Presenze

La tavola Ouija

Beh, da dove iniziare? Mi chiamo Steven, ho 23 anni, e sto per raccontarvi una storia. Siete liberi di credermi, o non credermi, e non mi stupirei se sceglieste la seconda opzione. Sarebbe quello che farei anch’io, se non fossi io il protagonista di questa vicenda, e non sapessi che tutto ciò che vi dirò è accaduto davvero.

A pensarci bene, avrei dovuto raccontarla molto prima questa storia, forse qualcosa sarebbe cambiato, forse avrei evitato molti errori, forse qualcuno avrebbe potuto aiutarmi meglio a capire e, forse, sarei riuscito a non coinvolgere altre persone.

Eppure nei percorsi tortuosi che separano l’idea dalla sua realizzazione, la mia volontà di render noto lo strano accaduto, ha preteso, ben cinque lunghi anni.

Era il mese di agosto, e, come ogni estate, era una di quelle giornate in cui, con i miei amici, avevamo deciso di attardarci, ben oltre il tramonto, sulla spiaggia, passando una piacevole serata a pochi passi dal mare, riscaldati dalle fiamme di un falò e dai fiumi di birra che abbondanti scorrevano nei nostri corpi. 

Quella sera eravamo io, la mia migliore amica Cristiana, Marco con la sua ragazza Elisa, ed i gemelli, Franco e Giorgio. Ricordo che gli altri ragazzi erano già andati via, destinazione discoteca. Noi no: preferivamo cazzeggiare del più e del meno, mentre le nostre parole erano accompagnate dagli accordi della mia chitarra. 

Avevo appena terminato con una (squallida) strimpellata l’ennesima canzone da spiaggia degli anni ’80, quando Cristiana ci aggiornò sull’ultima news dal paesello, posto alcuni chilometri nell’entroterra, in cima ad una collinetta. 

<<Raga, ma la sapete l’ultima? Ce l’avete presente la vecchia villa degli Antinori su al paesello? Hanno scoperto un luogo di cerimonie sataniche!>> 

<<Che????>> disse tra il sorpreso ed il confuso Giorgio, il meno sveglio dei due fratelli. Tutti conoscevamo Villa Antinori: un vecchio palazzo, antica residenza della decaduta famiglia Antinori, disabitato da almeno cinquant’anni. Giravano un mucchio di storie su quel fabbricato.

<<La polizia è entrata proprio stamattina nella villa! Pare che avesse avuto segnalazioni di attività sospette, tipo che c’erano spacciatori, ed entrata, ha trovato, nel vecchio salone, una specie di sala cerimoniale! Mi ha detto Anna che suo padre gli ha raccontato di una stella a cinque punte dipinta sul pavimento, gigantesca, di varie candele sciolte, interiora di animali ovunque ed altre schifezze>>. 

<<Gente malata>> ricordo dissi gelidamente. Non avevo mai creduto a questa roba: per me chi praticava riti e occultismo, era solo un disadattato, un illuso, o un pazzo. Ero un materialista di prim’ordine all’epoca, un ferreo succube del più rigido pensiero empirista. Non credevo in Dio, diavolo o altro, che non fosse la Ragione. 

<<Io non penso sia solo gente fuori di testa, Steven. Ho sentito storie di gente che ha fatto questi riti, da far rizzare ogni pelo del corpo. Se questa gente fa strani riti, evidentemente lo fa perché ottiene qualcosa>> disse con voce profonda Marco. La sua ragazza lo guardava estasiata: adorava quando faceva quello sguardo, quando usava quel timbro di voce. 

<<Marco, troppe puntate di Mistero! Lo sai che sono cazzate: autosuggestione, ignoranza, tristi trucchi da prestigiatore di serie B, e nient’altro! Se vuoi indagare su qualcosa di inspiegabile, cerca di capire perché in cinque anni di liceo nessuno sia riuscito a prendere più di 6,5 ad un compito di matematica con Manfredi!>>  Cristiana rise di gusto: adoravo quando lo faceva. Il mio rapporto con lei all’epoca era quanto mai ambiguo: a senso unico, però.

Marco non si scompose: mi guardò intensamente, e poi disse: <<Ok, va bene, se qui nessuno si fa problemi con l’occulto, ho portato con me qualcosina per rendere più… eccitante la serata>>. Stava per togliere qualcosa dal suo zainetto; Elisa titubante balbettò <<Non l’avrai mica portata…>> Franco incuriosito sporse la testa. Io misi da parte la chitarra e mi accomodai meglio sulla sabbia. 

Dallo zainetto tirò fuori una specie di scatoletta di legno, che aprì: le lettere dell’alfabeto erano incise al suo interno, nerastre come se fossero state marchiate a fuoco; a sinistra e a destra in altro, le risposte SI e NO accompagnavano due simpatici demoni in rilievo. In fondo, la scritta ARRIVEDERCI.

<<Una tavola ouija! Dove l’hai trovata????>> gridò tutta eccitata Cristiana. <<Tra la roba di mio zio, su in soffitta. Sentite, che ne dite di usarla? Non ho trovato la planchette, ma ho letto che si può usare pure una moneta. Steven, visto che non ci credi, non ti fai problemi a contattare uno spirito, vero?>>.  Marco mi guardò con aria di sfida.

<<Ma che cazzo dici? Ancora a vent’anni a giocare con le letterine? Tanto valeva portare Scarabeo!>> Ma Cristiana mi guardava con i suoi occhioni azzurri <<Dai Steven, è per divertirci un po’!>>Sospirai.

Marco aveva tirato fuori quella stupida tavoletta ouija, ed aveva proposto di usarla. Secondo voi, che cosa ho fatto?

  • Ho alzato la posta in gioco, proponendo di effettuare una seduta spirita a tutti gli effetti quella notte stessa a Villa Antinori. (44%)
    44
  • Questo gioco mi infastidiva, ma non volevo fare brutta figura con Cristiana, e quindi ho deciso di partecipare alla seduta spiritica. (44%)
    44
  • Siccome la ritenevo una cosa stupida, me ne sono andato a fare una passeggiata in spiaggia, mentre loro evocavano lo "spirito". (11%)
    11
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