Questioni di famiglia

Ritorno alle origini

“Brutto scemo!”

“Marco smettila di infastidire tua sorella!”

Già, Lucilla aveva sempre ragione.

Marco Veramin aveva solo 14 anni ma conosceva già la rabbia e la frustrazione.

Eppure, fino a cinque anni fa la sua vita era fantastica: babbo Ottavio e mamma Serena si volevano bene, e tutti vivevano nella villa di famiglia, vicino Padova.

Poi la mamma si era ammalata: “Cancro al seno” lo aveva chiamato il dottor Becchi. Mesi e mesi di ospedali, corse in ambulanza e visite in giro per l’Italia non erano serviti. Quella sera, Don Roberto gli aveva detto: “La tua mamma è andata con gli angeli”, ma per lui era morta e basta.

Anche il papà era stato male, trascurando il lavoro e. Quando poi si nascondeva in bagno, Marco sapeva che aveva con sé il brandy del nonno: beveva e piangeva disperato.

Poi, qualche mese prima, Ottavio era tornato da un viaggio di lavoro con un sorriso enorme, una donna adulta ed una ragazzina. Aveva chiamato il figlio in salotto e gli aveva indicato la donna: “Marco, questa è Annalisa e lei è Lucilla. Annalisa sarà la tua nuova mamma”.

Detto fatto: Ottavio Veramin aveva sposato Annalisa Gianaria e per un po’ Marco era stato contento: aveva una nuova mamma, sarebbero stati ancora felici.

Poi anche la nuova mamma aveva iniziato a stare male.

Roberto veniva spesso svegliato dalle sue grida e più di un pomeriggio di gioco era stato interrotto dall’arrivo del dottor Becchi: “Ragazzi, la signora sta male. Per favore via dal salotto”. Alla fine, crisi e visite erano finite, ma Lucilla sembrava ancora malata. Spesso dormiva tutto il giorno e mangiava chiusa in camera: quando usciva, spettinata ed in disordine, guardava Marco con due occhi stralunati, iniziava a piangere e correva in camera sua.

Papà Ottavio era stato gentile: “Marco, la mamma è malata, non è colpa tua”.

Marco aveva anche perso Don Roberto e gli amici della parrocchia.

Il prete aveva parlato per l’ultima volta coi genitori nella biblioteca, dietro a porte di legno ed ottone. Il ragazzo non aveva sentito una parola, ma aveva visto Don Roberto uscire, la faccia rossa per la rabbia. Il sacerdote aveva guardato il giovane, una pietà infinita negli occhi: da quel momento, la famiglia Veramin e la Chiesa si erano detti addio per sempre.

Infine, l’enigma Lucilla. Quando voleva, era un simpatico folletto dai capelli marroni e dagli occhi verdi, capace di far ridere tutta la casa ed ottima compagna di giochi. Altre volte, Marco doveva affrontare un diavoletto dispettoso ed astuto, capace di offenderlo e di passare per vittima davanti agli adulti.

Come era appena successo.

Tutta la famiglia si era recata a Benevento: la famiglia Gianaria possedeva una grande villa in città ed Ottavio voleva fare una vacanza speciale assieme a tutta la famiglia. Erano arrivati da poche ore ed avevano deciso di distrarsi con una passeggiata per il paese, durante la quale Lucilla aveva sempre punzecchiato il fratellastro ed era sempre riuscita a passare per innocente. Marco sospirò: si, conosceva benissimo rabbia e frustrazione.

“Ragazzino”. Seduto al tavolino di un caffè, un vecchio, camicia a scacchi e berretto sporco, lo indicava con la mano. “Vieni qua, dai”.

Marco è stato chiamato da uno sconosciuto. Cosa farà?

  • Spaventato, chiama il padre in aiuto (0%)
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  • Decide di fidarsi: si siede al tavolino (100%)
    100
  • E' un ragazzino pauroso: scappa via (0%)
    0
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22 Commenti

  1. Cari lettori, oggi si conclude il mio primo racconto.

    Spero vi sia piaciuto e spero abbiate voglia di commentare. Scrivetemi cosa avete apprezzato e (ancora più importante) cosa non vi è piaciuto. Grazie a tutti per la collaborazione .-)

    Continuate a seguirmi: entro metà settembre, inizierò il mio secondo racconto “Profondo Nero”.

  2. Oh santo cielo, sono confusa! Voto per la carica, mi sembra la reazione più istintiva… Che cosa ci stai raccontando? Temo di essermi persa. Per fortuna hai ancora due capitoli per sbrogliare la matassa e farci capire qualcosa. Aggiorna presto, mi raccomando!

  3. A livello letterario scrivi davvero bene, non c’è che dire. Ho divorato l’incipit e questi primi 6 capitoli alla velocità della luce. Hai uno stile scorrevole e incalzante e dei personaggi ben fatti, anche se appena tratteggiati. Mi ha stupita poi la naturalezza con cui in pochi paragrafi hai raccontato il passato del protagonista all’inizio, ci vuole maestria per farlo così bene.
    La scrittura presenta qualche problema a livello grammaticale e ci sono troppe “d” eufoniche, ma questo non mi ha fermata dal seguirti, perché la trama è interessante. Ti inviterei solo a rileggere con attenzione prima di pubblicare, per evitare refusi e vere e proprie mancanze all’interno delle frasi, che spesso si interrompono all’improvviso o hanno le parole mozzate, rendendo difficile la comprensione.
    Vedo che il racconto è vecchio di cinque anni, forse non hai intenzione di portarlo a termine, ma io voto lo stesso: “via libera”.

    • Valentina, ti ringrazio per i complimenti e (sopratutto) per le correzioni. Da oggi, cercherò di rileggere meglio.
      Grazie anche per il discorso sulle “d”: da solo, non l’avrei mai notato.
      Per quanto riguarda la continuazione della storia ho deciso di portarla a termine. Anzi, conto di offrire un nuovo episodio entro la fine di questa settimana.

  4. ehilà ho votato per : entrano senza permesso!
    Bell’inizio ti seguo,
    Vieni a trovarmi!
    So che il genere nel quale ho inserito il romanzo è un pò particolare, ma sto cercando di creare una trama che richiami anche l’ horror, (perché mi piace) e creare così un mix! se ti va dimmi cosa ne pensi e se ti piace l’idea.
    Grazie

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