: un’ottima idea molto ben sviluppata), e direi che te la sei cavata egregiamente 😀
    Ho letto la storia cinque capitoli per volta, all’inizio ero un po’ scettica ma man mano che proseguivo non riuscivo più a smettere, un po’ perché la storia è molto ben articolata e un po’ perché di volta in volta smentivi o stuzzicavi quelli che erano i miei pregiudizi relativamente alla piega ‘etica’ della storia (^^’ non so perché ma mi ero fatta un’idea completamente sbagliata).
    Ho apprezzato molto il finale, come la vita drammaticamente (ma per fortuna) aperto.

    • Grazie mille, Francesca! Mi fa molto piacere che tu abbia recuperato questa storia e che ti abbia così catturato e che ti sia piaciuta! 🙂
      Sul finale ero molto indeciso: alla fine, però, non ho trovato altra soluzione. Non potevo chiudere la storia, ma solo lasciarla aperta. 🙂

  • Prima mi hai fatto credere nel suicidio di Jakob, poi ho vissuto con un’angoscia reale e quasi tangibile la sua confessione (che con grande maestria, in un crescendo di tensione, hai condotto a compimento).
    Mi è successo di rado di leggere un racconto con tale trasporto e partecipazione.
    Straordinario Francesco. Bravissimo.

    • Grazie Massimiliano! Mi fa molto piacere leggere il tuo commento, perché quest’ultimo episodio mi ha richiesto molte energie. Ne avevo scritta una prima versione che poi ho bocciato, arrivando a quella che anche voi avete letto.
      Grazie ancora! 🙂
      P.s.: Quando vuoi ti aspetto nella mia nuova storia.

  • Bravo Francesco… la tua scrittura e la tua maestria nel descrivere scene, personaggi e situazioni ha fatto un’impennata nel tempo, dato che questa è la quarta o quinta (non ricordo) tua storia che leggo. Ed è sotto gli occhi di tutti.

    Secondo me, il tuo potenziale è ancora ampio, molto ampio.

    Ci sono cose che avrei gestito doversamente, magari un giorno ne parleremo a voce!

    Per ora, ancora complimenti.

  • Caro Francesco, scusami per il ritardo: è una settimana che latito forzosamente. Questa storia è stata avvincwnte e profonda. Stilisitcamente scorrevole e rigorosa nella ricostruzione di un linguaggio storicizzato. Ti ho già commentato molto e rischio di ripetermi : hai vinto una sfida difficilissima raccontando della teoria di Schelling romanzandola. Complimenti ancora. Entro la settimana, leggerò il tuo nuovo incipit, non possono mancarmi i tuoi racconti

  • all’inizio temevo che avessi fatto suicidare jakob, ho scoperto invece con sollievo che nella bara c’era il padre di georg
    mi è piaciuto molto questo racconto, specialmente nei dialoghi e nelle atmosfere che hai costruito che sanno di freddo, di nubi grigie, di pietra grezza e di legno scuro; e infine lasci a noi il compito di immaginare la reazione di martin e quello che potrà accadere ai due fratelli…
    complimenti francesco!

  • Complimenti, Francesco.
    Ho seguito con molto interesse questo racconto. Innanzitutto devo dire che ho trovato coerente e intelligente avere introdotto il personaggio – e non solo le tematiche – di Scelling, dando così senso pieno alla scelta d’inserire il racconto nel genere Storico. Infatti sono tra quelli che ritengono che il romanzo storico debba fare riferimento a fatti e personaggi storici conosciuti e non soltanto all’ambientazione in un’epoca più o meno remota.
    Ho apprezzato la coerenza delle scelte lessicali con il contesto (con qualche sporadico piccolo scivolone solo nei dialoghi che appaiono saltuariamente un po’ troppo moderni).
    Hai saputo tessere una trama avvincente, ricca di significato e di spunti di approfondimento (quest’ultimo aspetto è dote rara tra i racconti di TI). Apprezzo che tu abbia scelto di scrivere questo testo per TI, convinto come sono che, senza le devianze imposte dalle scelte dei lettori, il tuo compito fuori dalla piattaforma sarebbe stato molto più agevole. Il risultato, quindi, è ancora più encomiabile visti i vincoli posti dal “gioco”.
    Ancora complimenti sinceri.

    • Grazie, Napo!
      Quando ti avevo chiesto un commento alla fine, non ne immaginavo certo uno così bello!

      Per i dialoghi hai ragione: a volte c’è stato qualche scivolone!
      Per quanto riguarda il “gioco”, devo ammettere che a me stimola tantissimo! Avere un numero limitato di caratteri e di episodi, dover lasciare delle scelte ai lettori, mi aiuta a dare il massimo. Se non avessi avuto questi vincoli, forse avrei avuto meno difficoltà, ma non so se sarei riuscito a raggiungere lo stesso risultato.
      Grazie ancora, di cuore!

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