Questioni di famiglia

Dove eravamo rimasti?

Ancora una volta, Marco deve scegliere. Cosa farà? Andrà alla galleria d'arte, osservando i disegni e cercando di capire qualcosa di Annalisa (100%)

L’arte imita la vita

La galleria d’arte era un salone polveroso e cupo, che aveva sicuramente visto tempi migliori.

Per Marco, il giallo sporco delle pareti era perfettamente adatto al suo stato d’animo: uno strato di confusione che copriva un vulcano di domande ed idee. Ninì era solo un vecchio rancoroso od aveva detto la verità? La famiglia della matrigna aveva veramente dei problemi? Cosa rappresentavano i quadri di Annalisa? “Beh- pensò- almeno questo sarà facile da scoprire”.

“Un quadro coi cavalli! Bello, io adoro i cavalli!” Da parte sua, Lucilla aveva deciso di comportarsi per quello che era: una bambina che esplorava un ambiente nuovo ed emozionante. Mettendo da parte le preoccupazioni, il giovane decise di imitarla, buttando l’occhio qua e là.

“Sezione Gianaria. Dono di …” La targhetta in ottone era posta su un pilastro: pulita e lucente, sembrava molto più curata dell’intera struttura.

Il solito tocco sul braccio, stranamente esitante: “Il primo quadro. Quello l’ha dipinto nonna Assunta”.

Marco era più che stupito. Lucilla simpatica non era frequente, ma era conosciuta. Lucilla sgarbata era (quantomeno) comune. Ma Lucilla timida, quasi titubante?

In effetti, il quadro era strano. Forse era il titolo: “Luci di buio”. Forse era la forma, una tela triangolare invece del più comune rettangolo o quadrato. O forse era il soggetto: un comune giardino di notte, con un albero rinsecchito, un pozzo di mattoni, una grande portafinestra. Questa normalità era interrotta da quelle che Marco ritenne essere le luci di buio. Tre pozze di oscurità brillante: si muovevano sinuose e discrete, eppure mostravano malignità umana. Una era appollaiata su un ramo, pronta a piombare sulla preda umana. Un’altra si sporgeva da dentro il pozzo, in attesa di qualcuno da annegare. La terza si limitava a spiare da dietro la finestra. In più, questa luce aveva un volto umano. Poteva essere quello di Annalisa. O di Lucilla. O forse era solo un effetto ottico: in ogni caso, non era quello lo scopo della sua visita. Allontanandosi dall’opera triangolare, Marco si rimise in cerca.

Ecco! Marco si concesse un sorriso. La firma era chiara: “Annalisa G.” Il soggetto era un ritratto di famiglia: di fronte ad una villa di campagna (forse la stessa del primo quadro?), tre donne sedevano in un prato. La prima aveva un bambino in braccio e Marco ritenne fosse Carmela. La seconda aveva in mano un rosario: Assuntina, la sorella devota. E la terza doveva essere Annalisa, ma non aveva faccia: al posto del volto, macchie di colore.

“Ah, dei visitatori”. La voce era in tono con l’ambiente: vecchia e logora. Poi cambiò, diventando gradevole e squillante: “Signorina Lucilla, buongiorno. Non l’avevo riconosciuta”. Lo sguardo di Marco andò rapidamente dal vecchietto in calzoni scuri e camicia chiara alla sorellastra, trasformatasi in una principessa. Tono aristocratico compreso: “Ciao, Tino. Io ed il mio fratellastro stiamo cercando i dipinti di nostra madre”. Sempre la voce gradevole, colorata però di cautela: “Ah…si. Gli abbiamo messi nel laboratorio. Qualche lamentela, sapete. Ma adesso vado a chiamare il dottor Landruschis. Le saprà dire di più”. Lieve inchino, ritirata strategica netta.

Lucilla si girò verso Marco, la nobildonna cancellata dal familiare diavoletto: “Sò dove tengono la chiave del laboratorio”. Occhiolino beffardo. “O ti sei stufato dell’arte e vuoi conoscere Vincenza?”

Cosa faranno i due ragazzi?

  • Entreranno nella stanza riservata, anche senza permesso (67%)
    67
  • Aspetteranno pazientemente il dottor Landruschis (0%)
    0
  • Sono giovani! Al bando l'arte, tutti alla festa di Vincenza! (33%)
    33
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22 Commenti

  1. Cari lettori, oggi si conclude il mio primo racconto.

    Spero vi sia piaciuto e spero abbiate voglia di commentare. Scrivetemi cosa avete apprezzato e (ancora più importante) cosa non vi è piaciuto. Grazie a tutti per la collaborazione .-)

    Continuate a seguirmi: entro metà settembre, inizierò il mio secondo racconto “Profondo Nero”.

  2. Oh santo cielo, sono confusa! Voto per la carica, mi sembra la reazione più istintiva… Che cosa ci stai raccontando? Temo di essermi persa. Per fortuna hai ancora due capitoli per sbrogliare la matassa e farci capire qualcosa. Aggiorna presto, mi raccomando!

  3. A livello letterario scrivi davvero bene, non c’è che dire. Ho divorato l’incipit e questi primi 6 capitoli alla velocità della luce. Hai uno stile scorrevole e incalzante e dei personaggi ben fatti, anche se appena tratteggiati. Mi ha stupita poi la naturalezza con cui in pochi paragrafi hai raccontato il passato del protagonista all’inizio, ci vuole maestria per farlo così bene.
    La scrittura presenta qualche problema a livello grammaticale e ci sono troppe “d” eufoniche, ma questo non mi ha fermata dal seguirti, perché la trama è interessante. Ti inviterei solo a rileggere con attenzione prima di pubblicare, per evitare refusi e vere e proprie mancanze all’interno delle frasi, che spesso si interrompono all’improvviso o hanno le parole mozzate, rendendo difficile la comprensione.
    Vedo che il racconto è vecchio di cinque anni, forse non hai intenzione di portarlo a termine, ma io voto lo stesso: “via libera”.

    • Valentina, ti ringrazio per i complimenti e (sopratutto) per le correzioni. Da oggi, cercherò di rileggere meglio.
      Grazie anche per il discorso sulle “d”: da solo, non l’avrei mai notato.
      Per quanto riguarda la continuazione della storia ho deciso di portarla a termine. Anzi, conto di offrire un nuovo episodio entro la fine di questa settimana.

  4. ehilà ho votato per : entrano senza permesso!
    Bell’inizio ti seguo,
    Vieni a trovarmi!
    So che il genere nel quale ho inserito il romanzo è un pò particolare, ma sto cercando di creare una trama che richiami anche l’ horror, (perché mi piace) e creare così un mix! se ti va dimmi cosa ne pensi e se ti piace l’idea.
    Grazie

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